Un’altra luna – Parte 1

luna offuscata

luna offuscata

Un breve racconto in due parti: una storia degli anni Sessanta.

1.

Ho guardato la luna. E’ quasi piena, una luna da licantropi, enorme, gialla, chiara, luminosa. C’è qualcosa di opaco sulla sua faccia, ma non sono più le macchie che vedevo una volta. Ora non riesco più a distinguerle bene e non mi ricordo più nemmeno com’erano. Se cerco di fotografarla, vedo poi solo un’immagine tonda e luminosa, qualche volta oblunga, ma non risultano i particolari, i mari, i crateri: solo un cerchio o un’ellisse dal colore uniforme.
Mi fa uno strano effetto, la luna, e forse non è la luna, ma la notte. Succedono tante cose, di notte, cose che non sai se sono avvenute veramente o se te le sei inventate, o se sono capitate a un altro, forse a quell’altro che tu eri una volta. Così pensi che non possa essere vero, che la tua memoria riporti scene viste in un film, o lette su qualche libro.

Non vieni a dormire? E’ mezzanotte!
Vengo subito, vengo.
Ma cosa fai, guardi la luna?
Non lo so
Guarda che è sempre la stessa. Dopo che l’hai vista una volta…
Ne sei sicura?
Sicura di che?
Che la luna è sempre la stessa?
Certo: lei sta sempre lì, sempre uguale. Siamo noi che cambiamo
Perché diventiamo vecchi?

Così chiudo la finestra e mi avvio verso il letto; mi ci butto sopra. E’ da tanto tempo che io e Tiziana rimaniamo nella nostra porzione di letto. Ho anche comprato un materasso unico a due piazze, per non trovare quella fastidiosa divisione dei materassi, quella specie di precipizio che scoraggia la migrazione tra l’una e l’altra delle piazze, se si ha voglia di sentire il corpo dell’altro; però non serve a niente, non cambia niente. Sì, certo: a volte succede di allungare un braccio e trovare una parte della struttura fisica della persona che si è amata una volta. Ma tutto si ferma lì. Una carezza, un casto riconoscersi, la rassicurante certezza di una presenza: tutto qui.
Il tempo della solitudine è arrivato, anche se nessuno dei due è morto, non è ancora completamente morto. I piedi si spostano in uno spazio vastissimo, un deserto in cui possono avanzare a loro agio. Il corpo può muoversi liberamente, girarsi su un lato, raggomitolarsi.

Tiziana è serena, adesso, perché sa che sono con lei, in quel letto grande, anche se penso, se sono libero di pensare, anche se ricordo o credo di ricordare, anche se ricordo cose che a lei non potrei confessare mai
Tante cose non c’è mica bisogno di andarle a raccontare, soprattutto a tua moglie! Se proprio non si può fare a meno di parlarne. Cose che riguardano la tua sfera intima, o comportamenti di un tempo, di cui oggi ti vergogni: rabbie, violenze, desideri, ingenuità.

Ci sono cose che ti possono macchiare per sempre, altre che sei proprio tu a considerare macchie, mentre forse non lo sono. Le figuracce, ad esempio, la mancanza di coraggio, l’incoerenza. Cose e avvenimenti che per te hanno rappresentato motivo di sofferenza, che hai percepito come circondati da un alone di negatività.

Una notte, tanto per fare qualcosa di nuovo. C’era un gran caldo, anche se era soltanto maggio. Credo sia stata la primavera più calda del secolo, almeno dalle mie parti.
Non ricordo nemmeno se ci fosse la luna. Ma allora si usava riunirsi sulla spiaggia, per stare insieme, cantare, divertirsi. Io non l’avevo mai fatto e qualche amico mi trascinò lì, a una decina di chilometri dalla città. Una spiaggia isolata, con le dune, la pineta, le palme nane, tutte quelle strane erbe che crescono nella sabbia, le palle di posidonia che si depositano a migliaia lungo la riva del mare.
Strano per me fare il bagno senza la luce, senza il calore del sole. Mi sentivo privo di consapevolezza, immerso in una vita che non era la mia vita abituale, in qualche modo trascinato dagli altri verso un agire che non era più mio, ma quello di tutti, degli amici, dei compagni, di tutti quei ragazzi che si erano riuniti per una nottata diversa dalle altre.

