Il professore – Parte 1

Sono solo, ora. Preparo due hamburger alla piastra e bevo una birra scura, dal nome famoso, che ha pochissimo alcol e sa di caffè amaro: è gelata e mi disseta. So che la mia vita è segnata; posso anche confessare senza temerne le conseguenze; tanto tutto finirà presto, troppo presto.
Non c’è nessuno ad ascoltarmi, mentre parlo, cioè non c’è nessun essere umano, ma solo una macchina, con un microfonino piccolo, quasi ridicolo, dal color bianco sporco, una sorta di orecchio che riporta il suono della mia voce e lo conserva sul pc come sequenza di 0 e 1 e lo visualizza in forma di onda, fedele, anche troppo fedele. Qualcuno ascolterà le mie parole quando sarò morto. Bisogna che lo dica prima, a qualcuno, di cercare nei documenti del computer; altrimenti nessuno lo farà. Nessuno si mette a curiosare tra i file di una persona morta: preferiscono formattare il disco. Nessuno andrà mai neanche a recuperare le parole seminate in giro, sul web. Così ogni verità si perde. Ognuno conserva l’immagine ufficiale e positiva che ha sempre presentato in pubblico, la sua faccia perbene, il suo aspetto più conosciuto e rassicurante. Ma il suo doppio cupo e sconcertante, le sue frequentazioni nascoste, le sue meschinità, i suoi vizi e le sue anomalie giacciono da qualche parte, in forma di pensieri, messaggi, azioni sconosciute (ma ben impresse nella mente di qualcun altro), nei file, nei commenti, in un taccuino segreto, in un portentoso tesoro di segnali e di ricordi, che il cercatore non ritroverà mai senza il consenso del proprietario.
Però non era certamente questo che volevo dire: sto girando attorno al mio racconto, come se avessi paura di riaprire un capitolo segreto e tormentato della mia vita; mentre ormai non ho più nulla da temere da questa vita, se non la morte, che è già in cammino e che ormai conosce bene la strada.
È una storia di tanti anni fa, che risale a quando esercitavo le funzioni di docente in una celebre università, di cui però preferisco non fare il nome. Le mie lezioni riscuotevano un notevole successo, forse perché i giovani sentivano uscire dalla mia bocca le parole che volevano sentire, gli slogan che loro stessi urlavano in pubblico e scrivevano sugli striscioni. Ero io ad accarezzare la tigre e a scatenarla contro i miei nemici di sempre, i baroni borghesi, che dominavano il mondo accademico, pavoneggiandosi nel loro ridicolo potere che sapeva di muffa. Ero io a profetizzare l’avvento di una nuova generazione che avrebbe fatto piazza pulita dei luoghi comuni e avrebbe inventato una società nuova e più giusta.
Non so se credevo veramente alla possibilità di un rivolgimento così radicale, ma capivo che tanti ci credevano e che il mio ruolo era quello di recitare la parte dell’annunciatore di un mondo di progresso e di giustizia.
Questo ruolo di protagonista del mondo nuovo, unito alla mia naturale facondia, ad un fisico asciutto e gradevole e a un viso giovanile, che una barba ben curata rendeva interessante, mi aveva fatto diventare il beniamino dei giovani progressisti. Le mie allieve, poi, facevano di tutto per conquistare una delle poche tesi che riuscivo a seguire. Non posso e non voglio nascondere che qualcuna riuscì anche ad avere con me un rapporto privilegiato, che talvolta si trasformò in una breve relazione sentimentale.
Devo dire che non ero mai io a fare il primo passo e a proporre uno scambio indecente di favori. Erano piuttosto le ragazze a condurre il gioco, che solitamente cessava non appena avevano ottenuto il risultato desiderato. Molte di loro hanno poi fatto strada nel mondo giornalistico o nella carriera universitaria, mettendo a frutto le loro indubbie qualità intellettuali e la loro sublime assenza d’inibizione.
La mia vita trascorreva gloriosa e soddisfatta, tra un convegno e una discussione accademica, finché non incontrai una persona speciale.
Nicoletta era una ragazzina bruna, dagli occhi vivaci e ridenti. Non era più bella di altre donne del suo tipo che avevano allietato i miei giorni e le mie notti di scapolo. Ma c’era qualcosa in lei che faceva immaginare incanti e soddisfazioni più grandi di quelli reali; il suo sguardo e il suo sorriso erano pieni di promesse di misteriosi piaceri, anche se poi quelle promesse, in fondo, non si realizzavano e i piaceri immaginati continuavano a rimanere sepolti nell’oscura profondità della mente.
Nicoletta era, perciò, più che bella, affascinante e la naturale attrazione che la circondava come un’aura coinvolgeva anche i suoi coetanei. Lei, bisogna dire, non li incoraggiava molto e non mostrava di prenderli sul serio. Le sue priorità in quel momento erano diverse: puntava al successo e capì che con me avrebbe avuto una grande occasione. Frequentava le mie lezioni con regolarità, prendendo appunti in un suo quadernone giallo, e incontravo spesso i suoi occhi nocciola dai riflessi dorati che mi guardavano con un interesse che mi pareva non limitarsi ai contenuti delle mie proposizioni.
Poi cominciai a trovarmela davanti nei momenti più impensati, nei caffè che frequentavo, persino al market in cui facevo la maggior parte dei miei acquisti.
Diventammo così familiari che non ebbi problemi ad invitarla a casa mia. Le prime volte mi sforzai di tenere un atteggiamento corretto; leggevo i suoi elaborati e li discutevo, trovando in lei un’interlocutrice intelligente e originale. Ma poi, lentamente, l’attrazione che provavo per lei mi spinse a cercare un rapporto meno professionale. Cominciai ad accarezzarla sulle spalle o sulle gambe inguainate nei jeans celeste chiaro, stretti e morbidi come una seconda pelle. Guardavo con desiderio quella porzione di pelle liscia e bruna che appariva tra i jeans e la maglietta corta, ma non osavo ancora far seguire il tocco della mia mano allo sguardo. Tenerla comunque stretta in un abbraccio paterno e amicale mi procurava un profondo turbamento e capivo che la situazione si sarebbe evoluta attraverso progressivi slittamenti fino a raggiungere il pieno contatto fisico, che solo avrebbe potuto rendere sopportabile quella bizzarra eccitazione, già provata altre volte, ma mai con una tale insostenibile intensità.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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27 risposte a Il professore – Parte 1

