Il nemico invisibile – Parte 4

disegno frattale

L’agente arrivò di corsa e Gaskell se lo trovò davanti all’improvviso. Era rosso e accaldato e aveva gli occhi tondi e lucidi.
« La ragazza » disse, parlando a fatica.
« Quale ragazza? »
« Miss Conroy. »
Che poteva essere successo alla giovane Eibhlin? Ormai era sepolta in terreno consacrato e non avrebbe dovuto più creare nessun problema, e non si sarebbe più mossa di lì, a meno che il giudice non avesse richiesto ulteriori analisi del cadavere.
« È scappata! »
« Ma se l’abbiamo seppellita da un pezzo! »
« Eppure è così: la fossa era aperta e la bara vuota. »
Quindi Eibhlin, o qualsiasi cosa fosse diventata, ora vagava liberamente per il paese.
Pensavo che se la ragazza (o quel che era rimasto di lei) era emersa dalla tomba, doveva essere animata dal suo assassino invisibile, che però a questo punto nell’utilizzare il corpo in cui si era incarnato, per motivi che nessuno di noi poteva conoscere, non poteva più passare inosservato nei suoi spostamenti, e questo era per noi un vantaggio sostanziale. Di conseguenza, quell’essere doveva nascondersi da qualche parte e, a quanto mi pareva di aver visto del territorio, l’unica zona in qui potesse dissimularsi era l’area a oriente della cittadina. Qui si trovava un boschetto, che confinava con la brughiera di Calhoun, costituita da vegetazione arbustiva, prato e rocce che spuntavano dal verde. Bisognava pertanto rivolgere le ricerche a est, nello spazio disabitato in cui un corpo poteva facilmente occultarsi, restando acquattato al riparo delle rocce e della vegetazione.
Ormai era necessario ricostruire i fatti, anche alla luce delle novità, che facevano presumere un ulteriore sviluppo del caso. Perciò incominciai a esporre a Gaskell la mia ricostruzione.
« In un pomeriggio tranquillo, il cugino di Joe, Finney, apre il cancello cigolante della casa del suo parente e si infila nella piazza che si trova ai margini della parte nuova di Ballydubh. Nello stesso momento una ragazza, Eibhlin, si trova a passare, per sua sventura, in quella stessa piazza. Il cigolio attrae un essere invisibile che si ritrova anche lui sulla piazza e individua una preda, Eibhlin. »
« Ma perché mai il predatore non ha attaccato Finney, al posto della ragazza. »
« E chi lo sa, forse la ragazza era più di suo gusto o forse se l’è trovata davanti o forse, come sembra, la ragazza andava di fretta e si sa che una preda che corre attira l’attenzione di un predatore. »
« Continui. »
« Poi l’essere sconosciuto cerca il suo nutrimento, e lo individua nel sangue della ragazza. La aggredisce e lei, terrorizzata perché sente addosso quella presenza, ma non riesce a vederla, fugge, senza riuscire a liberarsene. L’essere deve avere una serie di tentacoli, con i quali punge il corpo di Eibhlin e le succhia il sangue, tutto il sangue, fino a procurarle la morte.
Tutti pensano che l’aggressore abbia abbandonato il cadavere. L’autopsia non può che confermare la morte, ma il medico non si accorge che qualcosa di vivo è rimasto nel cadavere.
Dopo alcuni giorni, il possessore invisibile si risveglia dopo aver utilizzato il sangue della vittima e si serve del nuovo corpo, che è adatto a muoversi nel nostro spazio. »
Nemmeno io ero sicuro che quelli fossero i fatti realmente accaduti; ma non avevo una spiegazione a misura di poliziotto.
« Cosa ne pensa, Gaskell: è un’ipotesi credibile? »
« Che se racconto in un verbale che un vampiro alieno provvisto di tentacoli terrorizza la tranquilla città di Ballydubh rimedio sicuramente una visita psichiatrica. »
« Però adesso noi abbiamo qualche possibilità in più di sconfiggerlo: possiamo vederlo. »
Non avevamo ancora stabilito un piano d’azione, quando una telefonata arrivò al posto di polizia. La signora che seguiva l’anziana Lottie Downey chiedeva aiuto, raccontando in maniera confusa di un’aggressione in corso.
« Mio Dio, zia Lottie! » esclamò Gaskell « sta proprio a est, verso Calhoun. »
Prendemmo la macchina di servizio, per fare più in fretta, seguiti da un paio di poliziotti in moto, anche se la zona non era in realtà molto distante, e giungemmo alla villetta in cui abitava la zia di Willy. Era una casa a due piani, con qualche pretesa, e un giardino ben curato, ricco di arbusti e di fiori. Vasi fioriti pendevano ai lati della porta, che era spalancata.
