Il nemico invisibile – Parte 2

Irish phone booth, by shannonmcneice - copiata su altra foto

(Dal diario di Jorg van Hujppel)

Non era la prima volta che mi recavo in Irlanda, ma certo non mi era mai accaduto di doverci andare in risposta a una richiesta d’aiuto. Fu il mio amico William Gaskell a telefonarmi e a farmi promettere di tornare nel suo paese, non come turista, ma come consulente della polizia, cioè in realtà come suo consulente personale.
Venne a prendermi all’aeroporto, con la sua auto privata, non con quella della polizia, e mi condusse a casa sua, una costruzione recente e un po’ anonima, quasi fuori dell’abitato, che guadagnava in comodità quello che perdeva in senso del tipico.
Durante il tragitto mi raccontò in poche stringate frasi di una ragazza, di nome Eibhlin Conroy, e della sua strana morte, poi mi portò nello stesso pub in cui il fatto era avvenuto, per farmi conoscere Parnell, il giornalista che era stato testimone dell’avvenimento. Giunto nel pub, mentre Gaskell s’intratteneva con il più anziano dei baristi, diedi un’occhiata al quotidiano locale, dove appariva l’ultimo articolo di Parnell. Non era un gran giornalista, ma aveva delle qualità: sapeva stimolare la fantasia del lettore senza fornirgli certezze, ma possibilità, raccontava tutto quello che si poteva raccontare di quella strana storia che gli era caduta su un piatto d’argento e probabilmente aveva una gran voglia d’incontrarmi
Quando il mio amico me lo presentò, mantenne un contegno encomiabilmente distaccato e lievemente ironico, come se non volesse mostrare troppo di se stesso.

« Dunque è lei l’esorcista » mi chiese.
« Non proprio » risposi « più che l’esorcista faccio lo scrittore. Ma spesso basta mettere il male in chiaro per esorcizzarlo. »
Qualche ora dopo, con l’aiuto di un certo numero di birre, ci chiamavamo per nome, come vecchi amici.
Gaskell ci aveva lasciato nel pub: era un pubblico funzionario lui e non doveva occuparsi solo di quell’omicidio, se di omicidio si trattava, ma anche di tante meno interessanti e più quotidiane incombenze.
Con la logica stringente del filosofo alticcio, che poi è la condizione più caratteristica dell’essere filosofi e quasi conditio sine qua non per indagare i misteri della condizione umana e dell’universo, esposi a Parnell criteri, ipotesi e conoscenze che possedevo, oltre a tutta una serie di cognizioni di cui non ero ancora giunto in possesso, ma che provenivano indubitabilmente dai poteri esoterici che vengono dispensati alla mente umana da una generosa quantità di alcol.
« Vede, Tom » gli dissi « Noi spesso riceviamo segni dell’esistenza di una realtà diversa, che non è percepibile e che non risponde alla nostra logica. Sappiamo che questo disallineamento tra eventi e logica già avviene nel mondo delle particelle, ma non sappiamo se vi siano veramente universi paralleli dalle dimensioni simili alle nostre in cui le leggi della logica umana non siano operative.
Tutte le volte che si verifica un evento irrazionale, o per lo meno non spiegabile razionalmente, tendiamo a sottovalutarlo oppure a minimizzarlo. Per evitare l’angoscia che proveremmo se dovessimo ritenere reale l’impossibile, ci sforziamo di metterlo in un angolo e cerchiamo di cancellarlo dalla memoria.
Capisce! Se già non ci sentiamo garantiti nella nostra realtà, dove il caso potrebbe irrompere in ogni momento, annichilendo la nostra stessa esistenza, come ci sentiremmo in una realtà che dovesse tener conto di infinite possibilità? La nostra angoscia sarebbe incontrollabile.
Per vivere serenamente abbiamo bisogno di riconoscere il volto della realtà; di fronte ad una realtà senza volto subentra il panico.
Qualunque cosa provoca come reazione il terrore: una malattia nuova, un modello economico imprevisto, un animale sconosciuto o una forma di vita invisibile. »
« La mia impressione è che lei, Jorg, creda che in questo caso vi sia stato un intervento soprannaturale. »
« Credo che vi sia un intervento di un’entità sconosciuta. Non penso però che possa definirsi soprannaturale; penso piuttosto che il nostro concetto di natura sia ancora piuttosto limitato. »
« Lei parla di una natura invisibile, Jorg. Ma se non si vede, come possiamo asserirne l’esistenza? »
« Dagli effetti, Tom, soltanto dagli effetti, così come, molto più banalmente, se guardiamo un giardino da una finestra e vediamo una foglia morta che si muove sul terreno, immaginiamo che fuori soffi il vento. »
Dopo questa appassionata disquisizione, lasciai Parnell in preda a dubbi ancora più forti di quelli che lo tormentavano da quando quella strana questione si era proiettata sulla sua strada; ma devo confessare che anch’io vagavo nel buio più nero, anche se naturalmente nutrivo il sospetto che qualcosa d’irrazionale e sconosciuto fosse entrato per qualche motivo nel nostro mondo e temevo che la sua presenza si sarebbe ancora manifestata con qualche evento drammatico.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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12 risposte a Il nemico invisibile – Parte 2

