Serve ancora l’immagine?

campioni da rottamare

Adesso che le olimpiadi sono finite, con la loro impietosa segnalazione del crollo di campioni o pretesi tali, crolleranno anche le vendite dei prodotti da loro pubblicizzati? Legare l’immagine di un prodotto all’immagine vincente di uno sportivo o di un uomo di spettacolo è una delle tante idiozie della pubblicità. Personalmente acquisto un prodotto perché funziona o mi piace e non perché lo usa un calciatore o un tennista. Per lo più non ricordo nemmeno gli spot né il nome del prodotto e sinceramente non vedo quale sia l’utilità di un testimonial lautamente pagato. Devo ritenere che i clienti siano considerati dal sistema pubblicitario come una categoria di potenziali imbecilli? Vorrei capire se veramente le aziende abbiano avuto un’ impennata di vendite (o i partiti politici di voti) per l’avvio di una campagna pubblicitaria o elettorale sostenuta da un testimonial di successo. Probabilmente questo aveva senso negli anni in cui la TV era una ghiotta novità e tutti stavano a guardarla a bocca aperta, con attenzione. Oggi che è diventata un rumore di fondo, e che non si ascolta più quello che blatera, è ancora utile spendere cifre notevoli (che poi graveranno sui prezzi) per assumere un attore o uno sportivo per uno spot? Mi pare che la scelta, sugli scaffali dei market o altrove, sia dettata da altri fattori, quali prezzo, confezione, qualità, provenienza, e che anche marchi sconosciuti alla tv riescano a smerciare i loro prodotti… o no?

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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33 risposte a Serve ancora l’immagine?

  1. massimobotturi ha detto:

    credo che un ben più sottile messaggio occulto sia insito in tutto questo, quello del consumo ad ogni costo, comunque, frenetico e compulsivo.

  2. stileminimo ha detto:

    Mi pare che tu abbia ragione, ma io che non guardo la tv non posso essere obiettiva. Per me chiunque vende può fare un po’ come gli pare, tanto compro quello che mi serve e seguendo una specie di “istinto guidato” dalle informazioni che leggo sulle confezioni. Non potrei fare diversamente, perchè non ho altre informazioni inquinanti, non palesemente consce, perlomeno. Però se mi guardo un po’ attorno, forse, non è poi vero che gli sponsor non servano nell’indirizzare le scelte d’acquisto, purtroppo.

    • Guido Mura ha detto:

      Credo che pubblicitari, economisti, imprenditori abbiano ancora in mente il modello novecentesco e continuino a comportarsi come se nulla cambiasse. E’ per questo che gli sforzi per sostenere lo sviluppo hanno scarso successo: il gioco ormai è scoperto.

      • stileminimo ha detto:

        …non so perchè, ma a me sto fatto che quelli non riescano a sostenere lo sviluppo (visto a che cosa ci sta portando lo sviluppo così come lo hanno inteso fin’ora) mi fa giusto piacere, pensa un po’.

  3. wolfghost ha detto:

    Ciao caro Guido 🙂 Ho pochissimi minuti perché sono in un rifugio in Alto Adige e alle 22 si chiude tutto! 😀 Torno nei prossimi giorni! 😉
    http://www.wolfghost.com

  4. melogrande ha detto:

    Il posto dei campioni “caduti” sarà preso da altri, nuovi e per adesso vincenti.
    Per moltissima gente, la televisione è e rimane il principale o addirittura l’ UNICO canale di informazione, l’ unica finestra sul mondo: “L’ ho visto in televisione, l’ hanno detto alla TV…”.
    E per la televisione, “Il cliente, il pubblico, è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente.”, frase attribuita a Silvio Berlusconi, che di sicuro se ne intende, sia di pubblicità che di TV .

