Che ne dite di Nina? – Parte 4

cagliari-panorama da Buoncammino

Flavia:

Nina non era una di quelle ragazze che privilegiano nella vita sociale i rapporti con altre donne. Spesso capita che le ragazze si riuniscano fra di loro in una specie di consorteria, stabiliscano stretti rapporti di amicizia, escano spesso insieme, si raccontino vita, morte e miracoli dei rispettivi amici o ragazzi, passino ore al telefono dedicate alla cronaca dei loro principali interessi, parlando magari di stupidaggini, divertendosi con le maldicenze.
Lei era diversa: non concepiva l’idea di parlar male di qualcuno, di individuare un nemico e di colpirlo, come in ogni guerra di questo mondo. Il suo mondo non concepiva guerre.
Io forse ero l’unica vera amica che aveva. Tra noi si parlava di quello che le interessava di più, il ballo, l’università, il cinema, gli amici; certo anche un po’ di gossip: non era mica un’anormale o un’intellettualoide. Non parlava di politica, di borghesia o di classe operaia, quella che allora esisteva davvero e alla quale tutti volevamo appartenere, per essere sicuri di essere dalla parte giusta, dalla parte che sarebbe andata al potere, necessariamente, tra qualche anno.
Amava la danza e vi dedicava molto tempo, con passione, anche se sapeva benissimo che non c’erano nella nostra città scuole di danza tali da formare una ballerina professionista. Ballava discretamente, quindi, ma senza pretendere di aspirare alla Scala o al Bol’šoj . L’esercizio coreutico le aveva ingrossati i polpacci, ma solo lievemente, e dalle posizioni del balletto derivava un atteggiamento, un modo di porgersi agli altri che arricchivano di grazia le sue già particolari disposizioni.
Sperava di fare qualcosa d’interessante nella vita; voleva studiare. Aveva votazioni discrete in tutte le materie, ma non c’era un campo dello scibile in cui ottenesse risultati eccellenti; perciò rimase a lungo indecisa sulla facoltà da scegliere e infine scelse biologia. Pensava di dedicarsi alla ricerca, se le votazioni fossero state buone, altrimenti si sarebbe accontentata anche dell’insegnamento.
Quando si fidanzò con quel tipo, Giovanni, ci perdemmo un po’ di vista, anche se continuavamo a telefonarci, per parlare delle nostre semplici vite. Mi chiesi come avesse potuto mettersi con uno così, un tipo grosso, fisicamente dico, ma anche dal viso grossolano, un po’ da pastore o meglio da contadino, un villico di quelli che studiano, testardamente, sostenuti da una famiglia di paesani benestanti, che è in grado di affrontare le spese dell’università. Giovanni non mi piaceva nemmeno un po’. Mi sembrava egoista e calcolatore, proprio un grosso astuto bifolco, che avrebbe sempre messo in primo piano se stesso e la sua famiglia, lasciando lei, la povera Nina, ai margini della sua vita, in una posizione subalterna, come un satellite intorno al pianeta-marito, a cui procurare piacere e figli. Non era questo che desideravo per me, ma neanche per lei, e la sua scelta mi provocò dolore e stizza, come se il danno che immaginavo pendere sulla sua vita futura si riverberasse in qualche misura anche sulla mia esistenza.

Livio:

Certamente la mia vita non è stata più la stessa, dopo averla conosciuta. Se veramente si è quello che si dà agli altri, Nina era uno degli esseri più ricchi in assoluto, ricchi di dolcezza, sincerità, bellezza. La sua assenza improvvisa fu quanto di più ingiustificato e penoso la mia vita mi potesse riservare: una mancanza imprevista e inspiegabile. Era un po’ come se l’aria fosse divenuta più densa e faticosa da respirare, come se il cielo avesse incupito il suo blu e i fiori avessero perso la loro levità per trasformarsi in bucce carnose e maleodoranti. Poiché non avevo più sue notizie da giorni e nessuno dei miei conoscenti aveva informazioni (Pietro ne sapeva quanto me), pensai di andare nel suo palazzo, per cercare di conoscere, di capire. Ma purtroppo la maestosa e robusta dimora dalle scale di marmo e dalle decorazioni novecentesche, pesanti e magniloquenti, non disponeva di una portineria funzionante. Il gabbiotto della portinaia era sprangato e angosciosamente vuoto. Dalla sua porta di casa e dal campanello erano stati tolti i nomi. Quindi, certamente, c’era stato un trasferimento improvviso. Qualcosa di cui nessuno era stato informato.
Al ritorno attraversai il vecchio giardino, vicino al parco delle rimembranze, quello che adesso hanno risistemato. Le piante erano sempre forti, nodose e rigogliose, ma una strana immagine di invecchiamento e decomposizione si sovrapponeva a quella, ufficiale, della natura in piena salute. I petali erano caduti in quantità impressionante e lì, per terra, appassivano e si disfacevano, abbandonati e calpestati dai bambini e dai cani. Ecco quella, pensavo, è la nostra vita: ogni petalo porta via una piccola parte del nostro essere. Cadono gli amori, le amicizie, i pensieri. Tutto si logora e si decompone, si allontana nel ricordo, finché anche il ricordo si dissolve e si corrompe, si contamina, si arricchisce di elementi immaginari, diviene invenzione e mito. Anche Nina si sarebbe trasformata in un’immagine sempre più imprecisa ed evanescente, sarebbe stata contaminata da altre immagini e da altri ricordi.
Così, quando sono tornato a casa, ho iniziato a convivere con quel sentimento di vuoto che ora sta dilagando e che ognuno percepisce a suo modo, per una sorta di tracimazione che dal privato si riversa nel sociale, nel politico, nella filosofia e nell’arte.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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23 risposte a Che ne dite di Nina? – Parte 4

  1. stileminimo ha detto:

    Questo racconto mi prende sempre più. Fallo durare mooolti, moooolti capitoli, Guido, mi raccomando!

