Iva – non Iva

categorie

Certo, io sono strano: il governo pensa di aumentare l’IVA, io penso di abolirla. In fondo a cosa serve l’IVA, oltre che a scoraggiare gli acquisti e a garantire ai lavoratori autonomi la possibilità di evaderla (oltre che a trasformare tutti i cittadini che hanno bisogno di uno specialista o di un meccanico in sicuri evasori)?
Intanto, se l’IVA ha un senso per i prodotti materiali (anche se ne deprime la circolazione), che senso ha per le prestazioni, prodotti immateriali e fuggevoli?
E poi che vantaggio ha il prestatore autonomo di servizi a denunciare le sue prestazioni?
E’ soprattutto questo il punto. L’imposta non deve essere pagata da chi richiede il servizio, ma da chi lo eroga, guadagnandoci.
Ma come convincerlo a dichiarare il guadagno?
Bisognerebbe articolare la vita professionale di un lavoratore autonomo in categorie, alle quali accedere attraverso il reddito da lavoro dichiarato. Il professionista avrà interesse a conseguire la categoria superiore, in quanto questo gli consentirà di fregiarsi del titolo corrispondente e di fruire di parcelle di maggiore entità. E poi chi vorrebbe fruire dei servizi di un avvocato o di un professore di medicina di ultima categoria o di un meccanico di ultimo livello? La dichiarazione della categoria dovrebbe essere segnalata obbligatoriamente, come le stelle di un hotel. Naturalmente chi voglia qualificarsi come primario di clinica o come avvocato di primo livello deve denunciare un volume di prestazioni e tariffe sufficiente per rientrare nella prima categoria. Se dichiara meno del previsto, recede e viene dequalificato.
Pensate che sia troppo rivoluzionario e non sufficiente a coprire il fabbisogno del settore pubblico?
Anche sul fabbisogno ci sarebbe molto da dire. Perché non ridurre il numero dei parlamentari a 100 (dicasi cento), sufficiente per discutere e approvare le proposte di legge in commissione? Avremmo in questo modo parlamentari esperti di una qualche materia e non un numero spropositato di inutili peones, buoni solo a premere un pulsante a comando. E perché non eliminare le regioni, che finora hanno solo rappresentato un fattore inutile di moltiplicazione della spesa pubblica? I rapporti con i cittadini non sono tenuti meglio in sede locale da comuni e province? Mi si dirà che in questo modo avremmo un gran numero di politici e portaborse, segretari e consulenti senza lavoro; ma questo è un altro discorso. Per me rimangono sempre braccia rubate all’agricoltura o ad altre attività socialmente più utili.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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13 risposte a Iva – non Iva

  1. egle1967 ha detto:

    Il sistema fiscale impositivo italiano non è di certo equo, ma la distorsione non la crea l’iva in se’, ma la possibilità normativa di evadere che crea quindi realmente l’iniquità tra la tassazione di chi possiede una partita iva e di chi è invece lavoratore dipendente.
    Ma a questo ci arrivo dopo.
    Come sai le imposte si dividono in dirette ( irpef, ires e irap) e indirette ( iva ).
    Le imposte indirette dovrebbero incidere sulla “ricchezza residua” in relazione al consumo finale di ognuno di noi.
    Tutti sono consumatori finali e quindi anche i professionisti, che anche se possibilitati a non emettere fattura per risparmiare loro le tasse e al cliente l’iva , consumano anch’essi molti altri beni e servizi che loro stessi non producono.
    Ci sono altri provvedimenti che limitano la possibilità per chi ha partita iva di non dichiarare i ricavi e sono gli studi di settore, e la tracciabilità dei pagamenti.
    Gli strumenti legislativi ci sono e si stanno mettendo in atto. Manca la volontà, la competenza e la sostenibilità dei costi richiesta perché un vero controllo possa essere applicato con rigore e logica.
    Lo scorso fine settimana, a Bergamo c’e stato un controllo sui commercianti…annunciato…si sono impiegati 120 addetti al controllo , in due giorni hanno fatto 240 verbali, verbali …attenzione perché non significa che ad ogni verbale fatto corrisponda una violazione riscontrata ( il verbale deve essere fatto comunque) …fatti due conti deduco che ; visto che lavorano in coppia hanno fatto a coppia 4 verbali in due giorni, 2 ogni giorno….cosa ti dicono questi calcoli?
    Sono d’accordo che il meccanismo con cui opera l’iva sia incentivante per l’evasione..e’ infatti l’imposta più evasa,ma non credo che sia corretto, come proponi categorizzare la vita professionale , seguendo il principio del reddito dichiarato….non mi soffermo sui piani etici di questa questione ( qualità , affidabilità e competenza sono dimostrabili solo dal reddito dichiarato? E poi reddito o ricavo.?)
    Io , ho sempre sostenuto che la vera riforma , seppur complessa e articolata , sarebbe quella di non separare più la sfera personale/privata da quella imprenditoriale o professionale…
    L’iniquità sta nel fatto che un imprenditore o un professionista, potenzialmente possono detrarre dal reddito prodotto dall’attività , anche spese “personali camuffate”, che non sono inerenti l’attività stessa…e , sebben lo facciano sempre con maggiori difficoltà, continuano a poterlo fare , non perché la legge lo prevede, ma perché in effetti non ci sono controlli e sanzione veri e serrati che glielo impediscono.
    Quando anni fa hanno introdotto la detrazione del 36% delle spese sostenute per ristrutturazione edilizia, i privati “consumatori” la fattura se la son fatta fare eccome…avrebbero pagato il 10% di Iva , ma ne avrebbero avuto , di ritorno dalle imposte dirette il 36%.
    Tutti le spese e i costi sostenuti e le entrate dovrebbero entrare in un’unica sfera di tassazione , imprenditoriale e privata, solo così il meccanismo della reciprocità funzionerebbe.

