Il nemico invisibile – Parte 1

cottage con cancello verde

La piazza sembrava tranquilla, con le sue aiuole ben curate, il suo spazio al centro lastricato da mattonelle di cemento e arredato da panchine in legno, così pulite da sembrare nuove.
Più in là una vecchia cabina telefonica, residuo di un mondo che non conosceva ancora il telefono cellulare. A destra si stendeva una villetta rossa, preceduta da un giardinetto, la cui entrata era difesa da un cancelletto verde.
Nel cielo biancogrigiastro nubi più scure, di un grigio cupo e metallico, facevano presagire un imminente peggioramento del tempo.
L’aria era comunque calma e fredda; una placida serenità si posava sui colori decisi delle case, sul verde cupo delle foglie, sul grigio luminoso delle mattonelle. Tutto sembrava immerso in un’immobilità senza tempo.
Poi qualcosa iniziò a cambiare. Un uomo, grassoccio e vestito con una pesante camicia a scacchi e un pantalone azzurro, uscì dalla casa e si diresse verso il cancello; lo aprì con qualche fatica, perché era poco scorrevole e cigolava in maniera inusuale.
Nella piazza, quasi in contemporanea, apparve una ragazza, molto giovane, dai capelli di un biondo rossiccio, raccolti all’indietro. Camminava in fretta, portando in avanti il viso roseo e tempestato di efelidi.
Tom Parnell sedeva al Garvey’s pub, in quel tranquillo primo pomeriggio, a sorseggiare la sua Smithwick’s. Amava il rosso colore della birra e le sfumature create nel bicchiere dalla luce nel boccale. Guardava anche fuori, ogni tanto, verso la piazza deserta, e notò la ragazza che veniva in direzione del pub.
L’accompagnò con lo sguardo senza un particolare interesse, finché non vide che succedeva qualcosa di strano. Improvvisamente la svelta figura cominciò ad agitarsi e a correre. Tom la vide barcollare, mettersi le mani al collo, come per staccarne qualcosa, inciampare sul marciapiede e precipitarsi dentro il locale. Qui, tra lo stupore dei pochi avventori, cadde riversa su uno dei tavolini; sempre tenendo le mani al collo, iniziò a muoversi, a fatica, come se una forza invisibile la trattenesse e la inchiodasse al tavolo. Qualcuno, superata la sorpresa per il fatto inatteso, si avvicinò, pur senza avere il coraggio di toccarla, e la vide impallidire in pochi istanti. I movimenti divennero sempre più deboli, trasformandosi in un tremito, sempre meno avvertibile. Il respiro divenne affannoso, fino a divenire un rantolo; poi rimase l’immobilità assoluta del viso con gli occhi sbarrati dal terrore, inclinato su un lato come nel tentativo di allontanarsi da quella posizione per cercare l’aria che sfuggiva.
Anche Tom si avvicinò, cercando di capire cosa fosse avvenuto. La sua razionalità gli imponeva di trovare una spiegazione accettabile di quello strano avvenimento e pensò che la ragazza fosse stata colpita da un malore improvviso, che le aveva sottratto la facoltà di respirare. Lo disse al dottor O’ Neill, che era stato chiamato urgentemente sul posto dal proprietario del locale e che non poté che constatare il decesso della giovane.
« La conoscevo » disse O’ Neill « era sanissima; anzi aveva chiesto meno di un mese fa un certificato d’idoneità all’attività agonistica. Non presentava patologie cardiologiche e i suoi valori erano sempre stati nella norma. »
« Sa se qualcuno la odiasse o avesse qualche motivo per ucciderla?
« Pensate a un omicidio?
« Penso solo che ci sono veleni che possono produrre sintomi come quelli che ho avuto purtroppo modo di osservare.
« Non potrei dire nulla, così, senza un’autopsia. »
Nel frattempo era arrivata la polizia e l’ispettore Gaskell si era unito a Tom e al dottore. Era robusto, quasi grasso, con due guance paffute e colorate di rosso, e la sua immagine stonava un po’, messa a confronto con quella atletica di Parnell e con la figura longilinea e un po’ scheletrica di O’ Neill.
« Avete intenzione di chiedere l’autopsia? » gli domandò Tom.
« Un momento; lasciatemi vedere almeno il cadavere. »
Gaskell era imbarazzato: non erano frequenti i delitti, da quelle parti. L’ultimo fatto di sangue di cui si avesse memoria a Ballydubh era avvenuto venticinque anni prima; ma si trattava di un caso evidente di omicidio per motivi d’interesse e l’omicida aveva confessato quasi subito.
Conosceva tutti i clienti del pub e ne segnò i nomi su un taccuino. Si riservava d’interrogarli più avanti, ma adesso preferiva lasciarli andare, senza tante cerimonie.
Parnell non sapeva neanche lui cosa pensare. Per la prima volta nella sua vita era stato testimone di un delitto, o di qualcosa di simile, e paradossalmente non sapeva come raccontarlo ai lettori del suo giornale. Doveva inventarsi qualcosa, prima del buio, prima che il giornale andasse in stampa. Decise di seguire la sua prima impressione e di suggerire l’ipotesi di una presenza soprannaturale come responsabile di quella strana e improvvisa morte. Se questo avesse poi creato il panico, pazienza! Il pezzo sarebbe venuto su bene e il giornale avrebbe aumentato le vendite, almeno per qualche giorno, finché la questione non si fosse spontaneamente dipanata, banalizzandosi.

