Verso la tecnocrazia

gentleman

Veramente nel 2012 il mondo finisce. Finisce un mondo come l’avevamo conosciuto, in cui il popolo era convinto di contare qualcosa, per il semplice fatto di eleggere dei rappresentanti, in cui una democrazia formale nascondeva la reale oppressione di un’oligarchia dominante.
In un piccolo paese chiamato Italia il popolo era addirittura convinto, a causa delle dichiarazioni utopistiche della Costituzione, di essere il reale detentore della sovranità. S’illudeva persino, il popolo, che elemento fondante della vita economica e civile fosse il lavoro e non le strutture finanziarie del capitale.
Ora, incalzato dallo spettro della miseria, il popolo si dichiara pronto all’obbedienza e si appresta a perdere piano piano tutti i vantaggi che i cittadini-sudditi dell’impero avevano ottenuto dai loro signori, a perdere inesorabilmente quelli che ormai non sono più definiti diritti, ma privilegi.
Una manovra a tenaglia, abilmente intessuta e astutamente eseguita, ha reso impresentabili e odiosi i prestanome politici e i veri agenti del capitale hanno assunto il potere, utilizzando il ricatto dei mercati finanziari.
I nuovi agenti sono preparati e inappuntabili, imperturbabili e imperscrutabili, forse non sono nemmeno umani. Niente più volgarità (che orrore!) da plebei: solo battute da gentlemen; questi agenti e funzionari sono dei veri signori, anzi sono i degni servitori dei Signori, dei nostri Signori.
Questi agenti tecnici si metteranno in azione con decisione e competenza e magari riusciranno anche a far ripartire il sistema, visto che sono gli stessi che l’hanno messo in crisi. Domineranno il popolo con atteggiamento educato e responsabile, ma fermo, perché non ci sono alternative. Così il sistema verrà risollevato, ma solo di pochi gradini; perché altrimenti la plebe riacquisterebbe baldanza e tornerebbe ad accampare pretese, addirittura mirerebbe a riavere i salari e le pensioni di una volta. Le condizioni non dovranno mai tornare ad essere troppo favorevoli, perché col benessere il popolo finisce per desiderare il potere e potrebbe anche fare la rivoluzione.
La tecnocrazia dimostrerà perciò di funzionare bene, anche troppo.
Ma a questo punto il popolo potrebbe cominciare a pensare che, forse, l’apparato politico-partitocratico non serve poi a tanto, se per far funzionare l’economia e la vita sociale deve affidarsi a figure tecniche, ritirandosi nell’ombra. Così i cittadini riterrebbero inutile tenere in piedi partiti e rinnovare parlamenti, e magari deciderebbero, una volta per tutte, di affidarsi ai tecnici, anche per il futuro.
La repubblica parlamentare, con i suoi riti e sacre rappresentazioni, ma soprattutto con i suoi costi, verrà definitivamente affossata e al suo posto si costruirà una meno ipocrita repubblica tecnocratica, fondata sul capitale, in cui la sovranità apparterrà ai ricchi e potenti, come è sempre stato, del resto.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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12 risposte a Verso la tecnocrazia

  1. SAMOTHES ha detto:

    E allora non cambierà nulla. E’ questo il senso, vero? 😦

  2. guido mura ha detto:

    Non credo che possa cambiare la sostanza delle cose, finché il denaro resterà unica misura dei rapporti umani. Certo, ci può essere l’esaltazione becera e irriverente della ricchezza o un possesso signorilmente meno ostentato, ma sempre di ricchezza si tratta. Ritengo che un sistema realmente democratico dovrebbe porsi il senso del limite e abbassare le retribuzioni di politici, manager, conduttori televisivi, attori, sportivi, baroni universitari e professionisti a livelli umani, invece di elevarli agli onori degli altari economici. Invece, se analizziamo i proventi reali (comprendendo le varie consulenze, partecipazione a organi collegiali, progetti, presenze in tv ecc.) della nostra classe dirigente, siamo colti da un profondo sentimento di sconforto e da vari conati di vomito.

