Fondamentalismo e nuovo umanesimo

eiffel

Dovevo postare un testo su un libro di Ceronetti, ma gli avvenimenti di Parigi esigono discorsi di ben altra portata.

La lotta contro un nemico ormai insediato stabilmente entro i confini europei impone una riflessione sulle responsabilità della nostra società nella nascita di forme di fondamentalismo che, in prospettiva, potrebbero abbattere le forme di conoscenza civile che conosciamo.

Dobbiamo restituire forza e credibilità ai nostri valori fondanti, insieme laici e cristiani, dobbiamo saper ricostruire una vita sociale che non abbia come base solo il principio del profitto economico, dobbiamo essere in grado di rispondere contrapponendo al totalitarismo teocratico il nostro umanesimo, una fiducia nella funzione creatrice dell’uomo, che non deve, né può, annullarsi di fronte a un’ideologia spersonalizzante e teocentrica. Il cristianesimo, di fronte alla visione di altre religioni, non ha proposto l’annullamento dell’uomo, ma piuttosto una sua alleanza con Dio, proseguendo la tradizione ebraica e rendendola, da etnica, universale. Non vi è solo sottomissione (islam) di un uomo privo di valore, la cui vita ha valore nullo di fronte alla volontà di Dio, ma riconoscimento di una funzione e di un percorso dell’uomo verso la perfezione, funzione che è insita nello spirito dell’uomo e programmata in tal senso fin dalle origini. Non sempre, nella storia, cristianesimo e sviluppo sociale e culturale hanno proceduto di pari passo. Anzi spesso sono entrati in rotta di collisione. È innegabile però che a un certo punto si sia giunti a un sostanziale equilibrio, che però molte scelte del capitalismo globalizzato hanno rimesso in discussione.

La mancata giustizia sociale, l’incapacità delle nostre democrazie imperfette di assicurare integrazione e benessere ai cittadini, la tolleranza della corruzione, il progressivo divaricarsi delle condizioni estreme di ricchezza e miseria, hanno tolto credibilità alla nostra civiltà. Da questo in larga misura deriva la debolezza della nostra posizione, da questo nasce la sfiducia diffusa nella capacità dell’uomo di migliorarsi e correggersi. In questo terreno hanno presa le ideologie che mirano ad affidarsi totalmente a una volontà esterna all’umanità, come l’integralismo islamico.

Se questa è la situazione di fatto, le sabbie mobili in cui ci troviamo invischiati, bisogna pensare seriamente a cosa fare per riprendere con fiducia un cammino umano.

La guerra può essere vinta sul campo di battaglia; ma questo non servirà, se non si riuscirà a combattere anche sul piano culturale, perché rimarrebbero nel nostro tessuto forme endemiche di resistenza, che potrebbero obbligarci a convivere col terrorismo, di matrice religiosa o di altra matrice.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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7 risposte a Fondamentalismo e nuovo umanesimo

  1. egle1967 ha detto:

    Questa e’ la cosa piu’ sensata, e pensata che abbia letto oggi

  2. germogliare ha detto:

    Rispecchia il pensiero o la visione di quanti si sentono partecipi dell’evoluzione, di essere cittadini del nostro tempo, in pace e libertà.
    Condivido con Egle.
    Grazie!

    • guido mura ha detto:

      Grazie a te, germogliare. Sto ancora riflettendo e mi chiedo se tutti noi, immersi nella storia, abbiamo la capacità e l’occasione di evitare le catastrofi e le spinte regressive che ogni tanto si generano, o se siamo disarmati dinanzi al male.

  3. wolfghost ha detto:

    E’ sempre stato così, caro Guido. Ogni civiltà crede che non cadrà come quelle del passato, che i “barbari” non possono vincere. E invece, la storia insegna, possono farlo eccome. Perché le grandi civiltà si “siedono”, “collassano”, si corrompono. Non pensano più alle cose davvero importanti ma ai beni materiali. Iniziano solo a difendere il proprio orticello, convinti che, perfino da soli, riusciranno a proteggerlo da tutto e tutti.
    Ovviamente esiste una nutrita minoranza che non è così… ma bisogna vedere se sarà sufficiente a proteggere davvero chi, invece, si “barrica” in casa o fa “spallucce” pensando che “tanto non arriveranno”.
    L’Italia poi, mi pare che si piazzi tra le prime in questa speciale classifica.
    “Tanto a noi non arriveranno”, “non succederà nulla”, “sono problemi loro”.
    Secondo me qua la religione c’entra davvero poco. Ci sono interessi mascherati da fondamentalismo da una parte, una cultura pantofolaia dall’altra.
    Non concordo sul fatto che la mancanza di integrazione sia una parte predominante del problema. Qui si tratta in buona misura di infiltrati, di cellule dormienti. Questi non si fanno esplodere e non ammazzano perché disperati ma perché indottrinati e addestrati per farlo.
    Lo farebbero perfino se avessero una Maserati in garage.
    http://www.wolfghost.com

    • guido mura ha detto:

      In tutti i gruppi di folli che abbracciano ideologie violente e totalitarie, wolf, ci sono sempre stati ricchi e poveri. Certamente però, la capacità di penetrazione nelle masse è facilitata dall’esistenza di condizioni socioeconomiche difficili. In caso contrario, l’adesione rimane limitata a piccoli gruppi di anormali e di insoddisfatti. Quanto ai barbari, purtroppo gli esempi della storia ci mostrano che molto spesso vincono loro. Resta da vedere se la nostra cultura ha ancora l’energia per sopravvivere e per ripartire, per far prevalere il nostro scomodo dubbio, che è garanzia di ricerca e di progresso nella conoscenza, di fronte alla rassicurante verità assoluta di cui questi nuovi barbari si ritengono depositari.

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