Ma il fatto non aveva nessuna intenzione di banalizzarsi.
O’ Neill aveva eseguito l’autopsia, senza riuscire a trarne indicazioni concrete. Si era preso tutto il tempo necessario, aveva studiato il cadavere in tutti i modi possibili. Gaskell avrebbe ricordato a lungo la smilza figura del dottore che esaminava perplesso la ragazza, bianca come il telo del lettino su cui giaceva. Le stava sopra come un ragno proiettando sulla salma l’ombra delle sue lunghe braccia.
Alla fine, il responso fu di decesso per shock emorragico. Infatti il corpo pareva prosciugato. Il sangue sembrava essersi dissolto nel nulla e non vi erano segni di rottura del fegato o della milza, che erano le cause più frequenti di emorragia fatale. Apparivano invece dei fori ingiustificabili in varie parti del corpo, come se delle siringhe invisibili avessero prelevato il sangue direttamente dalle arterie, provocando un’ipovolemia irrecuperabile.
Il giorno dopo Gaskell decise di rivolgersi a un suo caro amico, un giovanotto che aveva conosciuto in Olanda e che era, come lui stesso diceva, appassionato di casi strani e intricati, in cui l’elemento soprannaturale sembrava prevalere sulle comuni spiegazioni offerte dalla criminologia: quel giovanotto si chiamava Jorg van Hujppel.

Continua la serie dedicata a Jorg van Hujppel, i cui primi racconti sono archiviati su questo blog alla pagina Jorg

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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31 risposte a Il nemico invisibile – Parte 1

  1. samothes ha detto:

    Io aspetto che Jorg faccia il suo lavoro e spero lo faccia in fretta, che non mi so capacitare di questa cosa dei forellini sulla pelle. E nemmeno della scena da soffocamento nella piazza. A sto punto mi tocca aspettare, lo so, ma spero non troppo a lungo.

    • guido mura ha detto:

      Ci sono almeno quattro capitoli, Sam, e gli ultimi li sto ancora terminando. Cioè la storia è definita, ma ci sono ancora un paio di scene da costruire. D’altra parte, questa storia era da un po’ che l’avevo in cantiere e ho capito che, se non comincio a pubblicare le prime parti di un racconto, non riesco nemmeno a trovare il coraggio di concludere il lavoro

      • deorgreine ha detto:

        Questa cosa che dici, mi rende felice, perchè vuol dire che mi posso gustare ben altro! Io comincio a scrivere per scrivere, perchè se sto lì a pensare e basta, non scrivo più, quindi ti capisco. Certo i risultati son ben diversi! Qui c’è la suspense, quella vera! 🙂 Mo’ aspetto il seguito!