Nel soggiorno si vedevano dei mobili rovesciati, ma non c’era nessuno, per cui esaminammo le stanze del livello inferiore ad una ad una e finalmente uno dei poliziotti gridò: « È qui. » La voce dell’agente proveniva da un locale che era una specie di stireria, una stanzetta in cui venivano depositati i vestiti che non trovavano posto negli armadi delle camere superiori. Sul pavimento stava distesa in maniera scomposta una vecchia con gli occhi sbarrati e le mani irrigidite poste all’altezza degli occhi, come per un’estrema difesa. Ma non c’era stato niente da fare: era morta. Il viso pallidissimo faceva presumere che anche quel povero corpo, come quello di Eibhlin, fosse stato privato del suo sangue. Nel frattempo si udirono rumori e grida provenienti dal piano superiore. Quando Gaskell giunse sopra, trovò una donna, che finalmente, accortasi della presenza dei poliziotti, si era decisa ad aprire la porta della sua stanza. Vi si era chiusa, sembra, in preda al terrore, e aveva assistito all’arrivo in casa dell’assassino. « C’era la ragazza » disse « quella morta, ma aveva una forza incredibile, spostava i mobili con un braccio. » Lei era salita al piano superiore e si era chiusa nella stanza. Da lì aveva chiamato la polizia col cellulare. Poi aveva sentito miss Lottie urlare in un modo, in un modo… urlava come un maiale portato allo scannatoio. Lei che badava a Miss Lottie, che si occupava dell’anziana signorina e del suo benessere, non era stata in grado di proteggerla. Cessati i rumori, la donna era rimasta nascosta in camera e aveva deciso di uscire solo quando i poliziotti erano entrati in casa.
Mentre Gaskell interrogava la badante della zia Lottie, fu chiamato il dottor O’ Neill, che arrivò dopo qualche minuto ma non poté che constatare un altro decesso.
Eravamo seriamente preoccupati. Il mostro sembrava disporre di una forza straordinaria e non sapevamo se fosse sensibile o meno all’azione delle nostre armi. Tutto poi faceva prevedere che, terminata l’assimilazione del sangue della nuova vittima, sarebbe tornato in città per procurarsi ancora un nuovo quantitativo del prezioso nutrimento. L’unico aspetto positivo della faccenda era che probabilmente quell’essere non avrebbe attaccato di nuovo immediatamente e quindi rimaneva del tempo per elaborare una strategia difensiva.
Il mio compito di consulente, inoltre, non sembrava affatto concluso. Io stesso non ero convinto di aver sciolto tutti i nodi della matassa. Continuavo a chiedermi se ci fosse un altro elemento che, in aggiunta al cigolare del cancello, avesse agito nell’apertura di quella strana porta verso l’ignoto che sembrava essersi formata in Connolly Square.
Quando tornammo al posto di polizia, trovammo una sorpresa. Anzi, la sorpresa era per l’ispettore Gaskell.
Appena entrò in ufficio, l’agente di servizio gli disse: « Ci sono due persone che chiedono di lei » e gli riferì qualcosa all’orecchio.
« Ah sì? bofonchiò Gaskell. »
Effettivamente s’intravedevano due grigie figure, vestite in giacca e cravatta.: uno più alto e grosso, l’altro più sottile e con la faccia volpina. Quello dall’aspetto volpino teneva una sigaretta accesa in bocca, in barba a tutti i divieti.
« Non si può fumare in ufficio » disse Gaskell seccamente.
« Certo » fece il tizio in grigio, ma non spense la sigaretta.
« Voi non avete giurisdizione qui » continuò Gaskell.
Allora il più alto dei due tirò fuori un altro pezzo di carta. Questo dovette essere più convincente della semplice esibizione dei distintivi e dei documenti, perché Gaskell cambiò atteggiamento.
« Va bene » disse « cosa devo fare? »
« Fornirci il supporto » fece il più piccolo, « e seguire la nostra azione. Voi, nel frattempo, non dovete fare nessun’altra azione: dovete soltanto lasciarci lavorare. »
« Questo è il mio territorio » protestò Gaskell « e io ho comunque il dovere di procedere per garantire la sicurezza dei miei concittadini. »
I due si consultarono e il più piccolo disse: « Fate pure come vi pare; ma mi sembra che finora non abbiate assicurato la sicurezza molto bene. » Quello grosso rise.
« E soprattutto » fece il volpino, guardando verso di me, « vi raccomando di tenere lontani i civili dalle nostre operazioni. »
Gaskell era furioso e la sua faccia era diventata più rossa del solito, ma capì che doveva frenare la propria irritazione. Era troppo abile e intelligente per opporsi a un potere superiore al suo. Poteva obbedire alle ingiunzioni superiori, ma nello stesso tempo non voleva rinunciare a muoversi in modo indipendente.
« Abbiamo bisogno dei vostri uomini » disse il magro, che pareva anche il più loquace dei due.
« Faremo una battuta nel bosco e nella brughiera, pensiamo che il vostro assassino si sia rifugiato lì. »
« Go n’éirí leat » fece Gaskell e pensò: “Non hanno avuto bisogno di farmi domande: sanno già tutto”.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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20 risposte a Il nemico invisibile – Parte 4

