Prospettive. Omaggio di parole a Michael Kenna

Michael Kenna, nato nel 1953, è un fotografo inglese noto per i suoi bianco e nero, insoliti, paesaggi con luce eterea fotografati all’alba o di notte, con esposizioni di fino a 10 ore. *** S…

Sorgente: Prospettive. Omaggio di parole a Michael Kenna

Pubblicato in immagini, poesie | Contrassegnato , , , , , , , | 2 commenti

Esclusioni

 

Una mia vecchia canzone, registrata con strumenti amatoriali su cassetta e ricantata su un canale aggiuntivo. Ho promesso di pubblicare i miei pezzi di una volta, per gli amici che non li hanno mai ascoltati. Questo è una specie di inno degli esclusi, che un po’ contrasta con l’ottimismo new age degli anni in cui è stato creato. L’ho risentito anch’io con una qualche nostalgia.

Siamo quelli che non hanno il mondo tra le mani,

che hanno rinunciato e non aspettano il domani,

che non possono scegliere una vita e una morale,

che non possono amare e che non sanno più lottare.

Noi viviamo in mezzo agli altri che esigono che noi abbiamo

il coraggio di sorridere ed amare;

ma come si può amare, se non si è amati mai

non si può ridere per quello che non hai.

Gli altri sono belli, è bello stare insieme a loro,

sbocciano al mattino come i fiori in primavera,

hanno un prato tutto loro e non vi si può entrare:

l’armonia di quei colori non si può guastare.

Oh no, no; non si può.

Ma noi che non abbiamo avuto mai vent’anni

cosa ricorderemo dei nostri verdi anni,

forse niente, niente.

Noi restiamo soli in un cantuccio per crepare

e gridiamo nella rabbia a chi non sentirà:

“E dovremmo vivere con la gioia nel cuore,

e dovremmo ringraziare chi ci ha regalato questa vita!”

Gli altri sono buoni come angeli ed andranno in paradiso,

hanno scelto il bene e noi, dove andremo invece

noi e gli altri, noi e gli altri, noi…

 

Pubblicato in immagini, musica | Contrassegnato , , , , , | 3 commenti

Contest: I racconti della Mezzanotte – II Edizione – “Il bugnone” di Guido Mura

contest

 

Il bugnone, di Guido Mura – Lo scorso inverno, mi proposi di raccogliere, in vista di una successiva pubblicazione, i diari e memoriali che alcuni medici dell’Ottocento a volte stendevano, con l…

Sorgente: Contest: I racconti della Mezzanotte – II Edizione – “Il bugnone” di Guido Mura

Pubblicato in racconti | Contrassegnato , , , , | 3 commenti

Celebrazioni

mercury

Ci avete mai fatto caso? Spesso gli artisti sono ricordati per i loro prodotti più brutti. È triste che nella memoria del fruitore comune rimangano soprattutto le opere più grossolane, più usuali, più popolari in senso negativo, e che con questi s’identifichi il lavoro di un musicista, o di un poeta.

In una delle tante trasmissioni contenitore che la tv ci ammannisce nei giorni d’estate capita sempre più spesso che venga santificato qualche cantante e accade spesso che le celebrazioni rammentino le sue canzoni più commerciali e meno innovative specie dal punto di vista melodico.

Avevo già assistito al santino di Battisti, che nella memoria popolare pare risulti associato soprattutto con la sua canzone più brutta, Un’avventura, e a quello di Califano (rappresentato ovviamente da Tutto il resto è noia).

Non ho resistito però alla citazione di Freddy Mercury, di cui è stata eseguita, per fortuna non integralmente, Living on My Own, un vecchio brano remixato e dato in pasto a un pubblico di bocca buona dopo la morte del cantante.

A questo punto, penso che sia inutile pretendere dai programmi tv una competenza specifica e scelte che rinuncino a seguire, in maniera compiacente, i gusti più banali del pubblico. Molto meglio evitare questo tipo di programmazione, se non si vuole correre il rischio di ascoltare, celebrati come pezzi musicali di eccelsa fattura, Un cuore matto, Dio è morto, Non voglio mica la luna, E allora dai, La terra dei cachi, L’italiano di Cutugno e altri capolavori musicalmente o poeticamente mediocri o approssimativi.

