Icone

collage

Nuovo millennio, nuove storie, nuove icone.

L’immagine delle Twin towers trasmessa in continuazione nel 2011, perché s’incidesse bene nel cervello degli occidentali in cerca di un nuovo nemico.

L’icona di un certo Bin Laden, scelto per la sua immagine ieratica da perfetto anticristo, fantasma di cui non può nemmeno essere mostrato il corpo.

Obama, il presidente mulatto, immagine vivente dell’integrazione e del superamento del razzismo negli States. Evviva la democrazia del dollaro!

Alda Merini in topless, lo squallore del reale, in stile Ciprì e Maresco: l’iperrealtà affermata a danno del buon gusto.

I serial killer italiani, finalmente anche noi li abbiamo, non dobbiamo più sognare un Venerdì 13.

Gli “unici indagati”, le facce da bravi assassini di buona famiglia, condannati o assolti in base a indizi. Indagini imprecise e forse deviate, prove non acquisite, misteri sullo sfondo. Le vittime, nuove icone sexy, tenacemente e pervicacemente trasmesse dalle tv: nei telegiornali, nei contenitori pomeridiani.

Berlusconi umiliato e condannato, sberleffatore sberleffato.Anche i ricchi piangono, per la felicità dei poveri.

George Clooney, il più bello del reame, what else?

Lady Diana, il memoriale cupo, nella cripta dei magazzini Harrod’s. Una storia di oscuri complotti, col sospetto del delitto di Stato.

Ghostface, la maschera di Scream, icona tratta dall’Urlo di Munch, onnipresente nelle citazioni horror.

Da aggiungere alle icone che già il Novecento ci aveva somministrato a dosi massicce, da Einstein (lo scienziato), affiancato dalla sua parodia, Doc di Ritorno al futuro, alla Gioconda, ottimo ritratto di una donna piuttosto brutta, chissà perché diventata simbolo di bellezza, al Che Guevara, una volta icona identitaria, obbligatoria e onnipresente, oggi riservata ai nostalgici di un tempo in cui la rivoluzione era ancora un’ipotesi credibile.
Poi c’erano le icone del rock e dello spettacolo, spesso morte in circostanze misteriose. Ma qui il discorso si farebbe troppo lungo, perché la cronaca è piena di personaggi straordinari, morti in circostanze straordinarie, come solo le persone non comuni sanno fare.

Forse, essendo immortali, si trovano davvero in un’altra dimensione, come qualcuno racconta, e lì cavalcano pegasi e unicorni, recitano poemi, cantano canzoni che nessuno ascolterà mai, in attesa di qualche improbabile giudizio finale.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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9 risposte a Icone

  1. massimobotturi ha detto:

    l’unica icona che le batte tutte, e non passsa mai di moda, è quella del cestino

  2. melogrande ha detto:

    Ho provato a seguire la tua suggestione e di immaginare altre icone.

    Ho trovato una cosa strana: mentre per il secolo scorso faccio fatica a trovarne, decennio per decenni, la Audrey Hepburn ai Beatles,, negli ultimi 20 anni non mi viene in mente quasi nulla. Forse solo Steve Jobs.
    E come se la società si fosse polverizzata, O semplicemente avesse perso capacità di astrazione.

    • guido mura ha detto:

      Se fosse proprio così, lo interpreterei come fatto positivo. Finalmente l’individuo recupera consapevolezza della propria unicità e della propria importanza e, di conseguenza, non ama più intrupparsi dietro un’icona. Rifiutare le icone significa anche accettare la straordinaria complessità delle singole cose, rifiutare la semplificazione e l’emarginazione delle differenze; significa anche, in qualche misura, abbandonare Platone, Jung, Greimas per una concezione più aperta e pragmatica del reale, un reale fatto di zolle, di granelli di sabbia, di cellule e di parole, più che di arativi, di spiagge, di specie animali o di discorsi.

  3. wolfghost ha detto:

    C’è da chiedersi dov’è il confine tra ciò che è imposto e ciò che è proposto perché il “pubblico” lo richiede o è almeno ricettivo. Comunque i tempi stanno cambiando. Trovo che un tempo la gente era attratta da eroi e anti-eroi, oggi sembra essere immune perfino a questi. Forse per questo il fenomeno del “complottismo” ha così successo: nessuno crede più a niente.
    http://www.wolfghost.com

    • guido mura ha detto:

      Complottismo a volte significa credere ad antieroi alternativi che fondano il loro successo sulla contestazione delle verità ufficiali. Rimane da dire che alcune “verità” appaiono spesso come grossolane mistificazioni e solo il tempo e una critica storica indipendente potranno capire cosa veramente si nascondeva dietro asserzioni e ricostruzioni a dir poco grottesche. Che però, in genere si sviluppi una tendenza a mettere in discussione quello che ci viene raccontato dai “capi”, lo ritengo un fattore di crescita. Scienza e filosofia hanno iniziato questo processo di verifica del reale, sempre molto più complesso di ogni rappresentazione apologetica e retorica. La coscienza comune sembra aver fatto proprio quest’atteggiamento critico. Io sono tutto sommato ottimista.

  4. Francesca ha detto:

    Le icone sono sempre state, a mio parere, modelli sui quali costruire la propria identità. E poi sfuggirle, se si è intelligenti.

  5. guido mura ha detto:

    Confesso di non aver mai amato modelli, icone e tutte le personalizzazioni e le semplificazioni, in genere. Certo ho apprezzato artisti e scrittori, ma cercando di non farmi coinvolgere dalle mode. Capita in questo modo di scoprire eccellenze meno popolari e di inserirle nella propria esperienza. Cosa succederebbe se tutti gli artisti si rifacessero a Leonardo o a Munch, i poeti (in Italia) ad Alda Merini, gli scrittori a Carver e i musicisti a Philip Glass, ad esempio? Non ne risulterebbe un insopportabile appiattimento?

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