  5. Guido Mura ha detto:

    Allora, secondo te, non siamo cambiati rispetto ai postanalfabeti degli anni ’60? La mia convinzione è che il successo di SB sia stato determinato non dal prepotere della tv, ma dall’adesione della maggioranza moderata al progetto di sviluppo ultraliberista e neoconservatore di stampo americano proposto allora dalla destra. Peccato che quel modello stesse per entrare in crisi e che sia stato fatto fuori proprio dalle esasperazioni della creatività finanziaria che ne era uno dei pilastri. La destra ha commesso per la seconda volta, in Italia, l’errore di proporre modelli superati. Lo aveva fatto già negli anni Venti-Quaranta proponendo colonialismo e imperialismo, in una realtà, però, assolutamente inadeguata. Ora, come allora, la sinistra non era stata in grado di proporre un’alternativa credibile e un modello economico condiviso. Mi auguro che un nuovo modello si sviluppi e si imponga, ancorato alla realtà delle cose e orientato a un’economia reale, non più condizionata artificialmente dal consumismo. Naturalmente non sarà facile, anche perché tutti gli operatori economici e i tecnici sono ancora legati agli schemi studiati e insegnati per decenni e non sanno come venir fuori dalla crisi senza provocare una rivoluzione globale, che sarebbe politica, prima ancora che economica. Per ora assisto ai disperati tentativi di puntellare (con vecchi strumenti) un palazzo che sta per crollare, senza mettere in discussione l’attuale divisione della ricchezza globale, salvaguardando anzi i pilastri su cui è fondato il nostro mondo: imperi finanziari, banche, multinazionali, stati nazionali, classi politiche e intellettuali. Forse è l’ultimo tentativo di salvare capre e cavoli, anche se prima o poi a qualcuno di questi pilastri bisognerà sostituire qualcosa di più stabile e meno marcio.

  6. melogrande ha detto:

    Guido, secondo me negli anni ’60 la TV aveva un impatto assai più modesto sulle opinioni delle persone, la gente passava molto più tempo al bar, o nei circoli, a chiacchierare. La monocultura televisiva è un fatto più recente, la daterei agli Anni 80.

    Peraltro, non ho mai trovato nulla di liberista nei programmi politici di SB ed ancor meno nelle sue realizzazioni, le (poche) liberalizzazioni e privatizzazioni in questo paese le hanno fatte gli altri.
    E del resto, non si è mai visto un imprenditore amare davvero il libero mercato, gli imprenditori amano i monopoli, in particolare i propri.

    • Guido Mura ha detto:

      Che SB sia stato o meno liberista (coerentemente alla sua collocazione), il suo programma è stato percepito come una realizzazione del modello americano e ha fatto presa su una cultura popolare già americanizzata. La fiducia nel modello capitalista legato a un’ideologia che tende a limitare l’intervento pubblico (più società meno stato è stato lo slogan di Formigoni, che di SB era alleato) è stata alla base del successo delle destre in Italia e in gran parte dell’Occidente. Solo oggi, quando emergono i panni sporchi del capitalismo finanziario, quella fiducia si è ridotta, e il popolo viene indirizzato verso altre scelte. In questi movimenti di opinione sicuramente la televisione o i giornali avranno avuto la loro parte, ma forse non così fondamentale come in Italia si è voluto credere. In Francia (Sarkozy), Germania (Merkel), Inghilterra (Cameron), Spagna (Aznar, oggi Rajoy) non c’era una presenza inquinante della mediaset, eppure la destra vinceva lo stesso.

  7. carmilla50 ha detto:

    in effetti, le immagini della pubblicità sono studiate apposta per catturare i clienti. da una parte, è logico che sia così, dal momento che la pubblicità è l’anima del commercio…il problema è che molte persone ci cascano, e quindi acquistano il prodotto di cui conoscono la pubblicità, e non l’equivalente, magari meno noto ma anche meno costoso e con le stesse caratteristiche del primo. bisognerebbe quindi poter confrontare i vari prodotti e naturalmente scegliere quello che convince di più, senza far troppo caso alla pubblicità…credo.