  3. SAM ha detto:

    sì, è così, concordo pienamente Diack. Per ora. Io penso che ci sia spazio per un movimento in direzione opposta. C’è perchè è una scelta obbligata. Non si può procedere in questa direzione; qualcuno dovrà rinunciare a qualcosa e questo qualcuno non può essere chi non ha nulla. Le coscienze dovranno prendere atto e se per fare questo ci vuole qualche scossone, allora ci saranno gli scossoni. Perchè la gente è stanca e lo sarà sempre di più man mano che la crisi che stiamo vivendo avanzerà. O ci sarà una presa di coscienza spontanea in tal senso da parte della classe dirigente e politica o la presa di coscienza nascerà comunque, in maniera un po’ più forzata, ma dovrà esserci.

  4. quellidel54 ha detto:

    Temo che la chiusa della tua analisi potrebbe diventare una amara realtà. Disaffezionati come siamo alla politica, nell’accezione più alta del termine e quindi disillusi e stanchi dei piccoli o grandi “teatrini”, cui siamo spettatori, per come siamo fatti, cederemo volentieri la delega ai pochi che detengono il vero potere. Il limite sta nel desidereare in cuor nostro che “loro” ci amministrino e “noi” rimaniamo a fare la cosa che più ci preme ed interessa: fare gli affaracci nostri.
    L’importante é che non ci tolgano il “mugugno”, però.
    Che ci lascino mugugnare. Tanto , dopo aver mugugnato, saremo i pecoroni di sempre, perché in fondo a noi piace avere un pastore, che ci indichi la strada e i luoghi per poter pascolare e se lì lo potremo fare, credendo di essere liberi di farlo, perché no!
    In fondo verrà sfruttato ancora una volta il nostro “non” senso della storia, la nostra facilità con cui facciamo vuoto dietro di noi, la rapidità con cui ci rifugiamo nel troppo usato “non ricordo”.
    Salvo poi ri-mugugnare e questo ” ad libitum”.

    • guido mura ha detto:

      Il problema comincia quando sono gli altri a farsi gli affari nostri e a ridurci salari e diritti. Il diritto di mugugnare (e manifestare) non ce lo tolgono di sicuro, più intelligentemente di quanto facevano i dittatori. Ma la sostanza non cambia: il sistema si regge se qualche signore si arricchisce con i nostri soldi, riducendo al minimo il nostro margine.

  5. melogrande ha detto:

    La globalizzazione ha portato ad una libertà di movimenti del capitale senza precedenti.
    Il risutato è che le grandi aziende multinazionali possono spostare gli investimenti da una parte all’ altra del mondo in cerca di condizioni economiche più favorevoli, senza che un singolo paese possa fare nulla per impedirlo.

    Analogamente, le grandi istituzioni finanziarie, le banche, i fondi, le assicurazioni hanno raggiunto una tale dimensione da non poter più essere tenute sotto controllo neppure dagli USA o dall’ Europa:

    Servirebbe reintrodurre delle regole, cioè il contrario di quella deregulation che è stata la parola d’ ordine negli ultimi decenni, ma queste regole chi dovrebbe proporle, dal momento che il potere vero ce l’ hanno proprio i controllandi ?

    E così assistiamo perplessi a banchieri che prendono direttamente il controllo degli Stati per mettere rimedio ai danni che la finanza stessa ha provocato….

    Quali rimedi ?, Beh su quello ci sono pochi dubbi.
    La quota salari in proporzione al PIL è precipitata di quindici-venti punti negli ultimi trent’ anni, in tutti i paesi avanzati, eppure è sempre su salari, pensioni, diritti che si continua a chiedere interventi.

    Indignarsi è riduttivo, ormai.

    • guido mura ha detto:

      Forse avremmo dovuto indignarci prima, per tutti gli sprechi, i regali di stato, le concessioni di spazi di potere (e di potere di spesa) ai partiti. Adesso, credo che sia tardi e che nessuno sappia bene cosa fare. I padroni di Wall street hanno scommesso sulla nostra caduta e si sa che non amano perdere i propri soldi.

