La perfezione – 8

scale

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Mi ero svegliato alle sette e mi stavo preparando per uscire e incontrare Lucio, quando lui mi telefonò.
« Sei già in piedi? »
« Sì, mi stavo vestendo. Tra un attimo sono da te. »
« Ascolta… » La sua voce era incerta, rauca, come di uno che non avesse dormito bene e che avesse preso freddo. « E’ successo qualcosa. »
« Dove, al centro? »
« Esattamente. »
« Bene: ne parliamo tra un po’. »
Avevo deciso di fare una colazione italiana in un bar che prometteva di servire il miglior cappuccino di Milano e non intendevo rinunciarvi. Sapevo che Lucio mi attendeva con ansia, ma il mio egoismo prevalse. In fondo perderò solo qualche minuto, pensai. Invece ci misi un po’ di più del previsto. Non mi dispiaceva assistere alla colazione dei milanesi: caffè per i più frettolosi, caffè o cappuccino e brioche per chi aveva qualche minuto in più da perdere. Abilissimi e veloci gli abitanti del posto nel consumare al bancone, più disorientati quelli che venivano da altre città o da altre parti del mondo. Caratteristiche le ragazze che servivano al bancone, magrissime, per far concorrenza alle loro clienti in tailleur, elegantissime e un po’ innaturali, col viso spesso riveduto e corretto dai migliori chirurghi estetici, donne senza età, che poi si sarebbero potute ammirare in boutique o in redazione o negli uffici delle tante società di servizi del centro storico.
Non ci misi molto tempo ad arrivare a casa di Lucio. Il trasporto pubblico funziona abbastanza bene a Milano, quasi un’eccezione in Italia, anche se le linee underground sono ancora poco estese. Ma la città non ha una dimensione enorme e persino i suoi strani tram dall’aspetto rétro la percorrono in lungo e in largo, insieme a bus e filobus, piuttosto lenti, ma regolari.
Lucio stava in una casa di un’area ancora centrale, come si capiva dall’aspetto vecchiotto delle case, rese cupe dal tempo e dallo smog. Per arrivarci bisognava attraversare una piazza, in cui, in un terreno calpestato e gialliccio si ergevano alberi scheletrici, dall’aspetto logoro come le facciate dei palazzi. Stranamente, attorno a qualcuno di quegli alberi erano stati piantati ciuffi di piante da fiore, che parevano cespi d’insalatina fresca, con un terriccio marrone che da lontano pareva un condimento all’aceto rosso, o meglio a quell’aceto balsamico che in Val Padana usavano spesso sulle verdure e persino sulle fragole.
La casa aveva un portone dall’aspetto ruvido e scostante, ma l’interno della costruzione mostrava di essere stato ristrutturato con gusto. Quasi tutti i palazzi di Milano che avevo visto e che ebbi occasione di visitare in altre occasioni mostravano un interno molto più curato dell’esterno. Quelli più antichi nascondevano spesso veri e propri giardini, cui si perveniva attraverso portali ampi e passaggi, difesi a metà del percorso da una cancellata in ferro battuto, adorna di volute, la cosiddetta pusterla.
L’abitazione di Lucio si trovava al quarto piano della scala sinistra. Quando arrivai, la porta era già aperta e il mio amico stava lì, forse da tempo, con la faccia di uno che ha dormito poco e male. Si era sbarbato, con un rasoio usa e getta (almeno così mi disse), ma era riuscito a tagliarsi anche con quello.
« Sono scappati » mi informò subito.
« E’ un bel guaio » dissi.
Non si poteva denunciare alle autorità la scomparsa di Milo, perché assieme a lui c’era un prototipo semiumano, di cui polizia e giornalisti non avrebbero dovuto nemmeno sospettare l’esistenza.
« Si sa dove sono andati, chiesi?
« Hanno lasciato un biglietto. Diceva: “Andiamo via per vivere insieme. Non cercateci.” »
Corremmo in auto fino alla nuova vigevanese, poi c’inoltrammo nelle strade interne, fino ad arrivare al centro di ricerca.
Qui ci accolsero Spinetti e un militare anziano, Prescott, che per quel che riuscivo a capire dalla sua divisa, doveva avere il grado di colonnello. Prescott parlava inglese e la sua cadenza rivelava una provenienza britannica. Sembrava una persona pacata e razionale e ci informò subito di aver rilevato il comando del centro. Bolchi era stato quindi esautorato, dopo le sue prove di scarso autocontrollo, e sostituito immediatamente da un capo più affidabile.
« Ho dato ordine di iniziare le ricerche » disse Prescott « ma con discrezione. Non voglio che i ragazzi si sentano braccati e commettano qualche stupidaggine. Lei, signor Marrone, se dovesse trovare modo di contattare suo figlio, gli faccia sapere che la situazione al centro è cambiata e che non ci saranno conseguenze né per lui né per Aurora, se decidessero di tornare. »
La fuga era un problema serio, secondo Prescott, ma non irrimediabile. Aurora poteva essere sostituita: era solo un problema di costi. Lui però era ottimista. Prima o poi Milo avrebbe avuto nostalgia di casa e la stessa Aurora, una volta rassicurata sulle conseguenze della fuga e messa al corrente dell’allontanamento di Bolchi dal comando, avrebbe valutato la possibilità di tornare là dove era nata.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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6 risposte a La perfezione – 8

  1. stileminimo ha detto:

    Hmmm… se io fossi Aurora, no ci tornerei al centro… cioè, un prototipo che ha tutto il mondo da esplorare, perché tornerebbe in un posto dove tutti esplorano lei?

  2. tramedipensieri ha detto:

    Un prototipo lasciato “libero”? ….

  3. guido mura ha detto:

    Libero direi di no. Aurora è continuamente braccata. Solo che le stesse caratteristiche che le sono state attribuite la rende un bersaglio difficile e i militari lo sanno molto bene.

  4. wolfghost ha detto:

    Purtroppo gli impegni mi stanno tenendo un po’ lontano 😦 Per fortuna i blog permettono di recuperare le letture perdute 😉 Questo racconto ti sta riuscendo particolarmente bene (non che i precedenti non lo facessero) e mi sarebbe dispiaciuto perdermelo 😉
    Ora però salto all’ultimo capitolo che hai scritto 😉

    http://www.wolfghost.com

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