Il nemico invisibile – Parti 5 – 6

5

Gli agenti speciali del G2 o Defence Forces Directorate of Intelligence, che si chiamavano Kennedy, quello più magro, e McCarthy, quello grosso, avevano preso, a quanto sembrava, il comando delle operazioni; ma devo confessare che non avevo alcuna fiducia nel loro intervento. In tutti i casi di cui mi ero occupato, le cosiddette forze speciali o servizi, o come diavolo erano definite nelle varie parti del mondo, non avevano mai avuto un ruolo determinante e anzi avevano spesso intralciato il mio lavoro. Dovevamo proseguire la nostra guerra senza preoccuparci troppo di loro, anche se temevo che, fidandosi solo dell’opzione militare, i servizi avrebbero potuto combinare qualche disastro.
Più tardi trascinai il mio amico al Garvey’s pub, dove speravamo di trovare qualche altra informazione su quanto era avvenuto in Connolly Square in quel primo disgraziato pomeriggio.
Al pub trovammo Tom Parnell, in mezzo a un gruppo di avventori con la faccia scura.
« Ho una notizia per voi » ci disse.
« E certo » scherzò Gaskell « altrimenti che razza di giornalista sareste? »
« Non c’era solo Eibhlin… »
« Certo, c’era anche Finney, il cugino di Joe Carrey! »
« Ma a quanto sembra c’era anche Sculley, nella piazza. »
Si girarono tutti verso un vecchio che, sentendosi osservato, lanciò in giro un’occhiata con l’unico occhio buono, anche quello coperto da una sorta di velo translucido. Era brillo, ma ancora non abbastanza sbronzo da addormentarsi.
« Cosa stavi facendo, Sculley » chiese Gaskell.
Sculley ridacchiava, ma non rispondeva.
« Perché eri lì, Sculley? »
« Ero nella cabina » confessò alla fine Sculley.
« Sculley è quasi sempre sbronzo » raccontò Parnell « ma prima di sbronzarsi sta spesso al telefono, a fare scherzi. »
« E cos’hai visto, Sculley? »
« Ho visto un vento, nero, orribile, e la ragazza che correva, ma c’era qualcosa… qualcosa; non era sola.» Ora la voce di Sculley tremava e anche l’occhio sembrava scuotersi e rivedere quel momento di angoscia.

Improvvisamente anch’io rividi la scena con la mente. Sculley che entrava nella cabina, alzava il telefono, chiamava qualcuno, ma quale numero? Aveva importanza il numero? Il cancello verde da cui usciva tranquillo Finney, la ragazza che improvvisamente veniva aggredita da qualcosa che non poteva vedere ma di cui sentiva addosso il contatto, la sua corsa disperata, il suo precipitarsi tra la gente, forse in cerca d’aiuto. Ed ecco che improvvisamente mi apparve l’elemento mancante, quello che aveva costituito l’innesco, in correlazione con il suono del cancello. In assenza di quel qualcosa il semplice stridore dei cardini non poteva trasformarsi in una chiave per modificare la realtà.
Il telefono, ecco qual era l’elemento indispensabile: la chiusura di un circuito, il passaggio di corrente nell’apparecchio, l’apertura di una comunicazione con la centrale, la formazione di un campo elettromagnetico di frequenza definita ma comunque di tipo ELF, radiazioni non ionizzanti, capaci di superare ostacoli e di essere percepite anche al di là di un corpo solido. Il rumore elettromagnetico era fondamentale nell’interagire con la materia vivente.
Per qualche motivo l’azione contemporanea della sequenza sonora e del piccolo campo elettromagnetico avevano attratto una presenza da un’altra dimensione e le avevano consentito di accedere alla nostra. Che si trattasse di uno sconosciuto effetto non termico dell’azione dei campi magnetici o di qualche altro strano fenomeno non ero in grado di stabilirlo, ma certamente il fatto, per quanto incredibile, era avvenuto.
Mi venne allora un’idea, che poteva risolvere la lotta, la nostra lotta per la sopravvivenza. Si potevano svuotare le poche case che si trovavano al confine orientale della cittadina, invitando gli abitanti a trovare riparo per due o tre giorni in un’altra zona o addirittura nei dintorni, cercare di richiamare l’essere, dovunque si trovasse, in piazza Connolly, dove avremmo potuto creare un assembramento di persone armate, che il predatore avrebbe considerato una mandria di potenziali vittime. Una volta che fosse giunto, avremmo potuto tentare di ristabilire la comunicazione con la sua dimensione riaprendo quel canale che si era dimostrato così efficace. Su come rendere inoffensivo il mostro non avevo nessuna certezza, ma dovevo avere il coraggio di correre qualche rischio, sperimentando una procedura che in teoria poteva avere una sua validità, ma non si sapeva se avrebbe dato risultati anche nell’applicazione pratica; anche se esempi dello stesso tipo a volte erano stati risolutivi, almeno a quanto si riusciva ad apprendere da casi di magia cerimoniale e di esorcismo.