 

 

Pubblicato in commenti, musica | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

Risotto all’improvviso

risottoallacurcuma

Trovare in frigo un residuo di salsa e pensare che è troppo poca per condirci la pastasciutta stimola la mente. Altra considerazione è quella di avere una scatola quasi piena di riso per risotti. E allora perché non fare un risotto?
Naturalmente non dev’essere il solito risotto, ma un piatto un po’ più particolare.
Per fortuna c’è una bella cipolla nuova, di media grandezza, una cipolla dorata, di cui sarebbe sufficiente tagliare uno spicchio, da tritare a pezzi minuti.
Il riso lo si mette in tegame con un po’ d’olio e di sale, lo si fa scaldare senza bruciarlo, poi si aggiunge un bel po’ di curcuma. Sulla curcuma si trita un pochino di pepe nero.
Basta così? Più o meno. Dato che la curcuma non è molto saporita, si possono aggiungere un pizzico di curry in polvere e una spolverata di maggiorana.
Naturalmente non dimenticarsi del sale (grosso).
Per cuocere il tutto, bisogna aggiungere acqua, la salsa avanzata e, se proprio si vuole arricchire, un’ unghia di estratto di carne.
A questo punto, si fa bollire tutto a fuoco non troppo forte, aggiustando d’acqua a sufficienza, quando il composto sta per seccare.
Alla fine, quando il riso ha rilasciato il suo amido e l’insieme diventa cremoso, si unisce il parmigiano o il grana.
A cottura ultimata ha proprio un bell’aspetto, ma per dare una nota di colore (e sapore) è opportuno spruzzare dei pezzetti di prezzemolo tritato finemente.
A questo punto non rimane che mangiare, a meno che non ci si voglia limitare a fotografare il piatto.

Pubblicato in realtà | Contrassegnato , , , , | 2 commenti

La gara

campioni da rottamare

Devo confessare che non ho seguito le olimpiadi, o meglio che le ho seguite a mio modo, andando a controllare i risultati degli atleti italiani la mattina dopo, sulla tv o su internet.
È un comportamento che adotto sempre per ogni tipo di gara, non solo di carattere sportivo.
A dire il vero, non sopporto lo stress da competizione. Per questo motivo cerco di assentarmi in spirito durante le partite della nazionale, magari ascoltando musica o facendo qualcosa di impegnativo,
In realtà soffro orribilmente quando la partita viene giocata o quando la gara è in corso e purtroppo, soprattutto durante i mondiali, è facile farsi un’idea di come procedono le cose dalle urla improvvise o dal silenzio opprimente dell’intera città.
Naturalmente la situazione è ancora peggiore quando io stesso per qualche motivo mi trovo a gareggiare.
Ebbene sì, sono uno di quegli infelici che offrono il peggio di sé quando si trovano a competere con qualcun altro. Ci sono persone, al contrario, che si esaltano nella gara e ottengono i migliori risultati quando devono combattere. Io per produrre qualcosa di buono, in qualunque campo, ho bisogno di serenità, devo sapere di non essere giudicato da nessuno e di non avere avversari. Comprendo benissimo gli artisti che, dopo aver prodotto musiche egregie, mandavano a Sanremo le loro creazioni più banali e inconsistenti e spesso, per questo, deludevano i loro ammiratori.
Il nostro mondo meritocratico privilegia i lottatori e cancella chi non eccella nella competizione.
È per questo che io, in qualunque tipo di gara o concorso, vinco soltanto se sono l’unico concorrente, se gareggio solo con me stesso, il che è già una bella lotta.

