Che ne dite di Nina? – Parte 5

Camden Lock Canal

Camden Lock Canal

Io:

Un giorno ho ricevuto una lettera; sì, proprio una lettera fatta di carta, con tanto di francobollo. Non ero più abituato ad aprire buste senza danneggiarne il contenuto. In fondo l’ottanta per cento delle missive che vengono infilate nella nostra casella della posta sono costituite da ciarpame pubblicitario, comunicazioni della banca presso cui depositiamo lo stipendio o richieste di denaro da parte di enti sedicenti benefici; di conseguenza, spesso non vengono neanche aperte o nemmeno ritirate e finiscono direttamente nel cestino che benevolmente il condominio mette a disposizione, proprio sotto le caselle della posta. Nelle vicinanze delle elezioni arrivano valanghe di fogli da parte di candidati che ancora non hanno compreso l’assoluta inutilità di questa modalità di trasmissione dell’informazione e continuano a tormentare i cittadini con tonnellate di carta pagata in larga misura dagli stessi inconsapevoli destinatari.
Quella lettera era invece una vera lettera, che Nina mi aveva spedito da Londra.
La aprii con un coltello: ormai i vecchi tagliacarte sono strumenti quasi scomparsi dall’uso comune; se ne trova solo qualcuno in qualche biblioteca, per aprire il taglio dei libri intonsi.
Lo scritto non raccontava molto su di lei, né delle sue condizioni di salute; riferiva soltanto che era andata in Inghilterra con la famiglia per trovare una cura e insieme un rifugio. Mi comunicava il suo indirizzo, qualora fossi passato dalle sue parti.“Se vuoi, puoi andare a trovare i miei,” scriveva, “sono rimasti in Inghilterra per starmi vicini. Mi farebbe piacere che tu andassi a trovarli.” Continuava assicurandomi che la sua famiglia mi avrebbe ospitato con piacere per qualche giorno e che quindi non avrei dovuto preoccuparmi nemmeno di prenotare un albergo.
Non avevo problemi di tempo e godevo di qualche disponibilità economica. Presi l’aereo per Londra e da lì raggiunsi H., che non era proprio a Londra, ma abbastanza vicino. Dopo le consuete maledizioni per il costo dei treni in Inghilterra, riuscii ad apprezzare il panorama, quello urbanizzato e quello della campagna alberata. Alla fine scesi in questo caratteristico paese, dove girai un po’ prima di trovare l’abitazione di Nina, o meglio quella dei suoi. Effettivamente non era molto facile orientarsi perché le case sembravano tutte uguali, costruzioni scure, che sembravano fatte di mattoni nerastri, e facevano pensare a una serie di alveari sorti lì per gli operai di fabbriche ottocentesche, piene di fumi e circondate da nebbia e fuliggine, quello smog che adesso, con l’allontanamento delle aziende manifatturiere dal paese sembrava essersi dileguato, per lasciare il posto ad una nebbiolina incolore. Di quei giorni mi è rimasto un ricordo strano, di un’Inghilterra che non conoscevo, già quasi invernale, con tanti rami spogli inutilmente aggrappati al cielo mutevole.

La famiglia di Nina ormai si era trasferita in quella piccola città; ma aveva trovato casa in periferia, dove le costruzioni alte e scure lasciavano spazio a villette unifamiliari più civettuole, con cespugli sempreverdi e prati e vasi di fiori appesi ai lati delle porte.
I genitori di Nina mi accolsero sorridendo, come se fossi stato un vecchio amico. Sembravano sereni e mi fecero visitare la casa, con un orgoglio tutto italiano, come se volessero mostrare a me, che dall’Italia venivo, come si fossero sistemati così bene a Londra, anche se quella in realtà non era la vera Londra, ma una sua appendice, o meglio cittadina, dell’hinterland londinese. Di Nina nessuna traccia: c’era beninteso la sua camera, arredata come quella di una ragazzina, con mobili chiari e poster e tante, ma tante fotografie, come se la mia amica avesse voluto conservare davanti agli occhi l’immagine di tutte le persone che aveva conosciuto, per cui aveva provato sentimenti di amicizia, forse di amore. Mentre le guardavo, mi stupii di trovare anche una mia foto, che non ricordavo nemmeno di aver fatto. Risaliva al primo anno di università, a quando avevo ancora un bel ciuffo di capelli, dove poi si sarebbe formata una fronte alta, da intellettuale (almeno così mi piace definirla, anche se in realtà è soltanto una fronte ampliata da un’incipiente calvizie). Lei quindi mi aveva impresso nella memoria com’ero qualche anno prima, non bello, ma con un mio broncio da ribelle, che forse poteva piacere a qualche ragazza, anche se io non me ne rendevo conto e, di conseguenza, non ne approfittavo.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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16 risposte a Che ne dite di Nina? – Parte 5

  1. guido mura ha detto:

    Buona Pasqua a tutti i miei lettori

  2. gelsobianco ha detto:

    Bravo Guido!
    Questo è scrivere.
    Buona Pasqua a te.
    Con affetto
    Gelsettina

  3. Egle1967 ha detto:

    La storia me la sono persa , ma recupero magari in questi giorni.
    Ti faccio i miei auguri per sereni giorni.
    Buona Pasqua

  4. melogrande ha detto:

    Buona Pasqua a te, Guido !

  5. wolfghost ha detto:

    Sì, in effetti questa Londra non attira nessuno 😉 Ritrivarsi una vecchia foto, della quale peraltro ci si era dimenticati, fa sempre un effetto particolare 😉
    Ho apprezzato (anche) la musica 😉

    http://www.wolfghost.com

  6. cristina bove ha detto:

    bella storia, Guido, narrata con la tua scrittura straordinaria.
    aspetto il resto
    🙂

    • guido mura ha detto:

      Grazie, Cristina. Mi spiace di non poter dedicare tempo in questo momento alla scrittura. Appena possibile riprenderò la pubblicazione del testo, che avevo quasi terminato, prima di partire per Cagliari.

  7. rossodipersia ha detto:

    E Nina? Dov’è e perché la sua camera è così, piena di memoria, come se anche lei fosse solo un ricordo? Insomma non puoi lasciarci sospesi come i vasi appesi ai lati delle porte! Forza Guido vai avanti, un po’ di impegno per i tuoi lettori. 🙂
    Buone feste anche a te.

  8. Lillopercasol ha detto:

    Mi incuriosirebbe vedermi attraverso gli occhi dei miei amicii; e di chi m’imcrocia di sfuggita; e, ancor di più, dei miei nemici. La tua Nina è una figura davvero pluridimensionale; ciò nonostante non perde la nettezza del contorno.
    Auguri, caro Guido!

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