6

(Dal verbale dell’agente speciale John McCarthy)

Questa mattina abbiamo svolto l’operazione coperta “Freeland”, allo scopo di liberare il territorio di Ballydubh e Calhoun da una presenza non ancora definibile, ma estremamente pericolosa. Avevamo l’incarico di catturare la forma di vita segnalata nella regione e di portarla alla base. Se l’essere non fosse risultato catturabile, per la sua struttura fisica, o se la sua permanenza in vita avesse costituito un eccessivo pericolo per gli esseri umani, eravamo autorizzati ad abbatterlo. Alle ore 8.00 abbiamo iniziato a perlustrare il bosco attiguo alla casa di Miss Lottie Downey. Si tratta di un terreno di non più di quindici acri e l’abbiamo controllato in tutta la sua superficie, senza trovare traccia di esseri viventi di specie sconosciuta.
All’inizio la giornata era brumosa, ma con una visibilità sufficiente per esaminare l’area del sottobosco in maniera apprezzabile. Poi, appena uscimmo dal bosco, un vento a raffiche incominciò a spazzare la brughiera, creando sull’erba onde che si succedevano l’una all’altra, come se si trattasse del mare o di un lago. Procedendo in quel terreno impervio, incontrammo presto un’area brulla, dominata da rocce che si ergevano tra cespugli spinosi. Sapevamo che il nostro obiettivo doveva essere nascosto da qualche parte, ma il mio collega Kennedy sosteneva che poteva celarsi anche nell’acqua delle torbiere e non essere quindi visto. Non eravamo certi infatti che respirasse come gli uomini o gli animali terrestri. In questo caso avremmo corso il rischio di esaminare tutta la brughiera senza incontrarlo. Verso la metà della giornata, dopo aver controllato già i tre quarti del territorio, ci fermammo su uno spiazzo diserbato, per un breve lunch. Eravamo sicuri di non correre troppi rischi, essendo armati in maniera adeguata, anche se l’avversario non era il nemico tradizionale che ci si attende di incontrare in un’azione di guerra. Il rilevatore biometrico, che segnalava la presenza di corpi umani o animali attraverso la registrazione di particolari ritmi biologici o di aumenti termici specifici, non aveva evidenziato nulla di sospetto, tranne qualche animale immediatamente individuato. Sembrava che una grande pace si stendesse sulla brughiera e persino il vento si era quasi spento. Disponevamo di tutto l’occorrente per catturare il nostro obiettivo e avevamo ben chiare le procedure per la cattura o l’eliminazione di quello che appariva, in fondo, come una sorta di animale di una specie sconosciuta.
Riprendemmo le ricerche nel pomeriggio, aggirando le torbiere e smuovendo nelle zone umide più estese le acque stagnanti, per disturbare un eventuale ospite indesiderato che vi si fosse insediato, costringendolo a manifestarsi; ma tutto fu inutile. Quella creatura, se pure esisteva davvero, sembrava essersi dissolta nel nulla. La strana calma, quasi innaturale per un clima instabile quale quello della nostra isola, unita all’inutilità apparente di quella specie di battuta di caccia, era senza dubbio opprimente e finiva per affievolire il senso di vigilanza della squadra, che procedeva in maniera meccanica. Abbiamo camminato per diverse ore, incontrando soprattutto volatili e piccoli animali. Uno dei corpi segnalati dal sensore biometrico si è rivelato essere un’innocua civetta, che si nascondeva dalla luce del giorno all’interno di un tronco cavo.
Kennedy sembrava ancora attento. Il suo fisico asciutto e muscoloso era particolarmente resistente alla fatica, ma soprattutto il suo sistema nervoso reggeva molto bene lo stress psichico. Io, invece mi sentivo affaticato, forse più mentalmente che fisicamente, e vedevo che anche i poliziotti di Ballydubh cominciavano a risentire di quella giornata di ricerca infruttuosa. Non erano allenati per un’attività faticosa e snervante come quella che avevamo imposto e non potevamo pretendere che si sentissero in piena forma.
