Che ne dite di Nina? – Parte 1

cagliari scalette in via san Giorgio

Novità? Sono rientrato da Cagliari, avendo lasciato in un istituto dei dintorni, a Donori, mia madre reduce da un ictus. Sta seguendo un programma di riabilitazione, non so con quali risultati. Non ho perso la speranza di portarla con me a Milano, non appena avrò concluso le pratiche di acquisto di una nuova abitazione. Questa mattina ho ricevuto con piacere dall’editore il volume degli atti del convegno in cui è pubblicato il mio ultimo saggio. In questi giorni ho ripreso a scrivere e sto terminando il lungo racconto che vorrei proporre su questo blog. E’ una storia raccontata da più narratori-personaggi, ognuno dei quali espone quanto conosce, secondo il suo punto di vista. Ora vi lascio alla prima puntata del racconto, iniziato da tanto tempo, ma che spero possa giungere in breve a una redazione definitiva.

Io:

Era una ragazza incantevole. Il suo sorriso era coinvolgente e lei era allegra come una giornata di primavera. Ricordo che era bruna e aveva i capelli lisci; gli occhi erano nocciola, con ampi sprazzi dorati. Forse non aveva una bellezza da fotoromanzo o un fisico da miss, ma incontrarla e parlarle procurava allegria.
C’era in lei un candore che abbelliva e rendeva limpida ogni forma di vagheggiamento.
E, se ci penso oggi, mi pare di non aver mai desiderato tanto una donna quanto ho desiderato lei.
Ricorderò sempre l’ultima volta che l’ho vista. Lei era già certamente condannata da un nemico impietoso ad una breve e sofferta vita. Qualche segno di stanchezza già appariva nella pelle del viso, che iniziava lentamente a imbrunirsi e ad avvizzire, eppure avevo ancora voglia di toccarla. Ci siamo incontrati in un autobus, quell’ultima volta. Le ho preso la mano e l’ho tenuta fra le mie per tutto il tragitto, lasciandomi accarezzare dalle sue parole.
Sapevo che ora non era più fidanzata e ne conoscevo anche la ragione, e lei mi parlò con fare tranquillo, forse rassegnato, della sua nuova condizione e poi…
“Sai? Sto per partire”, mi disse.

Purtroppo la donna, o meglio la ricerca di una donna, ha sempre avuto un ruolo centrale nella mia vita. Anche adesso, che comincio a ingrigire e dovrei, come si suol dire, darmi una calmata, continuo a considerare ogni donna appetibile che mi capita di conoscere come una possibile fonte di piacere, continuo a desiderare di stabilire con lei un rapporto non fatto solo di parole, ma di effusioni fisiche, contatti, più o meno voluti, complicità, sorrisi, quel provare piacere nello stare insieme che è forse la parte più autentica dell’amore.

Mi rendo conto che dovrei parlare di Nina, Nina di cui nessuno ha saputo più niente, Nina che sembra dissolta nel nulla, come se non fosse mai esistita. Ma mi viene difficile non partire da me, per poterne parlare. In fondo io sono per me la persona più interessante che conosco e so che non potrò dire niente su quello che era Nina in sé, ma potrò raccontare solamente della Nina che conoscevo. Per questo fornire qualche informazione sulla mia vita e sul mio modo di pensare può essere utile a far chiarezza. Quella persona, quella giovane donna, era l’immagine che ne avevo dipinto dentro di me, con i miei pennelli e con i miei colori, e sicuramente doveva essere diversa, nella sua realtà e nella realtà delle altre persone che avevano avuto occasione di conoscerla.

Nina era una delle ragazze che mi piacevano, negli anni della mia vita universitaria, ma, forse perché non avevo molte occasioni d’incontrarla, era collocata necessariamente su un piano più distante, rispetto a quelle che frequentavo quotidianamente e che consideravo graziosi animaletti della mia riserva di caccia, partner possibili e desiderabili.
Questo non toglie che, quando mi capitava di trovarmi con lei, provavo un forte impulso che mi portava a cercare il contatto fisico. Mi bastava toccarle una mano, accarezzarle un braccio, una gamba, con dolcezza, senza insistere con foga possessiva, per provare un appagamento profondo.
Nina non aveva un fisico da modella: non era alta e le sue gambe, a dire il vero, non erano perfette. Al di sotto del ginocchio, i muscoli apparivano un po’ più robusti del consueto, cosa normale per una ragazza che aveva studiato danza, come lei, per vari anni. Questa particolarità però si fondeva molto bene con l’insieme della persona e non disturbava.
Anzi proprio l’uomo che sarebbe divenuto il suo fidanzato, Giovanni, mi aveva confidato che proprio quel lieve rigonfiamento era una delle cose che la rendevano attraente ai suoi occhi. Era una ragazza dal viso dolce e dal sorriso radioso, che in qualche modo eclissavano quei polpacci un po’ muscolosi, da ballerina, che sono il punto di forza da cui si sprigionano l’eleganza e la grazia delle danzatrici.
Purtroppo, poche volte, troppo poche volte, Nina era apparsa sullo sfondo della mia vita. Altri pensieri, altre persone ne nascondevano la presenza, il silenzioso e discreto passaggio.
Questo, solo questo è il poco che mi rimane di lei: qualche sensazione, un po’ di rimpianto, tanta dolcezza.

