Giustizia è fatta

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Da un po’ di giorni la televisione sembra aver iniziato una crociata contro l’uso di sequestrare i bambini contesi per internarli in un istituto. Naturalmente, nei provvedimenti che stanno alla base di questa pratica, si nota un atteggiamento punitivo dell’autorità giudiziaria nei confronti, spesso, di un genitore inadempiente. Solo che l’azione, anziché manifestarsi come sanzione (pecuniaria, detentiva), verso chi si è reso inviso alle autorità, si traduce in una sanzione di fatto verso un soggetto incolpevole, che finisce per subire le peggiori conseguenze. Al di là dei fattori contingenti che hanno posto il problema all’attenzione dei media e degli interessi economici nascosti che fanno preferire ad altre la soluzione dell’internamento, questi fatti sviluppano negli osservatori estranei e lontani come il sottoscritto una sensazione di paura. A ben pensarci, quanto possiamo affidarci, quanto possiamo affidare le nostre vite a un potere, quello giudiziario, che manifesta limiti sempre più angoscianti? Perché la giustizia, in Italia, ricorda molto quella kafkiana. Chi entra nelle maglie della legge si trova invischiato in un gioco di magistrati dal potere assoluto, di avvocati poco affidabili, di periti assoldati dal potere o da una delle parti in causa, in cui si riesce ad avere soddisfazione (non giustizia) solo se si ha a disposizione la forza economica che consenta di affidare un incarico a un avvocato di grido e a un perito di chiara fama. Di solito, chi è economicamente più debole soccombe.

Ci si chiede se, tutto sommato, non funzionassero meglio i consigli degli anziani delle società tribali, in cui comunque spesso tutta la comunità era coinvolta nei giudizi. Oggi purtroppo, la giusta esigenza di rendere i giudici indipendenti dagli umori popolari, come dal potere politico, ha reso la casta giudiziaria onnipotente e incensurabile, un potere il cui giudizio può trasformarsi in arbitrio, come il volere di un monarca assoluto.

In una simile situazione una sola raccomandazione può essere fatta ai cittadini: smettetela di litigare e, se proprio non potete farne a meno, risolvete i problemi tra voi; evitate di superare la porta della legge, se non volete che la macchina giudiziaria stritoli voi e le persone che vi sono care. Cave iudicem sopra ogni altra cosa.

 

 

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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21 risposte a Giustizia è fatta

  1. stileminimo ha detto:

    E’ effettivamente inquietante. Ci penso da un po’. Pensare che ci si rivolge alla giustizia per avere Giustizia, ma se non si può pagare tocca subire. E’ tremendamente inquietante e ingiusto. Ed è inquietante anche per chi deve far sì che la legge venga rispettata e non ha potere di giudizio; voglio dire, sapendo che cosa accadrà poi, quali sono le dinamiche da rullo compressore che portano a dirimere le controversie mettendo solitamente in ginocchio i più deboli (deboli in senso economico) a prescindere dalle reali ragioni dei casi, sì insomma, un po’ di scrupoli penso possano venire a chiunque. Ma la Legge è Legge, si dice…
    E’ che non mi viene da star serena, ecco… e nemmeno da sentirmi sicura del fatto che i diritti vengano fatti rispettare. Per nulla.

    • guido mura ha detto:

      Di solito basta essere legato da affari o private frequentazioni col perito del tribunale per avere ragione degli avversari, perché il giudice spesso non fa che accedere alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio. In realtà il motto “la legge è uguale per tutti” è un sorta di beffa, un po’ come l'”Arbeit macht frei” dei lager nazisti.

      • stileminimo ha detto:

        …hmmm, non conosco periti del tribunale, ma ho avuto a che fare con periti assicurativi. Mi vien ancora da piangere se ci penso; non oso pensare a cosa mi verrebbe da fare se avessi avuto a che fare con dei periti di un tribunale. 😦

      • gelsobianco ha detto:

        Il giudice, comunque, deve, per forza, avvallersi dei periti.
        Non può conoscere tutto.
        Non è sempre come tu dici, Guido.
        Ci sono periti molto seri!
        Non drammatizziamo tutto, proprio tutto!

