Tu quoque ebucchi?

baciomascherabianca

E va bene! Sono come tutti gli altri! Non volevo essere l’unico italiano a non avere mai pubblicato un e-book. Confesso che sono stato male il giorno che è stato caricato sui bookstore (si chiamano così?) e che anche ora non mi sento molto tranquillo.
Mi pongo tante domande, prima che me le pongano gli altri. Perché ho scelto di partire dagli inizi, dai miei primi testi di carattere fantastico, anziché dagli ultimi, forse più maturi, ma più complessi?
La risposta è semplice. Avevo bisogno di presentare un prodotto accessibile a tutti, partendo da una storia di gusto romantico, ambientata in un tempo non troppo vicino a noi (e poi è carnevale, mi è piaciuta l’idea di iniziare con la storia di una maschera).
Il libro comprende, oltre al romanzo breve iniziale, altri nove racconti di gusto e ambientazione più moderna, e si conclude con Sferolandia, una sorta di metafora del nostro vivere nel web. Alcuni di questi racconti mi sono molto cari, come The cleaner, storia di una guerra generazionale del futuro, di un futuro che in qualche misura è già presente.
Le versioni, soprattutto quella del romanzo iniziale, sono state rivedute e corrette, rispetto a quelle apparse sui miei blog, e questo lavoro di revisione ha limitato, per qualche tempo, la mia presenza in rete.
Perché ho aspettato tanti anni per una pubblicazione che non mi sarebbe costata niente? Perché non volevo fare tutto da solo. Preferisco sempre che ci sia la presenza di un editore, ad assicurarmi che sto facendo un lavoro serio e non una delle tante autopubblicazioni che applicano in maniera anche troppo estensiva l’art. 21 della nostra costituzione.
E ora che cosa dovrei fare? Promuovere il mio quasi-libro rompendo le scatole a tutti gli amici e parenti? Non credo che lo farò, anche se qualche segnalazione dovrò farla, per necessità. Lascerò piuttosto che siano i miei personaggi a darsi da fare. In fondo io li ho messi al mondo e ora che sono cresciuti abbastanza mi sembra giusto che facciano la loro parte.
Buon viaggio, ragazzi. Andate in giro per il mondo, imparate l’inglese e, se volete, mettetevi pure a recitare in qualche film. Magari andrò a vedervi, se ci sarò ancora.

Dimenticavo, per il caricamento su kobo – amazon – google – dispositivi Apple,il link è quello dedicato al libro dall’editore LOPcom.

Per chi dispone di un kindle, l’ e-book è scaricabile direttamente da Amazon.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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25 risposte a Tu quoque ebucchi?

  1. RosaVelata ha detto:

    Bè non tutti ne hanno pubblicati, complimenti dunque. L’e-reader ce l’ho e quindi…
    Baci

  2. egle1967 ha detto:

    L’ho scaiicato sul pc dell’ufficio. Lo leggero’ davanti ad un panino e un caffe’.
    Complimenti e grazie

  3. egle1967 ha detto:

    L’ho scaricato sul pc dell’ufficio. Lo leggero’ davanti ad un panino e un caffe’.
    Complimenti e grazie

  4. Curi ha detto:

    Aspetto una tua presentazione! 😉 scherzo lo sai caro guido! Lo leggerò con piacere e in bocca al lupo per questo viaggio!

    • guido mura ha detto:

      Grazie. Spero che sia un viaggio lungo e divertente, anche senza presentazioni, e sempre che gli e-book continuino a esistere. Sai che oggi, se ti distrai un momento, ti inventano un aggeggio che ti legge il testo a voce alta, lo illustra con immagini3D e ti scrive anche il sequel. Comunque non pensavo, quando lavoravo su immagini e sui primi formati digitali, che mi stavo predisponendo un’occupazione per la vecchiaia.

