La cometa di Tonio

astro

1

– Adesso basta, Tonio, hai fatto il pieno.
– No, un altro.
– No, si vede che non ce la fai.
– Ce la faccio benissimo.
Si alzò in piedi e cercò di camminare, ma barcollava e minacciò di rovinare sul pavimento. Per fortuna Alfredo stava lì a due passi e allungò un braccio per puntellarlo, come si fa con gli alberi troppo sottili, che ancora non sanno reggersi da soli. Aveva bevuto anche lui, ma a differenza di Tonio era un pezzo d’uomo e l’alcol, per distribuirsi in tutte le sue cellule, faceva una fatica della madonna e rinunciava all’impresa, almeno questo è quello che sosteneva lui, e gli altri non facevano fatica a credergli.
Adesso Tonio si teneva con una mano sul piano del tavolino.
– Devi andare a casa, fece il barista.
– Lo riporto io a casa.
Alfredo pagò e poi lo abbrancò, gli mise addosso il giubbotto e lo portò fuori, nel freddo. La casa di Tonio era proprio lì vicino: bisognava attraversare una strada, che a quell’ora era deserta, una strada interna, di periferia. Poi c’era il cancello, il viale di un giardinetto condominiale, con i bidoni delle immondizie seminascosti, la luce che si accendeva quando qualcuno si avvicinava alla grande porta di vetro del palazzo. L’avevano messa per poter riprendere i malintenzionati con le telecamere, ma era comodissima per i condomini che volevano entrare e avevano bisogno di trovare la toppa per infilarci la chiave.
Una mezza rampa di scale, poi l’ascensore. Cinque piani da risalire in una cabina troppo stretta per risparmiare spazio. La porta dell’ascensore da richiudere a mano, all’uscita, altrimenti rimaneva aperta e costringeva gli altri a salire a piedi.
La porta di casa, blindata, con la blindatura invisibile. Qualcuno aveva tentato ugualmente di forzarla, c’erano rimasti i segni nel legno, ma aveva resistito. Il nome sulla porta, anzi i due nomi, quello di Tonio e quello di Edna, anche se Edna non abitava più lì da un pezzo.

– Vuoi coricarti?
– No, voglio stare in piedi: voglio vedere se arriva Babbo Natale.
Era sbronzo, ma riusciva ancora a scherzare.
– Lo sai, Alfredo, che ci sono persone che imparano a fare le ciambelle e altre che studiano per fare i buchi? Io sono quello che ha imparato a fare solo i buchi. Ridacchiava, ora.
– Allora ti lascio qua, disse Alfredo.
Lo scaricò sul divano e gli accese anche la televisione. Quella era l’ultima cosa che avevano comprato con Edna. Era una di quelle nuove, con lo schermo nero, piatto e sottile e il decoder per il digitale incorporato.
Anche la notte di Natale c’erano dibattiti. Parlavano di quelli che si erano ammazzati per disperazione, ma anche di quelli che ce l’avevano fatta, che si quotavano in borsa e guadagnavano. Bisognava dare un po’ di speranza alla gente, malgrado la crisi.
Pareva un miracolo, ma qualcuno ancora trovava lavoro o glielo avevano trovato, giusto per poter poi raccontare la storia in tv.
Sembravano tutti felici!
Possibile che solo lui fosse infelice e che avesse bisogno di sbronzarsi?
Forse era colpa sua.

2

– Come mai siete rimasti aperti, la vigilia di Natale?
– Perché c’è sempre qualcuno che non sa dove andare a Natale e un posto al caldo bisogna pur darglielo.
– Ma possibile che a Milano non ci sia niente di meglio da fare che starsene al bar?
– Quando non hai più un lavoro, e una moglie, dove te ne vuoi andare?
– Ma una volta c’erano tante cose da vedere. C’era il cinema che costava poco e anche il teatro, per tutti i gusti. Ce n’era uno anche qua vicino.
– Era dove facevano quelle cose strane, l’avanguardia?
– Sì, e costava quattro soldi.
– Prova ad andarci adesso al teatro, ma neanche al cinema, o ai concerti ad Assago!
– Oggi bisogna essere tutti ricchi. Solo i ricchi possono vivere. Si sono fatti il mondo per loro.
– E il Tonio ci sarà andato a teatro, da giovane?
– Ma lui non è di Milano!
– Ma abitava già qui.
– Il padre veniva dalle Puglie
L’è on terun anca lu?
– No, perché la madre era di Padova.
– Eh una volta qui x’erano tuti veneti.
Adess son tutti peruviani, boliviani o di chissà quale altro diavolo di posto. Fanno casino al parco e lasciano tutte le bottiglie di birra per terra.
– Stanno lì con lo stereo a tutto volume a suonare musica del paese loro.
– Ma lui com’è che si è ridotto così?
– Era un buon informatico, sapete: lavorava alla DIVA o DICA o come cazzo si chiamava. Ma poi quelli hanno ridotto il personale, perché lo Stato non pagava, i privati cercavano di risparmiare e si arrangiavano da soli e loro non guadagnavano più. Ora hanno pure cambiato nome e hanno spostato la sede in Polonia.
– E cos’è successo: l’hanno licenziato?
– Sì; hanno lasciato tutti col culo per terra. I dirigenti sono finiti in Polonia; qui è rimasta poca gente, qualche impiegato e basta.
– E lui poi è rimasto anche senza moglie.
– Eh. Lei era abituata a vivere bene: era sempre tutta firmata e andava a farsi i capelli da Coppola. Senza soldi, hanno cominciato a bisticciare. Alla fine lei si è messa con un dentista. Perché crisi o non crisi, la gente i denti se li deve mettere sempre a posto. Poi quello è uno caro, uno che fa gli impianti. E’ da allora che lui ha cominciato a bere.
– Mai fidarsi delle donne. Meglio prendersi un cane, per la compagnia.

