Il tempo tagliato

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Leggo l’inizio de Il tempo tagliato e dico a me stesso che questo è il libro che non scriverei mai: garbato e femminile. Per me che amo le frasi complesse e sfumate e trovo invece frasi spezzate e soprattutto dialoghi, veloci, abili, credibili, spontanei, quasi un principio di sceneggiatura. Per me che non amo i dialoghi, che scrivo tanto spesso monologhi.
Questo inizio, mi dico, sembra una sceneggiatura da commedia sofisticata. Il modello è quello hollywoodiano. L’attrice potrebbe essere addirittura Audrey Hepburn o Jane Fonda. Qui siamo dalle parti di Hollywood, non della fiction di inizio millennio, nata dagli sceneggiatori di cultura yiddish, paradossale e dissacratoria. Sembra proprio il libro che una lettrice di oggi, non giovanissima, colta e di buona famiglia, leggerebbe con piacere e potrebbe consigliare a un’amica.
Eppure, dopo un po’ di pagine in cui mi sono trovato, come dire, fuori dal mio mondo, il libro comincia a piacermi. Comincio a intuire che qualcosa nella storia rimane nascosto, qualcosa che conduce a esiti diversi. Mi viene in mente che anche la prima parte della sceneggiatura de Gli uccelli era una piacevole e graziosa commedia.
Infatti nel suo universo di banalità, nella prevedibilità che lo circonda e che potrebbe schiacciarlo, il personaggio di Viola riesce a non essere banale. Il suo comportamento, i suoi guizzi d’umore riflettono alla perfezione il carattere femminile, quell’universo femminile che in tutta la mia vita non sono riuscito a capire e che, stranamente, dopo un iniziale rifiuto, finisce per affascinarmi.
Comincio a sospettare che qualcosa si muoverà, qualcosa d’imprevedibile: penso alla Pastorale americana, al suo inizio sereno, al suo proporre una rassicurante immagine di vita degli States.
Così piano piano il libro comincia a crescere e a distillare gocce di dramma, sottili presagi. Cominciano a svilupparsi flashback. La storia inizia a trasformarsi, diventa narrazione del tempo regolato e perfetto della musica, di quel tempo di cui è simbolo l’orologio antico usato da Federico, il direttore d’orchestra marito di Viola, per sentire il tempo della sua interpretazione. Quando quell’orologio si ferma, per caso o per necessità, il tempo si spezza, le regole perdono significato.
Inizia la fuga, inconsciamente desiderata, da una vita troppo perfetta. E il lettore scopre con angoscia che forse quella vita è la sua e che anche lui vorrebbe fuggire. La parte centrale, con i suoi continui flashback, le narrazioni che s’inseguono, così da rendere la fuga presente una fuga musicale, un ricercare che esplora ogni possibile percorso, è la parte migliore del romanzo, la più godibile, la più ricca di considerazioni della narratrice-personaggio. Quasi dispiace il ritorno al dialogo, che sembra adeguarsi agli schemi da film italiano anni Novanta-Duemila, efficace ma più scontato.
Eppure proprio da quel dialogo poi si sviluppa il finale, che è un finale di liberazione, della vita e del tempo personale, imprigionato negli orologi, oggetti feticcio, oltre i quali esplode la verità, una verità da confessare, per poter ricominciare una vita più autentica.

In conclusione: un buon libro, per chi ama ancora la narrativa vera e non si accontenta di storielline sentimentali, o si è stancato di leggere il racconto di vite esagerate e impossibili. La complessità, l’avventura interiore, la si può trovare, talvolta, anche nel nostro quotidiano.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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8 risposte a Il tempo tagliato

  1. stileminimo ha detto:

    …e allora lo cercherò, lo leggerò. Grazie!

  2. bia ha detto:

    già dalle prime righe mi ha incuriosito (quello che non piace a te mi sa che piace a me 😉 ), lo leggerò!