Quando il sole stava per calare, qualcosa avvenne all’improvviso. Capitò così in fretta che non ci fu nemmeno il tempo per reagire in maniera efficace.
Feci appena in tempo a vedere che qualcosa di oscuro si era materializzato dietro il mio collega. Ebbi la visione fuggevole di un’immagine femminile, ma dal viso completamente stravolto. Fu come un lampo, un gesto, e prima che chiunque potesse intervenire la testa di Kennedy cadde per terra e si mise a rotolare sul terreno. Appena mi resi conto dell’accaduto iniziai a sparare verso quella forma disumana che guardava senza espressione. Subito dopo, anche gli altri poliziotti che si trovarono l’essere sulla traiettoria, iniziarono a sparare, seguendo il mio esempio.
Sono sicuro di averlo colpito, di aver colpito quel corpo femminile che era rimasto per un attimo in posizione, ma sembrò che i miei colpi, i nostri colpi, non avessero avuto alcun effetto. Gli corsi incontro, per cercare di colpirlo da una distanza ravvicinata, ma un pugno di una violenza incredibile, che sembrava assestato da quel corpo di ragazza, mi mandò a sbattere contro una roccia distante vari metri. Dovetti perdere i sensi per un attimo. Quando mi svegliai, l’essere non c’era più e sembrava che nulla fosse avvenuto, se non fosse per il cadavere di Kennedy, che giaceva per terra, privo della testa.
Recuperai in fretta il controllo della mia mente e compresi che dovevo soprattutto sapere se l’obiettivo era stato ferito.
« Controllate se ci sono tracce organiche! » gridai.
Alla mia richiesta i poliziotti si misero a esaminare il luogo in cui l’obiettivo era apparso, ma dichiararono di non aver trovato macchie di sangue, né di altri liquidi organici, oltre a quelle che provenivano dal corpo di Kennedy. Pareva che l’essere fosse stato attraversato dai proiettili senza subire danni e che si fosse messo in salvo, senza attendere l’arrivo degli altri agenti della squadra e scomparendo nella brughiera, in cui con il crepuscolo cominciavano a calare le prime nebbie.
Avevo forti dolori alla schiena e probabilmente qualche osso rotto. I poliziotti dovettero predisporre una sorta di barella per trasportarmi fino al centro di polizia. Portarono via anche i resti del mio collega, per non lasciarli in balia del suo uccisore e degli animali selvatici. Poiché le mie fratture sembravano cosa seria e non era possibile tenermi in infermeria, fui trasferito in ambulanza fino all’ospedale di Cork, dove venni ricoverato d’urgenza nel reparto di ortopedia, e qui mi trovo tuttora, in attesa di essere traslocato all’ospedale militare di Dublino.
Da quanto avvenuto durante l’operazione, sono certo che quella cosa che sembra aver assunto l’aspetto della sua prima vittima non solo non possa essere catturata, ma che non possa nemmeno essere eliminata con le nostre armi di ordinanza.
Ritengo sia necessario coinvolgere i servizi di altri paesi NATO, se la minaccia dovesse persistere.
L’ispettore Gaskell, che comanda le forze di polizia di Ballydubh, dispone di un consulente civile, che non è però uno scienziato, ma una specie di giornalista di nazionalità olandese. Sembra che abbia contribuito alla soluzione di casi di attività paranormale, forse anche di origine aliena, in vari paesi del mondo. In attesa di ulteriori ordini, ridotto come sono, non potrò oppormi alle iniziative che l’olandese vorrà mettere in atto, in accordo con la polizia locale.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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46 risposte a Il nemico invisibile – Parti 5 – 6

  1. deorgreine ha detto:

    Conosco Cork! Ci si sta bene, se non si sta ricoverati in un ospedale! Io questa cosa della testa mozzata non me l’aspettavo! Davvero non me l’aspettavo! E la faccenda si fa sempre più intricata e sempre più avvincente! Ma tutte queste nozioni scientifiche, mi chiedevo, ma hanno un fondamento vero? Perchè se così fosse, io mi metto a studiare le radiazioni non ionizzanti e via dicendo!

