Mal d’euro

euro

Continua il martellamento anglosassone contro l’euro e le sue nefandezze.

http://www.quifinanza.it/8820/soldi/capital-economics-italia-verso-default-esca-subito-dall-euro.html

Ma veramente l’uscita dall’euro può avere l’effetto salvifico che gli economisti di area anglosassone prevedono o può solo arginare temporaneamente una caduta inevitabile?
Proviamo a valutare la situazione generale dell’Italia.
L’Italia ha proprietà, beni immobili privati e pubblici, che potrebbero garantire un debito elevato, ma purtroppo non producono reddito. Le attività d’impresa, private e pubbliche, spesso soffrono di passività.
I capitali liquidi sono scarsi, chi li possiede ha scarsa propensione per il rischio e pertanto non investe in innovazione.
Il capitale è in gran parte di Stato e come in tutte le società orientate al socialismo il sistema statale, farraginoso, antiquato e corrotto, non è stato in grado di innovare in maniera intelligente. L’ha fatto sull’onda delle mode, facendo scelte risultate fallimentari. Non si è trattato solo di immoralità o corruzione, di mazzette Sono mancate soprattutto le capacità tecniche, i cervelli, la capacità di prevedere il futuro. E’ un difetto tradizionale dell’Italia. Si raggiunge un certo livello di benessere, ma non si ha la capacità di conservarlo, proprio perché si ha troppa paura di perderlo. La repubblica di Venezia attraversò una situazione simile, nel Settecento, fino alla sua scomparsa.
Sono rimaste alcune icone, alcuni punti fermi, che paiono intoccabili, come la Costituzione, ideologicamente perfetta ma scarsamente aderente alla realtà e incapace di adattarsi alle rivoluzioni in corso, e la nostra tradizione giuridica, che è la vera palla al piede del Paese.

I governi più recenti cercano di evitare il default appoggiandosi ai proprietari, anche piccoli o piccolissimi. Questo riduce ulteriormente il flusso economico, sottraendo al ceto medio, alla piccola borghesia, agli stessi operai che hanno raggiunto lo status di piccoli proprietari, le poche risorse salariali, che devono essere versate a Stato ed enti locali per consentirne il funzionamento.
Purtroppo la piccola proprietà non produce reddito o lo produce in misura minima, per cui il piccolo proprietario non sarà presto in grado di pagare bollette, imposte, condominio e simili, e se continua a pagare, non acquisterà più nessun tipo di beni (auto, elettrodomestici, vestiario, prodotti per l’igiene, alimentari), rinuncerà a cinema e vacanze. Lo spazio per la crescita economica si ridurrà sempre più e la deflazione diverrà una costante.

Magari la prossima volta parleremo di come venirne fuori senza arrivare al suicidio.

Benvenuti nel mondo di Re Miseria, concittadini!

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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9 risposte a Mal d’euro

  1. ludmillarte ha detto:

    … una tristezza…

    • guido mura ha detto:

      Certo non è una storia allegra, ma si è mai vista allegria nella storia? Forse per questo ho sempre odiato la storia e comincio ad apprezzarla solo adesso, anche perché capisco che non riusciamo a farne a meno, rifugiandoci nel sogno.

  2. tramedipensieri ha detto:

    Secondo il mio modo di vedere le cose, al di là della moneta prima bisognerebbe cambiare qualche testa.
    qualche?
    Molte teste.
    Rinforzare davvero il paese italia.
    Serietà, responsabilità e conseguenti programmi .seri però.

    • guido mura ha detto:

      Certo, si può rinnovare la classe dirigente, considerando però che verrebbe sostituita da altre persone non troppo diverse dalle precedenti e ugualmente integrate nello stesso sistema che ha prodotto l’attuale disastro, ma che ai gruppi e alle persone che contano continua ad andar bene. Spesso si pensa che cambiare significhi conoscere l’inglese e saper usare il computer. Non è così. Cambiare significa accettare un modo nuovo di concepire il potere e costruire una diversa cultura di gestione della realtà.

  3. gelsobianco ha detto:

    Ciò che sembrava irreale sta divenendo possibile… ancora una volta.
    gb

  4. cristina bove ha detto:

    anamnesi spietata di una società malata, anzi già moribonda.

    • guido mura ha detto:

      La storia ci dice che le società muoiono e si trasformano in qualcos’altro. Non so se tornerà l’impero e si avvererà il sogno di Dante o si svilupperà una rivoluzione economica globale. Certo questa società e questo Stato non mi pare che abbiano un futuro.

  5. wolfghost ha detto:

    Anche l’articolo che linki infatti dice che l’uscita dall’Euro non è una panacea, occorre percorrere parallelamente la strada delle riforme. Diciamo che l’uscita dall’Euro appare più che altro una “scossa”, più che una soluzione in sé. E in fondo di può capire, visto che sembra che nulla riesca a farci uscire da questa situazione. E’ come un allenatore che, perdendo una partita a pochi minuti dalla fine, mette dentro quattro punte: una sciocchezza in condizioni normali, una mossa capibile in condizioni di “perso per perso…”
    Francamente, pur non nascendo “sinistrorso”, vorrei lasciar fare a Renzi e vedere cosa succede. Perché, Grillo a parte, tutto il resto sarebbe un tornare indietro a sicure sabbie mobili.
    http://www.wolfghost.com

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