Pubblicato in pensieri | Contrassegnato , , , , , , , , , | Lascia un commento

Le stelle assenti

milano-luci

Malgrado ogni sforzo, pare che anche quest’anno non sia riuscito a vedere le stelle cadenti. Sarà che il cielo di Milano è troppo illuminato, sarà che vicino alla linea dell’orizzonte in questi giorni di agosto c’è sempre come un velo di nubi e di smog, il risultato è l’impossibilità di scorgere quei fuggevoli fenomeni che mi è accaduto varie volte di ammirare quand’ero ragazzino, ad Alghero, dove le stelle guizzavano improvvise, prima di spegnersi per sempre.
In cambio, in questa Milano albero di Natale fuori tempo, si possono ammirare le luci rosse intermittenti dei nuovi grattacieli, quelle fisse del palazzone della zona fiera che pare un materasso a molle, le altre luci gialle che tempestano la distesa di costruzioni a perdita d’occhio.
Dicono che sia per colpa di tutti questi astri artificiali che quelli naturali scompaiono alla vista dell’uomo, fatta eccezione per la luna e per qualche pianeta del nostro sistema solare.
Insomma, alla fine ognuno ha le stelle che si merita.

Pubblicato in pensieri, realtà | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

Trenette alle melanzane

melanz600

Considerato lo scarso interesse degli italiani per la letteratura, penso seriamente di dedicarmi, con migliori risultati, ad argomenti di più generale interesse, come ad esempio la gastronomia.
Renderò partecipi, pertanto, gli affezionati lettori di questo blog delle mie esperienze di cucina o delle mie bizzarrie trinkologiche, sperando di trovare migliore accoglienza tra gli amanti del cibo e delle bevande di quella che mi hanno riservato gli appassionati di narrativa o di poesia.
Ciò premesso, avrei piacere di raccontare la mia rielaborazione di un piatto che ritengo tipico della nostra cucina, la pasta con le melanzane.
Ho provato a prepararlo due volte, la prima con le melanzane perline, che non conoscevo, e che sono perfette per questo particolare utilizzo, la seconda con le comuni melanzane tonde.
Se si usano le melanzane tonde, piuttosto dolci e morbide, bisogna tagliarle a dadi o tocchetti molto piccoli, affinché assorbano bene il condimento. I dadi troppo grossi hanno la pessima abitudine di rimanere insipidi e acquosi e del tutto inadatti a mescolarsi agli altri ingredienti per fare un buon sugo.
Ho buttato i dadetti di melanzana in padella, ho aggiunto un quarto di cipolla e una decina di pomodorini di Pachino. Si possono usare pomodorini di vario genere, purché dolci e sufficientemente maturi. Ho unito un po’ d’olio, sufficiente per cuocere le verdure senza friggerle, e un bicchiere d’acqua. Come condimento, oltre al sale, ho utilizzato un cucchiaino di curcuma, qualche bacca di coriandolo, prezzemolo tritato e pepe. Volendo dare un po’ di tono al tutto, ho messo in padella anche un pizzico di peperoncino.
Il sugo va lasciato cuocere a fuoco moderato per più di mezz’ora, schiacciando la maggior parte dei pomodorini, mescolando ogni tanto e aggiungendo poca acqua quando comincia a seccare. Naturalmente più a lungo cuoce (senza bruciare) e più assume aspetto e gusto di sugo e non di un intruglio di erbe lessate.
Nel frattempo ho cotto a parte delle ottime trenette al dente, le ho scolate e versate in padella, ho unito il grana padano e ho mescolato la pasta insieme al sugo ormai consistente. A cottura ultimata, ho spolverato sulla mia opera un pochino di prezzemolo che mi era avanzato.
La pasta era tanta e la padella grande, per cui mi è rimasta una porzione abbondante anche per l’indomani.
Insomma, il piatto è facile e gustoso e può essere ancora arricchito (se non siete vegetariani) aggiungendo una puntina di estratto di manzo liebig sia nel sugo che nell’acqua di bollitura della pasta.

