Che ne dite di Nina? – Parte 9

fine del mondo

Susan:

Sono qui nella natura del North Yorkshire, sempre sulle tracce di Nina. Superati gli agglomerati agricoli, separati da palizzate decorate dalle scritte di bombolette spray, oltre i giardinetti e le piccole ville di campagna, si stendono le terre apparentemente incolte e selvagge, quelle che vengono definite brughiera e descritte in tanti bei romanzi dell’Ottocento. Sono le distese in cui si può cavalcare senza meta, sperando d’incontrare i fantasmi di Heathcliff e di Catherine.
Qui mi ha colto una sensazione di paura, mai provata prima, un orrido orrendo orrore, una consapevolezza, un vedere la realtà senza maschera. Quello che si cela dietro i colori, le forme artatamente gradevoli, le ingannevoli dolcezze. Il viso terrificante del dio, il male che non può più celarsi e improvvisamente salta fuori, l’urlo degli esseri pronti a sbranare per cibarsi. La natura in cui ogni vita sfrutta la morte di altri esseri, si ciba del dolore, del terrore, del tormento, ne gioisce e se ne adorna. Al di là delle dolci immagini, dei fiori, delle farfalle, degli uccellini, delle brezze e dei pollini, al di là delle greggi placidamente brucanti e dell’erba mossa dal vento, il dio-vampiro si leva e reclama il suo sangue.
E mentre osservo, ferita da sensazioni nuove, il mondo che mi circonda, inumidito da una pioggia improvvisa mentre la sera sta per sopraggiungere, mi pare che una voce mi chiami. Non proviene dal cespuglio che mi sta davanti, come mi viene da pensare immediatamente, ma da una costruzione ruvida e greve, apparentemente disabitata e seminascosta, in quell’avvicendarsi ondulato di alture rocciose e avvallamenti verdeggianti che è caratteristico di questa parte dell’Inghilterra.
Mi avvicino e noto un’ombra che da una finestra aperta e fiocamente illuminata mi fa cenno di entrare.
La porta è aperta e mi addentro in una sala dai poveri arredi, che sembrano ancora quelli di un altro secolo.
Improvvisamente, dall’oscurità, una figura che mi sembra femminile si manifesta e mi parla, con un’intonazione dolente che non le è abituale.
“Perché mi cerchi? Non mi devi cercare. Nessuno mi deve cercare.”
“Sei proprio tu, Nina? Perché sei scomparsa?”
“Non sono scomparsa, sto facendo quello che devo fare: seguo il mio cammino.”

La voce è la sua, solo appena più cupa, ma lei mi sembra più bassa, o forse dipende dal fatto che è a piedi nudi. Il suo viso è coperto da un fitto velo nero, che non lascia nemmeno indovinare l’aspetto che nasconde.

“Sai, ho fatto conoscenza con gli spiriti.”
“Gli spiriti? Non esistono gli spiriti, Nina.”
“Esistono invece, e sono qui, tutt’attorno a noi. Io sto cominciando ad abituarmi a loro, perché presto andrò a raggiungerli.”
“Ma , Nina, stai facendo qualcosa? Ti stai curando?”
“Non esiste cura per la vita, lo sai anche tu, tutti lo sappiamo. La morte è già dentro di noi, si può solo rallentare.”
“Ma stai facendo una cura, Quel Jameson ti ha dato qualcosa?”
“Mi ha insegnato tante cose e mi consente ancora di vivere, almeno in questa forma. Ma noi siamo un’aggregazione temporanea di un’energia che non ci appartiene.”
“Vivere, ma è così che vivi, nascosta agli occhi del mondo?”
Lei non rispose, ma io avevo un dubbio: dovevo sapere.
Le strappai il velo e la vidi, o meglio vidi quello che era rimasto della dolcezza del suo viso. In un attimo ho compreso il significato più profondo delle parole invecchiare, decadimento, decrepito, incartapecorito, il tutto ancora racchiuso da un ovale di tenerezza infantile, una contraddizione innaturale per cui una giovane partecipava anzi tempo all’esperienza della vecchiaia.

