Odore – Pt. 1

immagine rielaborata

La prima volta che sentì quell’odore si trovava in cucina. Pensò che provenisse dalla superficie smaltata del piano cottura, per effetto del calore che aveva fatto evaporare un qualche liquido che vi si era depositato. Pensò che una particolare e inusuale reazione chimica avesse creato quel composto, dal quale si liberavano le minute particelle che andavano a colpire il suo olfatto. Era un odore dolciastro e intenso, sgradevole nel complesso, ma non era possibile individuarne con esattezza le componenti. Cercò di enumerare gli odori ai quali poteva far pensare quel miscuglio: gli vennero in mente il tanfo dei sacchi di plastica dell’immondizia, l’effluvio malato dei fiori di glicine appassiti, il fetore delle chiazze di gelato andato a male e seccato al sole, l’aroma intenso di biscotto chimico del furfurolo. Tutto questo e altro ancora sembrava stazionare nel piccolo ambiente in cui da tanti anni lui, Gaetano, cucinava. Ogni tanto passava una spugnetta con un po’ di detersivo sul lavandino e sulle piastre della cucina, ma sembrava addizionare un nuovo più acre odore agli altri, persistenti. Ormai solo un fuoco funzionava; gli altri si erano spenti, uno dopo l’altro, e sulle pareti smaltate della cucina, come sulle vecchie mattonelle bianche che la rivestivano fino a una certa altezza, stazionavano gocce di grasso giallognolo. Di notte, blattelle e supelle passeggiavano su quelle superfici, incuranti della gravità e delle disinfestazioni periodiche che il condominio faceva eseguire frettolosamente quanto inutilmente.

Aprì lo sportello del mobile che fungeva da credenza, una sorta di piccolo deposito alimentare, in cui erano ammassati il pane, la pasta, i biscotti e le scatolette di pesce conservato. Lì gli odori erano tanti, ma riconoscibili e gradevoli, profumi alimentari, aromi naturali, come raccontano le etichette, forse ingannevoli, degli alimentari di produzione industriale. Prese una scatola di te aromatizzato e subito ogni odore fu sopraffatto da quelli di arancia e cannella che immediatamente si diffusero nella saletta. Mise due bustine nella sua tazza e si mise a scaldare l’acqua nel solito pentolino.
Quando cominciarono a formarsi le prime bollicine, spense il fuoco e versò il liquido nella tazza, che poi tenne coperta per un paio di minuti con un foglio di carta assorbente, strappata dal rotolone che teneva dritto sul tavolo. Alla fine tolse la carta, rimescolò la scodella con un cucchiaino e ne estrasse il te, gettandolo nel sacco nero.
Le bustine di te avevano sgocciolato un po’ e le sue mani si erano bagnate. Staccò un altro foglio dal rotolo di carta, si asciugò, poi gettò nel sacco della spazzatura il foglio semiaccartocciato, che discese planando, bianco verso il nero, e pareva l’ala di un angelo.
Chissà perché così spesso le cose assomigliano ad altre cose, reali o immaginarie? E quante volte bastano un’ombra o un riflesso a farci sospettare presenze inesistenti e a procurare terrori ingiustificati? Quante sensazioni nel suo vivere quotidiano avevano fatto presagire realtà oscure e, in fondo, desiderate, per venir fuori dall’oppressiva prevedibilità di una vita banale e priva di stimoli?

Si preparò per uscire. I peli dei sopraccigli avevano la cattiva abitudine di incurvarsi, disallineandosi. Si arricciavano e si arrampicavano verso la fronte oppure calavano come cortine sugli occhi. Li rimise a posto col pettine. Voleva essere, sentirsi in ordine, perché non si sa mai nella vita. Si guardò allo specchio e capì, improvvisamente, di non riconoscere quasi quell’immagine, perché di un’immagine appunto si trattava, un volto piccolo e invecchiato, in cui i muscoli avevano incominciato a perdere tono e a scendere verso la gola, mentre la pelle iniziava a rinsecchire, stranamente in maniera asimmetrica, più sul lato sinistro, che sulla parte destra, ancora provvista di una normale elasticità e compattezza. Gli occhi avevano perso il loro naturale brillio e parevano più piccoli di com’erano una volta, o piuttosto di come se li ricordava; occhi vivaci e ardenti, che ora si erano come appannati, lontani com’erano, ormai da tempo, da ogni immagine di bellezza e gioventù.
Lentamente, la sua testa si svuotava.
Stava perdendo i ricordi, anche i ricordi.
Il suo corpo si era appesantito e spento; ma ormai neanche il cervello sembrava ancora in grado di resistere al tempo.