  3. graziagardenia ha detto:

    Il tempo tagliato di Silvia Longo, Longanesi

    Ricerca del tempo Quanto va buttato Questo è ritrovato
    Silvia Longo è una scrittrice alla sua prima prova. Prima d’ora nessuna pubblicazione. Eppure, il suo Il tempo tagliato (Longanesi, pp.206, euro12,90) è una vera chicca per originalità di trama e per la marca semantica del lessico così curato e, nel contempo, fulmineo. Leggendo questo romanzo d’esordio si ha la sensazione di percepire in diretta – quasi vi si fosse tuffati dentro a nostra volta -, lo scorrere del tempo, il ticchettio di un orologio, il suono di orchestrali in sottofondo, a fare da controcanto alla narrazione, perché nell’ottica della Longo, che si fa subito nostra, il tempo è protagonista assoluto. Tempo dell’amore, del mutare delle stagioni, della musica su cui sembrano fluttuare i personaggi: Viola, figura femminile enigmatica e contraddittoria che credeva di essere votata al sacrificio, quasi questa fosse una sua missione, alla ricerca del suo vero tempo interiore; Federico, l’autoritario marito, famoso direttore d’orchestra, scaramantico al punto da attribuire ad un antico orologio da cui non sa separarsi, la capacità di scandire il pentagramma delle sue partiture; Mauro, pure legato a doppio giro al mondo della musica, conosciuto da Viola durante una manifestazione in memoria del marito, in un caldo pomeriggio di giugno, quando ormai la vedova del grande ed egocentrico musicista si sente vuota e inutile, visto che le sue giornate, senza la presenza di Federico – la figlia ormai indipendente e lontana da casa -, sembrano ormai prive di scopo.
    L’incontro con Mauro, poco più che un estraneo per la donna, sarà fatale, perché Viola inizierà a raccontargli – nel corso di un viaggio a due che ha il sapore di una fuga – la storia del suo matrimonio, un’unione come tante e nel contempo eccezionale. Sotto i nostri occhi e dentro i nostri pensieri, si snoda il percorso vitale di una famiglia, rivelata attraverso flash-back di raro fascino evocativo. La scrittura diventa quasi cinematografica, Viola non è soltanto con Mauro, è anche fra noi e con noi, mentre ricorda, prendendo coscienza della scoperta di una inattesa e sconvolgente verità che danneggerebbe l’interesse del lettore se noi la rivelassimo per intero, ora.
    Grande capacità dell’autrice è anche quella di saperci presentare un universo umano fatto di gente che non si adagia inerte per sempre, ma è animata dalla voglia di cercare un cambiamento, seppur vulnerata da mille insicurezze e contraddizioni che la musica, in gamma infinita di toni, sembra poter alleviare.
    ‹‹L’idea di scrivere questo libro – afferma l’autrice – mi è venuta osservando come molte persone spesso sacrifichino il loro tempo, a causa dei troppi impegni e delle responsabilità. Succede un po’ a tutti prima o poi, uomini e donne, ma in modo particolare a chi vive i rapporti affettivi senza risparmiarsi e a chi affronta il lavoro e ogni altra occupazione con un forte senso del dovere. Sentivo di doverne parlare, e spero che il mio libro possa far riflettere su quanto si soffra per la privazione del proprio tempo personale. Anche quando ce la imponiamo da soli, per rispondere a ogni esigenza intorno, che si tratti di affetti o lavoro››.
    Tempo oggettivo e soggettivo in questo bel romanzo hanno trovato il loro significato in letteraria pienezza, e soprattutto quello di Viola da tagliato, come leggiamo nel titolo, sarà nell’epilogo un tempo ricomposto e, in un certo senso, addirittura ritrovato.
    Grazia Giordani
    Pubblicato nei consueti quotidiani domenica 2 dicembre 2012

  4. gelsobianco ha detto:

    E dove vuoi trovare l’avventura interiore se non nel nostro quotidiano, Guido?
    Bella recensione!
    Ti abbraccio
    gb

  5. Anna Maria Fabiano ha detto:

    Bella recensione. Ben costruita, comprensibile, priva di fronzoli: ci regala un originale punto di vista maschile su un libro che ‘appare femminile’, anche se poi – come rileva chi recensisce – contiene altri spunti e varie occasioni di vie laterali. Anche io preferisco, dovendo schematizzarlo, la parte centrale.

  6. Pingback: Il tempo tagliato | Annamaria52's Blog

  7. lafatadegliiris ha detto:

    ho letto un’anteprima online e mi sono ripromessa di leggerlo. Con questa tua recensione mi sono decisamente convinta a comprarlo 🙂 grazie.

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