  1. samothes ha detto:

    Qualcosa mi dice che ci saranno altri fatti non proprio piacevoli in questa storia. Ma è bellissimo questo pezzo su ciò che permette all’uomo di vivere lontano dalle proprie angosce. L’invisibile che si manifesta, ma che non è controllabile, individuabile se non attraverso gli effetti che produce. Appassionante!

  2. quellidel54 ha detto:

    L’introduzione del concetto dell’irrazionale, cioé di qualcosa non cricoscrivibile ai nostri sensi ed elaborato dalla nostra ragione, fa pensare se e in quale misura sensi e ragione siano fallibili, almeno in questa nostra dimensione e se questa é tangibile in quanto oggetto sperimentale dei nostri sensi, oppue proprio per la fallibilità intrinseca di quelli, questa realtà non esiste, é un’altra e in questa l’irrazionale é padrone vero.
    A questo punto sorge la domanda: noi chi siamo? Siamo veramente chi diciamo di essere? Questo é il mondo reale oppure un’altra cosa?
    Jorg si trova quindi ad indagare su di un’ipotesi veramente stimolante e in fondo noi con lui.
    Sempre che se ne abbia voglia, d’indagare.
    Attendo fiducioso gli sviluppi.

  3. carmilla50 ha detto:

    la storia si fa sempre più avvincente; che poi, effettivamente, al mondo esistono davvero fatti inspiegabili, per lo meno dal punto di vista scientifico; ed è pur vero che questo ci porta a farci molte domande. si tende sempre a cercare una spiegazione razionale per qualsiasi cosa, proprio perchè ciò che non è controllabile spaventa. però ho la sensazione che non tutto sia sempre spiegabile con gli strumenti che abbiamo…
    bene, bene, aspetto la continuazione…mi pare proprio un racconto intrigante:)

  4. carmilla50 ha detto:

    ah ecco..poi mi chiedevo: quella cabina telefonica che hai postato all’inizio…avrà un suo perchè…giusto?:)

  5. lillopercaso ha detto:

    Già, dice bene Capeh: sempre che indagare si voglia. Succedono cose che incrinano la propria visione della realtà, e si teme che, a guardarci dentro, si possano trovar cose che non piacciano per niente.
    PERO’ ci piacciono di sicuro nei racconti, e siam qui…

    • guido mura ha detto:

      Il fatto è che qualcosa di strano accade quando si desidera che accada, ma quando succede davvero viene una paura maledetta, che ti porta a rifugiarti nella vita così come la conosci e a percorrerla in maniera tradizionale fino alla fine. Chi non l’ha fatto o è scomparso senza lasciare traccia o e scomparso nella follia. La consapevolezza non è sostenibile dall’uomo. Forse per questo i filosofi impazziscono e i fisici scompaiono.