    Perché in effetti tu sei arrabbiato con i consulenti , imprenditori e professionisti ?
    Perché loro possono evadere e tu, forse no…tu nel senso di lavoratore dipendente, forse , o di autore soggetto a ritenuta alla fonte secca , non so , ipotizzo.

    Se la risposta è si , credo sia inutile prendersela con chi evade,e puo’ farlo, anche se moralmente , eticamente condannabile, ma credo sia utile creare un sistema di imposizione che limiti al massimo questa possibilità, ma non solo aumentando i controlli, sanzioni ecc, ma che si fondi , appunto sulla uguaglianza e reciprocità.

    Un’ultima parola, a favore dei consulenti, anche se non mi piace parlare a nome di una categoria di genere nella quale non mi identifico assolutamente.
    Mi piace identificarmi , invece nella categoria di quelle persone che non hanno mai evaso, che cercano di fare il proprio lavoro bene e che faticano oggi , a trovare un senso nel lavoro che fanno, perché vessati , non solo economicamente, ma anche professionalmente da tutti coloro che legiferano, lavorano senza professionalità e impegno.
    Comunque non mi dispiacerebbe affatto far la contadina, ma questo è un altro discorso.
    Ciao.

    • guido mura ha detto:

      Non ce l’ho né contro i consulenti, né contro gli autonomi, Egle. Non ce l’ho contro le categorie, ma contro i meccanismi d’imposizione fiscale, che incoraggiano di fatto l’evasione, e non ci possono essere controlli di sorta, né studi di settore, che di fatto creano categorie non troppo dissimili da quelle che ipotizzo, ma che vengono contestati e messi in discussione continuamente, se applicati. Manca comunque un meccanismo che renda la denuncia degli introiti conveniente ed è comunque assurdo che il peso della denuncia venga caricato anche sul cliente.
      Le consulenze sono un’altra cosa. Sicuramente, se i politici, che non hanno spesso particolari competenze, venissero ridotti nel numero, sicuramente utilizzerebbero meno consulenti, tutto qui. Personalmente, quando ho svolto lavori o consulenze occasionali, ho subito un’imposizione fiscale alla fonte, perché gli enti pubblici sono tenuti a farla, per cui ritengo che questa categria le tasse non possa non pagarle, e non so se esistano altri escamotages.
      Utlilizzare in modo ampio le detrazioni potrebbe essere una soluzione interessante, ma come vediamo, addirittura il governo agisce in senso opposto, limitandole, perché i costi della macchina pubblica aumentano in proporzione, grazie al calo del PIL, e non consentono una riduzione reale dell’imposizione fiscale.
      Per cui, prima cosa è ridurre la spesa generale, e non vedo come questo possa avvenire, se non si tagliano i POS radicalmente e non si riduce il numero degli operatori, soprattutto dei politici e dei manager. Bisogna avere il coraggio di tagliare davvero, ma non vedo un partito politico che abbia interesse a farlo. Continuo a non capire perché ci siano ancora uffici statali periferici retti da un dirigente, che svolge, spesso peggio, gli syessi compiti che negli uffici non dirigenziali svolge un funzionario non dirigente. Continuo a non capire perché i manager, che qualche volta hanno meno competenza di un progettista o di un operaio specializzato, continuino a percepire paghe da favola. O meglio lo capisco: perché viviamo in un sistema oligarchioco, che si autoalimenta e si autoretribuisce, purtroppo, per lo più, con i nostri soldi.

