I colpevoli, di von Schirach

schirach

L’oggettività, Sachlichkeit, coniugata con una rara abilità nel definire ambienti, fotografati in maniera netta ed efficace, è il segreto di questo nuovo libro di Ferdinand von Schirach, in libreria dal 2 maggio. “Le cose sono come sono”, recita il motto aristotelico (Metafisica) che introduce il discorso, che ha una sua unicità e una sua interiore coerenza. Le storie sono dure, taglienti. Sarebbe stato facile ricavarne episodi provocanti e trasgressivi. Invece un sostanziale e nativo buon gusto vieta all’autore il compiacimento che consentirebbe una deriva verso il Grand-Guignol o la pornografia.
Nessun atteggiamento consolatorio, nessuna concessione al moralismo. Il mondo è com’è, i fatti accadono come accadono: è inutile dolersi della mancata corrispondenza tra essere e dover essere. Eppure questa consapevolezza fa male, come un pugno nello stomaco. L’avvocato, che è la voce narrante del libro, non può nascondere il suo malessere nel constatare i limiti della giustizia. Ma von Schirach non si limita alla registrazione degli avvenimenti. La sua indagine penetra nel pensare dei protagonisti, con notevole bravura, ad es. il piccolo Henry de Gli Illuminati, un racconto che ricorda decisamente Il Giovane Törless, lo sconvolgente romanzo di Musil.
Non tutti i casi, perché di casi giudiziari si tratta, sono di grave entità. Talvolta il reato compiuto è minimo, ma la tensione narrativa non è minore. L’oggettività, che fa tornare in mente certi racconti del realismo americano (e degli stessi autori tedeschi del secondo dopoguerra) o del neorealismo italiano, non mostra subito le sue carte, Anzi il lettore è accompagnato dal narratore verso la scoperta del fatto, che si palesa solo alla fine del procedimento. Questo espediente, che è però naturale e spontaneo in questo tipo di narrazione, costringe il lettore a interpretare ogni testo come un enigma, a percorrere le righe che lo separano dal finale alla ricerca di una verità, che sarà totale o parziale, mai consolatoria.
Un libro forte, insomma, che non concede tregua al lettore, che, alla fine, ha solo il rimpianto che le storie siano troppo brevi, che non si possa andare al di là del conosciuto, che il racconto non diventi, di volta in volta, romanzo.

Ferdinand von Schirach, avvocato penalista, è uno degli autori di maggior successo in Germania.
I Colpevoli (Schuld, colpa, è il titolo tedesco), edito da Longanesi, è il suo secondo libro di racconti ispirati a casi giudiziari drammatici o ambigui, che mettono in evidenza i limiti della giustizia umana.
In traduzione italiana, sono già usciti di von Schirach, sempre per Longanesi, Un colpo di vento e Il caso Collini.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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11 risposte a I colpevoli, di von Schirach

  1. stileminimo ha detto:

    Grazie Guido. Lo cercherò.

  2. rossodipersia ha detto:

    Se il libro ha solo minimo del ritmo della recensione è da prenotare all’istante. Grazie.

  3. gelsobianco ha detto:

    Che splendida recensione!
    Un abbraccio, Guido!
    Comprerò il libro.
    gb

    • guido mura ha detto:

      Sicuramente non ti annoierai, gelso. Per noi che ci lamentiamo della giustizia italiana poi è salutare vedere che, in fondo, tutto il mondo è paese.

      • gelsobianco ha detto:

        Io conosco la Germania.
        Tu sai.
        Certo non ci sono tempi lunghi come da noi.
        Ed è tanto, Guido!
        Poi è sempre giustizia umana, con i suoi limiti!
        Poi sempre le solite differenze nell’appartenere ad una classe sociale o ad un’altra.
        Un abbraccio
        gb

  4. maria d'ambra ha detto:

    Come avvocato penalista avrà sentito storie al limite dell’incredibile… saper creare poi la giusta tensione narrativa, coinvolgendo il lettore in un continuo collegamento dei dati, che gli consenta di formulare egli stesso delle ipotesi fino alla fine è di sicuro uno schema vincente… tuttavia quello che più mi convince è la tua recensione, dopo averla letta viene voglia di acquistarlo subito!
    un abbraccio

  5. gelsobianco ha detto:

    La tua recensione, Guido!:-)))
    Ti abbraccio forte, mio caro amico.
    Ricordando quella storia “incredibile” dell’alluce…
    gb

  6. happysummers ha detto:

    Credo che cercherò questo libro, e non solo per l’appassionante recensione che ne hai fatto tu ma anche perché sono appassionata di legal thriller e perché (senza paragoni con gli illustri scrittori, eh) anch’io ho provato a scrivere il racconto di storie di cronaca nera, però narrata dalle voci delle vittime.
    Mi era sembrata un’idea mlto originale… ma ho saputo che non lo è affatto: la Dandini, ad esempio, ci ha già provato e, da quel po’ che ho letto, con risultati senza dubbio migliori dei miei.

  7. Insenseofyou ha detto:

    Adoro Musil e mi piace l’accostamento.. Bella la recensione.

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