  2. carmilla50 ha detto:

    mmmmm..interessanteeeeeeeeeeeeeeeeeeeee….aspetto il seguito; voglio vedere come svilupperai la trama:)
    e voglio sapere come mai lei non ha più sangue in corpo, anche se è sanissima, a quanto pare…oh, è proprio uno di quei racconti che piacciono a me..ehehehehehehe

  3. guido mura ha detto:

    Spero di finirlo in breve, Carmilla. Qualche volta mi sembra di esssere la reincarnazione di uno di quegli autori come LeFanu, Maupassant, Henry James, Mary Shelley, Poe, Lovecraft, di proseguire la loro opera, come posso. Ho un po’ trascurato il mio Jorg, per altre storie più realistiche, ma questa la devo proprio concludere e un’altra è già delineata. Cercare di rendere credibile oggi una storia del genere è molto faticoso: era molto più semplice per gli amici di Byron in quella famosa piovosa estate del 1816. E’ stato faticoso anche elaborare il cottage, a furia di collage e costruzione a mano dell’immagine. E’ solare e non troppo inquietante, ma volevo dare un’idea di normalità. La prossima volta farò qualcosa di meglio.

    • carmilla50 ha detto:

      :)…li conosco pure io tutti, gli autori che citi:) diciamo pure che in tempi passati ho letteralmente divorato le loro opere…:) e poi il nickname “carmilla” deriva proprio dal celebre racconto di Le Fanu, come naturalmente saprai:)
      certo, una storia sul vampirismo oggi è poco credibile…anche se, a ben guardare, ci sono oggi moltissimi “vampiri” in giro; magari non sono succhiatori di sangue, ma si danno da fare ugualmente:)

      beh, ma il tuo cottage non è niente male…abbastanza normale, solo un filino inquietante, non troppo comunque:)

  4. melogrande ha detto:

    Le tue storie sono nella grande tradizione gotica, storie di fantasmi, di misteri, di orrori.
    E’ sempre un piacere leggerle.
    Questa poi, con la vittima misteriosamente dissanguata. promette assai bene..

    • guido mura ha detto:

      Sto ancora combattendo con i capitoli incompleti, ma spero di venirne a capo. Ho qualche problema con il discorso diretto, che sarebbe molto più semplice scrivere in inglese. L’italiano, con l’uso del tu e del lei, pone qualche problema. Ma di solito i traduttori italiani di libri inglesi non si fanno molti scrupoli.

  5. m0ra ha detto:

    Forse dovrei riconoscermi una live vena sadica se l’esordio del soffocamento mi ha fatto ridere. Perciò sei bravo, lo ribadisco. E’ in quell’incedere, come quello dell’uomo grassoccio con la camicia a scacchi e pantalone… ecc.. ecc… e la ragazza che inizia a barcollare, l’ipovolemia, i fori sulla pelle… Sono sadica, mi sa. Ma io rido ancora.

    • guido mura ha detto:

      Assurdo e grottesco stanno bene insieme, mora: l’aveva capito molto bene Hitchcock, che è stata una delle mie passioni giovanili. Non riesco a seguire storie in cui manchi un pizzico d’ironia. Ho abbandonato la visione del celebrato Lost, perché era troppo truce e serioso (e di conseguenza per me noiosissimo). Tra i miei autori preferiti c’era anche Hoffmann, che considero un maestro del genere grottesco e che inseriva elementi buffoneschi anche nelle storie più romantiche e strazianti. Per cambiare terreno, che dire del teatro mozartiano e dei suoi elementi comici, che lo rendono (per me) più apprezzabile della maggior parte dei melodrammi verdiani. Ma potrei fare un buon numero di esempi. La narrazione fantastica, secondo me, deve riflettere la vita reale meglio di quella dichiaratamente realistica, coniugando commedia e tragedia, senza scadere però nella parodia, che è un altro sia pur rispettabile genere.

  6. m0ra ha detto:

    *lieve, non live !

