Ancora per Skrjabin

Per venire incontro alle richieste dei miei gentili lettori, pubblico anche su questo blog la poesia Per Skrjabin, già postata su piazzadisogno.
Lo studio di Skrjabin mi conduce inoltre a rivalutare Le terme, il mio primo romanzo, inedito, come tutti i miei lavori narrativi, in cui la sperimentazione dei poteri del suono era elemento centrale della trama. Oggi, la scoperta di nuove tecniche di modifica della struttura atomica della materia, per effetto di particolari frequenze sonore, mi incoraggia a riproporre quel primo e abbandonato romanzo, che mi appare quasi come un enunciato profetico. Che nella realtà ci fossero studiosi nell’Europa degli anni Trenta che mirassero a scomporre la materia e ad agire sulla vita e sulla morte attraverso il suono diventa cosa altamente credibile, se si fa riferimento alle intuizioni di Skrjabin.

Per nascondere il vuoto
acquistiamo pietrisco e betoniere
cemento e sabbia e sopra
anche un po’ di letame
non si sa mai che nasca un crisantemo
e che riesca a fiorire

Dottore mi prescriva
una flebo di sogni
lo so che sono fiori
senza frutto né semi
ma l’angoscia si acquieta
e il vento non li scuote

quello che sgrana i monti
e li trasforma in sabbia
forse non serve perpetuare i canti
cercando l’erba in fondo al mare i giorni
scompariranno e il fuoco
dominerà sereno

dolce è il suono dell’acqua e della morte
sacrificato il figlio
                          inutilmente
cercatore di suoni e di colori
l’ascensione suprema
non servirà – quel nome
resterà oscuro e muto

Ho lanciato i miei suoni senza volto
contro il cielo e discendono
come stelle cadenti
la mia mano dolente e tormentata
nasce fiume e torrente
e muove i tasti e lentamente annega

deliranti corolle
immagino e roveti
e colonne di luce per ferire
gli occhi grigi di un dio
spigoli del diamante
che tagli l’infinito

pastori di serpenti
aggregano dolori
e ne traggono eventi
con gli occhi spalancati nella sera
frughiamo nel canneto
cercando un’impossibile salvezza

Па́вел – Па́вел falciato nella neve
mentre cercavi il vero
contro il potere oscuro delle cose
nell’isola lontana
non hai capito il solco disperato
della mia folle strada

che sarebbe svanita molto prima
che il mondo vomitasse intolleranza
e seppellisse i sogni tra le zolle
irrorate di sangue
troppo presto il serpente ha divorato
l’erba del verde mare

La mia fiamma è arrivata
e il sogno tutto addensa
per fuggire dal nulla
da questo nulla che ci avvolge lento
e fabbrica legami
che un inutile lampo ci rivela

Cosa mi provo a dire
qui nel presente eterno?
Non ho strade frementi da seguire
dai contorni di febbre niente luci
e siamo soli immensamente soli
finché esistiamo

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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7 risposte a Ancora per Skrjabin

  1. gelsobianco ha detto:

    Hai fatto benissimo a pubblicare anche qui questa tua poesia.
    Tu… Tu… Tu…
    Poi ti dirò! 😉
    Guarda, mi sto “bloggherizzando”, Guido.
    Uso anche io i puntini.
    In un modo diverso però.

    Bravo!
    Abbraccio
    gelsettina

  2. guido mura ha detto:

    Certo, è meglio mettere insieme tutto ciò che si scrive, in quanto tutto è un enorme angoscioso poema. Mi rendo conto di raccontare le stesse cose, in prosa come in poesia, rivedendo le strade di chi prima di me ha fatto lo stesso percorso, tra mito e ricerca. Continuo a cercare l’erba di Gilgamesh, mi fermo sulle rive del fiume che mi porterebbe in un altrove, senza immergermi nelle sue acque, scorgo da lontano la grande fiamma. Tutto questo è stato già scritto, già detto, già suonato. Molti sono morti, prima di raggiungere l’altra riva. Tanti si sono suicidati o sono stati uccisi. Sembra che qualcosa inchiodi l’uomo nella sua terra desolata. Eppure in tanti speriamo ancora di risolvere, di superare, di vincere con le nostre armi, che sono le parole, i suoni, la comunicazione, la poesia.

    • gelsobianco ha detto:

      Continuiamo a cercare quell’erba!
      Per trovarla, dobbiamo immergerci.
      Il mito, a cui tu alludi, ha un grande spessore.

      Sì, usiamo la comunicazione vera, Guido, che si avvale di molti strumenti, e speriamo.
      Io sono molto dubbiosa, ma la speranza non mi lascia.

      Ti auguro una buona nuova settimana.
      Un abbbraccio
      gelsa

  3. gelsobianco ha detto:

    “e fabbrica legami
    che un inutile lampo ci rivela”

  4. maria d'ambra ha detto:

    L’argomento è estremamente interessante, come del resto tutto ciò che propone una visione diversa della realtà rispetto a come siamo abituati a intenderla…
    spero anche di poter leggere qualche passo del tuo romanzo
    un abbraccio

  5. guido mura ha detto:

    Penso che dovremo ancora imparare tanto sul potere delle frequenze. Gli scrittori e gli artisti sono spesso arrivati prima degli scienziati e non è strano, perché la conoscenza non ha passato e futuro e quel che non si conosce si può intuire. Quanto alle Terme, si trattava della mia prima prova narrativa consistente, ed è ormai un prodotto pittosto vecchio. Non ho avuto responsi dai pochi editori ai quali ho avuto il coraggio di mandarla. Il romanzo è forse troppo bizzarro per essere preso in considerazione. La storia non è un vero romanzo d’avventura, anche se ne ricalca alcuni schemi. Il protagonista non è un vero eroe, i personaggi sono ambigui, a volte grotteschi. La città termale è inesistente. Lo stile riprende toni postromantici, richiamandosi a un Gaston Leroux che a sua volta intenda ricollegarsi a Hoffmann. Angoscia, erotismo, mitologia e ritualità: questi sono i temi dominanti, ma il gioco è troppo complesso per poter essere apprezzato da un piccolo editore che vorrebbe garantire ai suoi lettori un divertente prodotto di consumo. Purtroppo io non so scrivere libri semplici, divertenti, insomma pubblicabili. Proverò comunque a pubblicare qualche capitolo sul web: sempre meglio che fare ammuffire il libro. Anche se non me la sento più di proporlo per una pubblicazione tradizionale.

  6. cristina bove ha detto:

    Affascinante quanto hai scritto.
    La tua prosa è eccellente, mi sono piaciuti molto anche i versi.
    Mi incuriosisce il romanzo.
    Ciao
    cri

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