Ferragosto 2014

Viale Caterina da Forlì - Milano

Martedì Nora era andata a Varese per tutto il giorno, per cercare documenti per l’articolo che doveva scrivere entro l’autunno.
Seb aveva trascorso la mattinata sul web e aveva risposto al suo editore, che gli richiedeva il pdf del testo già ricevuto in cartaceo.
Preparò un po’ di pasta, ma la mamma mangiò pochissimo: era stanchissima, sembrava già quasi un cadavere.
Durante il pranzo, seduti davanti al tavolino del tinello, non parlarono quasi. Seb si sentì solo. Pensò a come sarebbe stata la sua vita se non avesse avuto quella seccatura della Nora. Ora che non c’era, sentiva la sua mancanza. Si chiese se questo non fosse amore: non seppe darsi una risposta.
La mamma volle andare subito a letto e lui dovette spostarla lì quasi di peso dalla sedia a rotelle. Alzò le spondine e gli sembrò che la mamma fosse già chiusa in un altro spazio, quello dei morti.

La notte la mamma era agitata. Sentiva voci e rumori.
La signora.
Quale signora?
Ehhhh… Quella signora.
Ma qui non ci sono signore.
Eh come? Se ci ho parlato io poco fa.
Ci risiamo con le signore fantasma, pensò Seb.
Non c’è nessuno.
Eh, tu mi vuoi far passare per pazza!

Anche al mattino le cose non andarono meglio.
Il cane, diceva la mamma.
Non ho visto cani, disse Seb. Guardò giù e vide due gatti che passeggiavano serenamente in cortile.
Ci sono due gatti, però.
Dove?
Giù in cortile, ma sono tranquilli.
Si chiama Brookie.
Chi?
La cagnetta.
Doveva parlare del cane che lui aveva visto gironzolare per tutti i locali nell’istituto di Donori. Sembrava buono, doveva essere una femmina. Chissà se si chiamava Brookie!
Il campanello. Alle cinque del mattino suonando.
Eh? Può essere.
Seb non aveva sentito niente. Ma certo lui, quando dormiva, era un ghiro.
Vuoi il latte?
Certo che voglio il latte… Domande stupide!

Che senso aveva combattere una guerra già persa? Perché non rinunciare in partenza alla lotta, anziché insistere nell’agire, cercando di fermare con quattro sacchetti di sabbia la piena del Nilo o l’alta marea a Mont-Saint-Michel? Perché sforzarsi di arginare l’inarrestabile?
Non sarebbe stato meglio precipitarsi in un abisso di avventurosa autodistruzione, anziché fare la spola tra le sue due case, in una città spettrale?
Pochi giorni prima si vedevano ancora persone in partenza, con auto e valigie. Aveva notato un’intera famiglia prendere il largo, dal palazzo vicino al suo. Erano usciti tutti dal cancello: una coppia di mezza età con i figli, un maschio e una femmina due bei ragazzi biondi. La ragazza era una di quelle bellezze morbide e dolci, che ogni uomo vorrebbe incontrare, prima o poi, sulla sua strada.
Quando lui, Seb, stava passando, un’anziana signora, con un bel gatto grigio in braccio, salutava i familiari, dal cancello aperto. Anzi faceva salutare anche il gatto, con la zampina. Il micio aveva un’espressione stupefatta e pareva abbastanza a disagio per quell’operazione che gli veniva imposta e di cui non comprendeva il motivo.

E ora, invece, pareva che una misteriosa epidemia avesse svuotato le strade e che il mondo costruito dall’uomo riposasse finalmente libero, avvolto dal silenzio.
Sì, era una spettrale Milano, la sera di ferragosto, col cielo limpido e l’aria che già incominciava a rinfrescare. Un altro periodo finiva: la bizzarra e tempestosa estate del 2014.

Non c’è nessuno.
E chi vorresti?
Vorrei… Compagnia.
E da dove la tiriamo fuori la gente?

(Da: La casa delle farfalle di carta)

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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10 risposte a Ferragosto 2014

  1. germogliare ha detto:

    …dal mondo immaginario, che così, forse è pure migliore, simpatica magari.
    Un saluto

  2. gelsobianco ha detto:

    Sei bravissimo!
    Mi hai comunicato emozione profonda.

    Ti abbraccio
    gelsettina

    • guido mura ha detto:

      E’ emozionante anche scriverlo, questo libro. Spero solo che rimanga e che nessuno lo bruci. E’ uno dei vantaggi dell’informatica: il virtuale può essere più consistente e resistente del reale.

      • gelsobianco ha detto:

        So che è emozionante, per te, scrivere questo libro!
        Faremo in modo che nessuno lo bruci! Ti do una mano anche io.
        Ciao, Guido
        Gelsettina

  3. rossodipersia ha detto:

    Con questo libro non potrai di certo fermare la piena del Nilo, ma sicuramente riuscirai ad arginare il tuo sgomento, e sono certa che per molti diventerà importante poterlo condividere.

    • guido mura ha detto:

      Lo sgomento deriva dal trovarsi in balia di un sistema di una crudeltà totale e incomprensibile e di cercare ugualmente di comprenderlo e ridurlo a dimensione umana. E’ uno sgomento di tutti, perciò condivisibile, credo, tra esseri umani. La medicina, la cultura, l’arte sono cure palliative (e lo sappiamo): serviranno anch’esse a perfezionare il disegno autoconservativo dell’universo?

  4. gelsobianco ha detto:

    Le farfalle di carta, con grande affascinante maestria, voleranno su di te, Guido, e, poi, sui tuoi tanti lettori…
    E la casa dalle farfalle di carta sarà condivisa da tutti noi che ti leggiamo e ti apprezziamo!
    E tu avrai per sempre nel tuo “cuore” quella casa. Sì!

    Ti abbraccio
    gelsettina

    • guido mura ha detto:

      L’illusione, il regno dell’illusione, quello delle farfalle di carta, è forse l’unico regno nel quale possiamo ancora rifugiarci. Non è forse questo che facciamo noi scrittori: ceare milioni di fafalle di carta, anche se ora sempre più spesso la carta è sostituita dai byte?

      • gelsobianco ha detto:

        Che belle le farfalle di carta, create dagli scrittori validi!

        Non amo la carta sostituita dai byte!
        Con la carta tra le mani io ho un rapporto molto “intimo”, insostituibile.

        Ti sorrido
        gelsettina

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