Pensare o non pensare?

tramonto

Non riesco a fare a meno di pensare. Deve essere una malattia, lo so, e fortunatamente la maggior parte della gente ne è ormai guarita e ha conseguito un’immunità permanente.
Devo smetterla di leggere opere di buona letteratura e di frequentare blog che obbligano a pensare, e limitarmi a quei prodotti scritti e on-line che trattano di amore, sesso, relazioni tra uomo e donna, tra donne, tra uomini, insoddisfazioni e disgrazie personali e familiari, che poi sono quelli che di solito hanno più lettori.
Il tragico è che, anche a partire da queste piccole e quotidiane miserie, si può procedere astraendo principi di generale miseria e si finisce quindi per reintrodurre i germi del pensiero. Lo stesso avviene se ci si limita a giocare o a cazzeggiare. Se si è colpiti dal virus del pensiero, si finisce per chiedersi perché si desidera tanto (o solamente) giocare e cazzeggiare, e la conclusione non può essere che una sola: quest’accidente di vita è cosa assurda e insostenibile. Qualcuno ha capito da un pezzo che l’unico modo per trascorrerla senza desiderare di morire al più presto è viverla piacevolmente, senza porsi troppi problemi, anche se per questo sarà necessario costruire il proprio benessere sullo sfruttamento degli altri, arricchendosi sul lavoro di altre persone, approfittando della loro credulità, ingannando e dominando tutti quelli che si lasceranno ingannare e dominare, e sono più numerosi di quanto si creda.
E la coscienza? Direte voi. La coscienza? Non tutti ce l’hanno.

Naturalmente, visto che ancora penso, questo discorso non può interrompersi qui, ma da queste premesse si può costruire, credo, una nuova coscienza della realtà, sviluppando una visione complessiva del pensiero umano, che si scopre fondata sull’antonimia teleologia/casualità.
Sempre che se ne abbia voglia… E che non si preferisca parlare di supercazzore.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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32 risposte a Pensare o non pensare?

  1. massimobotturi ha detto:

    il pensiero, e le inquietudini che ne derivano, trovano terreno fertile in quelli come te
    e come tanti altri, per fortuna

    ma è in quelli come te, e tanti altri per fortuna, che la possibilità di un mondo e di una vita migliori, possono trovare speranza e certezza-

  2. tramedipensieri ha detto:

    Per vivere piacevolmente la vita come dici tu indicandone i furbi, praticamente, penso che bisognerebbe nascervi…non c’è rimedio…

    Penso che alcune persone sono coscienziose e tendono ad arrendersi alla fatalità…altre si arrovellano ponendosi in continuazione domande su domande senza mai venire a capo…
    Altre ancora più sensibili assorbono tutti i Mali del mondo e non sanno come fare per diventare dei superficiali e vanno sognando di esserlo.

    Alla fine come già “scritto e copiato” sul mio blog…é la pancia che decide per tutti.
    Sob

    Per lottare ci vuol fatica e rinunce alle quali non siamo disposti (dopo aver faticato tanto e tantissimo) a cedere.

    • guido mura ha detto:

      Forse semplicemente ognuno segue la propria natura. Il che fa presumere che la lotta, la ribellione, la ricerca di qualcos’altro siano componenti del sistema, che l’universo stesso, nato da un’azione, non possa esistere se non come sintesi di opposizioni. Senza contrasti non ci sarebbe movimento, senza movimento la stessa esistenza non avrebbe senso e anche la morte potrebbe morire, come in John Donne.

  3. Egle1967 ha detto:

    L’ uomo e’ libero di scegliere relativamente di mettere in atto una sola delle cose di cui, pero” e’ consapevole , cioe’ una scelta comunque limitata a ciò che pensa sia possibile, spesso ormai solo probabile..la casualita’ e’ determinata dall’ indifferenza o dalla presa di coscienza che non possiamo conoscere la verita’ oggettiva che porta all’ indifferenza che determina un ‘ apparente caos. Ma diverse sono le strade che portano all’ indifferenza..puo’ esser determinata da superficialita’ o da un intensa analisi che sfocia di solito nel compiere meno azioni possibili e di solito poi a creare arte, ad occuparsi solo di crear bellezza. .
    Ciao Guido

    • guido mura ha detto:

      Ma creare bellezza non è una forma di azione? Non è una scelta, la scelta di costruire, di produrre? Può essere una forma morbida di resistenza, ma è pur sempre una strategia, il cui significato forse va oltre la coscienza dello stesso artista.

  4. melogrande ha detto:

    Caro Guido, credo che la risposta tu la conosca già.
    Platone, nella Apologia fa dire a Socrate: “Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta”.
    Forse esagera, si può certo vivere senza pensare, ma una vita non pensata è di sicuro meno piena e consapevole.
    La conoscenza è dolore, chi più sa più soffre, l’ ignoranza aiuta l’ illusione, tutto vero, eppure nessuno vorrebbe davvero tornare indietro o augurerebbe veramente ai propri figli una beata stolidità da reality TV.

