Al Nord

neve 2013

L’aria era strana: c’era uno strano odore, che faceva quasi paura. I palazzi spaventosamente lisci, eleganti, di un grigio innaturale, parevano di metallo. Via Turati, piazza Donegani. Milano anni Ottanta; non c’era ancora la fontana. Il cielo era azzurro, con qualche striatura di nuvole, il vento fresco, non forte. Aveva lasciato la macchina da qualche parte: si poteva trovare ancora parcheggio, in quegli anni. Cercò la banca, vicino all’ufficio in cui sarebbe andato a lavorare o almeno non troppo lontano. La filiale aveva un ingresso strettissimo, lui entrò a fatica con la sua valigetta.
– Vorrei aprire un conto.
– Quanto vuole versare?
– Non lo so, guardò quanto aveva in tasca, qualche centinaio di migliaia di lire.
– Bastano?
– Sì
“Va bene per iniziare”, pensava, “poi verserò qualche altra cosa dal mio vecchio conto, ancora attivo nella mia città. Devo vedere”. Il mese successivo avrebbe versato anche una parte dello stipendio, che veniva ancora pagato in busta, non accreditato direttamente sul conto, come si fa ai giorni nostri.
C’era da svolgere tutta la procedura e i tempi si allungavano. Cominciò a sentirsi a disagio. Iniziò a sudare, mentre la vista si offuscava.
– Cos’ha? È pallido!
Certo, doveva essere pallido, aveva guidato ininterrottamente da Roma, aveva attraversato la Toscana e l’Emilia, col cielo ancora buio, si era inserito nel traffico milanese e ora l’ansia, tenuta a freno per tanto tempo, si faceva sentire.
– Non è niente, è lo stress.
– Vuole un po’ d’acqua?
Gli portarono un bicchiere di plastica e una bottiglietta di minerale. Il cuore batteva forte, troppa adrenalina. Cominciò a tremare.
– Chiamiamo un’ambulanza?
– No, per carità, mi succede qualche volta, è solo ansia.
Certo, ci sarebbe voluta qualche goccia di valium, nell’acqua.
– Adesso passa.
Il tremito era una reazione, ma significava che la crisi lipotimica si era risolta.
Ora vedeva di nuovo chiaro, anche se gli oggetti e i visi delle persone apparivano un po’ slavati. Le carte erano pronte, bisognava firmare ancora qualcosa, poi tutto sarebbe stato fatto. Finalmente, aveva finito e l’ansia cominciò a scemare. Poteva alzarsi e uscire, ritrovare quella strana aria dolciastra, quel vento solo un po’ troppo fresco.

Uscì, ritrovò l’automobile con difficoltà. Cercò di orientarsi. Corso Venezia, doveva arrivare in via Donizetti, parcheggiare lì vicino, andare a piedi in quello che sarebbe stato il suo asilo per qualche giorno, fino a che non fosse disponibile il residence, in un’altra parte della città. Era un residence per impiegati, a prezzo accessibile. Negli altri, più eleganti, non sarebbe bastato il suo stipendio mensile. Dopo una settimana, col nuovo mese, il miniappartamento sarebbe stato libero e pronto per lui. C’era un angolo cottura; ci si poteva preparare qualcosa, ma non aveva nemmeno un coltello per tagliare i cibi.
Trovò un negozio di casalinghi, in Corso di Porta Vittoria.
– Vorrei un coltello
– Di che genere?
– Un coltello normale.
Per mazzaa no la gent?
– No, al massimo ci ammazzo qualche carota, o una patata.
Arrivò un coltello a punta tonda, seghettato
– Va bene questo?
– Va benissimo

