L’agente – Parte 2

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2.

Lenzuola pulite, sterili, con quell’inconfondibile odore di tela disinfettata, di stoffa passata in autoclave, che si sente in hotel o in ospedale. Lenzuola pulite, ma non candide. Il candore non serve, meglio quella patina color tela ingiallita che dà un colore caldo all’insieme. L’ospite si sente più a suo agio, non teme di sporcare, non è intimidito dall’estremo biancore, può arrischiarsi ad avvoltolarsi nelle lenzuola senza timore d’imbrattarle, può fare l’amore senza paura di lasciare resti. La ragazza spesso è una cameriera, ha svolto tutti i suoi compiti, ha cambiato le lenzuola, rifatto i letti, sostituito i detergenti liquidi (soap+shampoo), la carta igienica, gli asciugamani, appesi al caldo nella rastrelliera bianca che funziona come un termosifone. Ora può divertirsi, regalarsi qualche ora piacevole e spesso conveniente, perché così arrotonda la paga che non è eccezionale, con quei soldi in più può pensare di aprire una bottega, acquistare una casa, almeno in parte, comprare un terreno, pensare alla vecchiaia, quando nessuno più desidererà entrare nel suo corpo per trarne piacere.
Qualche volta è una cliente dell’albergo, una donna che vive sola o che per caso si trova in quella sperduta città per ritirare un oggetto o parlare con un notaio o un avvocato, o ha dei parenti o deve presentarsi per un colloquio di lavoro. Ha incontrato quell’uomo piacevole, pulito, vestito bene, fisicamente a posto, almeno così sembra. Quando lui si spoglia, poi, si nota che è curato anche nei particolari, la sua muscolatura è coltivata, la pelle ha la giusta abbronzatura, non emana odori sgradevoli. Lei si priva degli indumenti con lentezza, si lascia scoprire e ammirare. Anche il suo fisico è curato, le sue mani e i piedi soprattutto non rivelano inestetismi, malformazioni o callosità. I preliminari vengono effettuati con delicatezza, senza eccessi: lui vuole mostrare il giusto vigore, non violenza, per non far scattare la molla della paura, deve apparire un maschio normale e affidabile.
Lui si muove, dà il ritmo, quasi si compiace dell’efficienza del suo fisico, di quella capacità di penetrare e arrivare in fondo alla cavità, con movimenti regolari, o con improvvise accelerazioni, osservando con soddisfazione le reazioni della donna, il suo ansimare, il crescere della sua eccitazione, misurare e procedere inesorabile fino a raggiungere il climax per entrambi, una performance che ha qualcosa di sportivo, che coinvolge i muscoli e i nervi, che deve condurre a una soddisfazione completa.
Il sesso è quasi un alibi: come si fa a far serenamente l’amore quando si progetta di uccidere un uomo? La cosa è improbabile, addirittura impensabile, eppure accade.
La mattina successiva l’uomo compie la sua missione e subito dopo lascia l’hotel, con un nuovo compito, con un nuovo obiettivo. Questa è la sua vita. Si capisce subito quando un delitto è opera dei servizi. Di solito non c’è un movente credibile, o ci sono dubbi sul colpevole, che professa disperatamente la propria innocenza, senza essere quasi mai creduto.
Qualche volta il movente manca proprio: il delitto è stato compiuto solo per distrarre l’opinione pubblica, per convogliare l’interesse verso un fatto di sangue, oppure la vittima era segretamente coinvolta in qualche affare segreto, la vittima di solito insospettabile, immacolata, dalla vita senza ombre, ombre visibili almeno. Spesso la morte viene rappresentata come un suicidio: il morto si è buttato dalla finestra, ha assunto un cocktail micidiale di alcol e droghe, anche se non era un tossico, ha preso qualcosa per sbaglio, aveva un disturbo cardiaco mai diagnosticato.
I killer sono arrivati in due, di nascosto, nessuno li ha visti, neri nell’oscurità, si sono calati da una finestra e sono spariti senza lasciare traccia: professionisti, naturalmente.
Tutto resterà sempre nel mistero. Forse qualcuno verrà indagato, rimarrà “unico indagato”, sarà sempre un marito, una moglie, una madre, un fidanzato che non si rassegna a perdere il suo amore, un serial killer introvabile, che si dimentica persino di violentare la vittima.
Spesso si faranno lunghe indagini, ci sarà un processo, ma non si avrà mai una certezza, nemmeno di fronte a una condanna a morte o all’ergastolo. La verità non si scoprirà quasi mai, perché ogni indizio è stato nascosto, ogni evidenza fatta scomparire. Gli investigatori manipoleranno le prove, cercheranno d’incastrare qualcuno, di ottenere una condanna e spesso ci riusciranno, perché il pubblico esige un colpevole, perché la società deve essere vendicata.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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13 risposte a L’agente – Parte 2

  1. icalamari ha detto:

    Sei in gran forma, Guido.
    Piacevoli atmosfere, ottimo stile. Grazie 🙂

  2. stileminimo ha detto:

    OK, ho letto la prima parte e son passata alla seconda… e l’effetto è che mi aspetto la terza, con una certa ansia. 🙂

  3. gelsobianco ha detto:

    Guido caro, hai saputo inserire anche un erotismo forte!
    Anche…
    La tua scrittura è eccellente.
    Descrivi le atmosfere in un modo decisamente vero!
    Anche la cameriera dell’albergo è un piccolo “racconto”, a sè stante.

    Ti abbraccio
    gb

  4. graziagardenia ha detto:

    “Il sesso è quasi un alibi: come si fa a far serenamente l’amore quando si progetta di uccidere un uomo”. Parrebbe impossibile, eppure, in questo tuo equilibrato racconto – in cui l’eros incalza la suspense – la possibilità diventa realtà, mozzandoci il fiato e acuendo la nostra voglia di leggere ancora, ancora . . .

  5. suzieq11 ha detto:

    Ma che piacevole sorpresa…..sembra quasi la trama di un film, ma raccontata così bene che non ti viene la voglia di correre al cinema, perché sai già che il film ti deluderà, il racconto è mille volte più avvincente.

    • guido mura ha detto:

      Credo che una buona sceneggiatura se ne potrebbe ricavare (Ci vorrebbe un bravo sceneggiatore). Le due parti finali saranno più movimentate e ancora più cinematografiche.

      • suzieq11 ha detto:

        E quale? I migliori sono morti da un pezzo. Un nome per tutti, Ugo Pirro che ha sceneggiato “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. Ce ne sono altri? Sicuramente sì ma il destino degli sceneggiatori è quello di passare sempre in secondo piano,

  6. wolfghost ha detto:

    Mi viene da dire che purtroppo c’è anche tanta verità in questo spicchio di romanzo…

    http://www.wolfghost.com

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