  7. wolfghost ha detto:

    ooooh! Partito benissimo questo racconto! Intrigante da subito! 😉 Non vedo l’ora di leggere il seguito 🙂

    • guido mura ha detto:

      E allora al lavoro! Questo strano e inutile lavoro che mi sono scelto, cui dovrei dedicare molto più tempo, per realizzare gli obiettivi minimali, cioè concludere le mie serie con un numero decoroso di storie e di pagine.

  8. lillopercaso ha detto:

    Benebene, in attesa del seguito.
    Il mio plauso al genere grottesco, libri e film; e di certo preferisco Humperdink, per dire, a Verdi. Del resto sono io stessa una tragicomica.
    E perché me ne esco proprio con Humperdink? Perché vedendo il villino ho sorriso sotto i baffi (opps..) pensando ad Hansel e Gretel… 🙂

    • guido mura ha detto:

      Dici questo Humperdinck ?

      • lillopercaso ha detto:

        Guido… 😮 proprio!!!
        A te piace? E’ stata la prima opera che ho visto al Torcello-ex Fenice dopo che l’incendio l’aveva distrutta.
        C’è un’arietta che assomiglia a una certa canzoncina per bambini, ma non so se Humperdink l’abbia presa dalla tradizione popolare, o viceversa. Quella che fa…
        Beh, lasciamo perdere. Già ci avevo provato con un pezzo di Bach e non ne avevo cavato niente…
        Ti ricordi? La prima volta che capitasti sul mio blog!

      • guido mura ha detto:

        Sì, Lillo, Humperdinck, da buon tardoromantico, si ispirava alle musiche popolari. Certo, non ha scritto il Fidelio o il Don Giovanni e nemmeno ll flauto magico, ma la sua musica è molto piacevole e anche le parti cantate sono molto valide.

  9. quellidel54 ha detto:

    Promette molto bene, questo racconto, come i precedenti riguaranti anche Jorg, che ho letto avidamente e del quale sentivo la mancanza.
    Mi chiedo il perché dell’uomo grassotello con la camicia a scacchi?
    Funzionale al racconto, oppure un’abile manovra di depistaggio?
    Attendo il seguito.

  10. samothes ha detto:

    I cancelli verdi che si aprono a stento son come le fauci serrate di un mostro famelico che ha appena inghiottito qualcosa e le camicie a scacchi mi ricordano Shine…chissà perchè? 😛
    Vado a rileggere i tuoi vecchi racconti pure io come Cape e Lillo, mentre aspetto.

  11. lillopercaso ha detto:

    (Ho cercato su Youtube un pezzo del Flauto Magico, quello che preferisco, ma non lo trovo. Ma tanto non si può postare nei commenti. Mi pare.)
    Ma La Fenice, soprattutto al Torcello -non so se l’hai visto- è perfetta per le operine.
    Te l’immagini con gli elefanti dell’Aida? 😀 (che peraltro è una pizza anche in Arena, per i miei gusti)

    Beh… Ma qui si parla di musica o di letteratura?

  12. melogrande ha detto:

    Sì che si può…

    • guido mura ha detto:

      Si può questo e altro: basta trovare il modo. E si può anche parlare di musica, perché no. Anzi ho intenzione di tornare a occuparmi di musica. Avevo una specie di rifiuto psicologico, ma capisco che mi è necessaria. Ha avuto una parte importante nella mia vita e credo che continuerà ad averlo.

  13. lillopercaso ha detto:

    Non c’entra nulla, ma il pezzo -qualità più o meno buona- era questo; peccato che non si possa avere solo l’ascolto, e che non sia in tedesco (Nelle opere, meno capisco il testo e più contenta sono!)

  14. lillopercaso ha detto:

    Meglio se vado a dormire: mi pareva in Inglese, figurati, e, ancor più strano, capivo benissimo!
    Ma come faccio a postare video o altro nei commenti, se non c’è neanche una finestrella per agire?
    Forse dovresti metterla tu, volendo.

  15. lillopercaso ha detto:

    riprovo così, vediamo se ho aggirato ill problema:

    Se sì, bene. Sennò, buonanotte.

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