Si era dovuto presentare subito, nel suo nuovo ufficio. Naturalmente non potevano offrirgli nulla d’interessante da fare, all’inizio. Doveva imparare le procedure, che erano diverse rispetto agli altri posti in cui aveva lavorato. Ricominciare da zero. Era seccante, ma non c’erano alternative. D’altra parte, i settori erano già tutti occupati: mica poteva il direttore togliere l’incarico a un altro per darlo a lui, anche se era più qualificato. Non era che pretendeva questo, per caso?
No, non lo pretendeva. Lui non pretendeva nulla. O forse qualcosa sì, lo pretendeva: una vita diversa, meno noiosa.
Certo le ragazze erano simpatiche, nel suo nuovo ufficio. Avevano un accento diverso, un modo diverso di parlare, di raccontare, di fare dello spirito.
Non pareva, ma lo avevano esaminato e probabilmente poi si scambiavano le loro opinioni.
Era andato in bagno, ma quando rientrò nella stanza e si sedette alla scrivania sentì che nella stanza accanto le ragazze bisbigliavano. Intercettò qualche parola:
– Hai visto quello nuovo? È carino.
L’avventura era incominciata.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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54 risposte a Al Nord

  1. silvia ha detto:

    complimenti. un progetto vero. una storia da raccontare con musica, parole e immagini. piaciuto moltissimo.
    silvia

    • guido mura ha detto:

      Grazie, Silvia. Purtroppo la qualità del video non è eccezionale, ma al momento non posso fare di meglio. Poi è il primo video in cui utilizzo spezzoni di video registrati con la mia fotocamerina, che salva in formato MOV, non riconosciuto dai SW che servono per la modifica, per cui è necessario prima convertire il MOV in AVI, poi togliere il sonoro con un altro SW, infine risalvare e caricare sul video definitivo, che poi posso salvare solo in dvx. Naturalmente i video una volta su due risultano corrotti, per cui non ci si può lavorare, se non dividendoli e tagliando la parte guasta. Insomma, una giornata e mezza di lavoro.

  2. graziagardenia ha detto:

    Sei un poeta, anche in musica, Guido.
    Però è struggente, molto.

    • guido mura ha detto:

      Dedicato a tutti quelli che sono approdati a Milano, per lavoro, in un particolare momento della loro vita. Dedicato anche a me, perciò, anche se io in quei lontani giorni non ero solo, come il mio personaggio.

  3. icalamari ha detto:

    Ma che bello. Sai che ho scritto anche io (una sciocchezza sul finale di un viaggio tirato tra Roma e Milano? Si potrebbe creare dei “road posts” (parafrasando i road movies)…

  4. stileminimo ha detto:

    E’ bella quest’idea! Molto.

  5. wolfghost ha detto:

    oooh… che genialata! 😀 Bellissima questa idea del video, ma non è solo l’idea: lo trovo davvero ben fatto… parole e voce incluse 😉

    http://www.wolfghost.com

    • guido mura ha detto:

      Registrazioni improvvisate, wolf, prese da una vecchia audiocassetta riversata su pc e appena rinfrescata. Mi sarebbe piaciuto disporre di una sala d’incisione, ma non ho mai provato, nemmeno quando a vent’anni cantavo davvero, e mi pagavano pure (non ci posso credere!)

    • guido mura ha detto:

      Sai com’è: ho preferito il lavoro sicuro e la pensione e adesso mica posso fare il vascorossi a tempo pieno. Ma non si sa mai. Magari metto su un gruppo di vecchietti disperati come le casalinghe. Per ora mi accontento della Banda Inesistente, che (come dice il nome) è solo virtuale.

  6. gelsobianco ha detto:

    Anche io ho visto “quello nuovo”!:-)

    Mi chiedo sempre perchè quelli che potevano restare al loro paese di origine, dove avrebbero guadagnato molto di più e avrebbero fatto carriera, siano venuti al nord?
    Che cosa hanno trovato, poi, al nord?
    Depressione!
    Ansia!
    Un stipendio da fame!

    Tu, Guido, con la tua maliconia!
    Ti abbraccio
    gb

    • gelsobianco ha detto:

      mi è scivolato un punto di domanda in più!
      qui, al nord, questa notte è caldo!