    • gelsobianco ha detto:

      Melo, come riesci a far sentire ciò che è chiaro in te!
      🙂
      gb

      Scusami, Guido, ma mi è sorta improvvisa, immediata ed inarrestabile la replica alle belle parole di Melo.
      Poi… arrivo al tuo post!
      Ciao. 🙂
      gelsettina

    • guido mura ha detto:

      Il fatto è che la conoscenza, la ricerca della verità sono un piacere, come la contemplazione della bellezza. L’uomo ha bisogno anche di questo, come ha bisogno di nutrirsi e riprodursi. La conoscenza d’altra parte è funzionale alla sopravvivenza della nostra specie. Quindi siamo pienamente all’interno del quadro previsto dalla natura. L’atto estremo di ribellione sarebbe la rinuncia non solo a proseguire la ricerca, ma a riprodurre la specie, una sorta di autodistruzione. Ma chi se la sentirebbe di metterla coscientemente in atto? E poi quale impatto avrebbe sulla realtà dell’universo? probabilmente minimo, meno del battito delle ali di una farfalla.

  5. rossodipersia ha detto:

    “Non sto pensando a niente,
    e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente,
    mi è gradita come l’aria notturna,
    fresca in confronto all’estate calda del giorno.
    Che bello, non sto pensando a niente!

    Non pensare a niente
    è avere l’anima propria e intera.
    Non pensare a niente
    è vivere intimamente
    il flusso e riflusso della vita…
    Non sto pensando a niente.
    È come se mi fossi appoggiato male.
    Un dolore nella schiena o sul fianco,
    un sapore amaro nella bocca della mia anima:
    perché, in fin dei conti,
    non sto pensando a niente,
    ma proprio a niente,
    a niente…”
    (F. Pessoa)

  6. frperinelli ha detto:

    Il non scritto, a volte, viene espresso oralmente, o nei fatti, e sortisce comunque un effetto “politico”. Ma è nella permanenza dello scritto che risiede la vera forza di un pensiero espresso.
    Questa potenzialità dai contorni sconosciuti, su di me ha un effetto a tratti paralizzante.
    Chi non la percepisce, spesso, ne abusa, sono d’accordo. Ma non credo che si tratti di non-pensiero, bensì di pensiero omologato per carenza di cultura.
    Bene, quindi, la tua proposta di costruzione di una “nuova coscienza della realtà, sviluppando una visione complessiva del pensiero umano, che si scopre fondata sull’antonimia teleologia/casualità”, purché si riesca a fare lo sforzo di coinvolgere anche chi non padroneggia la distinzione tra “teleologia” da “teologia” e tra “casualità” e “cazzeggio”. 😉
    (Ci tengo a sottolineare che questo commento è parte di un dialogo a distanza 🙂 )

    • guido mura ha detto:

      Con il livello culturale dei nostri tempi non mi stupirebbe se molti ritenessero la teleologia una disciplina riguardante le fibre tessili. Per cui la tentazione di abbandonarsi a un lasciarsi vivere, godendo dell’aria fresca di Pessoa (quando c’è), è forte, solo che anche questo trascorrere piacevolmente il tempo alla fine lascia l’amaro in bocca.

  7. luna ha detto:

    Penso che pensare sia inevitabile.. almeno per molti..
    E se tutti pensassero prima di agire, di prendere decisioni che coinvolgono anche gli altri… e se si pensasse un po’ anche agli altri…
    Magari, forse , ci sarebbe meno disonestà. E più amore.
    Pensiamoci.
    Luna

    • guido mura ha detto:

      Solo che il pensiero, di per sè, non genera comportamenti positivi. Anche Hitler pensava. Solo che un pensiero rivolto al benessere di un solo popolo, o di una sola categoria di uomini, in opposizione ad altre realtà, non può che produrre dolore e distruzione. Da questo la necessità di indirizzare il pensiero in modo positivo

  8. gelsobianco ha detto:

    Ogni tanto sono spinta con impeto dagli eventi e dalle persone a pensare al “cazzeggio” come unica soluzione possibile.
    Poi mi sento male, molto male, così male…
    gelsettina “pessimista”
    😉

    • gelsobianco ha detto:

      Il cazzeggio non mi basta!
      Sono comunque contagiata dal virus del pensiero e… mi sento male anche.
      E allora?
      gb
      Urge dormita”

      • gelsobianco ha detto:

        …dormita… senza le virgolette finali.
        tutto mi si sta ribellando, anche la tastiera del pc.
        che fare?
        ci penserò! (ri_caduta!)
        gb

      • guido mura ha detto:

        Ahiahi, mi sembra proprio la sindrome di Pessoa: ” Un dolore nella schiena o sul fianco,
        un sapore amaro nella bocca della mia anima”

      • gelsobianco ha detto:

        e, all’inizio della poesia, invece, Pessoa scrive:
        “mi è gradita come l’aria notturna,
        fresca in confronto all’estate calda del giorno.”
        😉
        tu sai quanto io ami immergermi nelle “contraddizioni” di Pessoa!

        un abbraccio
        gelsettina

  9. stileminimo ha detto:

    …un post così avrei potuto scriverlo io qualche tempo fa… prima di smettere.

