Cura dimagrante – Parte 2

donne

Per qualche giorno la vita procedette nella più assoluta normalità. Lorena continuava a frequentare la sua palestra e a me rimaneva addirittura tempo per suonare chitarra e tastiera o per frequentare quei pochi amici che avevano resistito all’istinto possessivo e totalitario di mia moglie.
Poi una notte mi svegliai prestissimo. Sentivo un rumore e non sapevo a cosa addebitarlo.
Era come se un animaletto, un tarlo o un topo, rosicchiasse qualcosa, nell’oscurità. Accesi la torcia del telefonino e indirizzai la luce verso il punto da cui mi pareva provenisse il suono. Era ancora il tavolino, in cui confusamente si ammonticchiavano tanti piccoli oggetti: stick, scatoline, confezioni di fazzolettini, creme e cremine, pastiglie e pastigliette.
Con gli occhi assonnati, e senza occhiali, vidi un arnese che sembrava una confezione di piccoli würstel o una pila elettrica di quelle ricaricabili, con più elementi. Il dorso però, o forse così la mia stanchezza me lo faceva percepire, non sembrava metallico o rivestito di plastica. Appariva piuttosto ricoperto da una lanugine bianca, che assomigliava a uno strato di zucchero a velo, come quello delle paste che chiamano diplomatici. Quello che mi parve strano è che l’insieme stava in piedi, anziché appoggiato in orizzontale sul legno, e dava l’impressione di muoversi, tenendosi aggrappato con delle pinzette agli altri oggetti. Quando mi avvicinai, il rumore e il movimento cessarono all’improvviso.
Nel frattempo Lorena si era svegliata.
« Cos’è quello? » le chiesi.
« Dovevo disattivarlo » fece. « Me ne solo dimenticata. »
« Ma che cazzo è? » Il sonno mi aveva fatto dimenticare l’educazione.
« È uno strumento che mi hanno dato in palestra: è un eater. »
« Un cosa? »
« Un eater, un divoratore di grassi. »
« Ma, si muove? »
« Sì, forse ha trovato dei grassi nei trucchi. »
« E cosa fa? »
« Li mangia. »
« Ma che cos’è, un animale? »
« Una specie. È un organismo cibernetico. »
« Un robot!? »
« Più o meno, ma è bionico. »
« Sarebbe? »
« Si comporta come un animale. »
Si era spostata e mi stava addosso, ora, e con le braccia almanaccava sul tavolino.
Ecco, adesso non darà più fastidio, e rideva.
Chissà come e perché, mi venne da pensare che era da tanto che non facevamo l’amore, noi due, perché in fondo era una cosa noiosa e ripetitiva; ma quel sentirmela addosso, ora che il suo aspetto era divenuto tra l’altro più invitante, fece rinascere un guizzo di desiderio.
Ora dormiamo, disse, ma io la tenni stretta con le braccia e non la lasciai tornare al suo posto. Lei continuava a ridere e la sua bocca semiaperta sembrava ancora quella che desideravo baciare, tanti anni prima. A dire il vero, l’ansia per la presenza di quello strano organismo mi provocava disagio e la mano sinistra mi faceva male, proprio al di sotto del pollice. Era il nervo forse, forse c’era un accenno di sindrome del tunnel carpale, ma che importava in quel momento? Probabilmente qualcosa stava cambiando nuovamente nella nostra vita. Qualcosa poteva ancora cambiare, quello che era chiuso poteva riaprirsi e ora desideravo che succedesse.
Insomma, dopo diversi anni di stanchezza, ci capitò di fare nuovamente del sesso, con una Lorena finalmente, dopo tanto, partecipe anziché svogliata, come le avveniva negli ultimi tempi, prima che decidessimo, senza parlarne ma di comune accordo, di interrompere quella noiosa recita.
Pensavo che quello sarebbe stato un nuovo inizio, ma mi sbagliavo. Ormai Lorena sembrava interessata solo al centro, agli esercizi in palestra, a quel mondo separato che aveva preso il posto della nostra realtà quotidiana. Quando tornava a casa appariva stanca e per qualche strano motivo soddisfatta, come se qualcosa di straordinariamente appagante l’attendesse in quel posto misterioso.
A mano a mano che il tempo dedicato alla vita in palestra aumentava, il suo corpo dimagriva, si affinava, come se il suo scopo fosse la trasformazione in una realtà evanescente, sempre più elegante e quasi incorporea.
Cominciai a preoccuparmi, anche perché notavo un’identica trasformazione in altre mie amiche, e poi cos’erano tutte quelle donne più giovani meno giovani ma così diafane così eleganti così radiose così innaturali cos’erano cosa stava succedendo era una trasformazione della realtà una malattia un’epidemia?
Dovevo capire dovevo rassicurarmi dovevo sapere cosa accedendo nel centro o clinica o palestra o che cosa diavolo fosse.
Dovevo interessarmi di quegli strani fatti di quello strano procedere delle cose di quella sensazione di cambiamento sì una sensazione diffusa che si avvertiva dappertutto sul lavoro per la strada ma anche nel mondo virtuale sul web in televisione.
Giusto, la televisione.
Accesi lo strumento domestico che più di qualunque altra cosa ci aveva tenuto compagnia nelle noiose sere invernali e nelle asfissianti notti d’estate. Le trasmissioni da qualche tempo erano meno litigiose e più rasserenanti. Ai politici-attori in abito da talk-show si erano sostituite tante amabili ragazze, che raccontavano di una vita piacevole e senza problemi. Pareva che non avvenissero più incidenti, omicidi e stragi; i popoli vivevano in armonia e nessuno più moriva di fame. Nessun barcone approdava a Pantelleria, né a Malta, e le mafie sembravano dissolte nel nulla. Il gossip dominava incontrastato e tutti gioivano, nell’apprendere che dive e cantanti erano in stato interessante o che gli chef televisivi avevano inventato nuove stuzzicanti ricette mettendo insieme gli ingredienti più assurdi e sconosciuti.
Nuove pubblicità andavano in onda, non si capiva bene a cosa servissero, ma certo qualcuno pagava per trasmetterle, continuamente, ossessivamente.
« Il mondo è migliore con le macchine – c’è una macchina nel tuo futuro. »
« Le macchine vi amano: dovete amare le macchine. »
« Un mondo di pace, di serenità: il paradiso è nelle vostre macchine. »