  8. gelsobianco ha detto:

    “credo che un ben più sottile messaggio occulto sia insito in tutto questo, quello del consumo ad ogni costo, comunque, frenetico e compulsivo” .”se continuerà a funzionare non lo so, di sicuro, proprio per la crisi dei consumi, si farà più insistente.”
    non avrei potuto esprimere il mio pensiero con parole diverse da quelle di massimobotturi che cito.
    un saluto cordiale.
    grazie per l’interessante post.
    gelsobianco

  9. wolfghost ha detto:

    Eccomi! 🙂 Personalmente apprezzo le pubblicità divertenti o comunque accattivanti; quelle, anche se non acquisto il prodotto reclamizzato, non mi disturbano, anzi riconosco la genialità dei loro creatori 🙂 Ma altre… a volte mi chiedo, come fai tu, se davvero c’è gente che riesca nell’impresa di farsi ipnotizzare da simili, mal riuscite, stupidaggini. Venendo al tema che proponi, ci sono personaggi che mi sono diventati davvero indigesti, che proprio non sopporto grazie al fatto di vederli sempre apparire in TV più per le loro stupide pubblicità che per le gesta che – in teoria – dovrebbero compiere. Ma in fondo non è colpa loro, se c’è chi li paga per farlo… Piuttosto dovremmo chiederci se davvero i pubblicitari e i dirigenti delle marche rappresentate sono idioti che buttano i soldi o se… siamo noi ad essere una minoranza mentre la maggior parte della gente compra i Pavesini grazie alla Pellegrini… Mah!?
    http://www.wolfghost.com

    • Guido Mura ha detto:

      Perché: erano i pavesini? Non riuscivo nemmeno a ricordare cosa pubblicizzasse. Per me sono soldi buttati, che potrebbero essere usati per abbassare i prezzi e vendere veramente di più.

  10. gelsobianco ha detto:

    bisogna anche tenere presente che se decadesse tutta l’industria della pubblicità si creerebbero molti altri disoccupati (quelli che lavorano alle spalle dei grandi personaggi e che prendono un misero salario).
    il problema è davvero molto vasto e andrebbe esaminato da tutte le possibili angolazioni!
    io non mi reputo all’altezza di fare ciò.
    quando avrò il tempo per trovare uno scritto veramente serio su questo argomento, lo pubblicherò qui da te, come intervento a questo post.
    io non ho televisione, leggo pochissime volte le riviste piene di pubblicità.
    non sono quindi sollecitata a comprare qualcosa che viene pubblicizzata da un tale attore o calciatore… a livello conscio anzi ho una forte opposizione a farmi condizionare (da tutto)…
    esiste però anche l’inconscio su cui la pubblicità ha fascino e potere grandi.
    credo che, proprio in un momento di crisi, l’ inconscio collettivo sia più fragile e quindi molto più soggetto a condizionamenti che fanno sognare per un certo verso… con immagini ben scelte all’uopo…

    un saluto cordiale
    gelsobianco

    • guido mura ha detto:

      Non penso che la pubblicità debba scomparire. Penso che dovrebbe adeguarsi alla nuova realtà, anziché continuare a celebrare i miti dei tempi del consumismo. Certo c’è un mondo che non percepisce la crisi e può continuare a comportarsi come se il mondo fosse ancora quello di una volta, anche dal punto di vista ecologico. Ma lentamente il senso della realtà e l’imperativo del risparmio finiranno per prevalere sulle illusioni pubblicitarie.