    • guido mura ha detto:

      Sull’azione dei campi magnetici a frequenza estremamente bassa (ELF) e sui possibili danni biologici che potrebbero provocare si è in piena discussione. Che poi possano interagire sui differenti piani della realtà è solo un’ipotesi fantascientifica; ma qui di fantascienza si tratta, altrimenti credo che verrei proposto per il premio Nobel per la fisica 😉

  2. melogrande ha detto:

    Intricato ma anche sorprendente, nemmeno io mi spettavo la decapitazione….
    Certo la signorina pare essersi irrobustita parecchio. Stiamo a vedere.

  3. lillopercaso ha detto:

    E la testa di Kennedy c’era?

  4. lillopercaso ha detto:

    Come dire che è indice di stupidità?

  5. carmilla50 ha detto:

    gasp…ora l’essere mostruoso è diventato pure un tagliatore di teste…porca paletta, questa non me l’aspettavo davvero:)…

    come dire: meglio non usare mai il telefono, a quanto sembra…eheheheheh

    fortunatamente lo uso pochissimo:)

    • lillopercaso ha detto:

      😀 ! Io invece, Carmilla, lo uso!
      Ma tanto sono una scervellata.

      • guido mura ha detto:

        E io invece, continuando a scrivere queste cavolate, il premio Nobel per la letteratura me lo sono proprio giocato 🙂

      • carmilla50 ha detto:

        🙂

        beh, se è per questo, nonostante io lo usi poco…mi sa che pure il mio cervello spesso va a farsi una passeggiatina…eheheheheheh

    • guido mura ha detto:

      Come dire che, usando il telefonino, che produce uno dei campi magnetici del tipo incriminato dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità, non si sa che fine farà la nostra testa 🙂

      • carmilla50 ha detto:

        ahahahahaha…mmmmm..meglio usarlo poco, quel’aggeggio infernale…hihihihihi

        bah, io lo dimentico da tutte le parti, per lo più spento; succede che, accendendolo finalmente, io trovi mex e chiamate perse…ehehehehe

        più che altro, lo uso solo per necessità:)

  6. lillopercaso ha detto:

    Bè… allora balliamo.

  7. lillopercaso ha detto:

    Me lo son goduto anch’io!
    Bè, dopo il cine, si va a nanna?
    Buonanotte!

  8. deorgreine ha detto:

    Bello!! Bellissimo video Lillo! 🙂 Io penso che con queste cose tu il nobel lo possa prendere davvero, Guido! Però dovresti insistere! 🙂

    • guido mura ha detto:

      Oggettivamente, cara Deorgreine, sarebbe molto più semplice farmi venire la voce di Freddy Mercury e vincere il festival di San Romolo e Remolo. Però potrei anche vincere il palio di Siena in qualità di cavallo o il Gran Premio di Malesia di formula 1 travestito da alettone.

      • deorgreine ha detto:

        Potresti, sì. Io credo che tu potresti!! 🙂 Tutto si potrebbe, ma preferirei che tu lo vincessi per le tue qualità letterarie, il Nobel. Io sono una che si affeziona ai talenti, sai com’è. Però l’idea di diventare un cavallo non mi dispiacerebbe, per me voglio dire… ma non per vincere il Palio di Siena, che lì ti bastonano a sangue e rischi l’osso del collo. Un cavallo di prateria, o della steppa… ecco. Per l’alettone, fa niente… non credo di sapere con certezza che cosa sia.

      • guido mura ha detto:

        Quello che non sopporto, deorgreine, è che questo maledetto mondo ti costringa a vincere, ad ogni costo, o a non esistere. Non basterebbe soltanto essere, quello che si è, e non dover sempre sconfiggere qualcun altro per ottenere qualcosa?

  9. deorgreine ha detto:

    No, non basta essere. Oggi, tanto per fare un esempio, mi hanno detto che non ho nessuna ambizione. Me lo hanno detto con quel tono di rimprovero che ha come unico obiettivo quello di farti sentire una nullità. Non mi sono sentita una nullità, ma ho sentito più forte la solitudine più nera, quella che non puoi toglierti di dosso, perchè c’è sempre qualcuno pronto a ricordartela.