Annunci

Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
Questa voce è stata pubblicata in racconti e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

18 risposte a Che ne dite di Nina? – Parte 1

  1. stileminimo ha detto:

    Bentornato, Guido. Felice di rileggerti e ancor più in prospettiva di un racconto lungo che intendi pubblicare qui. Mando tanto affetto alla tua mamma.

  2. guido mura ha detto:

    Grazie. La mia mamma ricambierebbe, se fosse qui. Certo la mia vita si complicherà notevolmente, anche se spero che lei recuperi almeno un po’ di autonomia, con la riabilitazione. Forse sto facendo una pazzia, ma non ho alternative.

  3. gelsobianco ha detto:

    La tua scrittura è sempre validissima.
    Mi ha fatto vedere la “tua Nina”, quella ragazza di nome Nina, con i tuoi occhi che la desideravano non solo fisicamente, la volevano in tutti i sensi.
    Aspetto con ansia il proseguimento del racconto perché conosco la tua bravura di narratore e per sapere di più di Nina.
    “Purtroppo la donna, o meglio la ricerca di una donna, ha sempre avuto un ruolo centrale nella mia vita.”
    Perché “purtroppo”?
    E’ tutto questo talmente naturale!

    Abbiamo già parlato tanto della tua mamma in privato.
    Non so che cosa augurarti, Guido, proprio perché ti voglio bene.
    Sarà il destino a decidere.

    Ti abbraccio forte
    Gelsettina
    Una carezza a quel ragazzo di nome Guido.

    • gelsobianco ha detto:

      Quel ragazzo esiste ancora oggi in te!
      Ti sorrido
      Gelsettina

    • guido mura ha detto:

      Purtroppo perché tutto quello che si cerca ansiosamente, in maniera nevrotica, è fonte di insoddisfazione e disperde energie e forza intellettuali preziose. L’Io narratore, amico di Nina, è un single che non ha ancora scelto la soluzione economicamente più valida per affrontare la vita e il lavoro, quella del matrimonio. Infatti è in ritardo con gli studi e corre ancora dietro ai sogni.

  4. rossodipersia ha detto:

    Che gioia leggerti di nuovo, sono già dentro la storia e voglio andare avanti. Non tardare troppo.
    Mi dispiace molto per tua madre, purtroppo è una storia pesante, io l’ho vissuta con mia nonna. Spero vada tutto per il meglio. Ti abbraccio. Ciao Guido.

    • guido mura ha detto:

      Le storie si complicano tutte, quando subentrano le malattie, nella realtà e nella finzione. In qualche modo si cerca di affrontare il destino, ma l’incertezza regna sovrana.

  5. melogrande ha detto:

    Bentornato, Guido, e speriamo bene per tua mamma.
    E’ sempre bello leggerti.

    • guido mura ha detto:

      Anch’io spero e cerco di non perdere le brutte abitudini, come quella di scrivere, anche se ogni racconto è una scommessa e quasi una sfida. Insomma, non si sa mai cosa ne verrà fuori; ma è un momento di folle libertà in un universo ancora troppo condizionato dalla logica, dalle aspettative e dalle previsioni.

  6. graziagardenia ha detto:

    Ero preoccupata per il tuo silenzio, Guido. Silenzio che si è rifatto parola ariosa e dolente in questo racconto pieno di cuore. Ora, volo a leggermi la seconda puntata. Auguri alla mamma e a te un abbraccio. Grazia..

  7. wolfghost ha detto:

    Un’ottima partenza per il tuo romanzo, coinvolge subito per l’empatia con la sfortunata ragazza e la curiosità per il protagonista.
    Per tua mamma ci vorrà tanta pazienza, ma fai bene a non darti per vinto: ho visto tante persone riprendersi e recuperare da un ictus.
    Un abbraccio a entrambi!

    http://www.wolfghost.com

  8. Lillopercaso ha detto:

    Mi piace questo personaggio maschile, un po’ femminile in verità, in cui la parte razional-spirituale si fonde con quella emotiva e animalesca! Ovviamente, quel che ne esce è una bella Nina.

  9. ventisqueras ha detto:

    …dico che è una delizia leggerti! mi spiace di non poter proseguire stasera, ma tornerò per leggere gli altri capitoli, grazie
    notte serena

  10. tramedipensieri ha detto:

    Penso sia bello riuscire ad aprirsi in questo modo. La scrittura aiuta, penso.
    In bocca a lupo per tua mamma e per ….te.
    Ciao
    .marta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...