Il professore – Parte 2

L’estate, infine, diede il colpo di grazia alle residue resistenze di entrambi. L’abbigliamento di Nicoletta cominciò a lasciare scoperte parti sempre più estese del suo corpicino flessuoso. Le mie carezze perciò iniziarono a diventare meno discrete, anche perché effettuate sulla pelle nuda e non più sui tessuti che la rivestivano. Così, finalmente, le mie mani. risalendo sulle sue gambe giunsero fin dove prima non avevano avuto occasione di arrivare, con irrisoria facilità e, messa da parte ogni finzione, iniziarono carezze che lei, ormai profondamente coinvolta e incapace di resistere, non rifiutò. Pochi minuti dopo, la mia bocca sostituì le mani nella ricerca di quell’intimità per tanto tempo rimasta segreta. Lei tratteneva la mia testa con le sue mani, come per evitare che il mio movimento potesse cessare all’improvviso, mentre si abbandonava all’indietro sullo schienale del divano.
Fu quello l’inizio di una relazione impossibile, ma eccitante, che doveva produrre effetti impensabili. Mentre ero sempre riuscito a tenermi emotivamente distante, per quanto fattibile, dalle vogliose e opportuniste ragazzette che mi affidavano il loro futuro, con Nicoletta qualcosa di oscuro prese il sopravvento. Per la prima volta nella mia vita ero geloso e capivo di non avere la situazione sotto controllo. Non potevo sopportare che lei continuasse a coltivare un suo spazio di relazione, amicizie femminili e maschili, frequentazioni e piaceri, che dovevo supporre innocenti, ma dai quali io ero naturalmente escluso. Finivo per sospettare che la mia presenza nella sua vita fosse solamente strumentale, che lei cioè mi usasse per raggiungere i suoi obiettivi, al di là delle soddisfazioni erotiche che la nostra relazione era in grado di offrirle.
Cominciai persino a seguire l’oggetto del mio irrazionale sentire, precipitando in un abisso che mi allontanava sempre più dal mio procedere razionale, e me ne stupivo, nei momenti in cui riprendevo il controllo dei miei pensieri; ma questi momenti divenivano sempre più rari, mentre un fuoco sconosciuto mi divorava, ponendo al sommo delle mie preoccupazioni una sola di queste: il timore di perdere Nicoletta, di non poterla più incontrare e godere con lei di quella morbida e gioiosa naturalezza che era il privilegio del nostro rapporto.
Non potevo nemmeno farle scenate di gelosia, per coerenza con i miei abituali comportamenti e con le mie più profonde convinzioni. Lei non doveva dubitare della mia superiorità intellettuale e della mia capacità di tenere a freno le emozioni, per evitare di cadere in comportamenti meschini e lontanissimi dal dominio degli istinti ancestrali che avrebbe dovuto essere proprio di un filosofo, quale mi pregiavo di essere.
Seguendola, con discrezione ma con pervicacia, mi resi conto che lei, pur assecondando il mio piacere e tenendosi a mia disposizione per il tempo che la prudenza consigliava, non aveva rinunciato a una sua autonoma vita sociale.
Anzi, dopo essere diventata la mia amante, Nicoletta, che prima pareva insensibile alla corte degli altri ragazzi, aveva iniziato a incontrarsi con un suo quasi coetaneo, un ragazzino brillante e fresco di laurea, non brutto, ma nemmeno particolarmente attraente: Il principale suo pregio sembrava però essere uno spirito ironico e dissacratore che lo rendeva divertente agli occhi della ragazza, che con lui si sentiva a suo agio (o almeno così le pareva).
Il giovane, che si chiamava Bruno, era piuttosto mingherlino, poco più alto di lei e aveva un muso puntuto, la bocca stretta e un naso sottile, che gli davano un aspetto arguto e furbesco.
Cercai di convincere Nicoletta a non dare importanza al suo rapporto con quel ragazzo; ma lei se n’era letteralmente invaghita. Compresi che ero scivolato a un livello inferiore nella scala delle sue priorità sentimentali e lei stessa non fece mistero della sua intenzione di impegnarsi seriamente con quel suo spasimante e addirittura cominciò a parlare di matrimonio.
