La perfezione – 7

aurora a Milano

Il figlio di Lucio, Milo, che come tanti familiari degli operatori frequentava il centro, aveva conosciuto Aurora e come tutti era rimasto incantato da lei. Sapeva che si trattava di un essere artificiale, di una strana creatura che non aveva confronti con qualunque altra donna reale, ma proprio questa sua diversità e unicità furono motivo di particolare attrazione. Si aggiunga che, come disse il mio amico, Milo era un accanito lettore di fantascienza e che si era appassionato, come tanti ragazzi della sua generazione, alle saghe giapponesi, in cui robot e umani convivevano in una dimensione reale alterata, che la frequentazione di quel mondo virtuale rendeva credibile. Sovrapponendo realtà e fantasia, il giovane si era immaginato protagonista di una di quelle storie fantastiche, in cui l’amore tra umani e robot poteva sbocciare e lottare contro gli stereotipi della vita comune.
« Ma la ragazza, Aurora » chiesi a Lucio « si è resa conto di questo incapricciamento del ragazzo? »
« Sì, perché lui è riuscito a vederla da sola e a parlarle. »
« E lei come ha reagito? »
« Milo mi ha detto che lei l’aveva incoraggiato, che gli aveva detto che si sentiva prigioniera e che attendeva che qualcuno la liberasse. »
« A questo punto, Milo si sarà sentito come il cavaliere che salva la principessa e fugge con lei sul suo cavallo bianco. »
« Non lo so, ma certamente Aurora era consenziente e ha fatto di tutto per stringere un rapporto profondo con mio figlio. »
« E’ probabile che sia stata attratta dal desiderio di sperimentare un rapporto normale, dopo aver provato la depravazione di Bolchi e, mi scusi Spinetti, il sesso un po’ anonimo che lei o altri dello staff potevate offrirle. Credo che lei desiderasse provare l’amore, quello di cui aveva sentito parlare nei libri che aveva letto e nei film holliwoodiani e francesi che il suo percorso di educazione le aveva fatto conoscere.
« Ma se l’amore è qualcosa che nemmeno noi riusciamo a capire, come avrebbe potuto capirlo lei? »
« Forse è stato proprio questo a coinvolgerla: la sfida di entrare in un percorso cerebrale umano, tipicamente umano. »
« Ma non possiamo fare niente per scoraggiare Milo e questa specie di donna? »
« Non lo so » risposi « se è vero che si sono innamorati. »
« Ma lei è… E’ una macchina! »
« Mah » dissi « forse non lo è più. »
« E’ vero » riconobbe Lucio « il suo cervello è in grado di apprendere e svilupparsi, forse anche diventare qualcos’altro. »
Rimaneva perplesso. Mi guardò, guardò Spinetti, come per cercare una risposta, un’ispirazione che non arrivava.
Fuori l’asfalto era diventato un manto grigio uniforme. Poche auto passavano, macchie di colore in movimento, con i fari accesi. Le piante di un vecchio giardino incombevano in lontananza con il loro verde nerastro e i rami angosciosamente rivolti al cielo. Più in là, ancora più in là, s’indovinavano gli spazi incolti di una campagna malata, di un mondo che gli uomini avevano voluto conquistare, riuscendo solo a rovinarlo, inesorabilmente.
Dovevo dire qualcosa. Ero stato chiamato per aiutare Lucio a risolvere un problema, come ormai accadeva da tanto tempo nella mia vita. Dovevo risolvere i problemi degli altri, io che non ero mai riuscito a risolvere il mio problema, quello fondamentale, da cui derivavano tutti gli altri, il problema della mia inquietudine.
Tra le mie mani, nel bicchiere, la birra stava diventando calda. Non riuscii a finirla.
« Hanno un cervello, tutt’è due » dissi.
« Chi? » Fece Spinetti
« Aurora e Milo… Proviamo a parlarci. »
Intravidi sul volto di Lucio un guizzo di speranza.
« Proviamo a parlarci, domani » conclusi.
Ma le cose si complicarono, l’indomani, per un fatto imprevedibile, che non ci consentì di procedere con le modalità che avevamo stabilito.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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3 risposte a La perfezione – 7

  1. gelsobianco ha detto:

    “Dovevo risolvere i problemi degli altri, io che non ero mai riuscito a risolvere il mio problema, quello fondamentale, da cui derivavano tutti gli altri, il problema della mia inquietudine.”
    Capita tutto ciò.
    gb

  2. stileminimo ha detto:

    Mi vien da chiedermi: l’amore si può capire con un cervello? Voglio dire, SOLO cion il cervello. E se sì, il cervello di un essere artificiale, lo può capire come può capirlo un cervello umano? E un cervello umano, può capire l’amore come un altro cervello umano, o ogni cervello umano comprende l’amore a modo suo? E se così è, che differenza intercorrebbe fra un cervello umano e un cervello artificiale? E così via…

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