Pubblicato in realtà | Contrassegnato , , , , , , , | 2 commenti

Concertone

Milano, via Torino

via Torino

Qualche settimana fa, reduce da una pizza senza infamia e senza lode in zona Brera, sono arrivato, passo dopo passo, in piazza del Duomo. Già a Cordusio, un maxischermo proiettava le immagini del concerto di Radio Italia, per pochi passanti incuriositi. Immaginavo che ci sarebbe stata una grande folla; invece, un numero esiguo di persone transitava per via Dante. Qualche turista si addentrava come al solito in piazza dei Mercanti, altri si accostavano timidamente all’area del concerto, dominata da quel grande elefante gotico e bianco che da secoli simboleggia Milano.
La grande piazza era completamente transennata. La gente per lo più sostava ai margini, là dove si sentiva un suono potente e perfetto, mentre cantanti e presentatori restavano invisibili, protetti all’interno di un palco alcova. Se avessero trasmesso da uno studio, a cento chilometri di distanza, l’effetto sarebbe stato identico. L’apparato di sicurezza era imponente e probabilmente i poliziotti erano in numero maggiore degli spettatori. Numerose le macchine delle forze dell’ordine. All’interno della piazza un certo numero di giovani era riuscito a entrare, sottoponendosi a un’accurata perquisizione, e forse questi erano gli unici a veder qualcosa di quello che stava succedendo sul palco. Da fuori veniva il dubbio che su quel palco non ci fosse nessuno o che, magari, vi si aggirassero ologrammi, fatti di luce e colore.
Certo, ci si può ancora divertire, pensavo, in questi tempi di quasi-guerra, ma con molta moderazione. I ragazzi continuano, con una punta di sana incoscienza, a frequentare i concerti, con la speranza di non incontrare sulla propria strada qualche fratello assassino, carico di rabbia esplosiva.

Pubblicato in pensieri, realtà | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

Gassosa

Limone di Amalfi

Limone di Amalfi

Malgrado il mio antico amore per la letteratura, mi viene a volte il dubbio che esistano nella vita cose più importanti del raccontare storie o del giocare con le parole. Esistono, per esempio, l’amore, l’amicizia, il lavoro, la scienza, la verità, la giustizia, ma anche i cibi, le bevande: tutte cose che meritano considerazione e fatica.
A proposito di bevande, mi ricordo ancora della gassosa che bevevo da piccolo. Avevo quattro o cinque anni allora e i miei si erano trasferiti per qualche tempo a Cagliari. Durante l’estate, mi portavano spesso ai giardini pubblici, che in quegli anni mi sembravano enormi, forse perché io ero molto piccolo. Quando li ho rivisti, molti anni dopo, era come se si fossero ristretti, ma non credo si potesse attribuire la colpa del fenomeno all’umidità del clima.
Ricordo quindi che in questi giganteschi giardini c’era un chiosco che vendeva gassose, che mi parevano una bevanda degna del paradiso. Ho assaggiato più tardi altri tipi di gassose, ma nessuna eguagliava in bontà quelle frizzanti delizie.
Finalmente, qualche mese fa, mi è capitato di assaggiare un tipo di gassosa che non conoscevo, fatta con i limoni di Amalfi. Il suo gusto era diverso da quello delle meno raffinate gassose della mia infanzia, ma ugualmente gradevole. Ho deciso perciò di farmi la gassosa in casa.
La cosa non è difficile. Basta tagliare uno spicchio di limone di Amalfi e metterlo in una ciotola. Bisogna aggiungere poi un bel po’ di zucchero e acqua minerale ghiacciata e soprattutto frizzante, perché senza gas che gassosa sarebbe? Il lavoro da fare consiste solamente nello spremere per bene il limone con un cucchiaino. Il liquido va lasciato decantare un po’ ed è subito bevibile. La scorza del limone naturalmente non dev’essere stata trattata con sostanze tossiche per fini estetici.
Se il limone rimane in frigo fino al giorno successivo, si può spremere ancora un po’. Aggiungendo acqua e zucchero si ottiene un’altra dose di gassosa, dal gusto più completo e delicato.
I pezzetti di limone che si separano dalla scorza si possono mangiare, perché il limone di Amalfi ha un’acidità molto bassa, a differenza del limone comune o del cedro.
Insomma, in quest’anno spaventoso, che ho chiamato anno della falce per la quantità di lutti che ci sta regalando, sto provando ad addolcire il palato, e la mente, con qualcosa che in parte mi riporta alla mia infanzia. State tranquilli, però: non scriverò una nuova Recherche, anche perché una mattonata sublime come quella di Proust oggi non la pubblicherebbe più nessuno.

Pubblicato in pensieri | Contrassegnato , , , , , , , , | 4 commenti