La perfezione – 4

cielo sul Primaticcio

Mentre ammiravo quella piccola spiaggia e le sue presenze, tutte in apparenza umane, due uomini, completamente vestiti, in una sorta di bizzarra divisa non riferibile ad alcun corpo militare conosciuto, si avvicinarono a noi e mi invitarono a seguirli per parlare con il loro comandante. Lanciai uno sguardo interrogativo a Lucio, che si alzò in piedi chiedendo spiegazioni. I due tizi, con volto inespressivo, dissero solo che il colonnello voleva parlare con la persona che Lucio aveva introdotto nel settore riservato al personale. Effettivamente, da qualche parte avevo visto il cartello Staff only, ma non ci avevo dato eccessivo peso, dato che ero accompagnato. Mi sarebbe dispiaciuto certamente se il mio amico avesse avuto dei problemi a causa della mia presenza.
Lucio obiettò che aveva comunicato l’ingresso e che era stato autorizzato, ma i due non fecero che ripetere le poche parole che erano stati incaricati di riferire, e cioè che il colonnello voleva parlare direttamente con me.
« Non ti preoccupare » disse Lucio « posso venire anch’io? » chiese.
« No signor Marrone » disse uno degli uomini « il colonnello non ha bisogno di lei. »

Dopo una serie di corridoi tutti uguali, senza finestre, con pareti che parevano di alluminio e plastica, venni introdotto in uno stanzone in cui, dietro una scrivania dal design minimalista, mi attendeva il colonnello Bolchi. Era un uomo dell’apparente età di quarantacinque anni, o forse qualcuno di più, dai capelli brizzolati tagliati corti, da militare, dal viso ossuto e segnato e dallo sguardo gelido. Non aveva molto dell’italiano tipico, ma sembrava ritagliato piuttosto dalla scena di un telefilm americano

Mi chiese, con fare professionale e asettico, che cosa mi avesse portato al Centro.
Gli dissi che ero stato chiamato a Milano dal mio amico Lucio per aiutarlo a risolvere un problema con suo figlio.
« Lo so » rispose Bolchi. « Lei lo aiuti pure, ma si ricordi che non potrà parlare con nessuno di quello che vedrà qui dentro. La nostra tecnologia è segreta e tale deve restare. Noi lavoriamo qui a un progetto comunitario e le faccio presente che anche il suo paese è coinvolto. » Accennai un sì con la testa. Era vero, anche l’Olanda partecipava a quella sperimentazione e sicuramente il nostro governo non avrebbe gradito che troppe notizie venissero diffuse attraverso la stampa o la televisione. Qualche trafiletto era uscito tempo addietro sui principali giornali europei, per rendere noto che in Italia si stava lavorando a un progetto di robotica avanzata, ma la notizia era una delle tante che circolavano sulle attività di progettazione tecnologica, e che solitamente passavano inosservate, senza allarmare eccessivamente la popolazione.
« Non c’è niente di preoccupante nel nostro progetto » aggiunse Bolchi « e tutto si svolge nel massimo rispetto delle norme di sicurezza. Come avrà visto, il luogo è tranquillo. Gli impiegati si rilassano in piscina durante le pause, e si abituano a convivere con una realtà che sarà sempre più presente nel nostro futuro. Anche questo fa parte dell’esperimento. »
« Voi costruite una coscienza per i vostri robot » obiettai, « ma siete proprio sicuri che questo non sia pericoloso? »
« Pericoli per l’uomo non ce ne sono. Però ci sono altri rischi che dobbiamo correre. Il volto dell’uomo s’incupì. »
« Il rischio dei sentimenti? » domandai, ma la mia più che una domanda pareva una constatazione.
Il colonnello mi guardò e i suoi occhi divennero per un istante meno freddi. Poi riprese il controllo.
« Stupidaggini » fece. Sembrava stizzito, ma più verso la sua avvertibile debolezza che nei miei confronti.
« Tutti gli esseri che abbiano un cervello e una coscienza pensano, decidono » dissi.
« Noi inventiamo una vita, ma come tutte le vite non possiamo determinarne tutto lo svolgimento. Il progetto è come la partitura di un’opera aperta. Ci sono tanti fogli, tanti richiami, tanti segnali. Ma poi l’interprete avrà sempre la possibilità di combinare gli elementi come crede, reagendo agli stimoli delle altre partiture.
Io sono uno scienziato, oltre che un militare, prima che un militare » corresse, con una sfumatura di passione nella voce. « Il mio compito è quello di delimitare il campo, di organizzare la realtà, senza rischi per nessuno. »

« Ma lei come pensa di controllare questa realtà, quella che contribuisce a creare? Non ha paura che le sfugga di mano? »
Mi guardò interdetto, poi si voltò, forse per nascondere il viso. « La nostra conversazione è finita » disse brusco.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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4 risposte a La perfezione – 4

  1. stileminimo ha detto:

    …che sia già successo? Che sia già sfuggito di mano qualcosa a qualcuno? Lo scopriremo solo leggendo-ti.

  2. wolfghost ha detto:

    Bé, lo scienziato/militare come potrebbe dire o pensare diversamente? Come potrebbe portare avanti il suo lavoro se nutrisse un tale dubbio? 🙂

    http://www.wolfghost.com

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