Che ne dite di Nina – Parte 10

cagliari-porto

Io:

“Non possiamo fare più niente per lei.” Questo mi disse Susan a Londra. “Puoi tornare in Italia”, aggiunse.
Rimasi ancora qualche giorno; ma non potevo trattenermi troppo. La vita a Londra è cara e non è possibile fare il turista per troppo tempo. Avrei dovuto cercare qualcosa da fare: lavorare in un bar, in un ristorante, suonare in qualche gruppo musicale. Ma perché rinunciare a concludere i miei studi, rallentando ancora quel percorso conoscitivo del quale pareva non avessi il coraggio di affrontare la fase finale? Perché lasciarmi attrarre da una stupida avventura, perché correre dietro a un fantasma?
Non avevo la speranza di capire quello che stava veramente succedendo. So che avrei potuto cercare Jameson e farmi spiegare quale fosse il futuro di Nina, ammesso che ne avesse uno. Ma lo stesso Jameson era ormai introvabile. Sembrava che quest’uomo dal grande carisma, capace di convincere e condizionare centinaia di povere e deboli creature, avesse scelto di scomparire, forse per rinascere o meglio riapparire sotto altre vesti. Ero personalmente convinto che fosse un imbroglione, però, nel mio cervello, coltivavo il dubbio che potesse credere alle assurdità che predicava, che fosse magari un pazzo fanatico, ma interiormente dedito all’adorazione dell’onestà, cioè uno dei più pericolosi e irrecuperabili pazzi che ci fossero in circolazione?
Era mai possibile che un uomo del genere non avesse mai compiuto un errore per cui potesse essere condannato, che non avesse mai compiuto qualcosa di abominevole, che non avesse sedotto una minorenne, che non si fosse inchiappettato una ballerina di fila, o meglio una fila di ballerine? Che non avesse corrotto funzionari, sodomizzato eminenti membri delle gerarchie ecclesiastiche, che non si fosse, nemmeno, paragonato a Dio o al suo Figliolo, incorrendo nelle ire e nelle scomuniche di qualche chiesa esistente?
Ed ecco che lui scompare e con lui le sue seguaci, compartecipi di quella sua esperienza spirituale, di quella convinzione in un’altra realtà in cui il corpo fisico diventa un mero accidente, un fastidioso limite da superare.
Susan mi ha mandato per e-mail le poche cose che Jameson aveva comunicato al mondo attraverso un testo scritto. Non ne ho ricavato una grande impressione. La mia formazione razionalista mi portava a giudicarle ciarpame ricavato da una confusa lettura di opere di spiritualisti e mistici, occultisti e pseudoscienziati alternativi. Il suo insegnamento (o dovrei dire predicazione?) tendeva ad avvalorare l’ipotesi della vita come rito di passaggio tra diverse dimensioni, ognuna delle quali obbedisce a principi quali l’analogia, che unifica l’apparente infinita diversità di soluzioni, o l’apparentamento archetipico-simbolico, che attribuiva identico valore a principi universali, in grado di fornire un supporto logico all’infinita varietà di soluzioni prospettate dal procedere del caso. Insomma, in qualche modo si riscopriva una religione, si reinventava Dio.
Ho letto le scarne notizie che la stampa inglese più rispettabile e tradizionale aveva dedicato alla setta di Jameson. Qualcuno parlava di un’italiana, di cui nessuno aveva mai visto il volto, tanto da far nascere fantasticherie e leggende. Si favoleggiava infatti di un essere mostruoso, dalle fattezze diaboliche, che poteva essere guardato impunemente solo dal capo indiscusso del gruppo. Immaginai che si trattasse di Nina e che portasse un velo o una maschera solo per non far trapelare all’esterno la corruzione, la sgradevole deformazione subita dalla sua immagine.
I giornali scandalistici ricamarono invece ampiamente sugli aspetti più sconcertanti e più solleticanti della vicenda, insistendo sulle pratiche orgiastiche che sarebbero state attivate dalla comunità, ma mi resi subito conto che nessuno sapeva molto in realtà e tutti i racconti erano stati copiati di sana pianta da un altro tempo e da un’altra storia, quella di Aleister Crowley, tanto da trasformare (come mi accadde di leggere) la nostra Nina da sarda in siciliana, in omaggio alla discussa presenza dell’inglese Crowley in Sicilia, nei pressi di Cefalù.