  2. cristina bove ha detto:

    Ne so qualcosa, ci sono passata e non ho ottenuto gustizia, anzi, sono stata penalizzata.
    GLi avvocati si sono accordati dopo venti anni di udienze e rimandi, e il più forte economicamente, pur avendo torto, ha in pratica vinto.
    Mala tempora currunt…

  3. wolfghost ha detto:

    E’ giusto quel che suggerisci, d’altronde gia’ i nostri nonni preferivano evitare avvocati e giudici come la peste 😉 Oggi, almeno per certe cose, la situazione e’ perfino peggiorata. Il punto e’ che chi e’ “piu’ forte” – in termini economici e/o di influenza sociale – forse non e’ cosi’ contento di incontrare il “debole” a meta’ strada, quando, rivolgendosi ad un avvocato, puo’ avere il 100% della torta. Insomma, per accordarsi bisogna essere in due…
    http://www.wolfghost.com

    • guido mura ha detto:

      Purtroppo è questione di mentalità, Wolf. In Italia esiste una litigiosità diffusa, che è sostenuta e incoraggiata, soprattutto nel Sud, da un eccessivo numero di avvocati. Grazie a questo spirito bellicoso il sistema giudiziario è intasato da un enorme numero di cause. Certo, come dici tu, molti si sentono forti e credono che la loro influenza garantirà il successo e di fatto questa consapevolezza favorisce il sopruso. Inoltre, sappiamo che spesso gli stessi appartenenti alla magistratura non sono impermeabili alle pressioni di chi esercita un certo tipo di potere o faccia parte del loro stesso ambiente sociale o politico. Insomma, meglio non averci a che fare.

  4. lillopercaso ha detto:

    (Ps: per l’analisi storica e psicologica di Giuda, a un altro post!)

  5. gelsobianco ha detto:

    Detesto le liti!
    gb

  6. gelsobianco ha detto:

    Cercare sempre di non andare da un avvocato e davanti al giudice!
    Mettersi d’accordo!
    Provare per credere… che cosa sia una causa in Italia!
    Io ottenni giustizia, ma non ebbi un quattrino…

  7. lillopercaso ha detto:

    gelsobianco: di periti non ne ho visti molti, ma quei pochi eran tutti irremovibilmente seri 😀 !!!

    Guido, al video postato sopra aggiungo: Si spiana la strada per il farsi giustizia da soli.

    • guido mura ha detto:

      Dici che devo cominciare a frequentare il tiro a segno nazionale? Eppure il vecchio west offriva soluzioni veloci ed economiche. Pensa a quanto avrebbero risparmiato gli italiani se Berlusca e De Benedetti si fossero sfidati all’ OK Corral e fatti fuori a vicenda!

    • gelsobianco ha detto:

      ci sono periti onesti e periti che si fanno corrompere.
      bisogna ricordare, in tutta la dilagante disonestà, proprio quei pochi… che rimangono onesti.
      gb

      • lillopercaso ha detto:

        Perdona la mia sconvenienza, Gelso :/ , giocavo da scema sulla parola PERITI, qui da Guido mi prende spesso così…

      • guido mura ha detto:

        Sono fonte d’ispirazione per Lillo, gb, e ne sono lieto. Quanto all’onestà in genere, si sa che chi è onesto e fa bene il proprio lavoro di solito non viene notato. Viene notato e ricordato chi compie misfatti o marachelle. Più grandi sono i misfatti e più duratura è la fama. Poi ci sono anche gli atti ingiusti e dannosi compiuti con la convinzione di agire bene. Quanti innocenti sono stati condannati a morte da giurie in perfetta buona fede? Il fatto è che la giustizia umana è un’utopia.

  8. lillopercaso ha detto:

    Hai ragione su una cosa importante, Guido: la giustizia umana è un’utopia. Che tra l’altro non può essere che umana, dato che l’Uomo l’ha inventata. Come tante altre cose, come la democrazia, per esempio, è un raffazzonamento, un meno-peggio. In natura non c’è o non ha nome, forse la chiameremmo equilibrio.

  9. guido mura ha detto:

    Metterei la firma, Lillo, su una cultura dell’equilibrio. Invece, oggi, si privilegia in ogni campo la cultura dell’esagerazione. Il successo è commisurato alla capacità di esagerare, perché l’esagerazione genera sentimenti forti, di ammirazione, odio, orrore e tutto questo produce interesse, diventa spettacolo, che a loro volta si trasformano miracolosamente in denaro, tanto denaro.

  10. gelsobianco ha detto:

    Carino il tuo giocare con PERITI, Lillo!
    Un sorriso
    gb

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