Che ne dite di Nina? – Parte 3

cagliari-via Roma-2014

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Livio:

Quando ho conosciuto Nina, forse lei era già in uno stadio avanzato della sua malattia e doveva esserne consapevole. Però nulla nel suo comportamento faceva presumere che non si trattasse di una giovane donna sana e piena di vita. Certamente non sono riuscito a capire il suo problema, ma lei non me ne ha lasciato il tempo.
Avevo un amico fraterno, Pietro, uno di quegli strani legami che il destino si ostina a imporre alle nostre vite.
Nina si rifiutò di uscire con uno solo dei due. Diceva che voleva un gran bene a entrambi, una formula che in genere nelle donne significa “provo solo amicizia”. Ma un giorno capii che qualcosa in lei era cambiato, nella sua struttura emotiva, che si manifestava con piccoli gesti delle mani o con movimenti scomposti della testa, e del viso, dallo strano luccichio che si accendeva a sprazzi nel suo sguardo: sembrava impazienza, forse ansia, forse desiderio di qualcosa di nuovo, immediato, di riempire un vuoto. Sapevo che nella sua vita recente c’era un fidanzamento andato in fumo, per ragioni che nessuno di noi conosceva, e questo giustificava qualche nervosismo e qualche stranezza; ma nulla faceva prevedere l’esito di queste sue minute e improvvise stravaganze.
Cominciò a riceverci in casa, anche quando i suoi non c’erano. L’appartamento era a nostra disposizione e lei era così allegra e cortese!
Si leggeva e si ascoltava musica. Poi lei preparava qualcosa da mangiare, piatti semplici, oppure ci offriva qualche specialità del suo paese. Parlavamo, parlavamo, finché i discorsi non divennero più profondi e intimi. Scoprimmo di essere d’accordo in tante cose, ma soprattutto ci trovammo in sintonia su una concezione aperta e non esclusiva dell’amore.
“L’amore non è possesso.”
“Certo, è disponibilità e dolcezza e desiderio di far provare piacere a un’altra persona.”
“Non c’è nulla di maligno nel fare l’amore.”

Così, incoraggiati dalle parole, da quello che dicevamo noi stessi e da quello che lei aggiungeva, con sincerità, senza voler essere provocante né maliziosa, iniziammo a mettere in pratica quelle dolci teorie e a scoprire la bellezza della relazione erotica, se libera da idee di peccato e di lussuria, di violenza e dominio. Le carezze divennero sempre più frequenti ed estese e lentamente il desiderio di conoscere e sentire prevalse sul naturale pudore.
Ricordo che, la prima sera in cui realizzammo un rapporto assoluto, lei si abbandonò totalmente alla sua istintuale sensualità. La sua bocca si apriva come un fiore di carne e le sue mani erano febbrili, e veloci, come se non volesse rischiare che qualcosa, un intervento esterno, un campanello, un gracchiare di citofono, potesse interrompere quell’azione che doveva essere perfetta ed esemplare, qualcosa che nessuno di noi avrebbe più potuto dimenticare.
Lei si muoveva tra di noi e, in quel momento, in quei gesti, era stupendamente bella. È come se, nel ricordo, vedessi tutto da fuori, da uno spazio diverso e alternativo. Ecco, sono io, proprio io quello che rimane disteso, come stupito di essere parte di quello che capisco essere un rito, uno straordinario rito pagano, un rito di passaggio, propiziatorio e insieme disperato, dove il corpo è strumento di forze antiche e misteriose, esente da peccati perché il peccato non è stato ancora scoperto e l’uomo vive gli ultimi istanti di una condizione edenica.
E perché questo meraviglioso ricordo si vena di lucida angoscia, insiste sui particolari, forse per non rivelare il quadro, l’insieme di orrore e di morte che nasconde / e le luci LE LUCI CHE FORSE NON C’ERANO MA CHE ORA VEDO . IL TURBINE INFINITO DEL PIACERE CHE SALIVA . SALIVA . SENZA UNA FINE APPARENTE . UN PIACERE CHE DOVEVA DURARE . INFINITO . IN UN GIOCO A SPIRALE . COME LA VITA . COME IL TEMPO –

La signora Anedda:

Sì lo so, sono curiosa e mi piace guardare dalle finestre quello che succede intorno a me. Anzi tengo chiuse le persiane e sbircio tra le fessure. Così vedo tante cose che sinceramente vorrei non vedere.