      • Curi ha detto:

        Hehe la tua preoccupazione sembra nuova, al momento sono più preoccupati che gli ebook soppiantino il cartaceo, ma tu sei andato oltre. Non ci avevo pensato 🙂 spero per adesso che ci si fermi agli ebook, anche se il testo letto esiste già ma più che altro come supporto a chi ha difficoltà ( o chi è cronicamente pigro! )
        A presto 😉
        Curi

  5. tramedipensieri ha detto:

    Ora sul mio Kindle, grazie Guido…!
    Il mio Kindle è quasi pronto per l’estate :))

    Ti auguro un buon fine settimana
    .marta

  6. germogliare ha detto:

    Complimenti! La forma non conta, conta il contenuto 🙂

  7. gelsobianco ha detto:

    Che tutto vada come tu desideri!
    Felice per te.
    🙂
    gb

  8. wolfghost ha detto:

    ahah simpatica la chiusura! 😀 Ma i tuoi personaggi, poverini, non possono uscire dal mondo del loro libro per auto-promuoversi 😦 Secondo me invece dovresti pubblicizzarli: lo meritano! 😉
    Salvo e tengo presente per un uso… primaverile! 😉
    http://www.wolfghost.com

    • guido mura ha detto:

      Beh, non sarebbe male che i personaggi, anziché andare in cerca d’autore, imparassero a vivere e a farsi conoscere. Qualche volta diventano veramente autonomi, interpretano film, entrano nel cast di un sequel. Spesso l’autore non li riconosce neanche più. Ma è giusto che sia così.

  9. fabio painnet blade ha detto:

    Ciao Guido, mi presento con una domanda: a che scopo si scrive un libro? Ritieni di dover comunicare qualcosa di particolare? Se sì, di che si tratta? In attesa delle tue risposte scarico, leggo e poi ti dico. un saluto fpb

    • guido mura ha detto:

      Mi piace questa domanda.
      Perché scrive uno scrittore? Le motivazioni credo siano tante. Qualcuno (soprattutto i giovani) forse sperano di guadagnare qualche soldo, altri hanno bisogno di confessarsi e non avendo più una guida spirituale di riferimento, si raccontano sulla carta o sul web.
      Anch’io mi sono chiesto perché scrivo e, al di là di motivazioni più banali, quale quella di voler lasciare una traccia, un ricordo tangibile della mia presenza, mi sono dato una risposta meno rasserenante ed evasiva. Forse scrivo per capire il mondo, e scrivere è una parte di questa mia ricerca, di questa curiosità che continuerà a perseguitarmi finché sarò vivo. Scrivere mi è necessario per cercare di comprendere. Per raccontare la vita agli altri devo riassumerla in un discorso e questo mi obbliga a riflettere, a cercare di capire.
      Mi accadeva così anche quando insegnavo. Nel tentare di spiegare l’inspiegabile a volte si finisce per intuire qualcosa e si cerca di definire questo qualcosa. Si lancia un messaggio: la scrittura è prima di ogni altra cosa una forma di comunicazione.
      Si lancia un messaggio e si spera che qualcuno lo raccolga, ci rifletta, lo rielabori e a sua volta scriva altri messaggi. In fondo questo è il nostro modo di fare cultura.
      Che cosa scrivo? Ho cominciato raccontando storie che rappresentavano l’assurdo, le contraddizioni della realtà, i limiti della ragione. Oggi mi dedico a una narrativa più vicina al reale, per raccontare quanto il reale sia ugualmente assurdo, in assenza di una motivazione comprensibile dell’esistenza e della vita.

  10. cristina bove ha detto:

    “In cima alla luna!”
    🙂

  11. fabio painnet blade ha detto:

    Ciao Guido, ho trovato svariati elementi interpretabili nei tuoi brevi racconti. IN quello del Papa, ad esempio sembri risolvere con estrema disinvoltura un nodo filosofico di un certo rilievo: la letteratura ( o anche l’informazione) influenza ed è in grado di condizionare gli eventi reali? La tua posizione appare chiara, o forse sbaglio? Un saluto fpb

    • guido mura ha detto:

      Naturalmente non era mia intenzione, nei racconti, risolvere problemi filosofici. Mi basterebbe aver proposto qualche motivo di riflessione. Che gli avvenimenti siano influenzati dal pensiero e dalla sua espressione mi sembra cosa evidente. I libri hanno spesso condizionato l’agire. La tv e ora internet creano spesso un clima che rende possibili certi comportamenti. Lo sa bene chi di questi strumenti fa un uso massiccio per fini politici o ideologici. Certo il racconto estremizza un po’ questa posizione, ma la funzione dell’arte è anche quella di accentuare determinati aspetti, per rendere più evidente una convinzione.

