Goliarda, l’artista scomoda

Goliarda Sapienza

Uno dei personaggi più interessanti, ma ancora poco noti, del panorama letterario italiano del Novecento è senza dubbio Goliarda Sapienza, di cui il grande pubblico ricorderà soltanto la vergognosa intervista gestita da Enzo Biagi, in cui era evidente l’intento del giornalista di prendere le distanze da questo personaggio coraggioso e anticonformista, lui che invece del conformismo e del perbenismo della brava gente e degli intellettuali organici al nostro regime è stato a suo tempo l’alfiere. Faceva paura l’immagine di una donna che vuole essere libera, dalla tirannia della legge e persino dall’incubo del peccato.

Il romanzo più importante di Goliarda, “L’arte della gioia”, a leggerlo oggi, sembra storia di un lontano passato, eppure sono trascorsi solo pochi decenni. Sembra quasi impossibile credere che quello fosse il nostro mondo, solo una generazione prima di quella dei baby boomers.

L’impressione che si ricava dalla lettura è che il testo non intenda richiamarsi a una tradizione italiana definita, ma che si inserisca piuttosto, di prepotenza, in una lontana e vasta tradizione letteraria europea. Alle spalle della protagonista, Modesta, sembra di scorgere il romanzo picaresco e Fielding, Moll Flanders di DeFoe, Diderot, le varie espressioni del romanzo erotico fino a Lawrence.
Naturale il confronto con la Moll Flanders e con il Lazarillo de Tormes.
A differenza però di queste opere un po’ ruvide, scritte come cronache (Defoe era un buon giornalista della sua epoca, l’anonimo autore del Lazarillo era un affabulatore spontaneo e disincantato, a suo modo giornalistico), spesso il testo in Goliarda si fa poesia, ne adotta il linguaggio metaforico, gli accostamenti inusuali.
Ma la poesia di Goliarda è una poesia dura, forte, materiale e carnale.

“Saziata la fame di sonno il serpente della realtà torna immutato a strangolare il torace. Un sussulto e gli occhi si spalancano inchiodati a un punto lontano nel vuoto. Fino a ieri le palpebre pensose indugiavano come per assaporare le labbra morbide della luce” (L’arte della gioia, Torino, Einaudi, copyr. 2008, p. 397).

“Ecco il senso nascosto della parola vecchiaia: un disertare la vita che dà conforto, un lasciare il campo spazzato, mitragliato dal fuoco di voci giovani, di giovani emozioni.” (p. 413).

Se in Defoe sono ancora presenti i condizionamenti di un’educazione cristiana, in Lazarillo questi sono sottomessi alla morale naturale della sopravvivenza. A una morale più simile a questa si rifa Modesta, in cui la natura è privilegiata rispetto all’educazione cattolica, che è presente solo per essere contestata e rovesciata.
La ribellione di Modesta si colloca tra Stirner e Machiavelli. La rivolta è più radicale di quella socialista e comunista e si colora ampiamente di rosa.
La rivolta marxista mirava a migliorare uno status, quello di una classe sociale, o a rovesciare un potere sostituendolo con un’altra forma di potere, una tradizione con un’altra tradizione, una schiavitù con altre schiavitù. Il maschilismo però non è stato rovesciato dall’ideologia: bisognerà quindi andare oltre, per una totale liberazione della donna dalla condizione di subalternità cui pare condannata dalle strutture sociali, così come sono state realizzate, in ogni sistema reale esistente.

Trattandosi di un’opera più europea che italiana, giustamente risultò più congeniale al lettore (prima di tutto a quello professionale) francese, o spagnolo,o inglese, che non a quello italiano.
Il personaggio di Modesta, scandaloso e improponibile ai suoi tempi al lettore nostrano, imbevuto di perbenismo cattolico o comunista, poteva certamente essere più credibile in una Francia abituata alla scandalosa libertà degli artisti, alla Francia di Colette, alla Francia di Gide (pensiamo all’azione gratuita e violenta di Lafcadio, personaggio di Les caves du Vatican).
La libertà vuole essere piena anche nelle forme della narrazione.
Si nota il frequente trascorrere dalla prima alla terza persona, come se il narratore sentisse la necessità di oggettivare il proprio enunciato, ponendosi all’esterno del discorso.