Quella Nina, dicono che sia malata, ma allora perché non se ne va a stare in una clinica, invece di rimanersene qui e dare scandalo?
Mi spiace che certi comportamenti creino una cattiva fama al palazzo.
Quando ero giovane io, i genitori mi tenevano sotto controllo; mica mi permettevano di ricevere ragazzi in camera. Poi due alla volta, persino, e quando escono sono tutti arrossati, come se avessero fatto le corse. Chissà cosa succede lassù al terzo piano. Già: i genitori se ne vanno in paese e lasciano la figlia sola. E lei esce per la strada, con le gonne corte corte e le gambe nude, che non è neanche finito l’inverno.
A volte esce con i due ragazzi. Stanno abbracciati, in tre. Lei ha gli occhi lucidi e la solita aria da madonnina, le guance dai pomelli rossi. Chissà cos’ hanno fatto prima, da soli, lassù.
Queste ragazze – queste ragazze – non hanno vergogna, non sanno cos’è il pudore.
Io mi ricordo di mia nonna Adele, che diceva che il marito non l’aveva mai vista nuda, e sinceramente credo che non abbia perso molto. Ma erano altri tempi. Lui certamente non era stato attratto dal suo seno da mucca, né dai suoi baffetti, caratteristici una volta delle donne di paese, soprattutto del nord dell’isola. Sono certo che quando la guardava in faccia lui vedesse gli olivi degli oliveti che gli aveva portato in dote e che il suo colorito verdastro gliene ricordasse il frutto, quello che aveva consentito alla famiglia di vivere nell’agiatezza e di far studiare i figli. Ma anch’io, che appartengo a un’altra generazione, non andavo in giro a farmi vedere. Non mi dispiaceva però che mio marito mi guardasse, anche perché non ero proprio brutta, da giovane. E comunque non stavo con lui più del necessario, lui che ogni tanto… Insomma… Era un uomo e doveva pure farmi fare dei bambini. Però faceva tutto in fretta e io non vedevo l’ora che finisse. Non mi sarei mai messa a fare certe cose con un uomo per divertimento, figuriamoci con due uomini insieme: che schifo! Non siamo mica animali, che hanno certi istinti. Qualcuno dice che è molto bello, ma non so… Non si parla di quelle cose, nemmeno nei libri che ho letto. Si parla di affetto, per il marito, per i figli. Quelli sì, che me li mangerei di baci, soprattutto quando sono tanto piccoli, con quel faccino ridente, con quel culetto tenero. Non c’è nulla di male in questo.
Ma così, come fanno queste ragazze, di farsi toccare dagli uomini, no! Sono donnacce ed è per questo che Dio le punisce, per questo che manda le malattie.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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23 risposte a Che ne dite di Nina? – Parte 3

  1. gelsobianco ha detto:

    Notevole davvero, Guido, tutto.
    Nina sapeva che il suo tempo stava scadendo.
    E tu ci fai sentire questa sua corsa a vivere l’attimo in ogni suo gesto.
    Hai descritto la signora Annedda con la tua solita ironia.
    Io avverto forte un fondo di tristezza, di angoscia, di distanze incolmabili tra le persone.
    La gioia libera del fare l’amore in tre non è in Livio.
    Sei bravo, Guido.
    Viene voglia di leggerti.
    Ti abbraccio
    Gelsettina

    E mi hai fatto tornare alla mente due ragazze e due ambienti molto diversi tra loro di cui abbiamo parlato spesso tra noi! 😉

    • guido mura ha detto:

      I tempi non sono quelli di oggi; ma anche allora si conduceva una vita assurda in una società assurda, in cui i condizionamenti psicologici e sociali erano spesso più forti. Si desiderava una libertà che molti non erano nemmeno in grado di vivere veramente. Volare era difficile, allora come adesso, anche se molte cose sono cambiate. Uguale è la straordinaria abilità dell’uomo di rendersi infelice.

  2. graziagardenia ha detto:

    Nina brucia come può gli ultimi scampoli che la vita le elemosina.. E tu le regali qualche attimo di immortalità letteraria. La vicina impicciona strappa un sorriso. E ce n’era proprio bisogno.

    • guido mura ha detto:

      Non so se Nina diventerà immortale. Certo ce la mette tutta. La signora che tiene il quartiere sotto controlllo da dietro le persiane è una figura ben nota a chi ha avuto la ventura di vivere in provincia.

  3. stileminimo ha detto:

    Ok, questo racconto è grande! Aspetto il seguito e spero sia lungo.

  4. rossodipersia ha detto:

    Non commento. Aspetto. Dico solo travolgente!

  5. gelsobianco ha detto:

    Che bello è leggerti Guido, amico mio!
    Te lo scrivo ancora ed ancora.
    Molto valide anche le tue fotografie.
    E c’è la tua musica… 😉
    Tutto! E sorrido.
    A.

    • guido mura ha detto:

      Spero di fare altre foto di Cagliari, di questa strana città che pochi conoscono. Non mi serviranno, temo, per la storia di Nina, che tra un po’ troverà un’altra cornice. Comunque mi farà sempre piacere averle e caricarle su flickr.

  6. Lillopercaso ha detto:

    Mi stai facendo affezionare a Nina 😦 !

    • guido mura ha detto:

      Io a Nina voglio un gran bene, Lillo, e non è un vantaggio per l’autore. In qualche modo, Nina c’est moi, come la Bovary per Flaubert. In qualche modo il suo percorso alla ricerca della felicità e della salute-immortalità mi appartengono.

    • gelsobianco ha detto:

      Lillo, sei proprio deliziosa!
      E non lo penso solo io! No! 😉
      Ti abbraccio.
      gb
      Presto ti scrivo.
      Scusami, Guido, ma non riesco ad entrare da Lillo.

  7. wolfghost ha detto:

    Come hai scritto te al mio commento nel post precedente, è vero: esistono anche persone come la signora Anedda, queste le conosco pure io. Purtroppo. Comunque mi chiedo se questa tizia avrà ancora una parte nel seguito del romanzo oppure se è stat inserita solo qui, come rappresentazione di questo tipo di persone… Vedremo 🙂

    http://www.wolfghost.com

    • guido mura ha detto:

      In questo tipo di storie tutto può ancora succedere, wolf. Tra un po’ ci saranno altri testimoni e non so se i vecchi avranno ancora occasione di esporre il loro punto di vista. Ci devo pensare.

  8. Lillopercaso ha detto:

    La signora Anedda non è come quella dei Monti di Mola, che spiando l’asina musteddina si lamenta così:

    ” Beata idda, uai che bedd’omu
    beata idda, cioanu e moru
    beata idda, sola mi moru .
    Beata idda, ià ma l’ammentu
    beata idda, più d’una ‘olta
    beata idda, ‘ezzaia tolta ! “

  9. guido mura ha detto:

    Certo. La signora non ha rimpianti: appartiene proprio a un’altra vita, a un’altra cultura, asessuata e osservante delle regole. Un personaggio, insomma, non proprio congeniale al Fabrizio

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