La perfezione – 5

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Sembra quasi impossibile che uno strato scuro, plumbeo, steso sul marciapiede di una strada qualunque, possa diventare così abbagliante. Eppure il sole vi si specchia, prima di nascondersi dietro i palazzi. E l’uomo che cammina, con gli occhi semichiusi, rischia di rimanere abbagliato. La luce del cielo è insostenibile, ma il terreno, sotto le scarpe, è come uno specchio d’acqua, pieno di pagliuzze brillanti come strass, che ridiventa cupo non appena l’ombra se ne impossessa.
Poi, basta spostarsi per qualche minuto e, quando si torna, lo scenario è cambiato. La piastra d’asfalto è diventata nera e opaca; i palazzi, prima luminosi, si mostrano freddi come cadaveri. Il palazzo più alto, in fondo alla via, sembra un angelo circonfuso da un’aureola folgorante. La veduta ha qualcosa d’irreale, qualcosa di assurdamente bello e spaventoso; ci ricorda che siamo parte di un sistema terribilmente grande, che noi abbiamo modificato in funzione delle nostre esigenze, ma che potrebbe in qualunque momento rivelarsi ingestibile, in un universo che ci sovrasta e che impone le sue leggi, al di sopra e al di là di qualunque nostra azione.
Il sentimento di oppressione che provavo in quel pomeriggio, mentre cercavo il bar di periferia in cui mi sarei dovuto incontrare con Lucio e con il suo collega Spinetti, si mescolava all’angoscia per la mia inadeguatezza. La fiducia che nutrivo per le capacità della mia mente si scontrava con la constatazione di una sostanziale impotenza. Era come se, come poche altre volte nella mia vita, percepissi che la mia azione sarebbe stata inutile.
Ricordo ancora l’atmosfera sonnolenta di quel bar, praticamente deserto. Se ne trovano tanti, a Milano, nelle zone un po’ fuori dal centro, che paiono frequentati solo dal proprietario, dai familiari o dai loro amici. Ci si può sedere all’ombra, fuori dal locale, per prendere aria senza essere tormentati dal caldo. Si può chiacchierare o discutere in tutta tranquillità, senza paura di essere ascoltati.
Quel pomeriggio eravamo in tre, intenti a sorseggiare una birra, seduti attorno a un tavolino verde.
Davanti a me c’era Spinetti, col viso magro e ossuto e gli occhi nocciola che sembravano perlustrare la strada, come se temessero l’arrivo di un pericolo.

Spinetti si era convinto a parlare. Ossia Lucio lo aveva convinto a raccontare quanto avveniva o era avvenuto presso il centro di ricerca. Non tutto si era svolto secondo le indicazioni del protocollo e lui aveva bisogno di liberarsi la coscienza. Certo, non era stata violata nessuna legge, anche perché una legge non esisteva, non poteva esistere, una legge che prevedesse l’impossibile, che stabilisse un comportamento, che imponesse un rigore etico là dove nessuno si era mai addentrato.
Si trattava di un campo inesplorato, in cui ci si sarebbe potuti regolare solo seguendo le indicazioni dell’analogia. Ma nulla, assolutamente nulla avrebbe potuto porre delle barriere prima che qualcosa di imprevedibile si manifestasse. Sarebbe stato necessario stabilire uno status per una tipologia sconosciuta di esseri, determinare nuove regole, definire nuove fattispecie di reato.
Invece, nell’assoluta libertà, gli uomini avevano sperimentato sensazioni mai provate e fascinazioni inconsuete, scrivendo una pagina nuova e inquietante nella storia del loro comportamento sessuale.
Era stata la straordinaria bellezza del nuovo essere a ottenebrare la mente degli uomini che l’avevano creato. Già le prime prove, con i prototipi ancora privi di coscienza, avevano creato strane consuetudini tra gli esseri di carne di generazione animale e quelli di generazione meccanica. L’attribuzione a questi ultimi di organi sessuali e della capacità di servirsene aveva stimolato una morbosa curiosità negli stessi studiosi, che avevano voluto provare a stimolarli, ottenendo risposte e reazioni che superavano per intensità quelle degli uomini e donne veri.
Giustamente, oltre agli organi, fu necessario sviluppare sistemi d’inibizione, per evitare che un eccesso di comportamenti erotizzati trasformasse quei robot in soggetti e oggetti di una vitalità orgiastica che si sarebbe diffusa pericolosamente nella vita quotidiana, coinvolgendo persone ignare dei rischi di quella sperimentazione. Alla fine si trovò il necessario equilibrio tra eros e ragione, ma ormai il seme dell’irrazionalità, la componente dionisiaca del nostro agire, l’attrazione selvaggia di una sensualità nascente e sfrenata avevano contaminato la mente degli scienziati e dei militari coinvolti nel progetto. Non tutti riuscirono a tornare indietro, dopo aver sperimentato il piacere di un delirio erotico senza confini.

