Che ne dite di Nina? – Parte 2

Cagliari - Piazza Yenne

Giovanni:

Studiavo medicina a Cagliari, ai tempi in cui ho incontrato Nina per la prima volta. Avevo già completato tre anni di corso e pensavo soprattutto a imparare un enorme cumulo di nozioni e a costruire la mia carriera, in una realtà che stava facendosi più difficile anche per noi. È vero che le ragazze facevano a gara per accalappiare gli studenti in medicina. Significava godere, come moglie di un medico, di uno status sociale elevato, avere una bella casa, figli curati e una colf per i lavori domestici.
Ma non ero interessato alle ragazzotte che si sdilinquivano non appena abbordavano un futuro chirurgo o un probabile stimato specialista. Mi disgustavano con i loro sorrisi esagerati e la sguaiataggine dominante. Carname in vendita nell’enorme e vomitevole macelleria della nostra società perbene e perbenista. Carne con cui produrre altra carne, guance arrossate dal fard e sorrisi accuditi e perfezionati da un dentista alla moda, calcoli e giochi organizzati da madri sollecite del bene delle figlie e dei radiosi destini della famiglia.
Con lei tutto fu normale e spontaneo. Mi fu presentata per caso e non fece assolutamente nulla per attirare la mia attenzione, parlava e sorrideva con me come con tutti gli altri e non faceva assolutamente niente per imporsi, per farsi notare.
Era la persona più immediata e naturale che avessi conosciuto, sincera fino all’indecenza. No, non dovete pensare che parlasse di oscenità o si comportasse in modo scortese e maleducato.
Definisco indecenza l’incapacità di nascondere le cose che pensava, anche se, a volte, sarebbe stato più opportuno velarle con quella sorta d’ipocrisia che è l’uso generale della nostra società di persone educate.
Accettò con semplicità di diventare la mia futura compagna, non appena i miei e i suoi studi fossero terminati, e iniziammo a presentarci agli amici come fidanzati.
Quando lei cominciò ad accusare strani disturbi, le proposi di fare uno screening generale; ma nulla emerse in quell’occasione. Le analisi davano tutte esito negativo e nulla faceva prevedere lo sviluppo drammatico che la sua vicenda umana avrebbe dovuto sostenere. Forse, se non fosse stata la fidanzata di un futuro medico, la sua vita sarebbe trascorsa serena per ancora qualche anno, fin quando sintomi più gravi non si fossero manifestati. Ma la mia presenza fece precipitare gli avvenimenti e condusse a una consapevolezza che forse sarebbe stato meglio rimanesse nascosta per un tempo imprecisato.
Continuammo le indagini, perché i suoi disturbi, soprattutto di natura neurologica, non accennavano a cessare e non pareva che si verificasse quella normalizzazione che spesso risolve in maniera spontanea determinati quadri patologici. Così alla fine si evidenziò la patologia che doveva dare una svolta alla sua e alla mia vita.
Desideravo costruire una famiglia e questo con lei non era più possibile. Lei ormai era passata dal ruolo di compagna a quello di paziente, e, purtroppo, a quello di paziente senza futuro, di quelli per cui la medicina non riserva speranze, per cui ha coniato la formula “prognosi infausta”.
Fui costretto a prendere una decisione dolorosa, per tutti e due, e a dirle sinceramente che non ritenevo utile mantenere il nostro rapporto, nella prospettiva di una vita matrimoniale che il destino presentava come sicuramente improponibile.
La sua faccia si contrasse, evidenziando quella scheletrizzazione progressiva che avrebbe dovuto manifestare, di lì a poco, e che era uno dei sintomi preminenti della sua malattia.
Faceva fatica a dominare il pianto, ma riuscì ancora a pronunciare poche parole chiare e decise, con la voce ancora sufficientemente ferma:
“Sei un porco”, mi disse.
Non potevo tentare di scusarmi, e nemmeno lo desideravo. Avevo dovuto fare la mia scelta, in piena coerenza con quello in cui credevo e nella consapevolezza che non si poteva barare con la malattia: io lo sapevo bene e non credevo nei miracoli.
Poi lei è scomparsa, come se avesse voluto portare lontano, fuori dallo sguardo di tutti quelli che la conoscevano, l’immagine del suo precoce avvizzimento e della sua morte.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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22 risposte a Che ne dite di Nina? – Parte 2

  1. gelsobianco ha detto:

    Ecco Guido Mura che scrive!
    Mi inchino.
    Gelsettina

  2. stileminimo ha detto:

    UN porco vero,direi. Ma questo rende tutto più interessante. 🙂

  3. graziagardenia ha detto:

    Sì, un “porco” questo medico tutta razionalità e poco cuore. Ma c’est la vie. E tu hai saputo scriverlo con la solita penna/rasoio che hai la fortuna di possedere. Splendida la tua narrazione, come sempre e più di sempre.