Sapevo che i due giovani s’incontravano spesso e avevano certamente rapporti sessuali e la cosa iniziò a disturbarmi, fino a che non la ritenni addirittura insopportabile. Di notte mi accadeva di pensare con disgusto agli incontri della mia graziosa amica con quella specie di furetto e mi pareva quasi che il loro amplesso (quello che mi pareva d’immaginare) fosse un atto contro natura. Bruno mi appariva ormai come una sorta di animale e immaginavo il coito dei due giovani come quello di un mustelide con una femmina della specie umana. Era necessario troncare quel rapporto, evitare quelle brutture, recuperare l’ardore appassionato che sempre meno spesso Nicoletta mi dedicava. Bisognava modificare quella vicenda, ma come? Gli avvenimenti stavano precipitando e ben presto la mia Nicoletta sarebbe stata sempre più distante da me e forse esclusa per sempre dalla mia vita. Non potevo ricattare Bruno e costringerlo a staccarsi dalla ragazza, per non fargli capire quanto forte fosse ormai diventato il mio legame affettivo con lei e come anzi si fosse sviluppato sino al punto di farmi perdere la mia preziosa razionalità. Dovevo agire con astuzia e intervenire senza farmi notare, mostrando di accettare un ruolo subordinato, mentre la mia vera funzione era quella di essere motore dei fatti.
Bruno aveva bisogno di me, per la sua carriera, e decisi di parlargli senza testimoni, in istituto, una sera in cui bighellonava per i corridoi, ormai quasi deserti.
Gli dissi chiaramente che avevo una relazione con Nicoletta.
« Lo so » fu la sua risposta. Poi aggiunse che non era geloso e che se Nicoletta preferiva un rapporto aperto, non sarebbe stato certamente lui a rinunciare a lei per questo motivo. Probabilmente contava sul fatto che, essendo molto più giovane di me, avrebbe finito prima o poi per rimanere padrone del campo.
Feci finta di trovare un accordo con lui. Bruno avrebbe acconsentito a qualche ulteriore scappatella di Nicoletta, in cambio del mio appoggio in ambito accademico. Il suo atteggiamento era pratico e disinvolto, di una totale disinvoltura morale. Sembrava che non si rendesse conto che il suo patto con me equivaleva a una vendita del corpo di Nicoletta. In cambio di quella temporanea cessione quel cinico individuo avrebbe avuto i suoi vantaggi. Non era il solo in quell’ambiente, a dire il vero, a tentare la fortuna con ogni mezzo e si sa che, alla fine, si ricordano solo i risultati raggiunti e non lo stile e gli stratagemmi utilizzati per ottenerli.
Ben presto il rampante giovanotto iniziò a lavorare all’università, anche con il mio appoggio, e si mise ad assecondare con passione tutti gli intrallazzi di cui veniva a conoscenza. Questo lo rendeva particolarmente utile nelle occasioni in cui era necessario trovare qualcuno disponibile a dimenticare gli obblighi della giustizia e della legalità, pur di realizzare il bene comune, ma ne faceva anche un temibile testimone, nel caso in cui qualche verità nascosta fosse trapelata.
Ben presto si vide che le sue condizioni economiche erano divenute esageratamente floride e che il suo treno di vita viaggiava su binari privilegiati. Anche Nicoletta fruiva dei vantaggi del successo del suo ragazzo e lo accompagnava spesso nelle sue feste e nelle sue dispendiose follie. La cosa le piaceva e più le piacevano i regali che con ingenuità e civetteria mi mostrava, nei nostri ormai rari incontri segreti.
Bruno non badava a spese e si capiva che le sue quotazioni continuavano a salire nel listino dei titoli di Nicoletta, mentre le mie scendevano inesorabilmente.
Dovevo studiare un modo per allontanarlo per sempre dalla vita della mia preferita.