3

Una volta facevano l’albero.
C’era uno spazio, nel salottino, dove, bene o male, un albero ci poteva stare. Naturalmente un albero artificiale, con i rami che si allargavano tutti, uno a uno, dopo che usciva dalla scatola quella specie di sacco informe che sarebbe miracolosamente diventato una specie di abete. Ogni anno qualche scaglietta verde si staccava e restava nella scatola, assieme alle pigne di color marrone.
Poi bisognava allungare i fili delle luci, verdi come gli aghi finti, e distribuirli su tutti i livelli, infilandoli tra i rami. Le palle colorate erano sempre le stesse, un po’ dorate, un po’ rosse, qualcuna argentata. Si trovavano in una scatola separata, tenuta in cantina sopra tutte le altre scatole, perché quegli ornamenti erano quasi tutti di vetro e si rompevano facilmente.
Sotto l’albero c’erano i regali, per lui e per lei.
C’erano anche i biglietti per il teatro, qualche volta.

Tonio aprì gli occhi e vide l’albero illuminato.
Ho messo a letto i bambini, disse Edna. Andrea voleva stare sveglio per vedere Babbo Natale, ma ora è crollato dal sonno. Laura già dorme da un pezzo. Mettiamo fuori i regali?
Andò nella stanza da letto e tirò fuori i pacchi, che aveva tenuto nascosti nell’armadio per tanti giorni, qualcuno da settimane.

– Vuoi una fetta di panettone?
Lei tirò fuori dal frigo una bottiglia di brut, già aperta, e la appoggiò sul tavolo. Al centro c’erano due flûtes di cristallo, che si usavano per le occasioni.
Lui guardò la bottiglia scura: era uno spumante italiano, ma di quelli che un po’ costavano.
– Lo so che tu non bevi – disse Edna – ma almeno a Natale mi puoi fare compagnia…

Tonio guardava la scena e non capiva. Come mai Edna era lì, perché avevano due figli, e cos’era quell’aria luminosa, quella strana luce diffusa che dominava nella stanza, anche se era notte fonda?
Cosa stava succedendo?
Diede un’occhiata fuori dalla finestra.
– Come è possibile? Avevano detto che si era dissolta.
– Che cosa si è dissolto?
– Ison, la cometa.
– Hai sempre voglia di scherzare, disse lei.
Lui tornò a sbirciare fuori e venne invaso da una profonda gioia. Per qualche strano motivo, la storia era cambiata. Là fuori la cometa continuava a correre, luminosissima, con una lunga coda di polvere chiara, e la sua luce rivaleggiava con quella della luna.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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19 risposte a La cometa di Tonio

  1. egle1967 ha detto:

    interessantissimo..mi vengono in mente vite parallele e possibilità che diventano probabilità..
    bello ..un bel racconto di natale.
    ciao

    • guido mura ha detto:

      Ciao Egle. Che esistano mondi paralleli è probabile, anche se farli cominicare non sembra possibile. Io immagino che siano innumerevoli, e che in ognuno di essi una scelta, un’azione qualsiasi al posto di un’altra, abbia modificato la storia e, di conseguenza, le vicende di ogni uomo. In una realtà parallela la nostra vita potrebbe essere completamente diversa, oppure non esisteremmo nemmeno.

  2. melogrande ha detto:

    Che bello, un “Racconto di Natale” come non se ne vedono quasi più…
    Auguri, Guido !

    • guido mura ha detto:

      Sai, sto leggendo Pynchon e, per reazione, quasi per difendermi, vengono fuori Dickens e Frank Capra. A parte gli scherzi, credo che in molte mie storie natalizie e non natalizie ci sia un forte desiderio di magia, una sorta di neorealismo magico. In fondo, mi sento ancora legato al mondo di Zavattini, Flaiano, Tonino Guerra. La disumanità, l’irrazionalità crudele e a volte pagliaccesca del postmoderno non riesco a sentirle proprie.

  3. stileminimo ha detto:

    MI stavo deprimendo leggendo la prima parte fin troppo verosimile… e poi mi son ripresa alla grande con il finale… perché il lieto fine ogni tanto ci vuole, eccome!!! Almeno nei racconti! Grazie Guido! Auguri!

  4. rossodipersia ha detto:

    Ho vissuto tante volte il natale di mia nonna, nel rispetto delle tradizioni e dei rituali che ogni anno speravamo si ripetessero immutati. Tra i tanti c’era il mio preferito: stare in poltrona abbracciata a lei a vedere alla tele “La vita è meravigliosa” di Frank Capra. Era come entrare in una fiaba. Era una magia.
    Sono d’accordo con te, diamo a Tonio una favola buona da contrapporre alla triste realtà. Diamogli una cometa.

  5. wolfghost ha detto:

    Un regalo che viene dal cielo 🙂 Un racconto che, tranne il finale, è simile alle vite di troppe persone 😦 Avessero lo stesso finale anche loro…
    Bella la musica! 😀 Nuove sonorità, molto adatte e riuscite! 😉

    http://www.wolfghost.com

  6. cristina bove ha detto:

    Che bello, Guido!
    un racconto a sorpresa che regala un sentore di speranza.
    Oltre al godimento della tua scrittura.
    Auguri!
    cri

  7. margaret collina ha detto:

    Buon Natale Guido!

  8. gelsobianco ha detto:

    Che bel racconto particolare, intenso, Guido!
    Si apre una magia.
    Spalanco gli ocche e…

    Grazie.
    Ti abbraccio
    gelsettina

  9. Lillopercaso ha detto:

    Pensa quell’Altro, che brutto colpo, svegliarsi e scoprire che non era altro che un magnifico sogno!

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