  1. lillopercaso ha detto:

    E bene ha fatto Gaskell a non sbilanciarsi, avrà pensato: Se già ‘gli’ stavate dando la caccia, nemmeno voi avete fatto un gran lavoro; o vi è sfuggito di mano qualcosa che avete voi stessi causato; oppure… peggio.

  2. carmilla50 ha detto:

    mmmmm…il racconto mi incuriosisce assai, e sembrerebbe assumere la classica fisionomia dei racconti horror sul vampirismo…ho detto “sembrerebbe”, perchè forse c’è dell’altro, e magari il “succhiasangue” non è esattamente come ci si potrebbe aspettare…
    verissimo che un predatore è attratto maggiormente da una preda che scappa,,,d’altronde, lei non poteva far altro che provare a scappare:)
    per quale motivo proprio lei e non qualcun altro? si potrebbe pensare che in lei ci fosse qualcosa di particolare, qualcosa in più che ha attratto l’essere invisibile dotato di tentacoli…magari, un odore particolare dovuto ad una caratteristica del suo sangue…oppure chissà che altro…e cmq, probabilmente la creatura è di sesso maschile, è vero; perchè, guarda caso, la seconda vittima è di nuovo una donna:)

    bene, bene…attendo il seguito:)

    • guido mura ha detto:

      Come vedi, ho scelto soluzioni classiche, per quanto riguarda gli aspetti vampireschi. La parte di carattere fantascientifico punterà invece su motivi su cui adesso il dibattito è piuttosto vivace. Naturalmente le intuizioni di Jorg sono di pura fantasia, ma forse non troppo distanti da qualche nuova ipotesi scientifica.

