Miserie del discorso

Frasi fatte

Da qualche tempo assistiamo a uno strano fenomeno di impoverimento del discorso. Avviene che qualcuno crei o faccia propria una frase, una parola, uno slogan: può essere un giornalista, un politico, un professionista di strutture comunicative. Ebbene, tutti si accodano, seguono come pecore il portabandiera, si rifiutano di pensare a un modo diverso e personale di proporre idee e percorsi. La miseria creativa, l’assenza di originalità, la povertà di contenuti si avvolgono in queste forme precotte e predigerite e se ne fanno scudo e motivo di forza, dovuto allo spirito da mandria che sembra dominare in questo nostro povero paese, in cui la cultura è stata sostituita dall’imitazione e le parole sono state soggiogate e addomesticate dalle crocette dei test.

In ossequio alle nuove mode, se si ritiene che qualcuno si debba dimettere, si dice che “deve fare un passo indietro”, se si deve proporre un’azione decisa e priva di tentennamenti, si usa la frase “senza se e senza ma”, se si pensa all’opportunità di un impegno civile o politico si scrive “se non ora, quando”, e ancora si conclude un discorso con un bel “meditate, gente, meditate” oppure “e quant’altro” al posto di eccetera, se si elenca qualcosa.

Tutte queste forme, che nascono con l’intenzione di creare slogan efficaci, o semplicemente di facilitare il discorso, si usurano velocemente e si trasformano in armi spuntate. Come sempre, le frasi fatte rivelano la sostanziale stupidità di chi le usa. La novità, l’irritualità, la rilevanza creatrice e dirompente della parola devono riprendere il proprio ruolo, se si vuole veramente provocare, trasformare, proporre soluzioni intelligenti e originali.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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37 risposte a Miserie del discorso

  1. melogrande ha detto:

    Essendo il calcio al pari della politica un luogo d’ elezione per le frasi fatte (ma almeno i telecronisti sportivi hanno la scusante che devono parlare in fretta e non hanno tempo di forbire il discorso) ti segnalo un divertentissimo articolo scritto da Stefano Bartezzaghi qualche tempo fa sulla “neolingua” del calcio. Tutto vero…

    http://www.repubblica.it/sport/calcio/2011/01/03/news/lingua_del_calcio-10799096/

  2. guido mura ha detto:

    Grazie per la segnalazione. Non sono un gran conoscitore di linguaggi sportivi; ma da quel che so il giornalismo sportivo è stato occasione di sperimentazione linguistico-letteraria per tanti professionisti della carta stampata, e spesso con risultati interessanti. Spesso anzi si è avuta nel settore sportivo notevole creatività, come difficilmente avviene nella cronaca politica, specie televisiva. Anche nella comunicazione la vita politica italiana appare debole, ripetitiva e stantia, oltre che grottesca e becera.

  3. deorgreine ha detto:

    La comunicazione nella politica sta contribuendo alacremente al disinteresse diffuso alla politica. E la comunicazione televisiva contribuisce ad incrementare l’interesse morboso per il nulla. Niente politica, niente d’altro. Il niente passa attraverso la parola esattamente come dovrebbe passarci la conoscenza. Le menti che usano la parola per far passare conoscenza esistono, ma hanno pochissima voce. Dovrebbero prendere lezioni di canto e tirarla fuori tutta, la voce!

  4. melogrande ha detto:

    Il linguaggio dei politici italiani ?
    Da stendere un velo pietoso.
    “Fanno quadrato” nel respingere la “gogna giornalistica” ed il “tritacarne mediatico” che esercita “attacchi strumentali” mediante “inchieste ad orologeria” che “alimentano l’ antipolitica”.
    Ma provare ad essere un po’ più onesti, quello mai.
    😀

    • guido mura ha detto:

      Sai com’è: se sono onesti manco li eleggono, pardon “nominano”, e nemmeno guadagnano. In questa amatissima repubblica fondata sull’ipocrisia perché non eleggiamo Messina Denaro presidente della Repubblica e non legalizziamo droga, prostituzione, scommesse clandestine “…e quant’altro” 🙂 , visto che è su questo che ancora ci reggiamo e che grazie a questo i ristoranti sono pieni e gli aereoporti pure.

    • lillopercaso ha detto:

      Ci serve il corrispettivo politico dello sportivo Vujadin Boskov: “Rigore è, quando arbitro fischia.”