      • gelsobianco ha detto:

        come dovrebbe essere una pubblicità adeguata alla nuova realtà secondo te?

        vi sono molte persone che percepiscono il senso della realtà, ma preferiscono restare agganciate ai vecchi schemi perchè il cambiamento fa loro paura (questo è un atteggiamento che è presente molto anche nella realtà personale di troppi). purtroppo.

        gelsobianco

      • Guido Mura ha detto:

        Una pubblicità orientata al prodotto e alle sue caratteristiche e non alle caratteristiche del testimonial. Una pubblicità che informi e non inventi sovrastrutture, che possa essere proposta da un giovane e sconosciuto attore e non da George Clooney, per esempio

  11. gelsobianco ha detto:

    Ho apprezzato la tua immagine “sotto tono” di questo tuo post!
    Io la percepisco così.
    Avresti potuto usare immagini molto più accattivanti per i visitatori del tuo blog, ma saresti entrato in contraddizione con quello che dicono le tue parole.
    Giustamente hai optato per questa semplicissima immagine!
    Perdona il mio modo minuzioso di captare un post.
    gelsobianco

  12. Tony ha detto:

    Credo che la più parte delle persone si lasci ancora condizionare dalla pubblicità.

    • guido mura ha detto:

      La mia impressione è che questo è quello che vogliono farci credere. D’altra parte, se il ruolo della pubblicità e gli importi pubblicitari diminuissero, sarebbe la rovina per tante realtà della comunicazione. Per cui, anche se la promozione pubblicitaria non servisse più a niente, i media continuerebbero a convincere il mondo che tutto è come prima.

  13. m0ra ha detto:

    Dirò una cosa da undicenne neanche troppo intelligente. Io certa pubblicità addirittura l’apprezzo se è ben fatta, penso alla creatività e al lavoro che ci sta dietro, ma quando ci vedo coinvolto l’attore o lo sportivo del momento mi deprimo; l’idea di vederlo lì ‘per soldi’ – neanche gli mancassero! – toglie valore alla sua persona. Però mi rendo conto che al di sotto di una certa soglia di coscienza, quel personaggio possa venire assunto a modello. Anche se non vincente perchè non ha vinto le Olimpiadi, resta nel mito dell’uomo ha soddisfatto in modo progressivo i propri desideri. Bauman afferma che al centro del consumismo non è la soddisfazione del bisogno, ma la crescita dei desideri, insomma l’insoddisfazione che dà l’illusione di essere in movimento, di essere liberi. Sarebbe interessante individuare quale sia il tipo medio di individuo tra coloro che sciamano per inseguire il mito del campione. Evidentemente noi non apparteniamo alla categoria in questione.

  14. guido mura ha detto:

    Anch’io mi deprimo, pensando che gli spot possono essere usati per dare lavoro ad attori sconosciuti (e spesso questo è stato fatto con buoni risultati). Invece si usano personaggi noti, scaricando sugli acquirenti del prodotto pubblicizzato i costi dell’ingaggio. Evidentemente si continua a puntare sulla mitologia contemporanea, nell’illusione che funzioni ancora, come se nulla fosse cambiato nella cultura attuale e come se la crisi potesse essere esorcizzata con Clooney, Banderas o la Pellegrini.

  15. maria d'ambra ha detto:

    Lo scopo della pubblicità è proprio quello di creare falsi bisogni in chi la vede ed è un gioco che continua a funzionare perché a molti manca la consapevolezza… del resto è lo stesso trucchetto di giornali, telegiornali, ecc. ecc. di come vengono pilotate le informazioni… quanti hanno lo spirito critico necessario per accorgersi che si viene manipolati costantemente e in tutti i settori?
    un abbraccio

  16. stileminimo ha detto:

    …l’immagine non so, ma tu manchi. 😦

    • guido mura ha detto:

      Hai ragione, bisogna che mi decida a postare qualcosa, prima di ritrovarmi nella prossima puntata di Chi l’ha visto. Comunque l’assenza mi è mi è servita per mandare avanti il mio romanzo, sperando che ne valga la pena.

  17. gelsobianco ha detto:

    sarà una “realtà possibile” un tuo nuovo post?
    a me manca il non leggere più alcuna tua parola.
    vale sicuramente la pena aspettare la pubblicazione di un tuo romanzo.
    io mi metto già da ora in lista di attesa…

    io aspetto allora!
    un saluto caro, caro
    gelsobianco

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