  4. rossodipersia ha detto:

    Giovanni è un medico e, come tutti i sui simili, ha un rapporto diretto con la morte e la malattia. Non conosce pietà altrimenti impazzirebbe e questo cinismo lo applica anche per se stesso e le persone che ama. Non sono convinta che sia un personaggio negativo. Mi aspetto un rovescio della medaglia. Vedremo.
    Condivido pienamente il “penna/rasoio”.

    • guido mura ha detto:

      C’è chi decide in base all’istinto e chi segue un progetto di vita, mettendolo al di sopra di tutto. I comportamenti umani non seguono sempre la stessa logica, non si assoggettano alle leggi della robotica.

  5. wolfghost ha detto:

    Bé, terribile. Una freddezza tremenda quella del nostro, anche se in fondo è stato meglio così anche per la ragazza: come avrebbe potuto seguirla lui, animato da un simile spirito?
    Ma chissà se è finita qua tra loro o se la ragazza ricomparirà…

    http://www.wolfghost.com

  6. gelsobianco ha detto:

    La tua penna/rasoio è anche penna/carezza però.
    C’è tutto!
    Tu sai benissimo che cosa Gelsettina pensi di te come scrittore.
    E leggo anche i commenti positivi degli altri! 🙂
    Io non mi chiedo se sia finita la la storia tra Giovanni e Nina. Tu sei imprevedibile.
    Io gusto, ora, questo tuo “graffiare”:
    “Definisco indecenza l’incapacità di nascondere le cose che pensava, anche se, a volte, sarebbe stato più opportuno velarle con quella sorta d’ipocrisia che è l’uso generale della nostra società di persone educate.”

    • guido mura ha detto:

      Sai bene che tu potresti fare cose anche migliori, se solo ti decidessi a scrivere, da perfezionista quale sei. Ma forse è proprio l’amore della perfezione a bloccare l’espressione di quello che ribolle dentro di te. Nella vita però l’impegno e il coraggio sono fondamentali per vivere e comunicare, e io aggiungerei un pizzico d’indulgenza nei confronti della nostra umana finitezza, anche nei confronti di noi stessi.

      • gelsobianco ha detto:

        Tu hai letto qualcosa di quello che ho scritto, Guido. C’è molto di più.
        *Ti ringrazio per il tuo apprezzamento e per il tuo incitamento a proseguire.*
        Io scrivo per me. Tu lo sai quanto io sia restia a “mostrare” oltretutto.
        L’indulgenza nei confronti di noi stessi è giustissima, ma non deve divenire un alibi per non tentare di migliorare ogni giorno
        Tu lo sai benissimo, Guido.
        Tu sei un perfezionista come me, in fondo. 😉
        Guardi e ri_guardi ogni tua pagina scritta!
        Io lo so bene.
        Ti abbraccio
        gb
        gelsettina

  7. Lillopercaso ha detto:

    Questo Giovanni, invece, è insopportabile fin dalle prime righe. Cosa ci ha visto Nina, oltre la carriera di moglie di medico?

    • guido mura ha detto:

      Me lo sono chiesto anch’io: forse un qualche antico richiamo animale. Questo prevalere della fisicità spiega perché le donne, ma spesso anche gli uomini, subiscano l’attrazione di persone violente, antipatiche, scostanti, mentre disprezzano gli animi più sereni e nobili. Spesso l’amore è bellicoso e gattesco, tutto soffi e graffi, un vortice di tempestosa violenza.

    • gelsobianco ha detto:

      Lillo cara, io aspetto le tue parole.
      Spero tutto bene per te.
      Ti abbraccio
      gb

      Scusami, Guido, se ho interagito direttamente con Lillo.

      • Lillopercaso ha detto:

        Eccomi! Mi sovviene che posso usate la posta…
        Io sto bene, usura a parte (e non intendo banche e strozzini!!) 😀

      • gelsobianco ha detto:

        Hai sempre la tua ironia, Lillo. 🙂
        Grazie, cara.
        Ti rispondo appena riesco.
        A presto!
        Un abbraccio
        gb

        Guido, perdono ancora!

  8. tramedipensieri ha detto:

    Ha i suoi motivi Giovanni, ma difficile condividerli….
    …proseguo la lettura.

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