Che ne dite di Nina? – Parte 8

campagna inglese dal treno

Io:

Dio, quanti aerei solcano i cieli di Londra! Basta aspettare qualche minuto ed ecco che qualcosa appare nel cielo. Sembra veramente che questo sia l’umbilicus mundi e che tutti debbano venire qui per qualche motivo. Ed ecco che anche Nina, e i suoi genitori e anch’io alla fine siamo stati spinti dal destino verso questo approdo imprevisto. In fondo il posto è piacevole e ci si abitua presto ai suoi ritmi. Poi ci si trova di tutto, soprattutto tanti italiani. Si può fare una colazione ibrida con cappuccino o espresso italiano e muffin, per poi cenare a fish & chips in un pub, o quando se ne ha voglia mangiare etnico o quel finto indiano che è il tikka masala, fare il lunch con un burrito messicano e di sera ascoltare buona musica in uno dei tanti locali dove suonano gruppi jazz o alternativi.
Ho conosciuto Susan Crawford per caso. È stata l’unica vera amica di Nina in questa sua esperienza di vita britannica. L’ha seguita e aiutata nella ricerca di una soluzione e nelle sue esperienze londinesi, non tutte piacevoli. L’ho incontrata per la prima volta dai genitori di Nina, che andava a trovare spesso, per cercare di conservare un legame che sembrava improvvisamente essersi spezzato. Appariva sinceramente più preoccupata di loro per la sua amica. I suoi vecchi erano entrati ormai nella convinzione che la figlia avesse trovato una nuova dimensione e che le fosse stata offerta un’occasione, se non per guarire, per sperimentare nuove forme di realizzazione spirituale, una sostituzione liberatoria delle difficoltà e limitazioni fisiche con un vitalismo assordante, galoppante e luminoso, spaziale e rivolto all’intero universo.
Certo, se lo spirito è malato, poi l’essenza morbosa si comunica alla materia e si manifesta attraverso le patologie più svariate che affliggono il corpo. Banalità, è vero, che predicate con calore e convinzione, divengono verità indiscusse e indiscutibili, cui l’umanità, povera e spaurita, si aggrappa per risolvere ciò che risolvere non si può, in una scalata irrazionale verso il benessere e l’immortalità, irraggiungibile.
Mi pareva che Susan fosse rimasta anche lei affascinata da queste prospettive, dalle promesse di una nuova speranza, di una riacquistata freschezza, di quello che pareva emergere dall’ottimismo evenemenziale che permeava il pensiero di Jameson, quel bozzolo che racchiudeva un nucleo di antiche e perenni illusioni, sapientemente calate in una realtà permeata di timori e sofferenze, nel tentativo di soffocarle o quanto meno di nasconderle, fino a quando era possibile.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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11 risposte a Che ne dite di Nina? – Parte 8

  1. wolfghost ha detto:

    Eh, caro Guido… A volte mi chiedo, ma se anche fossero tutte stupidaggini… se aiutano chi è ormai prossimo alla morte a restare sereno fino alla fine, non è in fondo meglio così? 😐 In fondo, se è solo un’illusione non lo scopriranno mai, si addormenteranno, per sempre, nella convinzione che così non sia. Non colpevolizzo loro, colpevolizzo solo chi ci lucra sopra…
    Devo dire che è molto bello ciò che stai scrivendo (a proposito, il “tema di Nina” mi è piaciuto molto! ;-)), ogni capitolo fa riflettere 😉
    http://www.wolfghost.com

  2. guido mura ha detto:

    Quando si raccontano davvero storie (magari con dentro un pizzico di verità), l’autore viene coinvolto e riflette, come anche il lettore, e questo è motivo di soddisfazione. Si ha la riprova di non aver scritto parole inutili. Mi fa piacere che ogni tanto qualcuno apprezzi anche le mie sperimentazioni musicali. Grazie!

  3. cristina bove ha detto:

    sempre molto interessante e verosimile.
    la tua scrittura è davvero gradevole e coinvolgente

    aspetto ilresto
    cri

  4. Ginevra ha detto:

    bravo bravo Guido
    attendo

    musicista fotografo anche

  5. Lillopercaso ha detto:

    Non è poi molto diverso da quel che promettono le altre sette, anche quelle… ufficiali. Naturalmente manca il punto di vista di Nina stessa, solo lei può dire quanto questo incontro, questa esperienza possa esere liberatoria: è lei che la elabora. Bella la musica, c’è un particolare che mi piace molto: come una porta sbattuta, che però non si chiude. Ciao!

  6. guido mura ha detto:

    Ho voluto sviluppare il racconto proprio sull’assenza del punto di vista della protagonista, il che mi consente di mantenere un pizzico di mistero sullo svolgimento dei fatti. Quanto alla musica, gli effetti batteria della Yamaha creano un impatto drammatico che qualche volta può essere utile. Naturalmente devono essere sovrapposti, registrandoli su un canale diverso.

  7. tramedipensieri ha detto:

    Ciao Guido, spero tutto bene…
    Vedo che è in corso un racconto che porta il diminutivo del nome di mia madre “Nina…” …ora mi prendo tempo e torno indietro coi post e inizio a leggerlo.

    ciao
    .marta

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