Dopo molte esitazioni pensai che non avevo alternative. Ovvero le scartai tutte. Spedirlo all’estero non avrebbe risolto il problema. Anzi, Nicoletta avrebbe scoperto il manovratore occulto nella decisione di Bruno di lasciare l’Italia e forse avrebbe addirittura seguito il suo ragazzo, per farmi dispetto. Convincere Bruno a lasciarla non era nelle mie possibilità: non ero abbastanza ricco per avere quel potere. L’unica cosa da fare era eliminarlo fisicamente. In fondo, ben pochi delitti hanno come esito una condanna e d’altra parte il rischio fa parte del gioco. Addirittura il piacere intellettuale della elaborazione di un delitto perfetto costituisce la principale soddisfazione dell’azione criminosa. La cosa più importante è che i delitti non vengano riconosciuti come tali, il che è abbastanza facile: basta che il corpo non venga trovato e che il movente non appaia troppo trasparente. Quando qualcuno scompare, la prima ipotesi formulata dagli inquirenti è che si tratti di un allontanamento volontario, cosa che nel caso di Bruno, personaggio discutibile e invischiato in tanti loschi affari, poteva essere credibile.

Per mia fortuna (e per sua disgrazia) Bruno era cacciatore. Lo ero anch’io, di tanto in tanto, e si era appena aperta la stagione della caccia. Convinsi Bruno a unirsi a me per cacciare insieme, in un giorno in cui non avevo lezione all’Università, ma mi feci invitare a una battuta di caccia per il giorno precedente, in modo da giustificare l’eventuale presenza sul mio corpo di polvere da sparo. Ci saremmo dovuti incontrare su uno spiazzo che portava al bosco di Bisaccia, dove di solito si trovava la migliore selvaggina stanziale. Arrivai almeno un’ora prima di lui e nascosi la macchina un po’ più in là, in modo da non renderla visibile da parte di eventuali altri cacciatori. Avevo cambiato le gomme in garage, mettendo su un paio di gomme vecchie, ma ancora utilizzabili, che avrei buttato successivamente in una discarica. Non volevo che la mia presenza nel bosco fosse rivelata dalle impronte delle mie gomme. Allo stesso modo e per lo stesso motivo mi sarei liberato degli stivali, anche quelli ormai allo stremo, dopo tanti anni di servizio, e di fatto non più usati da tempo. Dio, a quante cose bisogna pensare per eliminare la miserabile vita di uno di questi malvagi animaletti che si definiscono uomini, che la natura e il destino spazzano via a migliaia, ogni giorno, senza preoccuparsene troppo e senza doversi procurare neanche un alibi!

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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18 risposte a Il professore – Parte 2

  1. carmilla50 ha detto:

    azzzzzzzzzzz…lucidissimo, e determinatissimo, questo prof…quel ragazzo, Bruno, non si può dire che sia una perla, certamente, dal momento che non si fa alcuno scrupolo addirittura nel “prestare” la sua ragazza al prof…insomma, questi due uomini non si fanno per niente onore, ecco; direi che la ragazza Nicoletta farebbe bene a lasciarli perdere tutti e due e a cercarsene un altro un pò migliore:)
    ma vedremo come procede la storia…eh?:)

  2. deorgreine ha detto:

    Eh, è una faticaccia liberarsi di questi animaletti, ma qualcuno deve pur farlo, che vuoi farci? (Sto scherzando, eh?! Cioè, seguivo il ragionamento del Prof.!!) Mi sto appassionando davvero, Guido! Credo che sia talmente veorsimile la cosa, che mi vien da pensare che forse, forse è accaduta davvero… forse.