  5. wolfghost ha detto:

    Soprattutto quando alle frasi fatte non seguono i fatti.
    Credo che in fondo sia mancanza di personalità, di fiducia in sé stessi: si scimmiotta un altro perché si pensa di non essere interessanti così come si è.

    Bravo Guido, sei sempre sul pezzo… opssss! 😛

    http://www.wolfghost.com

  6. carmilla50 ha detto:

    vero, ci sono via via questi “tormentoni”, tipo frasi fatte, parole di canzoni, e roba del genere. il problema è che dietro tutte queste parole sprecate spesso non c’è nulla. un esempio lampante è proprio la nostra classe politica; loro sono tanto bravi a snocciolare frasi e propositi fumosi..i fatti però poi non si vedono mai…che pena, che nausea…

    • guido mura ha detto:

      Il tormentone andava bene nell’avanspettacolo e infatti il mondo politico-giornalistico attuale è pieno di attori, qualcuno anche divertente; ma il teatro è finzione, è recita, e ancora il popolo non se ne è reso conto, oppure si diverte e accetta di vivere la commedia, almeno finché non si trasforma in dramma.

      • carmilla50 ha detto:

        il guaio è che ci sono un pò troppi “attori”, almeno per i miei gusti; e mi accorgo con molta rabbia che spesso le loro parole sono solo una finzione…tutto questo sta diventando un dramma, proprio vero.

  7. cristina bove ha detto:

    E nei vari governi che si susseguono non si fa altro che agitare il barattolo, previa aggiunta di qualche neologismo, un abbondante spruzzo di “mi consenta”, una spolverata di “periodo epocale”, un tocco di “convergenze e sinergie” e il nuovo cocktail idiomatico è pronto per riempirsene la bocca.

  8. ioviracconto ha detto:

    Le persone s-fatte di questi nostri tempi, Guido, parlano con frasi s-fatte. Hai ragione tu. Bisogna cominciare da capo, con gente nuova che sappia inventarsi un’utopia, un’idea, quindi un linguaggio.
    Fai qui riflessioni lucidissime.

  9. deorgreine ha detto:

    credevo di aver lasciato un commento qui, ma forse mi sbagliavo. 😛 Scusami Guido, ma non ci capisco niente. Vediamo se funziona.

  10. melogrande ha detto:

    lillo,
    … e soprattutto “non vedo motivi per dimettermi” !

  11. maria d'ambra ha detto:

    Mai come in questo periodo la parola è svuotata, abusata, vilipesa, involgarita, afflitta dal peso dell’inconsistenza dei dialoghi e offuscata dall’arrogante ignoranza che, guarda caso, è sempre logorroica…
    il linguaggio in declino era stato già fortemente sottolineato nel 1989 da Nanni Moretti nel film Palombella Rossa. Ormai è famosa la frase detta alla giornalista: “come parla? le parole sono importanti!”

    • guido mura ha detto:

      Eppure la povera giornalista non diceva nemmeno “… e non solo”, oppure “… e quant’altro”. Oggi la situazione mi sembra peggiorata, in direzione di un appiattimento imbecille del discorso che si unisce alla perdita di una reale capacità di elaborare idee.

      • lillopercaso ha detto:

        “Quant’altro” mi pare corretto, può non piacere perché pesante, burocratico; e proprio per questo viene usato per scherzo… un po’ come si diceva ‘nella misura in cui’ per burlarsi di una certa élite intellettualoide.
        O forse perché sembra lasciarti in sospeso… Ma devo tacere, proprio io, che scrivo “..piuttosto che.” , punto. 😀

    • lillopercaso ha detto:

      Eppure le metafore e i modi di dire, oltre che essere efficaci, illustrano -quasi nel senso di ‘dipingere’ – il carattere di chi le usa, sia persona, sia paese. Moretti (non grande: enorme moretti!) in questo film, reagisce così perché non ritrova gli agganci al mondo che gli era familiare, perché è scollegato (e qui mi prenderei una sberla).

  12. Torrente ha detto:

    Facendo mio il gergo dei carabinieri, a domanda risponde:
    “Come stai?” “Abbastanza”
    Bene, male, triste, allegro, depresso, euforico… Mah.
    Perchè non dire una parola in più che faccia comprendere in questo caso?
    E’ la moda di oggi!
    Post intelligente, Guido!
    Immagine elegantissima.