  2. guido mura ha detto:

    Durerà quello che deve durare, stileminimo. Per la maggior parte dei lettori del web, quelli che al massimo leggono dalle dieci alle quindici righe, è durato anche troppo. Chi ha voglia di scrivere davvero deve cominciare a trovare soluzioni distributive diverse dal blog. Arrivederci.

  3. rossodipersia ha detto:

    Non puoi leggere dalle dieci alle quindici righe di questo racconto: quando inizi non ti fermi, devi prenderti tutto il tempo necessario, metterti comodo e accenderti una sigaretta e soprattutto prestare attenzione ai particolari. 🙂

    • guido mura ha detto:

      Devo anch’io dedicare più tempo alle mie storie, anche se ora ho tanto da fare. Avrei bisogno di un paio d’ore di concentrazione ogni giorno, dopo la tazza di te del mattino, l’unico stimolante che mi posso concedere. Devo impormi questa regola, sperando di riuscire a osservarla.

      • gelsobianco ha detto:

        Tu hai il respiro ampio del narratore, Guido.
        Dovresti importi ritmi ben precisi.
        E stimolati con qualcosa di sano che vada oltre la tazza di te del mattino.

  4. gelsobianco ha detto:

    Che bello è leggerti dovunque tu scriva!
    🙂
    gb

  5. melogrande ha detto:

    Sono stato un po’ assente in questo periodo, e questo mi ha dato l’ occasione per recuperare le “puntate precedenti” tutte d’ un fiato.
    Molto bello il mosaico, tanti punti di vista convergono a comporre una figura molto forte e netta.
    Aspetto il resto, adesso.
    🙂

    • guido mura ha detto:

      Un insieme di punti di vista, di testimonianze, in questo racconto che è nato così, all’ombra di Faulkner e di Pirandello, ma che subisce sempre di più l’influenza della dolente e umana narrazione di Cehov. Insomma, malgrado ogni spinta contraria, continuo a vedere come modelli i massimi narratori dei nostri tempi, con la speranza di ricevere almeno una vaga illuminazione dal fulgore della loro arte. Voglio illudermi di poter diventare luna di fronte al sole, luce riflessa ma vera, anche se oggi l’illuminazione artificiale sembra più opportuna ed efficace.

  6. gelsobianco ha detto:

    Bello lo scorrere delle immagini nel tuo video!
    Nina è vista così, a tanti “colori”!
    Ecco il legame!
    🙂
    gb

  7. wolfghost ha detto:

    Continua il passaggio di volti, pensieri, ricordi diversi a seconda di chi li esprime, e a volte sono davvero molto diversi. Questi mi piacciono, in particolare quello di Livio che esprime, forse senza saperlo, il concetto di impermanenza buddhista. E’ vero, purtroppo è proprio così: niente rimane, pure i ricordi si contaminano e trasformano fino al punto che la persona ricordata non è che una lontana rappresentazione di chi era veramente. Infatti ho sempre trovato una magra consolazione pensare che i nostri cari “vivono” nei nostri ricordi. Nessuno lo fa, anche se è bello crederlo. Ha quasi più senso credere nella vita dopo la morte.

    a href=”http://www.wolfghost.com/”>www.wolfghost.com

    • guido mura ha detto:

      Credo sempre meno, insieme ai miei personaggi, nella stabilità e nell’oggettività. Anche i ricordi sono selezione di immagini, contaminazioni, interpretazioni. Nulla è sicuro, tranne forse qualche misurazione matematica, con tutte le sue approssimazioni. La storia, tutto sommato, è solo un’illusione codificata.

      • wolfghost ha detto:

        Probabilmente non sono vere, in assoluto, nemmeno le misurazioni matematiche caro 😉
        E in quanto ai ricordi è proprio come dici.
        Un salutone! Ah… ma tanto adesso leggo il seguito del racconto! 😉

        http://www.wolfghost.com

  8. Lillopercasol ha detto:

    Si è quello che si dà….. Intanto grazie.

    Trovo che questa modalità sia perfetta per proporre racconti, quella a episodi, più che a puntate; non lunghi da leggere, creano desiderio di un seguito, però sono compiuti. Anche La casa dove gli angeli cantano andrebbe bene!

  9. tramedipensieri ha detto:

    Questo racconto é calamitoso…

  10. massimolegnani ha detto:

    sono partito dall’inizio e per stasera mi fermo qui. Il lungo racconto sta prendendo forma e con esso la figura di Nina. La struttura, a testimonianze successive, mi ricorda un po’ un vecchio film con una giovane sandrelli (Io la conoscevo bene) che subito moriva per incidente d’auto e veniva rievocata da diversi conoscenti, ognuno con una propria visione di quella donna. Nel tuo racconto invece mi sembra che per ora le “testimonianze” collimino e ce ne forniscono un quadro unitario, quelle che cambiano sono le situazioni, fidanzata, amante di due uomini contemporaneamente, amica di flavia ecc. Ma Nina mi sembra che mantenga una sua linearità. vedremo nel seguito cosa succederà 🙂
    ciao
    ml

    • guido mura ha detto:

      Ringrazio ml per la sua attenta lettura. In realtà, non ho tenuto presenti modelli cinematografici per la struttura, ma piuttosto Mentre morivo di Faulkner, anche se la storia è completamente diversa. E’ vero, Nina mantiene in fondo una sua coerenza; semmai sono gli altri che spesso non sanno bene cosa pensare.
      Per inciso, Io la conoscevo bene (ben interpretato dall’ottima Sandrelli) è uno dei miei film preferiti di sempre.

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