Specchio

Uscire
virare verso nuove fonti
rinascere     –     avvizzisco
nel viola tormentato
un microfono
spento     –     senza parole
senza musica o suono
qualcosa giace senza far rumore
non riconosco
inesistente quasi
appena
        immagine
uno specchio invecchiato
non mi parla     –     confonde
residui di pensiero
perché
        perché
               perché
non so ancora morire

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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40 risposte a Specchio

  1. poetella ha detto:

    forse…
    semplicemente
    perché…
    perché non è ora…
    ché…che ne sai?

  2. deorgreine ha detto:

    Io direi che…Ma meno male!!! Ma meno male davvero! 🙂

  3. carmilla50 ha detto:

    bella, bella la poesia, davvero…momento di cambiare, forse?:)
    mi piace anche il collage del frattale con il volto; molto particolare, davvero suggestiva, come immagine:)

    • guido mura ha detto:

      Soprattutto abbastanza facile da ottenere, se penso a quanto ho faticato col pc per i miei primi e soli disegni di copertina (per FrancoAngeli). Erano i primi lavori con photoshop e il pc li reggeva appena.

      • carmilla50 ha detto:

        beh, mi sa che prima o poi proverò pure io, a fare qualcosa del genere…con tutti i frattali che ho fatto in passato e che faccio anche ora, penso che potrei provare; mmmm, vedremo…:)
        certo che photoshop è più difficile da usare – o per lo meno, è più complesso – del mio paint shop pro:)

  4. deorgreine ha detto:

    Ma nell’immagine, il volto, mi è familiare….

  5. maria d'ambra ha detto:

    Eppure… a morire (in vita) s’impara tutti…

  6. wolfghost ha detto:

    Perché non è ancora il momento evidentemente 🙂 Il giusto suggerimento te lo dai da solo nelle prime due righe: “Uscire – virare verso nuove fonti”… è perfetto, caro Guido, dovresti seguirlo questo tuo consiglio 😉
    http://www.wolfghost.com

  7. Acqua ha detto:

    Sei sicuro che quel mondo sia “invecchiato”? A me non pare! Bravo Guido. 🙂

  8. Acqua ha detto:

    Ritornerò. Da te è un vero piacere soggiornare. Dammi solo un po’ di tempo… Non è facile entrare veramente in ciò che scrivi così bene. Grazie Guido.

  9. m0ra ha detto:

    E’ una domanda che mi sono fatta spesso. Penso che chi non sa morire non riesce bene neanche a vivere. Non so, Guido, spesso ho avuto l’impressione che il troppo proteggersi sia il contrario dell’assenso alla vita nella sua pienezza.

  10. odinokmouse ha detto:

    Davvero belle le tue illustrazioni, e ti dirò che mi sono chiesto come le fai. Segreto d’artista, ma complimenti! Splendidi e sentiti anche questi versi, ma se c’è patana davvero non si vira. Non è il momento. Non c’è moto. Non c’è verso.

    • guido mura ha detto:

      Per le immagini devo ringraziare Carmilla50, che mi ha segnalato i programmi con cui ottenerle, poi c’è sempre il mio vecchio photoshop, da usare mentre aspetto che il vento si levi.

  11. lillopercaso ha detto:

    Ma con la patana, le vele, si tengono alzate e pronte, oppure no?

  12. lillopercaso ha detto:

    E intanto che ci penso, il tempo passa, anche per me.

  13. guido mura ha detto:

    Nemmeno un alito di vento, quando sento di aver bisogno di un turbine. E alla fine, quando il vento arriverà, non troverà più neanche una vela. Non so cosa fare. Continuo a scrivere i miei romanzi, che sono ancora solo frammenti, che spero qualcuno raccoglierà poi. Ma tra un po’ non esisterà più nemmeno la letteratura e io sto facendo un lavoro del passato. Ormai esiste solo la libera lamentazione, che non è più neppure arte. Gli scrittori ormai, se non sono già inseriti in un circuito mediatico per altri motivi (televisione, spettacolo, tribunali), vengono considerati quasi come “grafomani”; me lo diceva qualche giorno fa un mio amico, forse il più sincero e qualificato dei miei amici. Bisogna diventare “casi umani”, da presentare in qualche talk show. Mi dispiace: non sono sufficientemente “umano” come caso. Non sono tanto matto da diventare un “aldo merino”, né così alternativo e asociale da fare scandalo, non sono nemmeno un ex pastore come Gavino Ledda o un ex galeotto come Carlotto, non ho fatto il brigatista e non ho combattuto con Lotta Continua, non sono un magistrato celebre e non sono neanche nel mirino della camorra. Non dico nemmeno troppe parolacce e non racconto spesso di coiti selvaggi e notti da sballo tra coca, vomiti e sangue, Che cosa c…o pretendo allora?

    • lillopercaso ha detto:

      O come Dazieri, ex Leoncavallino; o Cappellani che non dice niente, ma tanto bene e si piace e autocompiace;o l’insopportabile Pinketts, che tengo ostentatamente a pareggiare una gamba del tavolo (non avendo un camino); Carlotto avrebbe sfondato comunque, vuoi mettere, vale e inoltre ha riempito una lacuna: la denuncia, romanzata, dell’industrioso e sommerso Nordest. Anche lui usa dei trucchi: ha trascritto la biografia di un bandito -o presunto tale, a cui già erano affezionati i suoi lettori.

      Però, GUIDO, cosa pretendi te lo chiedo anche io:
      se il tuo romanzo non l’hai finito né presentato… di cosa ti lamenti?

  14. deorgreine ha detto:

    Ma tu, Guido, mica scrivi per pretendere qualcosa.

    • guido mura ha detto:

      Ma sì, deorgreine, in fondo in fondo una pretesa c’è, quella di essere considerato scrittore e non matto grafomane, non dico scrittore come Calvino o Landolfi, Eco o Sanguineti, ma uno scrittorino piccolo piccolo, come i minori del Novecento. Invece non si diventa scrittori se non si ha qualche libro nel catalogo di Einaudi o Rizzoli, Mondadori o Sellerio o Bompiani. Gli altri semplicemente non esistono, come scrittori. Esistono come esseri umani grafomani, che qualche volta si piangono addosso. Capisco che razionalmente, anziché essere la “bestia”, è preferibile essere lo studioso che la analizza, ma io purtroppo ho fatto il salto masochistico, da studioso a oggetto, da cacciatore a bestia, e non posso più tornare indietro. In fondo sono cresciuto nel mito della letteratura e ci sono ricaduto proprio bene, anche se so che si tratta di illusione, e se so benissimo di rischiare il ridicolo, perché un discreto cacciatore non è necessariamente valido anche come bestia.

      • deorgreine ha detto:

        Penso che il riconoscimento dei cacciatori non sia l’unico elemento che fa di una persona che scrive un vero scrittore. NOn penso nemmeno che uno scrittore si vede solo dal fatto che ha pubblicato con una casa editrice anzichè con un altra. E non penso che un grafomane sia necessariamente uno scrittore, ma nemmeno che una persona che scrive sia solamente un grafomane. E penso che la grandezza di uno scrittore, così come di un pittore o un attore o chiunque faccia arte in genere possa essere etichettata o definita alla luce di cioò che il momento in cui vive ritiene essere arte o comunque degno di essere divulgato. La fame di riconoscimento è umana e lo è sempre stata, ma il riconoscimento condiviso è spesso fortemente condizionato dal potere e/o da dinamiche che hanno poco a che fare con il valore di un’opera in sè. E se è così, l’opera di un artista, se si tratta di vera arte, che sia letteraria, o pittorica, o cinematografica o di altro genere, non è valutabile se non nel lungo periodo e a volte passa innosservata anche per molto, moltissimo tempo, pur avendo delle potenzialità reali, pur essendo arte. E’ un fatto legato alla consapevolezza collettiva, alla capacità di saper riconoscere ciò che ha un reale valore artistico o meno. Il riconoscimento può avvenire o meno. Sapendo questo, tutto ciò che può pensare un artista della propria opera in termini di accettazione e riconoscimento da parte di chi ne potrebbe usifruire, diventa inutile. L’unica cosa utile che un artista può fare per se stesso e per gli altri è produrre. Il resto è di contorno e non è più affar suo. Nemmeno se questo controno fa la differenza in termini di sopravvivenza o meno dello stesso artista. Questo è un aspetto che è così che deve essere, perchè i condizionamenti dati dall’avvenuto o mancato risconoscimento inquinano l’arte. Sei stato tu una volta a dirmi che si fa arte per fare arte e non per avere dei riconoscimenti. 🙂