      Ciao, Guido caro!
      gb

    • guido mura ha detto:

      Perché Ulisse non è rimasto a Itaca? Così sono fatti gli uomini, gelso!

      • gelsobianco ha detto:

        “Un Ulisside egli era.
        Perpetuo desìo della terra
        incognita l’avido cuore
        gli affaticava, desìo
        d’errare in sempre più grande
        spazio, di compiere nuova
        esperienza di genti
        e di perigli e di odori
        terrestri…”
        (Luadi del cielo, del mare, della terra e degli eroi
        Libro primo-Maia 1 – Laus vitae XV)

        Tu pensi veramente che tutti gli uomini siano fatti così, Guido caro?
        Beh, sei molto fiducioso nell’uomo!
        Io lo sono decisamemte meno!

        Non credo che sia il desiderio di “conoscere” che spinge tanti al “Nord”!
        No!
        Decisamente no!
        Vi sono motivi molto meno nobili!

        Il tuo bel video a me dà un senso di claustrofobia.
        Quelle scale sono sempre interne alla stessa casa!
        Mi sento chiusa in una galera!

        Il più importante viaggio che noi compiano è quello in noi stessi!
        E non vi è alcun bisogno di andare al “Nord”!
        Noi, al “nord”, al “sud”, ad “est”, ad “ovest” siamo gli stessi e dobbiamo scoprirci.

        Ti abbraccio, Guido caro!
        gb

        Naturalmente quello che ho scritto non investe chi va al “Nord” per poter mangiare…

  7. rossodipersia ha detto:

    Ma che bello. Mi è piaciuto tanto, il video, la storia e questo sapore di una tristezza antica che provocano insieme ma anche di speranza e determinazione. Bello.

    • guido mura ha detto:

      Storia di un sogno, di un’avventura, di una vita in cui si parte giovani e si arriva vecchi, dopo aver salito tante scale, forse sconfitti, ma ancora ricchi di speranze.

      • gelsobianco ha detto:

        “Anche la Speme,
        Ultima Dea, fugge i sepolcri”

        gb

      • gelsobianco ha detto:

        Tante scale che portano sempre ad uno stesso punto?
        E’ morte prematura!
        Scusami, Guido, ma io sento questo!

        TI abbraccio
        Con grande stima
        gb

      • guido mura ha detto:

        Ma poi si vede il cielo… e si continua a sperare

      • gelsobianco ha detto:

        Dobbiamo vedere il cielo ogni giorno, Guido!
        Guarda che è proprio questo che sto tentando di dire!
        Ogni giorno alziamo gli occhi al cielo e non percorriamo sempre quelle scale che portano allo stesso luogo!
        Allarghiamo il nostro respiro e… stupiamoci ogni giorno!
        Ogni attimo può essere colmo di stupore se noi lo sappiamo cogliere!
        STUPIAMOCI! SEMPRE!

        gb

  8. graziagardenia ha detto:

    Sono ripassata per concedermi il lusso di riascoltarti, Guido, provando l’identica emozione.
    (però, io adoro il Sud)
    Un abbraccio.
    grazia

  9. gelsobianco ha detto:

    Guido, a te non potevo che lasciare le mie sensazioni più vere!
    So che tu comprenderai!
    Ti sorrido
    gb

    • guido mura ha detto:

      Potrei anche dire: ognuno ha i miti che si merita. Certo che oggi mi sento immensamente triste.

      • gelsobianco ha detto:

        Guarda il cielo ora, anche se piove, Guido caro!
        Ti accorgerai che…
        E non chiuderti!
        Mi dispiace tanto saperti “immensamente triste”!
        Davvero tanto!
        Un “mito” importante, che io ho sempre cercato in vita mia, è la non finzone assoluta e l’andare verso gli altri, ma non con finta accondiscendenza!
        Ti abbraccio ancora!
        gb

      • guido mura ha detto:

        Non avevo risposto nemmeno agli altri nuovi commenti, gelso. E poi, che vuoi che ti risponda, che i fallimenti non fanno star bene?

