Sette sorelle – Parte 1

fiume d'inverno

Da qualche anno, prima sullo splinderiano Peer Gynt, ora su questa nuova piattaforma, sento l’obbligo morale di proporre ai miei amici un racconto di gusto horror per Halloween. Per gli amanti della poesia riprendono le pubblicazioni sul blog Piazzadisogno http://piazzadisogno.blogspot.it/2012/10/canzone-dinverno.html

Il nuovo racconto, che si articolerà in varie puntate, fa parte della serie di Jorg

Buon divertimento

La strada era lunga e l’asfalto quasi bianco. Era come se l’automobile scorresse su un’infinita lastra di vetro. Il sole dominava in un cielo lattiginoso e non si vedeva anima viva; solo boschi, a destra e a sinistra, un verde uguale e monotono, che non dava serenità. Sarà stato il cielo così uniformemente nebuloso o il sole che illuminava senza splendere su quel biancore che affaticava gli occhi, ma Pierre si sentiva angosciato. Non risentiva di particolari dispiaceri, né degli effetti di qualche seria patologia, eppure una cupa tristezza si stava impadronendo del suo cervello. Certo, di quella strada non si vedeva la fine. Tutta la sua vita, nei circa vent’anni che aveva trascorso a girare per città e paesi d’Europa, era stata rattristata dalla solitudine e ora quell’interminabile corsia d’asfalto percorsa senza poter parlare con qualcuno e senza vedere né uomini né macchine acuiva la sensazione di vuoto che lo sconfortava.
Fu quasi con sollievo che scorse una figura in lontananza, in una piazzuola, sul margine destro della strada. Quando si avvicinò, vide che si trattava di una donna vestita di nero. Era molto giovane e muoveva le braccia, come per attirare l’attenzione degli automobilisti, o meglio la sua attenzione, dato che era l’unico automobilista su quella striscia d’asfalto dal chiarore abbacinante e intollerabile. Pierre non voleva fermarsi, ma all’ultimo momento frenò, mise la freccia a destra ed entrò in quello che sembrava essere uno slargo creato per accogliere gli automobilisti affaticati o in difficoltà.
La ragazza nel frattempo si era avvicinata: era bruna e portava lunghi capelli sciolti, una veste nera leggera e due vecchi sandali in cuoio, da cui partivano due gambe slanciate. Il viso era di straordinaria bellezza e l’espressione triste lo rendeva ancora più attraente. Pareva addolorata e apostrofò Pierre in un linguaggio di tipo slavo, simile al ceco, ma che pareva essere un qualche antico miscuglio dialettale. Pierre cercò di capire il discorso, ma individuò solo alcuni termini, che parevano legati a una figura materna e a una non specificata malattia. La ragazza si faceva però capire con la mimica e invitò l’uomo a seguirla. Pierre si lasciò convincere a farlo.
Camminò a lungo, su sentieri appena tracciati o inesistenti, accanto a siepi di rovo e a fiori silvestri. Funghi dalle forme plastiche e dai colori violenti crescevano sopra le radici di alberi enormi, di cui non conosceva la specie, e alla fine raggiunse uno stretto viottolo che conduceva a una casa di pietra grigia. Non c’erano fiori accanto alla porta, e le finestre apparivano semplici e nude. La ragazza spalancò il portone, che non era chiuso a chiave, e s’introdusse nel fabbricato, sempre seguita dal giovane.
L’abitazione all’interno era pulita, ma miseramente arredata. I mobili e i pochi oggetti sembravano tutti molto vecchi. Mancava qualsiasi prodotto che potesse far ricordare il mondo contemporaneo. Sembrava che in quella casa nessuno avesse acquistato niente dopo il XIX secolo. Sicuramente mancava l’energia elettrica e infatti l’illuminazione notturna doveva essere assicurata dai lumi a petrolio, come quello che si vedeva appoggiato su un tavolino dell’ingresso. Pierre ebbe una imprevista sensazione di freddo, dovuta più all’aspetto cupo della sala che l’aveva accolto che alla temperatura reale dell’ambiente.
« Posso offrire qualcosa? » disse la ragazza nel suo idioma « fa freddo. » Senza ascoltare la risposta di Pierre, aprì un mobiletto e ne trasse un paio di bicchieri e un’ampollina quasi piena di un liquido ambrato. Versò il liquido nel bicchiere e lo porse all’uomo, che lo assaggiò. Era un liquore forte, dal sapore simile al brandy, ma più aromatico. Anche la ragazza bevve qualcosa, poi rimise tutto al suo posto.
Non si fermò però per troppo tempo al pianterreno. Infatti si diresse subito verso una scala che si trovava sul lato sinistro del locale e che conduceva al piano superiore.
« Seguimi » disse.
Alla fine della scala, una sorta di balconata introduceva alle stanze. C’erano tre porte; la ragazza aprì la porta centrale ed entrò, seguita da Pierre in quella che sembrava essere una stanza da letto. Era scura e piena di drappeggi. La luce proveniva da una finestrella alta ed evidenziava, al centro del locale, un letto a baldacchino, coperto da scuri tendaggi.
La giovane donna per prima si accostò a un lato della struttura e da lì disse poche parole a qualcuno che doveva riposare su quell’alto giaciglio.
Pierre, a sua volta, si avvicinò al letto dal lato dei piedi, scostò le tendine nere e vide un volto. Era il volto di una morta quello che poggiava sul cuscino candido, quasi luminoso. Era pallido e incorniciato da una corona di capelli stopposi che si spandevano quasi sfumando nella luce incerta. Il bianco dell’origliere si incupiva e quasi si smarriva nell’oscura profondità della testata, mentre in basso veniva sottomesso dalla colorazione mutevole e confusa della coperta, dove apparivano grandi segni, che parevano motivi alchemici.
« Vieni » sussurrò la ragazza a Pierre, invitandolo ad avvicinarsi.
« Moje matka je (è mia madre) » fece poi all’uomo.