      • guido mura ha detto:

        Quando ti ho detto quelle ragionevolissime cose, deorgreine, facevo ancora, in parte, il cacciatore, mentre oggi mi trovo coinvolto tragicamente nella psicologia della bestia: è come essere diventati Hyde dopo aver subito una mutazione genetica. Naturalmente, oltre alla sopraggiunta ferinità, molte altre componenti congiurano nel determinare la mia attuale scura visione dell’esistenza (ammesso che esista realmente): la mancanza di azione, di amore, di fiducia nel futuro del mondo. Tutti elementi che non mi consentono di sperare nulla di buono. Eppure continuo a scrivere, pagina dopo pagina, mattone dopo mattone.

  15. deorgreine ha detto:

    Almeno tu scrivi. Penso che in fin dei conti, sia questo che conta. 🙂

  16. odinokmouse ha detto:

    Mi viene in mente una persona vicina quando le confessai senza enfasi la mia nascente passione per la scrittura e il mio dilettarmi ogni tanto a scrivere. Senza voltarsi, mentre la seguivo percorrere un corridoio e senza lasciar passare una pausa di tempo necessaria a formulare un pensiero che non fosse un pregiudizio, mi rispose esattamente: “Siamo pieni di manoscritti in casa editrice”.
    Questa brevissima storia è forse la risposta che potrei dare io a qualcuno che mi ha chiesto perché non scrivo un libro. Caro Guido, scrittrice diventerà presto anche Ruby, vedrai, e secondo il mio modestissimo parere qui molti scrivono meglio di autori che riempiono vetrine, ma non importa perché lo scrittore forse sta scomparendo e comprendo il disorientamento di chi lo è. Comandano i gusti delle masse sensibili perlopiù al clamore o all’autorevolezza del nome anche se conquistata in ambiti diversi; in fondo scrivere dovrebbe essere patrimonio di tutti e la ricerca in ogni ambito sembra avere sempre meno valore e non vorrei la letteratura facesse la fine della calligrafia. Non c’è altra strada che trovare il sistema di entrare nello scoppiettio del vortice mediatico per onore o disonore, in qualche modo sorprendendo e considerando che il secondo si dimentica facilmente, come alcuni fanno, ma poi ogni singolo tonfo è cronaca di vite diverse che si disperde in quello stesso botto e che dubito lascerà, nella maggioranza dei casi, alcuna eco.

    • guido mura ha detto:

      Dici bene: la quantità è il problema principale. E’ un portato dell’alfabetizzazione di massa, e poi della diffusione degli studi superiori e universitari. Per lo stesso problema non è più possibile attuare una selezione tramite concorso. Troppi sono i concorrenti e troppi i concorrenti preparati e idonei, per cui la selezione diviene impossibile o casuale. Vince chi è più fortunato o chi ha qualità aggiuntive non specificate o specificabili in un bando. Per fortuna tra un po’ non esisterà più nemmeno il lavoro, almeno come l’abbiamo conosciuto noi, figurarsi poi la letteratura o l’arte!