    • guido mura ha detto:

      La miseria e il conformismo culturale dei nostri tempi sono una triste realtà, deorgreine. L’artista non deve più creare, deve competere, fare spettacolo, trasformandosi così in gladiatore. Gli scrittori ormai recitano in pubblico, spesso sono prima di tutto attori, spesso comici, spessissimo politici. Parlano accompagnati da musicisti che suonano brani d’effetto, con qualche predilezione per il jazz. La poesia e la prosa muoiono per intasamento. Migliaia di scrittori, più o meno abili, e di piccoli e grandi editori si contendono un pubblico ridotto. Lo scrittore vero, quello che dedicava la sua vita alla scrittura, è un animale in via di estinzione. Quelli affermati stanno rintanati nelle loro case editrici di antica fama e nei loro corsi di scrittura creativa. I piccoli editori non rispondono nemmeno più, perché dopo essersi riprodotti come conigli ormai stanno per chiudere, malgrado i premi letterari venuti su come funghi e le agenzie. Gli autori, alla fine, si autopubblicano e si autoleggono, il che a qualcuno basta, ma è sempre la fine della letteratura, almeno così come l’abbiamo conosciuta.

  10. lillopercaso ha detto:

    Come sarebbe a dire ‘vincere ad ogni costo o non esistere’, voglio dire, esistere -o non esistere – per chi? Per il vasto pubblico? Tu Guido, Deorgreine, Egle, Giulio (Melogrande.. Capeh.. Zena..) esistete eccome e LASCIATE IL SEGNO nella mia vita, e presumo nelle altre, come una volta i vecchi libri. In rete ci sono delle scritture notevoli, altroché! Io mi ci cavo gli occhi, preferirei averli su carta, ma comunque.
    Non prenderai il NOBEL?
    Bè, istituirò il LEBON. 🙂

    • guido mura ha detto:

      Sarebbe il premio per gli sfigati? 🙂
      In realtà noi siamo solitudine, come diceva Rilke. Siamo invisibili per la coscienza sociale. La comunità e i suoi media considerano gli individui e i piccoli gruppi soltanto per le loro azioni e per la pericolosità sociale. Se vai in giro a rompere le vetrine costituisci un pericolo, e quindi si riconosce la tua esistenza. Se ti cospargi di benzina e ti dai fuoco crei un’immagine forte e incidi sulle coscienze, Se scopri la Verità scientifica o filosofica stando nella tua caverna o seduto davanti al tuo pc, non avrai un impatto sulla società e nessuno conoscerà mai la tua scoperta. Se vuoi esistere devi entrare nella cronaca, altrimenti sarai un uomo solo tra uomini soli.

      • lillopercaso ha detto:

        Rilke era un pelino insicuro e malinconico e non conosceva il web. Ed esistenzialmente parlando solo tra i soli lo sei comunque, tranne che nei momenti di trascendenza, di solito non in tv.

        :- No, è il premio milanese L’è bón che l’Ambrogino l’han già assegnato.

        Vado. Buona giornata 🙂

  11. deorgreine ha detto:

    io son con Lillo 😛

  12. guido mura ha detto:

    Giuro che a un l’è bon milanese non ci avevo proprio pensato; al massimo mi venivano in mente i Duran Duran 🙂

  13. cristina bove ha detto:

    ho letto con grande interesse anche le puntate precedenti
    condivido i pareri positivi e la nomination al Noble, famosissimo e aristocratico premio internazionale.

  14. guido mura ha detto:

    Non era il Lebon?

  15. guido mura ha detto:

    Comincio a entrare in confusione. Mi accontento di tutto: on bel…, neblo (noto premio spagnolo), nelbo, bel no (risposta preferita dei miei editori) ecc. ecc., basta che non sia Wild boys.

  16. Munchhausen ha detto:

    Beh, veramente, il Noble spetterebbe a me per antico e nobiliare diritto
    Firmato: Munchhausen

  17. deorgreine ha detto:

    Per una questione di estetica, io opterei per il Nobrut, che il Nobel è, tra l’altro, piuttosto inflazionato e ordinario. Son snob?

  18. deorgreine ha detto:

    Il Nobrut non l’hanno mai dato a nessuno! E’ roba per pochi eletti!

  19. deorgreine ha detto:

    …a prescindere dal finale, che già ci è piaciuto il resto. 😛 Però la curiosità c’è, lo ammetto.

  20. wolfghost ha detto:

    Accidenti! Hai davvero una creatività invidiabile! Uno scritto originale come queste due parti scritto in pochi giorni non è davvero da tutti! 😮
    L’essere venuto da un altro mondo puo’ sicuramente essere colpito, i nostri devono “solo” capire come 😀
    http://www.wolfghost.com

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