Pierre si accostò sul lato del giaciglio, si fece più avanti con la testa e in quel mentre la vecchia aprì gli occhi.
Pierre si ritrasse istintivamente. Dunque la vecchia non era morta.
Infatti lei lo vide e si rizzò d’improvviso. Due occhi grandi di un azzurro profondo, gli stessi occhi della ragazza, lo fissavano con intensità e la bocca incominciò a parlare, con una voce profonda e gracchiante. Disse nella sua lingua qualcosa che poteva essere « Datemelo, lo voglio. »
Pierre cercò di allontanarsi, ma sentì che le gambe lo tradivano. Certo il liquore che aveva bevuto doveva essere troppo forte. Mentre si muoveva barcollando verso l’uscita della stanza sentì la ragazza che gridava « Sestry, Sestry! (sorelle, sorelle!)» E vide come uscite da un sogno altre sei creature, che tutte lo fissavano. Erano molto simili alla prima ragazza, anche se alcune sembravano giovanissime, altre più mature. Portavano lunghi capelli neri e vesti scure e le vide avvicinarsi, mentre incapace di reggersi stramazzava al suolo privo di conoscenza.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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11 risposte a Sette sorelle – Parte 1

  1. stileminimo ha detto:

    oh ,oh… non la vedo bene… no, per niente…

  2. melogrande ha detto:

    Nemmeno io, sm.
    Ed è solo la prima puntata…

    Passami i pop corn, che io da qui non mi muovo.

    • stileminimo ha detto:

      nemmeno io mi muovo… dì Melo, sei passato di là dove stanno i troll con quattro occhi?! No, perchè merita tantissimo… e se ci vai al ritorno passa al banco e prendi anche qualcosa da bere và! 🙂

    • Guido Mura ha detto:

      Mentre voi due sgranocchiate popcorn e ve la spassate, io devo decidere cosa far succedere a questo poveretto e agli altri che secondo me si aggiungeranno. Perché da quelle parti succedono strane cose. C’era un’atmosfera inquietante l’ultima volta che ci sono passato.

      • stileminimo ha detto:

        Se è stramazzato al suolo e non è più cosciente gli potrebbe accadere di tutto! 😦 E sto fatto che la madre dice che “lo vuole” rassicura ben poco… non rassicura per niente, anzi… ma che…se lo magna adesso, Guido? 😦 E’ un orchessa questa? O peggio? Mi sa che è peggio, vero? Mi sa che in quei posti sarebbe proprio meglio non passarci per niente. 😦

  3. gelsobianco ha detto:

    Prende ed incolla il tuo racconto, Guido.
    Al solito la tua prosa contribuisce a creare la giusta atmosfera.
    Resterò per seguire tutto.
    Per fortuna vedo che c’è Melo.
    Lui può proteggermi dalle streghe ;-)… Sestry, Sestry!

  4. gelsobianco ha detto:

    Le “streghe” si annidano dovunque…
    Povero Pierre!
    Sono “streghe” belle almeno… queste…
    Lui, così, si è fatto fregare… dalla straordinaria bellezza del viso, dalle gambe slanciate.
    Capita…
    Poi ha incontrato la madre!

    Apprezzo molto l’immaginane che hai creato e postato!
    Amo il tuo modo di scrivere, Guido.

  5. germogliare ha detto:

    Mmmm…pensando che spesso ci devi sul finale, io direi che ne potrebbe uscire anche un bel “festino”…attendo il seguito.

  6. wolfghost ha detto:

    Accidenti che incubo! 😮 All’inizio ho pensato che la ragazza fosse un fantasma, ma adesso propenderei più per una strega, o meglio un gruppo di streghe! 😀 Sembra “Suspiria” di Dario Argento! 😉
    http://www.wolfghost.com

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