  1. rossodipersia ha detto:

    È strano per me che invece penso di bruciare tutto e di non lasciarmi dietro le mie meschinità e le mie passioni. Ma è bella questa descrizione lieve dell’attesa di una pelle da scoprire. Per la birra, mai scura e amara e poco alcolica, ma bionda spumeggiante e naturalmente molto alcolica: vedrai che poi andrai in discesa 🙂

  2. carmilla50 ha detto:

    🙂
    ops, caro prof…:)
    che poi, chissà quante ne succedono veramente, di queste storie; ma poi in fondo qui si tratta di persone adulte…e quindi in grado di decidere quale atteggiamento tenere:)
    è anche piuttosto normale…in fondo il prof ( o la prof, naturalmente) può affascinare la studentessa (o lo studente), questo è sempre successo:)
    si potrebbe dire che il prof non dovrebbe cedere alla tentazione, proprio per il suo ruolo…vabbè…:)

  3. carmilla50 ha detto:

    azz…ma perchè passando il mouse sul frattale si legge la parola “assassino”????

    • guido mura ha detto:

      E’ il titolo dell’immagine; ma che sia un indizio?

      • carmilla50 ha detto:

        opsssssssssssssssssss…eggià, hai ragione; potrebbe essere un indizio…se si tratta di un thriller, ovviamente:)
        e infatti, credo che i thriller e gli horror ti piacciano…no?

        anche a me, d’altronde; eppure, non è che io sia così coraggiosa, perchè ad esempio vedere il sangue mi impressiona:)

  4. deorgreine ha detto:

    Hmmm… mi sa che qui i lupi mannari non si faranno vivi. Questo mi sembra un tuo modo nuovo di raccontare, ma potrei anche sbagliarmi. E comunque, neanche a dirlo, aspetto il resto. 🙂

    • guido mura ha detto:

      E’ piuttosto il ritorno a una serie di racconti che avevo interrotto. Questo racconto era rimasto a metà e ora spero proprio di finirlo. Quanto ai lupi mannari, nella vita reale ci sono tanti licantropi e vampiri molto ben mascherati.

      • deorgreine ha detto:

        E’ pieno zeppo di vampiri e licantropi, vero? Me ne sono resa conto pure io… di vampiri sopratutto; fa niente, ci difenderemo cercando di non dare loro soddisfazione. Teniamo i paletti di frassino nascosti, intanto. 🙂

  5. m0ra ha detto:

    Imprimere la propria porzione oscura in una mente umana oltre che nella memoria fredda di un pc mi sembra già un bell’inizio.Non credo che lo stereotipo del professore seduttivo sfocerà nello stereotipo consecutivo ovvero il fulmineo percorso universitario della studentessa. Qualcosa me lo suggerisce 🙂

  6. lillopercaso ha detto:

    Chi vivrà vedrà.
    Si vedrà. Chi vivrà?

    • guido mura ha detto:

      Qualcuno sì, qualcun altro no, come sempre. Ed è meglio che questo racconto lo finisca, per non lasciare che i personaggi se la sbrighino da soli, come in Romanzo medievale di Mark Twain.

