Underworld

underworld

Libri così impegnativi, per il peso e per il costo, costituiscono quasi un investimento. Eppure mi sento di consigliarli, a chi voglia intraprendere la carriera letteraria. Sono decisamente più utili di un corso di scrittura creativa. Se non avete soldi, leggeteli in biblioteca, se li trovate.

Si vede subito che DeLillo è scrittore abile, stilisticamente ricco e complesso, in grado di rappresentare vari mondi, e che conosce l’arte della chiusa. I finali dei suoi capitoli potrebbero essere additati a esempio. Alcuni suoi pezzi, nel vivace mosaico di Underworld, sono da antologia, un’antologia dello stile di scrittura dei nostri tempi, che ha superato lirismi postromantici e approcci minimalisti, ma che tutte le esperienze precedenti ha mescolato e riabilitato, usandole con originalità e competenza.

La prima metà, grosso modo, del romanzo presenta una maggiore coerenza stilistica e di contenuti. Poi questa costruzione, lentamente, a mano a mano che precipita verso la narrazione del passato, si sfalda, diviene (forse volutamente) episodica, frammentaria.
Rispetto al testo più noto di Pynchon, L’arcobaleno della gravità, la prima parte del lavoro di DeLillo si colloca in una dimensione più quotidiana, rappresentativa.
Se Pynchon è programmaticamente trasgressivo e buffonescamente osceno, DeLillo utilizza le forme del realismo per raccontare storie di gente comune e non comune, di avvenimenti e ambienti, che potrebbero essere veri, realmente avvenuti. In questo modo le ossessioni e le paure del nostro tempo, della nostra storia, diventano più coinvolgenti e, paradossalmente, veramente trasgressive. DeLillo qui appare integrato in una tradizione americana, quella che va da Hemingway e Faulkner a Philip Roth, passando per Steimbeck. o Sinclair Lewis.

La seconda parte del romanzo, se così lo vogliamo chiamare, è più decisamente orientata all’epica, una narrazione quasi storica, della vita di un Paese e dei popoli che in esso convivono. In questa parte giganteggiano alcuni dei temi costanti e fondamentali del prodotto narrativo postmoderno: la bomba, la droga, l’assenza di speranza, il gioco insensato del vivere.
La deriva postmoderna è chiara nelle scene in cui appare il personaggio reale di Hoover, direttore del Federal Bureau of Investigations, che sembrano scritte da Pynchon. In particolare questa scelta di contenuti e di stile si nota nella descrizione della festa in maschera di Truman Capote.
Qui notiamo, più evidente che altrove, il movimento clownesco dei personaggi-comparsa, ormai depersonalizzati, ridotti a maschera. Il tono è semiserio, ma inquietante. Non ci stupiremmo se improvvisamente apparisse la maschera della morte rossa.
Lo stesso potremmo dire degli episodi dedicati a Lenny Bruce, il modello di tanti comici italiani recenti, così come Petrolini lo era stato per quelli della precedente generazione. Notiamo anche qui come spesso la componente ironica e quella buffonesca prendano il sopravvento.
Poi è l’aspetto epico-etnico a prevalere. La narrazione indugia nella rappresentazione, per episodi, della realtà italoamericana, sottolineata dalla frequente inserzione di parole e frasi dialettali italiane. Vengono in mente, inevitabilmente, in questa descrizione puntuale i film di Scorzese, Ford Coppola e C’era una volta in America di Sergio Leone. I personaggi e i dialoghi seguono la convenzione realistica, così come raccontata nei dialoghi e nei personaggi di quei film. Sembrano apparire le immagini di De Niro o Al Pacino e la loro istrionesca realtà metropolitana.
Certamente Underworld è anche questo: la storia dell’immigrazione, le sue vicende, le sue vittorie e sconfitte. Ebrei, italiani, irlandesi, uomini di colore, che cercano di adattarsi a un ambiente diverso e difficile, che vivono e rivivono, superato il momento di formazione, i miti e qualche incubo dell’America.

Si prosegue nella lettura, malgrado l’imponenza del volume, gustando i singoli brevi episodi come se si trattasse di racconti singoli, e si scopre che il finale, giusto prima dell’epilogo, racconta finalmente l’azione da cui tutto ha tratto origine. Si scopre che anche qui DeLillo non ha sbagliato un colpo. L’iterazione dei fatti e dei pensieri li racconta come se stessero rivivendo nella mente del protagonista, come se si esponessero nella loro assurdità, nella loro immotivazione, che è quella di tutte le azioni compiute in un mondo di schiavi, quel mondo che si manifesta nella sua realtà di sostrato, l’underworld, con il suo sovraccarico di rifiuti che esiste al di sotto di ogni realtà apparente e che diviene in qualche modo protagonista della nostra nuova storia.
L’epilogo, come nel romanzo classico, completa il puzzle narrativo. Si accentuano gli aspetti drammatici. Tra gli effetti degli esperimenti atomici e le tragedie dell’emarginazione, si conclude la storia di Nick, ultimo proprietario della palla da baseball che guizza da una mano all’altra nel corso della vicenda, e di suor Edgar, sconfitta nel suo ultimo tentativo di salvare una ragazza da una vita di degrado.

