Il pittore

Cagliari - Poetto

In attesa di pubblicare il terzo capitolo de Il nemico invisibile, vi lascio un breve brano tratto da un mio romanzo, non ancora terminato (e in cui c’è ancora spazio per inserire cose per ora nemmeno pensate). La prima e più breve stesura era intitolata Un uomo diverso e raccontava, in prima persona, la storia di un asociale, delle sue rabbie e delle sue bizzarrie, nonché delle sue disavventure. C’era molto Beckett, in quelle prime pagine, ma anche un po’ di Sartre, di Camus e dei tanti altri che mi hanno accompagnato (e fatto riflettere) in questi ormai numerosi decenni di vita. Poi ho deciso di riversare nel romanzo brani e storie che tenevo da parte, come un insieme indistinto, cui attingere in caso di bisogno. La struttura è diventata più complessa e quello che poteva essere un racconto rischia seriamente di trasformarsi in un romanzo. Non preoccupatevi: non è autobiografico e non sarà nemmeno noioso. Sono troppo cosciente della diversità tra diario e narrativa; ma qualche spunto autobiografico bisogna pure che ce lo metta, per garantire l’autenticità del tutto.
Questo è solo un breve pezzo, una sorta d’intermezzo.

Da: La casa dove gli angeli cantano

Qualcuno mi aveva raccontato una strana storia.
Era quella di un pittore che voleva a tutti i costi rappresentare la realtà, così com’era, dissimulando ogni personale intervento. Dipinse quello che vedeva dalla finestra del suo studio. Gli alberi semispogli, la luce meridiana che già incupiva, le nuvole arrossate che facevano presagire il tramonto imminente. Il mare che azzurreggiava, in fondo, al di là della spiaggia. Gli ultimi villeggianti che lasciavano la striscia di sabbia che li aveva ospitati e piegavano e legavano gli ombrelloni, raccoglievano le borse da mare, recuperavano i giochi dei bambini.

L’indomani al mattino, molto presto, entrò nel suo studio e gli capitò di dare un’occhiata al suo quadro. I colori sembravano stinti e la luminosità del cielo era diventata perlacea. La luce non era più quella del giorno precedente, la sabbia era diventata incolore sulla spiaggia deserta, dove il mare si era insinuato, creando lingue e isole più scure, di sabbia bagnata.

Così il pittore tenne sempre con sé quel suo dipinto, che gli consentiva di conoscere il mondo senza doversi allontanare dal suo letto, di vedere costantemente il cielo e il mare, così com’erano fuori del suo rifugio.

A questo punto pensò che era inutile avventurarsi all’esterno e affaticarsi a descrivere un mondo che già possedeva; ogni azione diventava ormai priva di senso, e fu così che si lasciò vivere, e iniziò lentamente a morire.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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16 risposte a Il pittore

  1. cristina bove ha detto:

    una finestra per non vedere fuori dalla finestra
    un quadro alla Dorian Gray

  2. lillopercaso ha detto:

    come avevo fatto…?
    riprovo diversamente…

    magritte_la_condizione_umana_5

    semmai, fai tu? 🙂

  3. carmilla50 ha detto:

    beh…diciamo che cmq è sempre meglio uscire di casa ed osservare il mondo intorno, e la vita che scorre; che fra l’altro non è qualcosa di statico come può essere un dipinto, per quanto ben fatto esso sia..

    parlando di quadri, che sono statici , mi è venuto in mente, per associazione di idee, un racconto horror che lessi anni fa, e che si intitola “La mezzatinta”, se non ricordo male; in sintesi, si trattava di un quadro dove il personaggio rappresentato si muoveva, contrariamente a ciò che è normale, e si avvicinava sempre di più a colui o colei che guardava il quadro giorno dopo giorno…ovviamente poi il personaggio usci dal quadro, o qualcosa del genere, con grande orrore del protagonista della storia 🙂

  4. samothes ha detto:

    Non mi piace come è finita questa storia. Ha sbagliato qualcosa… si è fermato troppo presto.

  5. deorgreine ha detto:

    Sì, sono molti. Gli impotenti di fronte all’inevitabile sono moltissimi.

  6. lillopercaso ha detto:

    E poi c’è chi dice: dato che è lo stesso, tanto vale andare… per ora. Nè?

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