      • odinokmouse ha detto:

        Siamo diventati un numero esorbitante e il confronto con situazioni del passato in cui cultura e arte erano prerogativa di minoranze elitarie, non si può più fare. lo ripeto da quanto questo aspetto è determinante. Individuare il prodotto che si distingue è diventata una questione affidata al caso e finiscono quasi sempre per prevalere elementi non connessi al merito. Chi sarebbe, poi, in grado di valutarlo? Chi ti valuta, Guido? Gli editori sono commercianti.
        Basta guardarsi intorno, qui; tutti che sanno tutto, una rete infinita di autori che è un piacere leggere, tanto che siamo costretti a limitarci e a trovarci un confine. Anch’io mi sento sull’orlo dell’apocalisse, non comprendendo più quali saranno i meccanismi che sosterranno un mondo con prevalenza crescente di intellettuali. Facciamo del commento di deorgreine una ragione.

      • lillopercaso ha detto:

        C’è il lato buono: un sacco di gente che scrive, che scrivendo si chiarisce le idee, confronta opinioni, legge le cose di altri; anche chi con i libri non ha un buon rapporto.
        Dici poco?

  17. lillopercaso ha detto:

    DEORGREINE:
    “L’unica cosa utile che un artista può fare per se stesso e per gli altri è produrre” è la cosa più sensata che avrei potuto sentire, e oltre tutto travalica l’ambito ‘artistico’. Quindi, vale anche per me; quindi, per ora ti saluto, e vado a cucinare!

    • guido mura ha detto:

      Ciao, Lillo
      Mi dici: “se il tuo romanzo non l’hai finito né presentato… di cosa ti lamenti?”
      A parte che un romanzo, un romanzo breve, vari racconti e poesie li ho già presentati da un pezzo a diversi editori medio-piccoli e ancora non ho avuto il piacere di una risposta (a parte Adelphi che li ha cestinati subito, ma era scontato, visto che non ero presentato da un agente), e c’era materiale per almeno quattro volumi (la mia quindi è soprattutto angoscia dell’attesa), mi lamento per la prevedibile fine della letteratura, almeno come l’ho conosciuta. Purtroppo ho avuto il torto di puntare troppo (emozionalmente) su questa produzione e non mi sono reso conto di ragionare come se vivessi ancora nel secolo scorso. Scrivere oggi è un esercizio narcisistico, che depone male sulla sanità mentale di chi si ostina a produrre, a meno che non sia già introdotto nell’ambiente e non abbia la possibilità di elaborare un prodotto sicuramente valido dal punto di vista commerciale. Sarebbe meglio occuparsi d’altro, ma per la musica non sono abbastanza capace e per il bunga-bunga non sono sufficientemente ricco.

      • deorgreine ha detto:

        Scrivere è terapeutico, invece. Sono le aspettative che un po’ fanno male, ecco. Meglio scrivere non avendone. Scrivere e presentare senza aspettative. 🙂

      • guido mura ha detto:

        Ho iniziato a scrivere senza aspettative, quasi per una scommessa con me stesso; ma ormai mi sono esposto un po’ troppo. All’inizio nessuno sapeva che ero diventato “bestia”, da cacciatore che ero: Ormai lo sanno in tanti, anche se fingono di non vedermi per impallinarmi di sorpresa. A parte gli scherzi, per me, vecchio italianista, è difficile ritrovarmi in un mondo in cui la letteratura è stata ridotta al rango di passatempo e definita “scrittura creativa”, non troppo diversa dal giocare a bocce o risolvere cruciverba.

  18. stefano re ha detto:

    Molto molto bella. Complimenti.
    Stefano

  19. guido mura ha detto:

    Sto provando a sperimentare il passaggio da una scrittura più robusta e plastica, dal periodare ben definito, a un’andatura più ariosa e meno deterministica. Certo è come passare da Mendelssohn a Webern e non è facile, ma spero di riuscire a impadronirmi di questo differente modo espressivo.

  20. Innanzi tutto ti ringrazio del passaggio. Non mi esprimo sul dibattito perché ormai, da ciò che hai letto su WSF conosci il mio pensiero. Invece mi interessa questa palingenesi della scrittura che stai provando. Secondo me è sempre un bene per uno scrittore cercare altri modi per esprimersi. Leggerò dell’altro appena il tempo me lo permetterà per fare un commento più approfondito. Un saluto per adesso.

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