      • egle1967 ha detto:

        Credo che la denuncia degli introiti non debba essere conveniente.
        Dovrebbe essere giusta , ma visto che non siamo nelle paese delle favole , forse sarebbe meglio che diventasse necessario chiedere tutte le certificazioni delle spese sostenute e quindi renderle deducibili.
        Non sono filo americana, anche perché credo che neanche il sistema fiscale americano sia migliore di quello italiano , come molti pensano.
        Ma trovo assurdo che ci siano delle spese che vengono sostenuti da tutti, in quanto cittadini, che non possono essere detratte e quindi in sostanza si paghi due volte, o quasi. Sto parlando dei bolli delle auto , del canone della rai , delle assicurazioni obbligatorie, delle imposte di registro. Sto parlando degli interessi sui mutui prima casa , che in Italia sono detraibili con un tetto massimo, che oggi vogliono ridurre notevolmente, e che dovrebbero essere deducibili dal reddito, le stesse spese mediche…
        Aggiungerei anche l’obbligatorietà per tutti i tipi di compenso dell’applicazione della ritenuta d’acconto da versarsi in capo di chi ha percepito il servizio o acquistato un bene., che nel caso dei servizi ai privati , dovrebbe essere effettuata dalle banche ( vedi 36%ristrutturazione) per evitare che le fatture richieste ed emesse non vengano dichiarate dal lavoratore autonomo.
        Io credo, in linea teorica, che ci si stia muovendo nel modo corretto per combattere l’evasione, la tracciabilità dei pagamenti, l’elenco clienti e fornitori, la trasparenza e l’accesso immediato alle operazioni bancarie di tutti…e credo che tutto questo andava fatto da tempo..gli strumenti ci sono ma non c’è una struttura di governo che si muove per recuperare in maniera equa le imposte evase e poi ci sono gli sprechi e poi c’è la crisi che rende questa pressione inaccettabile. Ma in linea teorica, come diceva prima, tutto questi accorgimenti, troverebbero il mio appoggio se questi fossero accompagnati da una revisione dei costi e dell’ efficienza della spesa pubblica.
        E l’efficienza dovrebbe toccare anche il contenzioso, che non è per niente trasparente né semplice, qualità necessarie per combattere l’evasione.
        Più le norme sono complesse e più aumentano le possibilità di aggirare le regole.
        E poi c’è l’aspetto delle condivisioni delle responsabilità.
        La reciprocità la si puo’ creare anche partendo dalle singole posizioni individuali, perché credo che l’emulazione sia il deterrente più efficace contro l’evasione e i comportamenti collettivi cambiano se si cambiano quelli individuali..personali, perché in fondo è solo su quelli che possiamo contare.
        Una volta si diceva che il buon esempio è la madre di tutti gli insegnamenti…e credo che non ce ne siano stati abbastanza, forse.
        Credo che un cambiamento non arriverà mai in tal senso dai politici, che fanno di tutto meno che politica, e il motivo per cui il governo , strutturalmente non sia mai intervenuto in maniera semplice e chiara , con gli strumenti che ha a disposizione, ad effettuare un vero e proprio controllo sui cittadini, introducendosi nella loro vita privata ( perché no?) è che, per farlo, poi si deve essere disposti a subire almeno controlli analoghi per severità e profondità.
        Non sono per niente d’accordo sulla riduzione dei parlamentari , fatta per legge, soprattutto ora che non si conosce con quale sistema elettorale voteremo..credo sia anche questa una manovra poco trasparente ed inoltre alimenterebbe l’oligarchia di cui tu parli. Diminuirebbe la rappresentanza dei cittadini..Piuttosto dovrebbero ridursi i compensi, eliminare i rimborsi elettorali, cambiare il sistema delle pensioni vitalizie…se si pagassero con un compenso risultante dalle media dei compensi nazionali per ( esempio) un quadro/dirigente, se non avessero tutti quei privilegi che si son rubati negli anni, sono certa che il numero diminuirebbe, ma perché rimarebbe a far politica solo chi la vuol davvero fare.

        .

