Genio scomodo cercasi

pratodifiori

Da buon italiano e da ex musicante non posso sottrarmi a un breve e sobrio commento sull’avvenimento più celebrato della tradizione musicale nazionale, il festival di Sanremo. Ovviamente ha vinto una canzone che ne ricordava un’altra. La canzone di Mengoni faceva venire in mente il tormentone dei Velvet, Boy band. Ma d’altra parte quella dei Modà ricordava quella, già melodicamente banale, del Vecchioni del 2011.
La qualità vantata dal festival di Fazio sembra essersi limitata ai testi, più decenti di quelli degli anni d’oro dell’italianità nazionalpopolare, ma non presenta nulla di veramente innovativo. Gli stessi testi risultano un inno al politically correct: sono prodotti senza dubbi, senza rotture, senza angosce reali, proposti da artisti sopravvalutati, già da sempre in crisi di ispirazione, come Gazzè (Ricordo ancora Vento d’estate, che pareva un brutta copia di Smooth operator by Sade) o come Cristicchi, personaggio apprezzabile soprattutto per meriti estramusicali. Tanti geni fasulli e nessun genio vero, magari scomodo e disturbante, ma autentico. Ma sappiamo che l’originalità a Sanremo non è mai stata di casa, con poche eccezioni, e le prestazioni cabarettistiche di Elio non possono cancellare la generale miseria musicale, come lo spazio attribuito a esibizioni classiche non poteva che indirizzarsi verso brani di effetto garantito: anche qui banalità assicurata.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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12 risposte a Genio scomodo cercasi

  1. massimobotturi ha detto:

    dovremmo ricordarci di Sanremo per il premio Tenco, ma quella, ovviamente, è tutta un’altra musica

    • guido mura ha detto:

      Certo, ma comunque qualche pezzo buono, di quelli che si ricordano, c’è stato nel passato anche al Festival. La maggior parte delle canzoni erano però melodie scontate, al limite del plagio. D’altra parte non si può pretendere molto da autori commerciali, che producono musiche come se fossero mattonelle, professionisti stimabili, per carità, ma più impiegati del pentagramma che artisti.

    • gelsobianco ha detto:

      “più impiegati del pentagramma che artisti.”
      E’ vero!
      Eppure qualche artista c’è stato al Festival.
      Ora non mi sovvengono i nomi.
      gb

    • gelsobianco ha detto:

      tutta un’altra classe, un’altra musica!
      gb

  2. lillopercaso ha detto:

    Ciao!

    L’ho seguito solo in parte, peccato.
    Tra le canzoni che ho sentito mi piaceva questa:

    E tra i giovani (anche se un po’ Subsonica) questa:

    Perché piuttosto che testi alla ‘Volemose bbene’ preferisco di gran lunga le canzoni d’amore.

    La classica: per la prima volta in vita mia ho apprezzato la Marcia trionfale dell’Aida, mai l’avrei ritenuto possibile!!

    • guido mura ha detto:

      Hai ragione: il primo pezzo ha un’ottima ritmica e il secondo un discreto arrangiamento. D’altra parte credo che occorra un po’ di tempo per apprezzare un brano, se non è di una bellezza immediata e travolgente, e di questi, ormai, ce ne sono sempre meno. Buona la classica, ma un po’ troppo scontata: un po’ come parlare di pittura e mostrare la Gioconda o l’urlo, cioè l’arte trasformata in icona, pronta per un riutilizzo in chiave pop.

      • lillopercaso ha detto:

        …basta che duri quindici minuti, eh! 😀

        Comunque hai ragione, difficile trovare un brano classico più banale; su dieci persone che hanno assistito ad UNA opera all’Arena, nove han visto l’Aida(per inciso, tra le innumreevoli opere è l’unica che non ho retto sino alla fine). Forse Harding mi ha sfidato personalmente: “Vuoi vedere che trovo il tono giusto?” (Magari c’entra il fatto che il suo strumento sia la tromba, stando a Wiki).

  3. lillopercaso ha detto:

    Mi correggo: non è il brano ad essere banale, ma la scelta; o almeno sembra.

  4. stileminimo ha detto:

    Sono un po’ di anni che ne sento parlare, ma non lo vedo. Quando ero adolescente lo guardavo sempre… ma non ci capivo niente anche allora. 😦 Sapevo solo quello che mi piaceva e quello che non mi piaceva, ma non riuscivo a dire perchè dell’uno e perchè dell’altro. Ignoranza, che ci vogliamo fare?

  5. gelsobianco ha detto:

    Non ho seguito il Festival!
    Non posso quindi parlarne!

    Lo hai fatto tu con il tuo solito stile impeccabile, Guido.
    Grazie.
    gb

  6. rossodipersia ha detto:

    Forse il testo di Daniele Silvestri cercava di andare controcorrente nel denunciare il clima di repressione che si è vissuto negli ultimi anni durante le manifrestazioni. Mi ha emozionato e mi ha fatto rivivere forti sensazioni ma non poteva vincere.

  7. carmilla50 ha detto:

    lo seguivo sempre, da bambina e da adolescente; ma era tutta un’altra storia, allora…e poi ti dirò; mi fa tristezza il Festival, perché mi è rimasto impresso il ricordo di Luigi Tenco, nel 1967; avevo 10 anni, allora, e questo fatto mi colpì tantissimo…dunque, ora non lo seguo quasi per niente…

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