    • guido mura ha detto:

      Pigrizia, Torrente, è solo pigrizia. tra un po’ avremo un servoparlatore che elaborerà lui le parole per esprimere i pensieri che si formano nella mente, sempre che non perdiamo anche la capacità di pensare, delegando qualche robot a farlo (pensare è così faticoso!). In cambio abbiamo migliaia di romanzieri che scrivono testi di seicento pagine e altri che se li fanno scrivere.

  13. egle1967 ha detto:

    Il problema è che una povertà di linguaggio inibisce il pensiero…porta alla non richiesta di pensare e si finisce a pensare esattamente come parliamo…a volte sento in ufficio ragazzi giovani che parlano esattamente come si scrivono via sms e niente di più e questo è davvero preoccupante. E secondo me non è una questione di cultura, ma di educazione al pensiero , alla curiosità e alla possibilità, che si possano avere idee personali, che non trovano la loro espressione nelle solite quattro parole…la coscienza mentale avviene tramite il pensiero e il pensiero si esprime attraverso il linguaggio. il linguaggio di oggi mi sembra il frutto di menti che sono disinteressate e diseducate a pensare.La povertà delle parole usate plasma, oggi, il pensiero, mentre dovrebbe essere il contrario. Difficile sarà disimparare. Se solo riuscissimo anche solo una volta a “sentire” quello che si prova quando ci distacchiamo dal conosciuto, quando la parola diventa solo suono e per un attimo non ricordiamo il suo senso, e ne cerchiamo altri e cerchiamo altre parole a cui consegnare il nostro sentire e pensare,sentiremmo che in quel momento “siamo”. E diventiamo per una volta quelle parole.
    Probabile che diverremmo un’altra grande Babele, ma che ricchezza avremmo!

    • lillopercaso ha detto:

      Questo è un bel gioco, Egle!

      • Egle1967 ha detto:

        E’ un bel gioco Lillo…quante volte mi e’ capitato di non trovare la parola giusta per esprimere quello che pensavo e sentivo….poi ne cerchi una che possa essere capita dall’altro nel modo piu’ vicino al tuo sentire…ma non e’ mai esaustiva …con Luca a volte mi diverto a inventare parole nuove! Ciao!

      • lillopercaso ha detto:

        EGLE, ero sicura che ci giocassi con Luca! Anche noi lo facciamo. Ma per far ciò si deve prendere un po’ le distanze da Quei de la Crusca, ti pare? Salviamo il congiuntivo, ma diamo asilo a nuovi modi di dire, che “hanno il loro perché” 😀 !

  14. guido mura ha detto:

    Dici che si potrebbero avere idee proprie, Egle, senza doverle copiare da internet, senza rifarsi ai soliti aforismi (a volte fakes) di qualche personaggio celebre? Ma la scuola non mi pare che incoraggi il pensiero e, se qualcuno si ostina a pensare con la sua testa e non segue il metodo di studio prescritto, lo rimette subito in riga o lo espelle dal sistema. Sottolineare, copiare e incollare, prego: uno-due, avanti, marsch!

    • Egle1967 ha detto:

      La scuola omologa e opprime, e’ vero! Ma mi sembra che ora , almeno in queste zone, tendano perlomeno a sviluppare una certa educazione al dialogo, che pur sempre e’ controllato, ma, diversamente da quando sono andata a scuola io, oggi parlano e discutono anche per ore di diverse questioni…sempre che non siano in ritardo con il programma didattico….la curiosita’ e’ sviluppata e promossa da internet, e si e’ bombardato da tante notizie, al punto tale che non sai piu’ quale sia la verita’ ed e’ vero che ci affidiamo agli scritti di altri per pensare,ma questo non e’ un male…io mi rendo conto di quanto sia difficile formulare dei pensieri propri in questa situazione, ma ci si prova, non trovi? E forse invece che cercare sempre per forza qualcosa di nuovo, si trova solo semplicemente un modo di pensare diverso, che poi si traduce in un modo di vivere e di agire.

      • guido mura ha detto:

        Speriamo che gli errori abbiano insegnato qualcosa, e d’altra parte sempre più persone hanno messo in discussione certi modelli dei decenni scorsi. Solo che ormai i danni sono stati fatti e si può solo sperare che alla prossima generazione le cose vadano meglio.

    • lillopercaso ha detto:

      GUIDO HA DETTO “FAKES” !!! SCHIAFFEGGIATELO!!!

  15. lillopercaso ha detto:

    rispondi che badino alle loro spocchiose redazioni, che noi ci redarguiamo da soli!

  16. Pingback: Quantaltristi | Guido Mura

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