Poi qualcuno incominciò a tirar fuori le birre. Anche quello era in programma. Ci eravamo divisi in gruppi. Ognuno con i compagni di scuola e gli amici più intimi.
Qualcuno schiamazzava, poco lontano, e un paio di amici andarono a vedere.Si era formato un assembramento, come spesso succede, anche di giorno, nelle spiagge, quando c’è qualcosa di nuovo, un’attrazione, qualcosa che aiuti a far passare la noia. Magari qualcuno che improvvisa uno spettacolo o che vende un oggetto o un giocattolo per i bambini

Qualcuno disse: Venite.
Ci accodammo al gruppo, ma non si vedeva ancora nulla.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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32 risposte a Un’altra luna – Parte 1

  1. stileminimo ha detto:

    E’ così realistico l’inizio di questo racconto, che spero non pubblicherai troppo tardi il seguito… la sensazione di tensione svanirebbe (non è vero, non svanirebbe; se devo essere onesta è pura curiosità).

    • guido mura ha detto:

      Sto rivedendo la seconda parte, ma per venerdì prossimo dovrebbe essere in linea. Ciao.

      • gelsobianco ha detto:

        Guido, quando ci si trova davanti a qualcosa di scritto così bene e che dà tanta emozione vera, non si pensa al seguito.
        Si assapora bene ciò che si sta leggendo.
        Si degusta tutto. Con estrema calma.
        Si fa rotolare ogni parola sulla lingua fino a farle penetrare in noi tutte con il loro grande significato.

        Poi, poi, poi, verrà il seguito.
        Sì.
        Certo.
        Dopo.
        Impariamo a cogliere la bellezza che qui troviamo e non bruciamola troppo in fretta.
        Una musica si vive in ogni nota, senza affrettarsi ad inseguire il finale.

        Ancora bravo per lo scritto!
        Incipit validissimo.
        Ti sorrido
        gelsettina

      • stileminimo ha detto:

        Ok, allora io venerdì sto qui. 🙂

      • gelsobianco ha detto:

        🙂
        gb

      • guido mura ha detto:

        So che sei un’attenta (e paziente) lettrice, gelsettina 🙂

      • gelsobianco ha detto:

        L’unico modo per “leggere” qualcosa che piace ed interessa è stare ben attenti a tutto, leggere e rileggere e, con calma, proseguire, sempre nello stesso modo.

        Grazie, Guido.
        Sorriso d’intesa
        gelsettina

  2. guido mura ha detto:

    Succede che alcuni amici che mi seguono su facebook non riescano a commentare su wordpress. Provo a inserire un link a FB da qui.

    https://www.facebook.com/guido.mura.3/activity/10201992699692589?comment_id=6175033&offset=0&total_comments=2&notif_t=open_graph_action_comment

  3. gelsobianco ha detto:

    Splendido, Guido, lo scritto.

    Ti abbraccio.
    gelsettina
    Non commento la musica!;-)

  4. graziagardenia ha detto:

    Mi hai trascinata dal tono di normalità a quello visionario, con dolcezza, come se un poco m’ipnotizzassi. E questa magia, non nuova alla tua scrittura, mi piace molto. E’ “vellicante”. E di questo solletico dell’anima e del pensiero abbiamo tutti bisogno, anche se spesso non lo sappiamo.

    4 ore fa · Mi piace · 1

  5. graziagardenia ha detto:

    Delizioso anche l’effetto neve. Aumenta la magia.

  6. guido mura ha detto:

    Ho cambiato la musica perché l’altra era proprio “troppo” sperimentale.

  7. massimobettini ha detto:

    libertà e solitudine… libertà è solitudine?

