Ladro di biciclette

biciclette

Arrivava tutti i giorni a Milano da Baggio, con il tram. Portava sulle spalle uno zaino con dentro un’enorme tenaglia, che gli serviva per il suo lavoro.
Giunto nelle strade semiperiferiche, dove si vedeva camminare poca gente, scendeva dal tram e andava in cerca delle sue prede preferite, le biciclette. Quando ne trovava una in buone condizioni, assicurata a una sbarra o a un palo da una catena, tirava fuori velocissimo la sua tenaglia e zac, la catena era tagliata . A quel punto, lui inforcava la bici e andava tranquillamente via col vento.
Non c’era catena che potesse resistere al Bicicca. Il proprietario del veicolo lo vedeva qualche volta in azione dalla finestra o dall’interno di un bar. Correva fuori inviperito, ma riusciva solo a vederlo con la coda dell’occhio mentre se la filava. Le bici finivano tutte in un mercato abusivo all’aperto, dove tutti portavano la propria refurtiva. C’erano sempre numerosi compratori, che trovavano telefonini, tablet, pezzi di ricambio per vecchi computer, ricambi d’auto o di moto e, finalmente, biciclette, tante biciclette, di ogni tipo e colore, il tutto naturalmente a prezzi stracciati. Polizia e carabinieri stazionavano lì, ma solo per controllare che non sorgessero discussioni e risse. Che il materiale fosse in buona parte rubato lo sapevano tutti, ma sapevano pure che nessuno di quei commercianti avrebbe mai fatto veramente la galera., anche se fosse stato arrestato. Lo Stato non dava molta importanza ai furtarelli. Le carceri erano piene. Quelle nuove o erano incomplete o erano vuote per mancanza di personale. Ogni carcere era una struttura complessa, un punto di spesa, come si diceva parlando all’americana, e non si volevano certo moltiplicare. Lasciare in giro un po’ di ladri era più economico che tenerli dentro controllati da secondini, e gestiti da impiegati. Insomma, oltre che erano dei delinquenti, bisognava pure dargli da mangiare. E poi, se li si metteva in un posto non troppo comodo, magari c’era qualche radicale che faceva lo sciopero della fame per farli liberare.
Alla fine, tutti nella zona sette, per evitare di acquistare una bici nuova al mese, si abituarono a estrarre la ruota anteriore del velocipede, e se la portavano dietro, la ruota, per quanto fosse scomodo.
Visto che ormai si trovavano in giro solo biciclette con una sola ruota, il Bicicca cambiò quartiere e ricominciò il suo lavoro, fino a che anche lì gli abitanti non avessero preso le necessarie contromisure.
Una volta i carabinieri, a forza di girare, lo colsero con le mani nel sacco. Lo portarono in stazione e cominciarono a fargli domande: chi era, dove abitava, cosa faceva per vivere.
Lui rispondeva con la massima sincerità. Sulla carta d’identità c’era scritto operaio, ma lui a domanda rispose: ladro di biciclette. Beh, sì, in fondo era quella la sua vera professione e lui, bisogna riconoscerlo, era uno dei migliori ladri di biciclette in circolazione.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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5 risposte a Ladro di biciclette

  1. wolfghost ha detto:

    eheheh simpatico e attuale 😀 In effetti mi fa pensare… abbiamo due biciclette, una di valore, l’altra più dozzinale, in quel di Merano. Prima abitavamo in un quartiere di Genova dove andare in bicicletta, per uno come me che non è capace, avrebbe voluto dire come minimo punti di sutura 😀 e quindi non le abbiamo mai portate giù. Ora, in teoria, ci potrebbero venire utili: in questa cittadina ci sono anche le ciclabili. Ma… poi dove le mettiamo? La casetta è piccina. In giardino? Finora non ha provato nessuno a entrarci scavalcando siepi e reti (messe per non fare uscire i gatti)… con due bici in vista… mah! 😀

    http://www.wolfghost.com

  2. guido mura ha detto:

    A mio figlio ne rubavano una al mese. Adesso se la porta in ascensore fino all’ottavo piano del palazzo e la posteggia là. Io non ho problemi, perché mia moglie non me la lascia usare. Ha troppa paura che cada e mi rompa qualche osso, cosa che a lei capita di frequente, anche se va a piedi.

  3. Lillopercaso ha detto:

    Dov’è ‘sto mercato? Magari ci ritrovo le mie!!

  4. guido mura ha detto:

    Beh, ce ne sono diversi. Le bici rubate dai ladri locali magari si trovano pure, ma quelle fregate da ucraini e moldavi finiscono nel loro paese, al riparo dalle polizie della UE.
    Alcuni luoghi sono segnalati in questo articolo del 2012. Il Bicicca, a quel che ne so, cercava di rivenderle a Bonola, poi ai Navigli.

    http://www.02blog.it/post/9987/cosa-fare-quando-ti-rubano-la-bicicletta-a-milano

    Belli e Co, ai loro tempi, pensavano ancora al film di De Sica

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