Quanto a me, sono tornato qui, in Sardegna, a guardare il mio mare, quella distesa aspra e luminosa che circonda la mia terra.
Vedo le onde che si rifrangono sulla spiaggia bianca, che arrivano cariche di una strana forza. Nessuna è identica a un’altra, così come nessun essere è mai identico a un altro e come nessun fatto ripete mai perfettamente un altro fatto.
Mi chiedo se prima o poi non possa arrivare un’onda incomparabilmente più potente delle altre e se quest’onda non abbia il potere di spazzare via tutto, ricostruendo un’altra realtà, un mondo in cui gli animali non abbiano mai abbandonato l’acqua per respirare l’atmosfera terrestre, in cui esistano solo creature a sangue freddo, atte a ricavare l’ossigeno filtrando l’acqua con le branchie, per cui gli unici prati siano quelli delle alghe smosse dal vento delle onde, le uniche case le tane nella roccia.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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16 risposte a Che ne dite di Nina – Parte 10

  1. tramedipensieri ha detto:

    Bentornato in Sardegna… 🙂

  2. gelsobianco ha detto:

    E’ davvero un piacere leggerti, Guido!
    Sai condurre una storia. Non vi è dubbio alcuno.
    Hai trattato argomenti complessi anche.
    Ritorno con calma.
    Ti abbraccio
    gb

    Bello il mare della tua isola!

    • guido mura ha detto:

      A condurre le storie s’impara, gelso. Il mare invece bisogna viverlo, e io ho il rimpianto di non averlo vissuto abbastanza, quando potevo.

      • gelsobianco ha detto:

        Vedrai che riuscirai a godere il tuo mare!
        Non sempre si impara a condurre le storie come sai fare tu!
        E, poi, la tua fantasia sconfinata insieme ad altre tue caratteristiche rare.
        Con affetto
        gelsettina (da quando mi chiami “gelso”?)
        🙂
        Ho letto due tue poesie poco fa che mi hanno lasciata senza parole!

      • guido mura ha detto:

        Ciao, gelsettina. Le poesie? A volte mi stupisco anch’io di averle scritte

      • gelsobianco ha detto:

        Guido, io non mi stupisco per nulla!
        Ciao, Artista!
        Sì, tu dipingi anche e componi musica.
        🙂
        gelsettina

  3. wolfghost ha detto:

    Romantica la fine di questo capitolo 🙂 Chissà… con lo scioglimento delle calotte glaciali… 😛
    Interessante argomentazione che dimostra come anche un romanzo possa trattare di argomenti spirituali o pseudo tali. Crowley è uno dei pochi che mi manca; ovviamente so chi è e cosa promulgava in linea di massima, ma non ho mai letto nulla di approfondito. Forse è proprio per questa nomea di truffatore che si portava dietro… ma non bisognerebbe mai fermarsi alle dicerie, perché sempre, in ogni tempo, si è dato addosso a chi non seguiva le linee della tradizione e della cultura correnti.
    Un salutone 🙂

    http://www.wolfghost.com

    • guido mura ha detto:

      Il racconto è spesso una buona occasione per proporre teorie e ricerche, per parlare di scienze tradizionali come di semplici fatti truffaldini. D’altra parte anche questo mondo alternativo e irrazionale fa parte della realtà, e perciò m’interessa. Come sai, non sono un partigiano dell’irrazionalità dei mistici, ma nemmeno del programmatico rifiuto di tutto quello che non è misurabile matematicamente. Mi sforzo di pormi in maniera aperta di fronte a tutto quello che non si comprende, ma che forse un giorno si comprenderà.

  4. Lillopercaso ha detto:

    Giusto finale, realistico ma abbastanza ottimista, considerando che la Vita non è cosa allegra, almeno dal punto di vista umano.
    Mi è piaciuta molto la l’invenzone della dottrina di Jameson; secondo me sarebbe da farci uno strepitoso videogioco da Playstation.

  5. cristina bove ha detto:

    un bel capitolo, denso, che tocca varie discipline e le convoglia in un profondo pensare.
    a me non sembra finito, vorrei leggerne ancora.
    la tua scrittura è veramente molto, molto, gradevole.

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