I freni inibitori funzionarono bene negli esseri artificiali, ma non si poté evitare che gli uomini continuassero ad essere fatalmente e irresistibilmente attratti dalla prima creazione, che fu chiamata Aurora, essendo stata completata giusto nell’ora in cui il cielo comincia appena a schiarire, e il primo accenno di un color rosa scuro inizia a delinearsi all’orizzonte.
In particolare, Bolchi pareva aver perso il controllo della situazione, così da mettere in pericolo lo stesso esperimento. Era diventato possessivo e considerava con sospetto tutti gli uomini che avevano rapporti con Aurora, che finì per tenere segregata tutte le notti nell’area del laboratorio, anche se il protocollo prevedeva che potesse circolare liberamente, come qualsiasi essere umano. Di giorno invece, la creatura doveva interagire con il personale del centro e con gli eventuali visitatori, per abituarla a un suo futuro ingresso nella quotidianità.
La troppa bellezza, il desiderio di ottenere la perfezione, erano stati dei gravi errori, sosteneva Spinetti. Quella donna, che pareva progettata da un artista, più che da un’equipe di scienziati, poteva creare problemi anche al di fuori di quel centro che avrebbe dovuto essere un ambiente protetto.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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12 risposte a La perfezione – 5

  1. stileminimo ha detto:

    ..ma donne così esistono anche fra gli umani, o no?

  2. gelsobianco ha detto:

    Per ora ho ascoltato la tua musica!
    Mi ricorda qualcosa… 😉 🙂
    No, non la perfezione!
    Belle fotografie!
    Torno per leggere ogni parola.
    Tu meriti tutto il tempo e gli occhi aperti di chi ti legge.
    Ciao, Guido.
    gb

  3. wolfghost ha detto:

    Splendida l’apertura “filosofica” di questo post 🙂 Rispecchia non solo il mio modo di pensare, ma anche quello che tutti gli esseri dotati di un minimo di intelletto dovrebbero avere… ma non hanno. Non so se l’uomo sia l’essere più grande, ma certamente è quello più arrogante 😀
    Ovviamente andrebbe proprio come descrivi. L’uomo non resisterebbe alla tentazione di abusare delle “macchine” che lui stesso ha creato. Non saranno mai le macchine a distruggerci. Lo faremo noi attraverso di esse.

    http://www.wolfghost.com

    • guido mura ha detto:

      Chissà come procedono davvero le sperimentazioni “avanzate”. Personalmente non mi fido molto degli uomini, ma devo ammettere che alla fine riescono sempre a trovare la soluzione dei problemi fondamentali. Chissà come evolverà il rapporto tra uomini naturali e uomini artificiali, che prima o poi diverrà reale.

  4. melogrande ha detto:

    Plausibile, molto.
    Potrebbe essere come una star, sì, ma accessibile e “usabile” senza troppi scrupoli (in fondo che male c’è, non sono davvero umani, giusto ?).
    Andrebbe esattamente così…

    • guido mura ha detto:

      Le prospettive sono molte e diverse. Probabilmente verranno prodotti esseri che svolgeranno varie funzioni. Non so se prevarrà il modello robotico vecchio stile o il modello biologico. Però sono certo che l’uomo farà di tutto per rendere la propria vita più facile e piacevole. Probabilmente aumenterà la protezione della stessa vita animale naturale, per cui ci nutriremo di proteine artificiali prodotte in quantità attraverso creazioni che non raggiungeranno mai lo stato di coscienza animale, enormi cubi di cellule prive di un sistema nervoso che le organizzi, mostruosità che nemmeno Lovecraft potrebbe immaginare. Non dovremo più ammazzare vitelli, maiali e agnelli, chi lo sa?

  5. gelsobianco ha detto:

    “Però sono certo che l’uomo farà di tutto per rendere la propria vita più facile e piacevole.”
    Tu scrivi nella tua replica a Melogrande.
    Io non ne sono così certa!
    Saremo noi a distruggerci: è quello che credo.

    “Era diventato possessivo e considerava con sospetto tutti gli uomini che avevano rapporti con Aurora…”
    L’uomo e le sue pulsioni-passioni…

    Davvero grande sei, Guido, in questo tuo racconto.
    🙂
    gb

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