L’organizzatrice – Pt. 1

guanti gialli

È strano come una disattenzione possa cambiare la nostra vita e costringerci a sperimentare fatti ed emozioni che avremmo evitato volentieri. Così per una banale caduta, in un albergo di una città lontana più di seicento chilometri da casa, Lina era finita in ospedale, in attesa di un intervento chirurgico all’omero.
Quando avvenne l’incidente era la settimana prima di Natale. La giovane funzionaria era andata in regime di missione per partecipare a una di quelle inutili riunioni plenarie che i ministeri proclamano, in occasione dell’inaugurazione di istituti o per la presentazione di progetti, e aveva già assistito a tutte le sedute e presenziato alle cene e alle manifestazioni di rito. Stava quindi per tornare nella sua città e si accingeva a lasciare l’albergo, quando decise di utilizzare la toilette della hall, per evitare poi di fare altre visite ai bagni dell’aeroporto, appesantita com’era dal bagaglio a mano. Non immaginava certamente che il bagno dell’hotel fosse una trappola infernale. Infatti era dotato di un sistema d’illuminazione a tempo, piuttosto bislacco e scarsamente intuitivo, che, naturalmente, lasciò il locale totalmente al buio dopo pochi minuti. Lina cercò disperatamente di far riapparire quella benedetta luce e alla fine, illuminando l’ambiente con la torcia del suo telefonino, riuscì a individuare il pomello della porta che le avrebbe consentito di uscire. Felice per la salvezza ottenuta, si precipitò alla porta e gettò la gamba al di là della soglia. Purtroppo, il suo piede incontrò il vuoto, per colpa di un maledetto dislivello tra il bagno e il pavimento della hall che non aveva notato all’entrata del locale di servizio, e si trovò lunga distesa per terra. Vennero immediatamente a soccorrerla, ma il suo braccio destro aveva smesso di obbedire alle sollecitazioni del cervello: si era spezzato all’altezza dell’omero. Poco dopo, un’ambulanza la portava al più vicino ospedale, dove vennero fatte le prime lastre e le fu bloccata la spalla con un tutore. Per fortuna, si rifiutarono di ricoverarla e le consigliarono di salire sull’aereo, che avrebbe già dovuto prendere per il ritorno. Con l’aiuto di una collega, riuscì a prendere proprio quell’aereo e a rientrare in un territorio più familiare, facendosi ricoverare in un’ospedale specializzato in traumatologia e ortopedia.

I centri specializzati dispongono solitamente di un buon personale medico, ma non sempre hanno una struttura organizzativa in grado di garantire le migliori prestazioni. Per questo ci si trova a combattere con l’astrusità di protocolli obsoleti e con l’inadeguatezza delle risorse ambientali. Così, per esempio, nei primi giorni di degenza, Lina si trovò a combattere con un sistema di riscaldamento a termoconvettori, in cui l’elemento della stanza (un camerone con quattro letti) ogni tanto si metteva a gemere e cigolare, obbligando i malati o i loro parenti a spegnere l’aggeggio impazzito. Altra difficile lotta era quella per assicurarsi un’alimentazione accettabile, considerando che i primi erano generalmente considerati immangiabili e non si capiva perché l’amministrazione continuasse a somministrarli, visto che venivano restituiti integri. Il principale colpevole pareva essere il sugo, onnipresente e odorante di acidi di incerta provenienza. Ulteriori problemi derivavano dai distributori automatici, quasi sempre fuori uso e dalla televisione, attivabile su richiesta e a pagamento, in cui dall’auricolare uscivano spesso mescolati i suoni di più canali contemporaneamente.

Malgrado tutto questo, il personale e i volontari avevano cercato di rallegrare l’ambiente, diffondendo per ogni dove uno spirito di festa. Gli addobbi natalizi erano presenti in tutto l’ospedale, adesivi che rappresentavano babbi Natale carichi di doni stavano appesi a tutte le porte. Un albero di più di due metri svettava accanto a una porta a vetri a tre scomparti, che dava accesso a un cortile; le luci intermittenti, riflettendosi sul vetro, sembravano provenire dai lastroni in calcestruzzo che pavimentavano lo spazio esterno, grigi e rugosi e verdeggianti di muschio, che poi risaliva, infestando lo zoccolo di cemento delle pareti, per cui anche quell’area esterna, dall’aspetto solitamente squallido, sembrava vestita a festa.

………..

Ho qualche problema a frequentare la blogosfera in questi giorni: infatti mia moglie, come nel racconto, è caduta prima di Natale e sto passando tutto il mio tempo in ospedale. Auguro comunque a tutti i lettori un felice Natale, promettendo che il seguito del racconto sarà moooolto più interessante…

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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7 risposte a L’organizzatrice – Pt. 1

  1. deorgreine ha detto:

    Faccio mille auguri alla tua signora, perchè guarisca e si rimetta presto e perchè per te queste feste proseguano molto meglio di come sono cominciate. Il tuo racconto mi ha catturato e mi è sembrato interessante l’inizio; attendo ovviamente il resto. UN abbraccio. 🙂

  2. m0ra ha detto:

    Proprio ieri sono passata davanti all’ospedale e ho pensato con intensità alle persone che vi sono ricoverate in questo periodo. Non è niente di che, ma sono giorni di festa, e poi c’era un cielo, ma un cielo, di un blu mischiato di arancio bellissimo. Non sono giorni persi, sono giorni in cui si matura la voglia di non perdere i giorni.
    Auguri per tua moglie, auguri per un sereno anno, di salute.

    • guido mura ha detto:

      Auguri anche a te, mora. Il mondo deve ricominciare a vivere, anche se qualcuno pensa che l’anno che arriverà sarà quello dell’Apocalisse. Io preferisco credere che viviamo in una continua apocalisse e che sperimentiamo una continua rinascita.

  3. melogrande ha detto:

    Sarà più bello brindare alla faccia degli Aztechi…

    Auguri a te e spero la moglie si rimetta in fretta.

    • guido mura ha detto:

      Ma quando tornerà il dio serpente, o serpente piumato che dir si voglia, cosa gli racconteremo? Per ora, chissà perché, mi viene tanto da pensare a un vecchio simpatico film con Walther Matthau.
      è ricca, la sposo e l'ammazzo

      Per dire che le donne fragili, quelle bisognose di cure e attenzioni e che ogni tanto si rompono, sono le più forti in assoluto, quelle di cui non riuscirai mai a liberarti, nemmeno se lo desiderassi davvero.

  4. wolfghost ha detto:

    Oh, cavolo! Il colpo di scena, quello finale, è che fantasia e realtà si sono purtroppo mescolati 😦
    Spero che tua moglie stia migliorando in fretta!
    Pensa che prima di arrivare alla fine stavo giusto pensando di commentare che questo racconto aveva “sapore di realtà”… ma non immaginavo quanto!

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