      • carmilla50 ha detto:

        bello, sto mix di antico e nuovo…il tema dei vampiri in letteratura è nato molto tempo fa, ma, chissà per quale oscuro motivo, la gente è ancora attratta da queste figure di fantasia; infatti, ci sono in giro molti romanzi sui vampiri…ed ora voglio leggere la parte fantascientifica:)
        la letteratura fantastica, cmq, mi è sempre piaciuta assai:)

  3. deorgreine ha detto:

    A me sti due capoccioni che sanno già tutto senza chiedere nulla, mi fan pensare alla stupidità umana che spesso non ha limiti e fa danni enormissimi… mi sbaglierò… mah… che mi dici Guido? 🙂

    • guido mura ha detto:

      … Che il racconto era già quasi concluso, quando si sono presentati questi due men in black irlandesi. Mi sono seccato almeno quanto Gaskell e ho deciso di lasciarli andare a impiccarsi da soli, tanto il caso io l’avevo già quasi risolto (mi rimaneva solo un piccolo particolare!)

  4. deorgreine ha detto:

    Fantocci inutili!

  5. deorgreine ha detto:

    Hem… quale particolare? Eh? Quale? Ok, ok, aspetto di leggere il seguito.

  6. guido mura ha detto:

    Sto finendo di scrivere il penultimo capitolo di questo piccolo fanta-horror senza pretese. E’ un periodo che vedo nero nella mia vita e nel mio futuro. Mi sento chiuso nella gabbia dell’esistenza e non ho ancora trovato uno stargate per uscire da questa noia angosciosa e senza speranze. Basta!

  7. wolfghost ha detto:

    Ah sì! Questo sarà certamente un gran bel romanzo! 🙂 Diciamo che adesso sta prendendo contorni un poco più canonici, anche se assolutamente originale: il misto tra possessione demoniaca, parassita da un altro mondo e zombie nello stesso frangente non mi era ancora capitato 🙂 Forse la cosa che gli somiglia di più era la sceneggiatura di un film che si perde nella notte dei tempi… infatti non ne ricordo il titolo! 😀 Parlava di una entità che era una specie di vampiro venuto da un altro mondo e che si nutriva non di sangue ma dell’energia vitale delle sue vittime, prosciugandole letteralmente. Pero’ era ambientato su un’astronave! 😉
    http://www.wolfghost.com

    • guido mura ha detto:

      In realtà per essere un romanzo ce ne vuole. La storia dovrebbe far parte di un corpus di almeno cinque racconti di genere fantastico uniti dalla presenza del personaggio di Jorg (tre con questo sono già pronti, un quarto è appena iniziato). Naturalmente le storie giocano con alcuni topoi del racconto fantastico, di cui intendo rispettare, almeno in parte, i canoni. Il mio unico romanzo di carattere fantastico-esoterico è Le terme, che è attualmente in visione presso editori che però a sette otto mesi di distanza non hanno ancora dato risposta. Temo che non se ne farà niente, perché la scrittura è troppo raffinata per poter essere gustata da chi vuole leggere un semplice prodotto di consumo, ma d’altra parte non sufficientemente elitaria da poter essere apprezzata anche da chi sia alla ricerca della pura opera d’arte. Gli altri due miei romanzi in costruzione sono di tutt’altro genere e, se mai riuscirò a concluderli, costituiranno un mio tentativo di esprimere qualcosa di valido anche oltre la letteratura di genere. Per ora continuo a divertirmi con qualche storiella da blog.

      • wolfghost ha detto:

        Ovviamente non posso esprimermi sul libro di cui parli, non avendolo letto, tuttavia vedo le caratteristiche del tuo modo di scrivere in maniera positiva e non negativa: è un giusto mix, non troppo semplice né troppo complicato. Se il tuo libro ha lo stesso stile che usi qua, non credo che sia quello il problema, purtroppo in campo letterario occorre anche fortuna e… la giusta spinta 😐

        http://www.wolfghost.com

  8. lillopercaso ha detto:

    Allora, giochiamo? (tempi un po’ stretti… ma pazienza)
    Battaglia di immagini, comincio io:

  9. lillopercaso ha detto:

    Bè?!? Rifo diversamente:
    urlodellamano

  10. deorgreine ha detto:

    Riconosco la noia angosciosa. Ti auguro di uscirne presto, che quando è troppa, logora dentro. Ma penso che ce la farai. Sta scritto in ciò che scrivi.

  11. lillopercaso ha detto:

    Leggo che mi passa!

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