  7. egle1967 ha detto:

    Sara’ lei quella che amava registrare la tua voce , di nascosto , e poi te ne ha parlato? Sara’ lei quella che ti ha spezzato il cuore?
    In seconda ragioneria mi sono presa una cotta, durata un anno, accidenti, per,il professore di Fisica, non ed. Fisica, e sono stata anche a casa sua e non lo dimentichero’ mai…mi ha fatto conoscere la musica che ancora adesso amo….ciao !

    • guido mura ha detto:

      Raramente le prof mi hanno insegnato qualcosa, e nemmeno io a loro, purtroppo; ma a quei tempi le donne le preferivo più giovani di me. Il mio prof innominato però temo che stia per combinarla grossa.

  8. ioviracconto ha detto:

    Ecco un bel racconto, trovato per caso, che promette un seguito.
    Una prosa dolente e lucida, complimenti…

    • guido mura ha detto:

      Grazie per il passaggio. Anche a me capita di trovare per caso narrazioni o poesie apprezzabili. Questo è appunto il nostro problema. Una volta chi intendeva dedicarsi alla prosa o alla poesia trovava riviste o quotidiani disposti a ospitare i suoi scritti (e veniva perfino pagato); qualche volta appariva anche qualche editore disposto a raccogliere quei testi in volume. Oggi tutto è disperso su varie piattaforme blog dove qualcuno scopre un autore per caso. E’ un limite del nostro sistema di comunicazione, dove si celano prodotti spesso di qualità, sottovalutati e invisibili, quando ad esempio nel primo Novecento si pubblicavano con facilità volumi di narrativa che oggi ci vergogneremmo di pubblicare su qualsiasi blog.

  9. (Che bella scrittura: precisa e appuntita, semina indizi e tiene col fiato sospeso, perché subito si vorrebbe essere nella pagina dopo)
    grazie.
    z.

  10. Torrente ha detto:

    Ecco un incipit decisamente di classe per tanti versi… e nessuno te lo ha pubblicato o ne ha fatto cenno su una pagina di un giornale, Guido!
    Tu non ti dai troppo da fare per risultati, alla fine, non veramente così positivi come taluni blogger vogliono far credere ai lettori…
    Questi blogger, con contatore in prima vista naturalmente, invece, si dannano in molti sensi per essere nominati almeno in un trafiletto che può essere letto solo con la lente di ingrandimento.
    Purtroppo ciò che di migliore io leggo nei vari blog non ha mai vinto un premio letterario (anche se parrocchiale, ma che fa notizia comunque).
    Tu sai scrivere davvero e riesci a far intuire a pelle che il seguito della storia sarà imprevedibile.
    Naturalmente essendo tu colui che regge i fili, senza dubbio, vi sarà un qualcosa di non scontato, insolito.
    Dovrebbero venire qui, su questo blog come in qualche altro spazio virtuale, gli editori per trovare qualcosa di valido da pubblicare.
    Ho approvato molto anche quello che sintetizzo con una tua frase “Così ogni verità si perde.”
    Il professore scoprirà con le sue dita la pelle della studentessa. Noi lettori parteciperemo a tutto attraverso le tua maestria nel narrare. 🙂 Grazie.

  11. lillopercaso ha detto:

    Ecco! Guido! Ma se gli editori non passano da qui per caso… non possiamo far qualcosa per forzarlo un pochino, questo caso?
    (Contatore? :/ Tipo raccontatore : o che ?)

    • Torrente ha detto:

      Scusami, Guido, se mi permetto di rispondere a lillopercaso.
      Quando troviamo qualcosa di decisamente positivo, dovremmo scriverlo più e più volte nella maggior parte dei blog, anche di quelli di persone note.
      Poi possiamo sperare che la dilagante idiozia riesca a stancare e, quindi, che anche gli editori abbiano voglia di qualcosa di nuovo veramente valido.
      Con questo non voglio assolutamente dire che tutto ciò che è pubblicato oggi sia non meritevole, ma, talvolta,mi capitano per le mani certi libri che non valgono assolutamente.
      Parlare e parlare con più persone possibili che possano acchiappare un editore, portarlo, anche se incatenato, per esempio, su questo blog e far leggere ciò che Guido Mura scrive ed il suo curriculum.
      So che il problema è molto più profondo, ma io voglio sperare… 🙂
      I

      • guido mura ha detto:

        Per costrigere un’editore a leggere un blog ci vorrebbe Kathy Bates (quella di Misery). In realtà molti editori o agenti giovani sono molto legati a blog di amici e fiancheggiatori, i cosiddetti “blog di qualità”, in realtà specchietti per allodole. Blogger di qualità ed editori e agenti mascherati si presentano come persone giovani ma preparate, accoglienti e tanto spiritose. E’ Il solito gioco di chi fa parte di una casta, che è presente in tutte le realtà italiane.