Annunci

Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

10 risposte a Underworld

  1. tommasoaramaico ha detto:

    Bello l’accostamento col Pynchon de L’arcobaleno e poi sicuramente si, questo di DeLillo è un libro molto impegnativo, ma alla fine ripaga con gli interessi.

    • guido mura ha detto:

      I libri importanti sono sempre impegnativi, eppure prima o poi bisogna trovare il tempo per leggerli. Qualche volta la vita ci aiuta. Una lunga influenza ha avuto il merito di farmi accostare a Proust, una noiosa vacanza mi ha consentito di concludere la lettura dei Fratelli Karamazov. Il che significa che non tutto il male viene per nuocere, basta che sia un male relativo e rimediabile 😉

  2. gelsobianco ha detto:

    Al solito tu entri in un libro e in autore perfettamente.
    Qui sai recensire Underworld con sagacia, attenzione, cultura, aprendo molte “prospettive” per chi non avesse ancora letto questo romanzo di DeLillo e donando profonde riflessioni a chi si fosse già accostato a questo libro non facile, ponderoso, ma molto importante.
    Indovinato il confronto con L’arcobaleno della gravità di Pyncton!
    Hai valutato tutto a trecentosessanta gradi.

    E’ bello ed interessante leggerti, Guido.
    Grazie.
    🙂
    gelsettina

    • guido mura ha detto:

      Di solito, gelsettina, entro in un libro se il libro a sua volta riesce a entrare in me e non sempre avviene. Qualche volta, con romanzi particolarmente ostici, vale anche la pena di riprovare. C’è sempre un momento giusto e uno sbagliato per ogni lettura. Ricordo sempre la lettura di Assalonne, Assalonne, preso in prestito alla Biblioteca comunale di Alghero, che è stata una delle mie avventure di lettura più impegnative. Allora ero molto giovane e ricordo quel libro come una prova faticosa ma piacevole. L’urlo e il furore è venuto molto più tardi, quando ormai ero vaccinato.

  3. cristina bove ha detto:

    non ho mai letto nulla di lui, ma dopo questa tua bella recensione, credo che lo farò.
    ciao
    buon ferragosto
    cri

    • guido mura ha detto:

      E’ uno degli autori che meglio hanno descritto e rappresentato la nostra epoca, Cristina, Un po’ quello che anche noi, in fondo, potremmo o dovremmo fare, con i nostri mezzi e con la nostra differente esperienza. A presto.

  4. wolfghost ha detto:

    Bé, potresti farlo come primo lavoro il recensore di libri 🙂 Non comprerò né leggerò questo libro, non riesco a finire nemmeno quelli brevi in questo periodo, figuriamoci questo. Nonostante questo, ho trovato la tua recensione… coinvolgente.

    http://www.wolfghost.com

    • guido mura ha detto:

      In fondo è quello che sto facendo, wolf, anche se nessuno mi paga per farlo. Underworld è uno di quei libri che servono per capire il nostro tempo. Se si ha voglia di sfogliarli, basta prenderli in prestito in biblioteca.

  5. melogrande ha detto:

    Trovo la scrittura di De Lillo magistrale eppure faccio fatica a spiegare a me stesso i motivi.
    E’ apparentemente semplice eppure in realtà estremamente complessa e “costruita”, ha una capacità straordinaria di descrivere in profondità personaggi e situazioni con poche battute. La stessa misteriosa abilità di Simenon, mi verrebbe da dire.

    Ho apprezzato molto Libra, storia a metà fra realtà e finzione di Lee Oswald, e Rumore Bianco, e lo trovo efficace anche nei racconti.
    Underworld mi ha sempre scoraggiato per la mole, ma dopo questa recensione penso lo affronterò.

    • guido mura ha detto:

      DeLillo non è sempre uguale. Io ad esempio ho trovato più ricercata e letteraria (e di conseguenza meno efficace) la scrittura di Cosmopolis. Underworld è un buon esempio di uso letterario dei linguaggi comuni, abilità che era propria anche di Simenon. Su questa abilità innata Simenon ha raccontato le piccole persone della sua epoca, con i loro problemi e la loro psicologia, analizzandole in profondità. DeLillo ha preferito raccontare, attraverso i suoi personaggi e le sue storie, i miti e gli incubi della società di oggi. Le figure, reali e immaginarie, di Underworld, non sono mai veramente protagoniste della scena. Un tema, quello del business dei rifiuti, e un motivo di collegamento casuale (come la palla da baseball che passa di mano in mano), tengono insieme la descrizione di una società che disperatamente si muove senza riuscire a evitare l’autodistruzione. Il tema dell’autodistruzione appare molto più evidente (e incarnato in un personaggio) in Cosmopolis.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...