    • gelsobianco ha detto:

      No.
      Libertà non è solitudine!
      Libertà è un “modo di essere”, secondo me.
      Poi ne possiamo parlare più a lungo anche con Guido.
      gb

      Scusami, Guido, se ho risposto a massimobettini.
      gelsettina

      • massimobettini ha detto:

        ti scuso io se non lo fa lui… 🙂

      • gelsobianco ha detto:

        Sono già scusata da Guido. Speriamo! 🙂
        Ora anche da te!
        Che posso volere di più? 😉
        gb

        Guido, scusami ancora per aver risposto ad un tuo ospite!
        Ti abbraccio
        gelsettina

      • guido mura ha detto:

        Dovremo ricorrere a un’indulgenza plenaria, figliuoli! Quanto alla libertà e alla solitudine, sono modi di interpretare la vita, di vivere la condizione umana. Ne avevo parlato tempo fa https://guidomura.wordpress.com/?s=liberi+e+soli commentando un brano di Maupassant. La solitudine deriva dall’assenza di una possibilità di condivisione totale. Però si può vivere questa condizione con sofferenza o con serenità. La libertà è certamente correlata alla solitudine, ma è anche un modo di essere. Chi ha coscienza dell’individualità e non si ritiene parte di un organismo superiore si sente anche più libero. Poi ci sono i condizionamenti imposti dal corpo sociale o dalla cultura, e spesso autoimposti. Però in definitiva queste forme di limitazione o autolimitazione della libertà possono essere in un preciso momento spezzate, con un atto di volontà o di rivolta.

      • gelsobianco ha detto:

        Tu su che cosa non hai scritto, Guido? 😉
        Guarda che se ti legge una “poverella”, poi ti castra perchè scrivi troppo!
        Io leggerò il tuo articolo.
        “La solitudine deriva dall’assenza di una possibilità di condivisione totale.”
        Condivisione totale? Difficile da avere.
        gelsettina
        Comunque, prima, leggo il tuo scritto, e, poi, ne parliamo.
        Grazie per l’ indulgenza plenaria!:-)

  8. wolfghost ha detto:

    Terzo tentativo di commento 😀 Non per colpa del tuo blog eh! E’ che mi interrompono sempre! 😀
    Comunque ti scrivevo che leggendo il post mi sono chiesto quanto di autobiografico ci sia in questa storia, sicuramente non la trama nella sua globalità, ma sono certo che molte delle “immagini” che usi derivano dalle tue memorie 😉 Certo… mediate sempre con quella maniera onirica che ti riesce particolarmente bene 🙂

    http://www.wolfghost.com

    • guido mura ha detto:

      Le esperienze sono sempre materiale costruttivo importante, ma qualche volta si possono anche immaginare o sognare. In fondo anche il sogno fornisce immagini che memorizziamo. Qui sicuramente ci sono immagini ricavate dalla realtà, ma ci sarà anche qualcosa di molto diverso nella seconda parte del racconto 😉
      Comunque quasi tutti i miei personaggi sono presi dalla realtà. Quando scrivo, li vedo e hanno l’aspetto di qualcuno che ho conosciuto. Solo che fanno o dicono cose diverse.

    • gelsobianco ha detto:

      I personaggi hanno una loro propria vita.
      Solo così possono “vivere” davvero.
      IMHO
      gb

  9. koredititti ha detto:

    aspetto la seconda parte…

  10. albafucens ha detto:

    bello… un racconto emozionante, dalle tinte intense e delicate allo stesso tempo, la luna e la notte, poi… sanno essere magiche, mi piace la notte, i suoi suoni ovattati la sua voce dolce e profonda, è come un Blues, anche nei suoi silenzi più reconditi, abissali, c’è un intero microcosmo che pullula e ferve nelle sue viscere.

  11. ventisqueras ha detto:

    che strano veder cadere la neve sopra questo paesaggio di maggio, maggio come assenza-presenza e come musica dolcissima, di una luna che c’è ma non si vede perché la notte è altro, e così la luna che non è mai la stessa…

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