Così, ad un tratto, subentra il teatro, come nella migliore tradizione anglosassone. Si sviluppano dialoghi fra personaggi, introdotti con il loro nome, come in una scena teatrale. Qui il tono assume una raffinatezza che Goliarda assume presumibilmente dalle sue conoscenze di testi teatrali, da Cechov ad esempio, e per il linguaggio poetico magari dalle commedie di Shakespeare.

Il coraggio delle idee si esplicita soprattutto nell’ultima parte del romanzo, quando si denuncia, per bocca dell’anarchica Nina, l’involuzione reazionaria del comunismo staliniano, con il ritorno a forme più tradizionali di organizzazione sociale e con la repressione del libertarismo.

“In Russia hanno accantonato tutto quello che contava per la nostra libertà individuale. Dopo solo pochi anni si sono scordati del libero amore e sono tornati al matrimonio.” (p. 436).

“…ma a me l’uomo della mia vita in Spagna l’hanno ammazzato i compagni comunisti…
Lo sai anche tu che al momento giusto hanno fatto fuori tutti gli anarchici, e non solo loro.”

Per non parlare dell’isolamento di Gramsci, abbandonato dagli stessi compagni.

E del ritorno dei mafiosi insieme agli americani.

“E questo ci dice ca niente va a cambiare” (p. 448), frase gattopardesca, per cui il libro della Sapienza venne in qualche modo paragonato al Gattopardo di Tomasi di Lampedusa.

Tutte affermazioni a suo tempo coraggiose e fuori standard, pezzi di verità scomoda, che ogni bravo critico italiano inquadrato e ligio alle superiori direttive tendeva a seppellire sotto metri di sabbia.
Di conseguenza ostracismo ci fu, nei confronti di quest’opera di Goliarda, simile all’ostracismo che rese impubblicabili i libri di un altro autore ugualmente fuori standard, Guido Morselli. Solo dopo la morte degli autori, queste opere vengono riproposte e rivalutate. Sembra quasi un un triste e comune destino della letteratura italiana dei nostri tempi.

L’articolo viene pubblicato in contemporanea sulla piattaforma Lopcom : http://www.lopcom.it/Pubblicazioni/Guidomura/Libropatia-Goliarda_-l-artista-scomoda.10693.html?nm=n#

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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6 risposte a Goliarda, l’artista scomoda

  1. gelsobianco ha detto:

    Sei grande, Guido! 🙂
    Le tue recensioni sono estremamente valide.
    Insomma hai fatto centro ancora!
    Torno! L’argomento mi interessa molto molto.
    🙂
    gb

  2. cristina bove ha detto:

    Grandissima recensione!
    Era proprio quanto mi aspettavo da una mente aperta e sensibile come la tua, Guido, conoscitore delle lettere, capace di analisi panoramica da rendere giustizia alla Sapienza.
    Mi piace molto ogni riferimento a letterati famosi più o meno coevi, al risalto che dai nel rilevare quanto provincialismo ancora alberga nei fumosi perbenismi nostrani, e quanto siamo inclini a farci condurre nel piattume intellettuale, asservito alla morale religiosa, alla piccineria che non ci fa essere europei, ma solo pomposi conservatori di chissà quale cultura presuntuosa.
    Grazie! grazie di cuore.

    • guido mura ha detto:

      Grazie, Cristina. Quanto si è impoverita nel complesso la cultura italiana. Manchiamo di stimoli e di personalità. Consentiamo a personaggi squallidi e incolori di salire in cattedra. Poi rimaniamo a bocca aperta, in adorazione di tutto quello che arriva dall’estero, senza pensare che è colpa nostra se la cultura degli altri è andata avanti, mentre la nostra è ferma, come l’economia del resto, visto che le due cose vanno di pari passo.

  3. melogrande ha detto:

    Interessantissimo personaggio …
    Il libro di Goliarda mi è capitato tra le mani più di una volta in libreria, ne ero incuriosito, dopo la tua recensione ancora di più.

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