  12. fabio painnet blade ha detto:

    Divertente la tua risposta. Beh sì, ciò che dici non fa una grinza anche se non mi trovo allineato.
    In definitiva, per riprendere le tue parole , non trovo che chi si pone fini politici o ideologici possa incidere sulla condotta collettiva solo attraverso la pura e semplice comunicaz scritta. Magari fosse così, cioè magari fossimo in grado di discernere. Poi , alla fine, risultiamo sensibili (e reattivi, o forse resi opportunamente non-reattivi) ad una forma più complessa di ingerenza mediatica.
    Cercavo di rammentare un libro (narrativa, roba dotata di senso artistico) che possa aver indotto o stimolato azioni comuni, ma non mi sovviene un solo titolo. In linea di massima dobbiamo logicamente concepire qualsiasi effetto prodotto da un’azione/movimento come condizionante, certamente , questo principio lo comprendo bene. Ma il tutto rimane avvolto da un alone di impenetrabilità, per così dire, di ‘indeterminazione’.
    Senza scostarmi troppo dal medesimo binario vorrei ancora domandarti: che peso e valore ha per te un blog? Al di là di come viene abitualmente usato, può cioè servire al bene comune (anche rispetto una modesta comunità o piccolo gruppo di persone) ? Cosa ti aspetti da questo spazio? Hai velleità differenti dalla semplice , e personale, proposta letteraria?

    • guido mura ha detto:

      Il romanzo non è un proclama o un discorso politico, però può creare un ambiente favorevole all’azione. Le mie prigioni è stato riconosciuto un libro efficace per lo sviluppo di uno spirito di comprensione verso le ragioni di chi lottava per l’unità d’Italia, L’ultimo giorno di un condannato a morte è stato un efficace strumento di propaganda contro la pena di morte, e lo è ancora oggi e, pensandoci bene, si potrebbero trovare molti esempi di libri, anche di narrativa, che abbiano avuto una funzione di stimolo.
      Quanto alla funzione del blog, se lo si usa come spazio d’informazione e condivisione di notizie e commenti, può ancora contribuire a sollevare problemi e a mobilitare le coscienze. Oggi il limitato numero di lettori rende lo strumento poco efficace. Inoltre la sua comunicazione è lenta: guadagna in profondità, ma perde in velocità. Per questo si sono affermati strumenti come twitter, adatti per segnalazioni lampo e slogan.
      Quanto al mio spazio, così com’è non serve a niente, se non a consentirmi di tenere i contatti con qualche persona. La letteratura? E’ morta, perché tentare di rianimare un cadavere?

  13. fabio painnet blade ha detto:

    le tue repliche risultano estremamente concise eppure impreziosite da una sottile e malinconica ironia, che mi suona assai gradevole. Tu invece devi scusarmi per l’invadenza, però prima di esporre il mio pdv , evidentemente dissimile, devo comprendere meglio.
    – Quando affermi che il tuo blog ‘non serve’ non capisco. Eppure sembra soddisfare lle prerogative da te poste ; a me pare un buono spazio di condivisione e informazione, nel suo piccolo. Dici forse che dovrebbe esserci maggior traffico? Non dipende da te? Insomma cosa ti manca per risultare funzionalmente efficace in relaz alla coscienze, come peraltro sostieni anche tu? La tua mi sembra una buona analisi, ma in sostanza priva di una precisa spinta propulsiva verso obiettivi o miglioramenti. Ammesso che il tuo blog abbia le potenzialità che affermi (non in quanto ‘tuo’, ma in quanto blog), non mi è chiara la strategia per svilupparle. Utilizzarlo come una banale carta da lettere mi sembra, senza contraddirti stavolta, un tantino riduttivo. Quel che chiedo ai possessori di un siffatto spazio, richiesta che per la verità non ha riscosso grande approvaz, è quello di agire in funzione di un obbiettivo concreto, qualunque esso sia. La vedi allo stesso modo? MI è capitato di transitare in ambienti più movimentati di questo (blog dei guzzanti, padre e figlia, di paterlini et al.) tuttavia non meno sterili in rapporto a quanto mi aspettavo, cioè alla facoltà di esprimere uno sforzo collettivo intorno a uno scopo condiviso.Che mi dici in proposito?

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