    • guido mura ha detto:

      L’unica cosa possibile, considerando anche il momento di crisi e lo sviluppo del mercato editoriale, è fare da soli, non escludendo il prodotto digitale: Gli editori, poveretti, sono invasi dalle nostre cartacce e bisognerà liberarli da questa immane fatica. Ormai tutti gli operatori che si incontrano nella filiera del libro chiedono una sola cosa: soldi. Soldi per valutare, soldi per pubblicare, soldi per promuovere, anche perché, se si limitassero a fare il loro lavoro, chiuderebbero. Tutti gli editori con cui ho pubblicato finora i miei articoli (da Fabrizio Serra a FrancoAngeli a Viennepierre a ESI ecc.) non sono andati in rosso perché la pubblicazione era finanziata da istituti universitari o culturali. Quando non c’è stato il finanziamento, la pubblicazione è saltata.
      Per la narrativa e la poesia il percorso è più difficile. Per quanto mi riguarda, ho inviato l’estate scorsa per e-mail il materiale che avevo pronto a una decina di editori, compreso uno con cui avevo già collaborato, ma non ho avuto risposta. Evidentemente quel materiale (un romanzo e un paio di romanzi brevi) non era appetibile. I racconti non sono nemmeno presi in considerazione dall’attuale editoria, che punta su opere lunghe, di varie centinaia di pagine, e su autori giovanissimi.
      Ho avuto perfino la faccia tosta di mandare una raccolta di versi al premio Montano, ma ovviamente senza nessuna speranza. L’Italia è piena di poeti (una volta anche di santi e di navigatori) e molti di buone capacità tecniche (da critico lo devo riconoscere), per cui è più facile vincere la lotteria di capodanno che un premio letterario.
      Se non otterrò risposta da almeno un editore nei prossimi giorni, dovrò decidermi o a produrre i miei libri da solo o a dare per scontato che non siano adatti alla pubblicazione e cercare di produrre qualcosa di più consistente.
      Tutto qui. Accetto consigli da chi ha più esperienza di me. Qualche amico (non di blog) mi ha già consigliato di lasciar perdere e di dedicarmi ad attività più divertenti.

  12. deorgreine ha detto:

    Io fossi in te, non ascolterei amici (non di blog). 🙂

  13. wolfghost ha detto:

    Una grande partenza, mi piace molto 🙂 Il protagonista mi ricorda ricorda parecchio un docente che è spesso in televisione… Non ti dico chi, pero’… la barba non ce l’ha 😉
    http://www.wolfghost.com

  14. maat ha detto:

    Mi entusiasma l’ncipit.
    la tua scrittura è scorrevolissima e gradevole.
    Sì, è vero, di personaggi rapaci pullula il web, ma i peggiori sono quelli che si travestono da agnelli e poi diventano lupi.
    Aspetto di leggere il resto.
    m.

  15. graziagardenia ha detto:

    Scrittura che affascina la tua, Guido. E non solo per il lessico prosciugato che non deborda mai. E poi, ce ne fossero di professori in grado di di dire:” Ero io a profetizzare l’avvento di una nuova generazione che avrebbe fatto piazza pulita dei luoghi comuni e avrebbe inventato una società nuova e più giusta”. Anche se capiamo subito che non bastano i propositi, perché semini inquietudine tra le righe . . . Sei molto bravo.
    grazia

    • guido mura ha detto:

      Vorrei ringraziarti di cuore, Graziagardenia. Lo stile, per questo tipo di racconti-monologo, dev’essere sobrio e razionale. Nella serie “assassini”, di cui fa parte, ho dovuto usare a volte anche un registro diverso, per adeguare il discorso ai personaggi. A volte un tono euforico-maniacale, con un contorno di salsa barocca, è indispensabile. Ma non in questo caso, in cui il protagonista-narratore cerca di programmare le sue azioni lucidamente e razionalmente.
      Quanto ai professori… Beh, una volta ce n’erano tanti così e c’erano anche tanti studenti che non erano meglio dei loro docenti. Sono stati spesso abili a cavalcare il dissenso e a procurarsi posizioni di potere, subentrando a coloro che avevano combattuto. Se il mondo è lo schifo che ci ritroviamo lo dobbiamo anche a questi campioni dell’ipocrisia del potere. I molti che sinceramente seguivano i loro capi sono stati accontentati con qualche posticino marginale e si sono adattati ai successivi mutamenti di regime. Oggi si avanza una nuova generazione di contestatori: spero ardentemente che non facciano la stessa fine.

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