  10. wolfghost ha detto:

    La vita è una partita, fischia l’arbitro ed è finita 😀 O, se preferisci, la vita è un’avventura dalla quale non usciremo vivi 😉 Come dire che si può vivere come si vuole, tanto il risultato finale è il medesimo. Insomma, dovrebbero esistere il karma, altre vite… altrimenti è proprio così, e la vita non è meritocratica: si può essere Madre Teresa o Hitler, non gliene frega niente.
    Per questo mi affascina il buddhismo, esso insegna come controllare la propria mente e, con essa, pensieri ed emozioni, liberandosi così proprio da quella sofferenza mentale della quale parli anche in questo scritto. Che poi ci sia davvero qualcos’altro, non è nemmeno faccenda fondamentale, pensa che dicono che il Bhudda storico, Sakyamuni, non rispondeva nemmeno alle domande sull’aldilà ritenendole inutili e fuorvianti dal vero scopo del dharma, la liberazione dalla sofferenza.
    http://www.wolfghost.com

  11. sergio ha detto:

    Poco chiaro alla fine, il pensiero si è contrto su stesso. Pecccato Socrate non avesse un blog.

    • guido mura ha detto:

      Aveva un blog in forma orale, pare 🙂 Quanto ai contorcimenti del pensiero, mi sembrano inevitabili, almeno fino a quando non si precisa bene un percorso, e la precisazione avviene di solito attraverso un’analisi dei problemi e una discussione. D’altra parte, se sapessi esprimere un pensiero coerente in modo chiaro, probabilmente avrei una cattedra di filosofia da qualche parte, e non racconterei le mie insicurezze in un blog. Posso sempre provarci, da dilettante, ma senza garantire risultati e verità supreme, ammesso che siano raggiungibili e sempre che ne valga la pena.

      • sergio ha detto:

        Solo tu puoi darti una risposta sulla validità di ciò che scrivi qui, chi legge esprime opinioni ( sui blog sono rare, sostituite in genere da assiomi poco gradevoli), chi scrive inevitabilmente analizza e riflette su quel che scrive e sulla sua sintassi. Socrate se l’è cavata fino ad un certo punto per la faccenda dell’orale, poi è arrivata la cicuta. Blog cancellato!

  12. guido mura ha detto:

    Le opinioni sono sempre utili e da tenere in considerazione. Difficile è invece l’autovalutazione (di solito si oscilla tra l’esaltazione e le forme autodistruttive). E’ sempre molto più semplice fare il cacciatore che la preda e chi si mette in gioco, esponendo pubblicamente i propri scritti, corre rischi ben maggiori del lettore, che valuta a posteriori. Naturalmente parlo da italianista. Probabilmente il filosofo dovrebbe garantire una maggior consapevolezza e coerenza (e quindi sapersi autoanalizzare e valutare), ma per disgrazia o fortuna non appartengo a quella categoria.

  13. ludmillarte ha detto:

    chi pensa tanto, forse anche troppo, arriva a porsi certe domande e ad immaginare situazioni in cui sia possibile mettere a tacere quello che diventa un continuo frullare in e per la testa. talvolta prende il nome di tormento, altra di frustrazione ma anche, in taluni “fortunati” momenti, di soddisfazione e benessere. ecco…talvolta sarebbe bello poter staccare la spina ma, se fosse possibile e mi dessero l’out out, non considererei proprio il non pensare.
    un caro saluto e buon fine settimana.
    Ludmilla

    • guido mura ha detto:

      Il fatto è, Ludmilla, che ci sono tanti modi di pensare e tanti modi di non pensare. Anche questi a volte possono risultare utili (può servire ottenere una calma assoluta, anche a fini terapeutici). Tanti sono i modi, perché tanti sono gli uomini. Non esiste un pensiero umano, se non come astrazione che presenti caratteristiche comuni a tutti gli uomini. Esiste invece il pensiero dei singoli uomini. Qualcuno di essi pensa davvero troppo, e non sempre con risultati felici, se consideriamo le deviazioni e generazioni del pensiero in tanti filosofi e politici.

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