Il testo completo è pubblicato in: Scrivendo racconto, di Autori Vari, [Cesena], Historica, 2013, p. 85-90.
ISBN 978-8-896-65684-6

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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19 risposte a Odore – Pt. 1

  1. melogrande ha detto:

    Conoscedoti, temo di potermi aspettare di tutto da quell’ odore.

    Il racconto ha il sapore malinconico di certi film di Kieslowski, speriamo che a Gaetano non gli succeda niente di brutto…

  2. guido mura ha detto:

    Ci sono vite in cui si vegeta nello squallore, quasi privi della consapevolezza di essere. Che cosa potrebbe succedere a Gaetano che sia peggiore della sua quasi vita?
    Quanto a Kieslowski, mi piacerebbe tanto aver scritto le storie che racconta nei suoi film e amo molto i suoi personaggi. Vorrei riuscire un giorno a scrivere qualcosa a quei livelli; per ora faccio quel che posso, come posso.

  3. Wolfghost ha detto:

    Una immagine impietosa dell’invecchiamento del nostro protagonista… qualcosa nella quale in fondo molti di noi si riconoscono o si riconosceranno 🙂
    Un buon prologo… vediamo come prosegue 😉

    P.S.: ti segnalo minuscolo errore che certamente correggerai (trattandosi di un romanzo te lo segnalo, altrimenti non lo farei ;-)): “Prese una scatola di te aromatizzato e subito ogni odore SU sopraffatto da quelli di arancia e cannella”

  4. Rosalba (flash6155) ha detto:

    Dici che anche la brutta sensazione di un terrore ingiustificato è desiderabile, pur di uscire da un’oppressiva vita banale e priva di stimoli?

    • guido mura ha detto:

      La prevedibilità, la noia, la mediocre banalità quotidiana sono talmente insopportabili che la gente oscura e grigia rimane spesso in attesa di qualcosa (anche di terribile) che la salvi da quella vita di palude; e così spera che arrivino gli alieni o la rivoluzione, o sta incollata davanti alla tv a seguire le storie di cronaca nera, le stragi e le violenze in ogni lontana parte del mondo. Qualsiasi surrogato di avventura va bene, magari si accontentano anche di una partita di calcio.

  5. moraletale ha detto:

    Tenère tutto insieme – puzze e odori, rughe da espressione beata e tagli obliqui da collera incupimenti ripetuti – comporta un senso di indifferenziazione fastidiosa. Gaetano ha bisogno di un ritorno all’animismo infantile per ritrovare il gusto del dettaglio, il minuzioso particolare che differenzia e riscatta l’unicità. Perchè non c’è una “texture” di rughe che somigli a un’altra, perchè chi più ride ha più solchi curvi, chi più spesso è adirato ha in fronte e in mezzo agli occhi tagli netti e sbiechi… Occorre dividere le spezie dall’unto depositato, e ricordarsi di riconoscerli uno per uno. Tenere ben attivi i sensi. Il pericolo è solo uno, credo: quello di non sentire più nulla e di non riconoscere le differenze.

  6. deorgreine ha detto:

    Mi par di sentirlo quell’odore e no, non mi piace per niente… e mi preoccupa non poco.
    E ho sempre desiderato potermi pettinare le sopracciglia, ma son troppo sottili, troppo poco folte; ma io le pettino lo stesso.

  7. ancorapoesia ha detto:

    ha un che di madeleine proustiana
    e anche mi rammenta, per contrapposizione, Suskind.
    è un vero piacere leggerti.

    • guido mura ha detto:

      Modelli impegnativi! Naturalmente spero di elaborare il tema in modo diverso, ricordando che il tema dell’odore è presente in maniera ossessiva anche in un autore meno celebrato di Proust, ma non privo di originalità, come Lovecraft.

  8. deorgreine ha detto:

    Gli odori sono cosa preziosa, perchè ci fanno riconoscere il Mondo ancor prima di averlo visto ed i peli dalle tendenze anarchiche penso che rendano i nostri corpi un po’ più interessanti.

  9. deorgreine ha detto:

    Peccato, si stava facendo interessante… 😀

  10. feritoie ha detto:

    Non era mai stato capace di cucinare in modo appena accettabile, ma amava ugualmente riempire gli scaffali della credenza di promesse alimentari. Ne immaginava spesso le combinazioni, gli sviluppi, la consumazione. Finiva per regalare molto di ciò che comprava a sua figlia, che veniva a trovarlo frettolosamente e rimanendo sulle spine lungo il corso di quelle loro conversazioni fatte di spigoli e dinieghi.
    Infine se ne andava in trattoria ad attendere che nel tintinnare di piatti prima o poi si potesse discernere un suono a lui destinato.

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