“Non dovevi farlo, no non dovevi!”, gridò, ricomponendo quel velo intorno alla devastazione del suo volto, in cui ancora splendevano due occhi giovani e dolci.

“E ora va via”, disse. “No, rimani, per questa notte. Non puoi restare da sola nel buio della brughiera.”
“Posso rientrare in paese”, dico. “Posso tornare, so guidare al buio.”
“No, stai qui. Domani andremo via. Tu non mi cercherai più. Io, io, devo scomparire. La mia forma – la mia forma!”
Rimango lì, per tutta la notte, in una specie di stanza degli ospiti, semplice ma calda e confortevole. Quando mi risveglio, lei non è più là. La casa è vuota, non è rimasta nemmeno l’eco della sua voce, né si nota il segno del suo corpo sul letto della stanza in cui si è ritirata per la sua ultima notte. Dalla finestra socchiusa entra il gelo del primo mattino insieme all’odore di terra umida della campagna.
Lascio la casa aperta e vado via. Sento che non vedrò più quella strana amica, giovane e vecchia, misteriosa e indocile, che non sono riuscita a sottrarre al suo singolare destino. Forse Jameson la porterà in un luogo nascosto, in qualche lontana parte del mondo, forse le consentirà di entrare in un’altra dimensione, in cui il suo corpo malato non le sarà più d’intralcio e dove potrà trascorrere in serenità il tempo che le resterà da vivere oppure, forse, realizzare il miracolo di vivere un’altra vita.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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17 risposte a Che ne dite di Nina? – Parte 9

  1. tramedipensieri ha detto:

    Sono arrivata sin qui…e mi chiedo se Nina continuerà a vivere…

  2. guido mura ha detto:

    Me lo sono chiesto anch’io, per tanto tempo. Poi le esigenze della narrazione hanno preso il sopravvento e ho dovuto trovare una soluzione.

  3. cristina bove ha detto:

    mi piace questo excursus in altre realtà, dimensioni che coesistono con quella che ci sembra unica.
    l’altra faccia del bene è il male, e ci appartengono entrambi.
    aspetto anch’io la soluzione, molto incuriosita.

  4. Ginevra ha detto:

    davvero davvero bravo Guido!
    mi stupirai con la fine.
    lo so. ti conosco.

  5. rossodipersia ha detto:

    Ho dovuto rileggere tutti i capitoli dal principio, mi stavo scioccamente perdendo: ma adesso ci sono, adesso voglio sapere che ne sarà di Nina… e perché la finestra è spalancata.

  6. gelsobianco ha detto:

    Io sto gustando tutto, Guido caro.
    Bello davvero leggerti!
    E nell’attesa della soluzione finale riesco a cogliere piena la tua bravura di narratore.
    gb

  7. Lillopercaso ha detto:

    😮 Io credevo che fosse questo l’ultimo capitolo!
    A quanto pare potrò godermi la storia ancora un po’ 🙂
    Quindi mi unisco a voi nell’attesa.
    Anche se mi sa che ci lascerai un po’ di mistero: quello con cui ci tocca comunque convivere.

    • gelsobianco ha detto:

      Lillo cara, è davvero un piacere trovarti qui a leggere il sempre più bravo Guido che ignora che cosa sia la banalità nei suoi racconti.
      Ciao, Lillo.
      Ti invio una mail appena posso.
      Non riesco ad entrare nel tuo blog.
      Un abbraccio
      🙂
      gb

      Guido, ho interagito direttamente con Lillo.
      Perdono! 🙂

    • guido mura ha detto:

      Un po’ di mistero c’è sempre nella vita, Lillo. La storia continua.

  8. Ginevra ha detto:

    attendo impaziente.

  9. wolfghost ha detto:

    Eh, certo che questo Jameson non ispira grande fiducia! 😐

    http://www.wolfghost.com

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