  3. melogrande ha detto:

    Bruno lo vedo male, ma pure il prof passerà i suoi guai, se conosco un po’ Guido…
    Ci sarà da divertirsi, insomma.
    Aspettiamo la prossima puntata…

  4. maria d'ambra ha detto:

    Caro Guido ho letto entrambe le parti e sono rimasta subito colpita dalla qualità della scrittura, da come ogni frase non stia lì per caso, ma faccia parte di una costruzione perfetta di incastri. Non che non lo sapessi già, ma era da un po’ che non leggevo la tua fluida prosa. Quando tutto è ben dosato il lettore non corre il pericolo che spesso sta in agguato nei blog, ovvero di ferirsi la vista irreparabilmente…
    A proposito della conversazione avviata nel post precedente mi trovo infatti d’accordo con quanto dite tu e Torrente a proposito dei blog e dell’editoria. Mi urta parecchio vedere gente che scrive con i piedi venire osannata da più fronti e altri che sanno usare bene le parole, finire invece nell’oblio. Perciò spero che riceverai al più presto delle risposte positive.
    un abbraccio

    • guido mura ha detto:

      Cara Maria, tu e Torrente siete veramente deliziose nel sostenere il mio tentativo di svolgere il lavoro di scrittore in un’epoca che non prevede più questa figura, ma che ne ricerca ansiosamente altre, più legate al mondo della politica e dell’economia. I rapporti sociali e la visibilità sociale sono da tempo molto più importanti della propria attività produttiva. Io, come tanti altri, ho dimenticato di crearmi questa rete di conoscenze, protezioni, appoggi politici, perché non era nel mio carattere; di conseguenza sono “invisibile”. Nonostante tutto continuo a scrivere, perché ormai è diventata un’abitudine e non posso più farne a meno, perché l’acqua del torrente non può rinunciare a scorrere.

  5. lillopercaso ha detto:

    Benebene! Pare che non ci siano vittime proprio innocenti, qui. Che si facciano fuori tra loro, magari non direttamente? Non mi dispiacerebbe. Ma vedremo se qualcuno si riscatta, come spesso accade ai tuoi personaggi.
    Ciao!

    • guido mura ha detto:

      Secondo me, Lillo, la gente è molto spesso così: un po’ innocente, un po’ colpevole. Poi, naturalmente, ogni tanto qualcuno esagera e la combina grossa. A dire il vero, esistono anche quelli davvero innocenti, incurabilmente onesti, ma non fanno carriera.

  6. cristina bove ha detto:

    leggerti è un piacere imperdibile.
    La tua penna dissacra e disvela realisticamente, e letterariamente con la maestria che ti è propria.

  7. Torrente ha detto:

    Non ho avuto il tempo necessario per leggere tutto bene. Poichè “leggerti è un piacere imperdibile”, come scrive Cristina, tornerò molto presto…a scorrere le tue parole.

  8. Torrente ha detto:

    Ho letto con grande piacere questa tua seconda puntata. Non posso che non essere d’accordo con le parole di Cristina. La chiusa è davvero eccezionale. Complimenti, Guido. Tu fai vivere i tuoi personaggi con una tua lucidità incredibile. Chiunque può incontrarli nella realtà quotidiana.

    • guido mura ha detto:

      Ti ringrazio, Torrente. E’ proprio questo che mi piace pensare: che i miei personaggi siano veri e che li si possa incontrare per la strada, in mezzo alla gente comune.

  9. Torrente ha detto:

    Oggi, in mezzo a noi tutti, è facile incontrare anche persone peggiori. Non aggiungo altro…

  10. odinokmouse ha detto:

    Si toccano Guido, e lei volentieri. Però…accidenti al peggio! Sempre mirabile il tuo stile letterario così chiaro e mai cedevole a una seduzione ricercata; non è scrittura creativa, ma letteratura che sa indagare a fondo i personaggi e ricostruire ambienti con mirabile esattezza e credibilità; ci riporti in quei luoghi a quei tempi, in quelle mentalità. Sono l’ultimo che può farti una critica diversa dal dirti che è un piacere leggerti.
    Bruno lo vedo sparato anch’io, e Amen, ma tu ti sei è messo un po’ in un casino. O vediamo…

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