      • guido mura ha detto:

        Ti ringrazio, Egle, per la franca esposizione delle tue opinioni. Io continuo a essere convinto che trovare un sistema che incoraggi il pagamento del dovuto sia preferibile a ogni sistema sanzionatorio. La deducibilità di numerose spese sostenute potrebbe essere un metodo valido; ma come vedi, gli importi deducibili vengono addirittura ridotti, perché la spesa continua ad essere eccessiva. Sono convinto che solo un radicale mutamento politico e strutturale potrà risolvere il problema. E continuo anche a ritenere che il numero di persone a carico del sistema politico debba essere ridotto in modo sostanziale, anche perché non credo che queste persione ci rappresentiino in alcun modo, né che ci possano rappresentare. La democrazia rappresentativa esprime l’illusione che il potere venga esercitato dal popolo. In realtà non è così e non potrà mai esserlo, a meno che, per caso, il popolo non elegga candidati perfetti sotto il profilo morale, il che, sinceramente mi pare piuttosto improbabile, dato che prima occorrerebbe una profonda trasformazione etica del popolo stesso. Per questo, credo che il male minore sia quello di limitare i costi del sistema, riducendone gli esponenti e utilizzando i risparmi ottenuti per una politica di sviluppo culturale ed economico. Questo sistema politico e l’ipocrisia dei suoi riti sono cose ormai francamente indifendibili.

  2. massimobotturi ha detto:

    senza entrare in dettagli tecinici, che ignoro per proverbaile ignoranza, faccio riferimento solo a quei paesi dove questo fenomeno se non è presente è sicuramente molto meno rilevante e pesante, parlo per le tasche di chi, come me, non ha praticamente meccanismi di difesa e si addossa tutto l’onere. La spesa pubbica in questo paese è una voragine che si allarga da molti anni, e si poggia su interessi così ramificati e fondanti che nemmeno un governo” tecnico” riesce a scalgirne i meccanismi perversi. Ciò che taglieranno, alla fine, sarà solamente una punta dell’iceberg di quel parassitismo biblico.

    • guido mura ha detto:

      Ti ringrazio, Massimo, per il tuo intervento in questo dibattito. So benissimo che le mie idee sono spesso decisamente eretiche e che i pensatori ortodossi potranno esserne scandalizzati. Ma credo che solo con un atto di coraggio potremo sperare di vedere la fine dello sfruttamento colossale al quale il sistema ci ha assoggettato da anni. Bisognerà usare magari il paradosso ed estremizzare le proposte, per scuotere gli animi, ma alla fine qualcuno troverà la strada giusta, altrimenti continueremo a difendere il privilegio e il parassitismo, che utilizzano persino la nostra Costituzione, così bella e giusta in teoria, per farsene scudo e continuare tranquillamente ad esercitare il loro potere ingannevole.

  3. stileminimo ha detto:

    Io ne so poco, ci penso molto e ne capisco meno, ma di una cosa sono certa: le ultime righe del tuo post le sento moltissimo anche mie.

  4. gelsobianco ha detto:

    “To be, or not to be, that is the question:”
    😉
    gb

    • guido mura ha detto:

      E’ vero, sorgono molti dubbi, tanti dubbi. Il tragico è che prima o poi ci chiedono di scegliere e non sappiamo cosa.

      • gelsobianco ha detto:

        e non sappiamo che cosa scegliere o non sappiamo che cosa ci chiedono di scegliere?
        vi è una grande differenza!
        aspetto una tua risposta, Guido?
        un sorriso
        gb

  5. Mr.Loto ha detto:

    Sono tutte ottime idee, come fortunatamente mi capita sempre più spesso di leggere in rete; questo vuol dire che i cittadini italiani avrebbero molte cose da suggerire a chi ci governa e che, teoricamente, dovrebbe rappresentarci.
    Spero vivamente che l’attuale situazione politica sia soltanto l’inizio confuso di una grande rivoluzione, culturale in primo luogo, che dia modo alle persone comuni di collaborare attivamente nella gestione della propria nazione,perchè così dovrebbe essere.
    Buon fine settimana.

    • guido mura ha detto:

      Molto difficile da realizzare, Mr. Loto. Al momento nessun cittadino ha la possibilità di esprimere le proprie idee o di fare proposte. A meno che non lo si tema per qualche motivo, a meno che non detenga già qualche POTERE. Le proposte dei cittadini vengono di solito ignorate, gli stessi referendum disattesi. Il potere politico è un muro di gomma, che assorbe ogni colpo senza preoccuparsene troppo, una barriera impenetrabile al cittadino, cui si consente solo di tifare per qualcuno, al quale eventualmente potrà chiedere qualche piccolo favore. Vige comunque sempre quanto segnalato nel cartello: “Non parlare al manovratore”.

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