  6. egle1967 ha detto:

    Concordo con tutto quello scritto fin’ora e io comincerei da un rilancio produttivo reale, che non puo’ ormai più prescindere da un’Europa unita, economicamente e finanziariamente. E’ necessaria l’unione per avere un futuro.Difendere il “giardino di casa propria” a tutti i costi non ha proprio senso.

    • guido mura ha detto:

      Il rilancio produttivo, Egle, è quello che tutti sperano di realizzare; ma per ottenerlo dovremmo vendere prodotti a prezzi cinesi, o indiani, facendo lavorare operai e contadini con salari cinesi ed eliminando i costi relativi a sicurezza, sindacato, portatori di handycap ecc. Ma chi se la sente di tornare all’Ottocento?
      L’Europa, con la sua legislazione sociale avanzata e le sue retribuzioni, sarà tra un po’ fuori mercato. La Germania si regge esportando verso i paesi deboli della comunità. Se questi uscissero dall’euro, finirebbe anche lei in recessione.

  7. guido mura ha detto:

    Non ho molta fiducia nella capacità del sistema di autorigenerarsi. Ostinarsi a tenere insieme realtà economiche diverse può creare danni incalcolabili ai paesi più deboli. Bisognava forse prima fare gli europei, con legislazione, strutture, costume, insegnamento unici, e poi semmai creare una moneta unica. Invece, come sempre, si è privilegiato il momento economico, senza mettersi al riparo prima, evitando di buttare soldi dalla finestra. A proposito, quanto si è speso per convegni, festival, enti, consulenze, pubblicazioni inutili, rapporti e rapportini, progetti fantasma, anche nel nostro paese, per seguire la moda del meeting e dei rapporti periodici? Perché si sono create le regioni, un numero spropositato di province e di enti pubblici, moltiplicando i punti di spesa e senza badare al debito, che non era considerato un problema, visto che gli americani convivevano con un debito elevatissimo e l’America era il nostro modello privilegiato?
    Forse bisognava uscire dall’euro immediatamente, lo scorso inverno, evitando il calvario delle continue e inutili manovre, ma con quali conseguenze?
    Unico aspetto positivo è che finalmente (forse) anche i nostri politici hanno imparato quello che sanno tutti i capifamiglia: che per non finire in miseria è bene non avere debiti ed evitare gli usurai come la peste.

  8. egle1967 ha detto:

    Sulla base di quale comportamento dici che i noistri politci hanno capito che è bene non finire in miseria? Hanno capito che forse e facilmente ci possono finire anche loro, casomai e quindi è sempre bene sapere quale “riva” seguire….
    Io non voglio essere pessimista, ma credo che il denaro/potere farà sempre più la differenza e chi lo deterrà, ci sarà sempre più una divario solcato e segnato tra i pochi ricchi e i tanti sempre più poveri…ma non credo che il ritorno all lira sia un panaceo per lItalia adesso…
    Non ci sarebbe forse un tracollo dei conti pubblici e un aumento dei prezzi per tutto quello che importeremmo? compreso il petrolio ovviamente….
    Per quanto riguarda me, io nell’Ottocento ci andrei di corsa, e posso anche rinunciare all’auto e girare in bicicletta, ma dubito che serva a qualcosa….

    • guido mura ha detto:

      Spero che abbiano capito, perché, fino a pochi anni (o mesi) fa, sostenevano che il debito non era un problema e che anzi era indispensabile per promuovere la crescita. Ragionavano come Craxi negli anni Ottanta. Ora nessuno si sognerebbe più di chiedere un aumento del debito. L’uscita dall’euro ora non è auspicabile, ma non è scongiurata, se non si accetta di costruire davvero (e in fretta) un’unico stato in Europa, con ministeri fondamentali unici e con una legislazione federale forte.

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