  6. samothes ha detto:

    Hai detto una grande verità, Guido. Tuttavia io penso che la consapevolezza può battere la paura. Io ne sono convinta. Che si usino i mezzi che si sono sempre usati, ovvero il credo e la fiducia in più dei o in un dio o che ci si affidi unicamente a se stessi, io penso che la si possa controllare. E forse mi illudo, ma se un modo c’è, questo passa attraverso l’immaginazione. L’uomo può immaginare l’inverosimile, e forse la realtà supera di gran lunga l’immaginazione dell’uomo, ma se l’uomo ne fa esperienza, impara anche a gestire l’inverosimile. E l’immaginazione è un’ottima palestra. Altrimenti non sarebbe mai stato possibile capire come utilizzare il fuoco, ad esempio, l’energia del sole, dell’acqua. Tutto questo un tempo spaventava l’uomo, lo faceva tremare e adesso l’uomo utilizza questi elementi per vivere. Ci sono aspetti del nostro reale che non sono spiegabili e in quanto tali spaventano ancora moltissimo quando si manifestano. Nessuno può rifuggire la paura dell’ignoto, ma non per questo è scontato che l’ignoto soffochi la voglia di conoscenza che è dell’uomo, nonostante tutto. E questo significa che c’è qualcosa che è più forte della paura e anche della follia.

    • guido mura ha detto:

      C’è di buono che ogni giorno che passa scopriamo qualcosa di più, ma per scoprirlo, prima dobbiamo immaginarlo e fare delle ipotesi. Troveremo altre energie da utilizzare, modi per vincere lo spazio e il tempo. Mi spiace solo che per tanti di noi sarà troppo tardi.

  7. m0ra ha detto:

    Qualche sera fa ho visto l’attore comico (e non solo) Massimo Lopez intervistato a Voyager, parlava di fatti misteriosi, realtà ulteriori, Ufo, descriveva strane coincidenze accadutegli. Sorridevo. Non so se hai presente la faccia sorniona di Lopez con quel baffetto, il mento pronunciato, lo sguardo insistentemente impassibile mentre la platea si sbellica dalle risate: ecco, lo stesso sguardo mentre descriveva di agnizioni, riconoscimento di strade in città mai visitate, lampadine che si accendono per ogni suo compleanno. E invece era serio, porca pupazza!
    Se, come dici, la consapevolezza non è sostenibile dall’uomo, io non credevo che un omone come quello… insomma, forse anche quando recita pensa che sia tutto vero.

    • guido mura ha detto:

      Essere divertenti non significa essere superficiali. Gli artisti hanno comunque una sensibilità che li porta a usare più di altri le facoltà intuitive. Io penso che siamo corcondati dal mistero e che talvolta possa capitare di imbattersi in qualcosa che non si riesce a spiegare o dominare. Oggi la matematica e le altre scienze sono in grado di formulare ipotesi che con il nostro spirito razionale dovremmo collocare in un ambito di pura follia. Da quando la scienza si è liberata dai dogmi siamo liberi di ipotizzare una realtà molto diversa da quella che ci appare, e già questo è sconvolgente, ma dovrebbe produrre anche un nuovo senso di fiducia e di speranza, tale da riproporre, in un quadro epistemologico totalmente differente, lo spirito che si respirava ai tempi del positivismo.

  8. wolfghost ha detto:

    Ottima disquisizione quella che affidi a Jorg 😉 Non potrei che dirmi d’accordo con lui, pur non essendo sotto l’effetto di alcun alcolico 😛
    Dico spesso che anche nei buoni romanzi si trovano pensieri sui quali riflettere, non e’ necessario affidarsi ai “saggi”, non sempre almeno 🙂

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