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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23 risposte a Cura dimagrante – Parte 2

  1. stileminimo ha detto:

    Le macchine, eh? Eh no, quando è apparsa questa parola un brivido mi ha percorso la schiena! Mi sa che è il racconto più pauroso che tu abbia scritto, questo! 😦 Ma avvincente, come sempre! 🙂

  2. germogliare ha detto:

    Oddio che orroreeee. Guido, riscrivi questo finale, ti prego! non ti dico che mi aspettavo sesso, droga e rock’n’roll, e neanche lo stallone palestrato per amante, troppo scontato ma…
    Bello, comunque.

  3. stileminimo ha detto:

    No, non è finito, vero? Non lo è… giusto? Cioè, Loretta e tutte le altre… che fine fanno?

  4. ruscello ha detto:

    oltre che mangiare, può anche bere quell’oggetto infernale?
    ho paura perchè io sono un ruscello!

  5. torrente ha detto:

    se divento un torrente però, potrei travolgere tutto…
    attenzione!
    forse però qui vi è una forza diabolica!
    😉

  6. eklektike ha detto:

    Sono arrivata qui rimbalzando di blog in blog. Molto bello il racconto, questa sensazione d’inquietante che pervade il quotidiano mi fa pensare a Buzzati.
    Sono curiosa di leggere il finale!

    • guido mura ha detto:

      Benvenuta, Eklektike. A volte ritorno al fantastico quotidiano dei miei primi racconti. Confesso di non ritrovarmi molto nelle categorie del fantastico italiano, tracciate da Stefano Lazzarin in Fantasmi antichi e moderni, libro edito da Fabrizio Serra nel 2008, che l’autore mi ha gentilmente inviato. Il mio atteggiamento nei confronti del fantastico non è nostalgico né letterario; semmai mira all’autenticità, come avviene in gran parte della produzione ottocentesca straniera, ma anche in alcuni esempi italiani, più o meno noti. Mi è accaduto di parlare di questa differente prospettiva della letteratura fantastica in un brevissimo saggio, la rivincita del fantastico, in Letteratura e oltre. Studi in onore di Giorgio Baroni, a cura di Paola Ponti, Pisa-Roma, Fabrizio Serra, 2012. Il fantastico può e deve essere espressione di fantasmi interiori e non solo atteggiamento “letterario” e di maniera, come avviene in gran parte della produzione novecentesca.

  7. stileminimo ha detto:

    intendevo “fantastico”. Scusa.

  8. gelsobianco ha detto:

    bravissimo!
    da te mi aspetto sempre la vera “classe”.
    questa inquietudine che avanza è tipicamente di Guido Mura scrittore.
    tu riesci a farla scorrere in noi lettori in modo inquietante.

    ho letto il tuo breve saggio di cui scrivi sopra.
    al solito ti ho aprezzato molto.
    i fantasmi interiori…

    aspetto il seguito del tuo racconto.
    la fine… sarà sconvolgente.
    un sorriso affettuoso
    gb

  9. gelsobianco ha detto:

    a proposito… ho letto il tuo saggio, la rivincita del fantastico, in Letteratura e oltre.
    sai scrivere molto bene, Guido, in un modo colto e… semplice.
    sono riuscita persino io a comprendere tutto. 😉
    complimenti.
    gb

  10. wolfghost ha detto:

    ahah bellissimo e promettente! Qui ci scappa un nuovo “Terminator” o una “Invasione degli ultracorpi” o ancora una specie di “Matrix” 😛 Non vedo l’ora di leggere il seguito… anzi, vado subito! 😉

    http://www.wolfghost.com

  11. Tony ha detto:

    Giusta osservazione quella di Ekletike: somiglia molto a certi racconti di Buzzati.
    Ma la protagonista emminile si chiama Lorena o Loretta?
    🙂

    • guido mura ha detto:

      Grazie Tony, lo sapevo che mi era scappata una Loretta da qualche parte: l’ho ritrovata e corretta. Devo stare attento con i nomi. Loretta appare in un romanzo che sto scrivendo e ogni tanto s’infila anche negli altri racconti: è peggio della gramigna.

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