      • gelsobianco ha detto:

        Guido, la sensazione di fallimento, spero, sia qualcosa che ti abbia investito come un’ondata che, poi, se ne va, anche se ti lascia bagnato!
        Asciugati!:-)
        Con affetto vero
        gb

      • guido mura ha detto:

        E mi sa che stavolta uso anche il phon…

      • gelsobianco ha detto:

        oh, bravissimo!
        ti sorrido, Guido!
        gb

  10. melogrande ha detto:

    Svenimento a parte, sembra quasi una persona normale, questo tuo protagonista.
    Uno come te, (o come me).
    Conoscendoti, non saprei dire se resterà normale a lungo…

  11. Godot ha detto:

    Mi è piaciuto molto questo racconto fatto da vari elementi (il video è tuo? Giusto?) Mi ha dato una sensazione di realismo estrema (e gradevole) 🙂

    • guido mura ha detto:

      A dire il vero, Godot, io ero quasi un cantastorie, tanto tempo fa, e la mia parte musicale era molto più sviluppata di quella narrativa. Ora, considerato l’evidente insuccesso come scrittore (almeno nel mondo reale), mi è venuta voglia di tornare a fare il cantastorie

  12. ventisqueras ha detto:

    ho trovato amici da te…mi fa piacere
    ora però non ho tempo per assaporare a pieno ciò che scrivi
    a presto
    un sorriso

    • gelsobianco ha detto:

      Oh, Ven, Guido Mura è da assaporare con grande calma!
      Ne vale la pena davvero!
      Credimi!
      Un sorriso
      gb

      • guido mura ha detto:

        Achtung, ragazze. Le mie storie sono ad alto rischio, a seconda del loro genere.
        1. Storie horror: alto rischio di morire di paura
        2. Storie grottesche: alto rischio di morire dal ridere
        3. Storie squallide e deprimenti: alto rischio di suicidio (come per tutte le storie della famiglia, compreso il ramo giapponese, ad es. Mura-kami)

  13. ventisqueras ha detto:

    salire le scale
    pallido il mondo
    dove stringe negli occhi
    la nebbia
    e il tempo sembra perdersi
    in un motivo di sogni
    stinti a raggera

    • guido mura ha detto:

      Mi piacciono i sogni stinti, ventisqueras. All’inizio sono vividi e colorati, ma poi, a forza di stare nella nebbia, perdono vigore. Proverò a mandare i miei personaggi ai Caraibi, per vedere se anche lì i sogni stingono. Ma temo che da quelle parti sia il troppo sole a imbiancare tutto, come le ossa degli animali in un deserto. In fondo, tutto il mondo è paese.

  14. happysummers ha detto:

    Dopo aver letto il post ho letto anche parecchi cimmenti e tutti parlano di un bellissimo video che, però, purtroppo io non riesco a visualizzare.
    Ma il racconto mi è piaciuto molto, con quell’ansia che pare uscire dalle parole, quel tremito che si propaga al lettore, perché sei bravissimo a narrare gli stati d’animo, i pensieri, le emozioni del protagonista.

  15. germogliare ha detto:

    Guido, è tutto delizioso. Giuro! Giurin giurello… sei riuscito a conservare intatte tutte le emozioni, e riportarle a noi, come fossero fresche. E come spesso accade, qui si attende il seguito.

    • guido mura ha detto:

      Grazie, germogliare. Mi piacerebbe continuare la storia. Ma dovrei attingere anche al mio armadio personale dei ricordi, mescolandoli alla fantasia, per inventare qualcosa di coerente, e un’anta dell’armadio sembra essersi inceppata. Vedrò di aggiustarla 😀

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