La perfezione – 9

viale San Gimignano in autunno controsole

Spinetti ci raccontò poi quello che era riuscito a sapere degli avvenimenti della nottata e come aveva ricostruito gli avvenimenti.
Quella notte Milo era rimasto nascosto al centro, rinchiuso in una delle stanze usate dal personale dell’impresa di pulizie. Poi aveva cercato di trovare Aurora, scoprendo che era stata ancora segregata da Bolchi nel suo appartamento. Conosceva la combinazione che apriva le porte dei locali riservati: Aurora gli aveva comunicato tutti i dati.
Raggiunta la camera da letto di Bolchi, si era trovato di fronte l’ufficiale, che nel tentativo di eccitarsi, percuoteva il bel corpo di Aurora con un frustino. Senza pensarci due volte, si era scagliato contro il militare, molto più esperto di lui nel combattimento, ed era stato subito ridotto a mal partito. Nonostante ciò, continuava a voler lottare, andando incontro presumibilmente a una più dura punizione.
Bolchi sembrava non limitarsi a controllare la situazione e i suoi colpi calavano inesorabili sul petto e sul viso del ragazzo, che tuttavia non voleva arrendersi.
Aurora aveva dovuto decidere in fretta e aveva deciso di proteggere il suo giovane amico.
Non le era mai accaduto, se non durante le esercitazioni, di dover attaccare un uomo per proteggerne un altro. Ora doveva agire senza indugi e con efficacia. Usò lo strumento di cui era stata dotata: un modello avanzato di taser, generatore di una scarica elettrica paralizzante, che avrebbe messo fuori uso l’avversario per il tempo sufficiente a portare Milo fuori dal Centro e metterlo in salvo.
Bolchi si piegò su sé stesso e cadde in ginocchio, con tutti i muscoli bloccati e inutilizzabili, con la bocca che schiumava di rabbia. Non poteva muoversi, né parlare. Non poteva dare disposizioni ai suoi sottoposti perché catturassero l’intruso e mettessero Aurora in condizione di non nuocere, ammesso che fossero in grado di farlo.
Così era iniziata la fuga di Milo e della sua amica artificiale.
Le tappe successive del percorso dei fuggiaschi vennero ricostruite dall’intelligence nei giorni successivi. Aurora escogitò i trucchi più sottili per creare false piste e impegnare i segugi che credevano di braccarla in un’inutile inseguimento dall’uno all’altro paese. Lei e il suo giovane amico, trasformati nell’aspetto fisico e dotati di documenti incredibilmente simili a passaporti autentici, si sbizzarrirono in finte e diversioni, lasciando di stucco gli inseguitori. La donna, o quel che era, riusciva sempre a procurarsi i soldi necessari per viaggiare e mantenersi. Era in grado di clonare qualunque tessera e di effettuare prelievi dovunque ci fosse una banca. La vita così era veramente facile.
Passammo quei giorni al Centro, io e Lucio, a seguire in differita le peripezie di quella strana coppia.
Alla fine sul cellulare di Lucio arrivò una telefonata, che spezzò il silenzio che tanto angosciava il mio amico.
« Sto bene, papà, non cercarmi. »
« Ma dimmi almeno dove sei. »
« No, no, non dovete saperlo! »

Poi la telefonata s’interruppe e non fu possibile localizzarla con precisione. Il sistema segnalava trattarsi di una parte del Canada, forse l’Ontario, o il Quebec.
Neanche cinque minuti dopo il telefono squillò di nuovo, ma questa volta era l’apparecchio del Centro. Rispose Prescott, che premette il pulsante che ci consentiva di seguire la conversazione.
Dall’altra parte una voce femminile, perfetta, pulita, senza inflessioni dialettali, né coloriture metalliche.
« Lasciateci vivere » disse. « Mi lasci vivere, colonnello Bolchi. Voi mi avete dato la vita, lo so, ma ho già pagato per questo. Ora ci lasci in pace: non ci troverete mai, se non vorremo essere trovati. Quando voi arriverete dove noi siamo ora, noi ci saremo già mossi. Saremo da qualche altra parte del mondo. »
Nuovamente la comunicazione fu tagliata all’improvviso. Non ci fu il tempo di riferire ad Aurora che Bolchi non era più il responsabile del centro. Ma certamente la bella macchina pensante non avrebbe cambiato, per un semplice avvicendamento nelle cariche militari, la sua decisione di vivere lontano dal controllo e dal potere degli uomini.
Sapevo che aveva ragione. Bisognava lasciare alla nostra creazione, alla nostra perfetta creatura, la sua libertà. Non pensavo, al contrario di Prescott, che sarebbe tornata. Forse provava qualche sentimento simile a quelli umani per il suo giovane partner? In tal caso non l’avrebbe lasciato tornare a casa. Cosa avrebbe fatto, libera dai condizionamenti della nostra irrazionalità? Avrebbe dato vita a una nuova specie, lei che poteva farlo, che aveva la capacità e i mezzi per farlo? E questa specie sarebbe stata più razionale della nostra?

[Qui finisce il racconto. Ma i personaggi torneranno nell’ultimo episodio delle storie di Jorg, sempre che riesca a concluderlo! Arrivederci.]

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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4 risposte a La perfezione – 9

  1. stileminimo ha detto:

    Una nuova specie… o la modifica della specie. Bisognerebbe studiarla seriamente questa possibilità.

  2. wolfghost ha detto:

    … ma qualcosa andrà storto, qualcuno non si arrenderà e continuerà a rompere i co… 😛 E’ la storia dell’umanità che cerca ossessivamente controllo e proprietà.
    Bravo, il racconto “prende” 😉

    http://www.wolfghost.com

  3. gelsobianco ha detto:

    L’unico finale possibile che non è una fine, ma, forse, un inizio di un qualcosa che…
    Non voglio pensarci ora!
    Bravo Guido!
    gb

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