Il ritorno di London

peste scarlatta

 

A seguito della ripubblicazione da parte di Adelphi, ripropongo, nella versione estesa, già apparsa sul mio vecchio blog, il mio post su La peste scarlatta, di Jack London.

“Ci sono scrittori che, per colpa o per merito delle vicende narrate, hanno avuto la disgrazia (o la fortuna) di essere ascritti alla categoria di autori per ragazzi. Questo ha consentito a molte loro opere di godere di una diffusione eccezionale e di essere tradotte in un numero grandissimo di lingue, ma ne ha anche alterato e spesso sminuito la rilevanza letteraria.

Di solito, la versione che delle loro opere si conosce non è quella effettivamente scritta dall’autore, ma una riduzione, che conserva gli elementi avventurosi e la parte sostanziale dell’intreccio, eliminando tutto quello che è ritenuto superfluo per un pubblico giovanile. Scompaiono così considerazioni, divagazioni, descrizioni, tutto quello cioè che di solito caratterizza il libro come testo letterario e non di puro intrattenimento.

Sotto la scure degli edulcoratori e semplificatori di professione sono caduti autori di alto e medio profilo, da Melville a Dickens, da Stevenson a Verne, da Kipling a Mark Twain.

Jack London è un altro degli autori che in parte è stato oggetto di particolari attenzioni da parte degli adattatori di libri, avendo scritto libri come Zanna bianca e Il richiamo della foresta, che a torto o a ragione vengono considerati libri per la gioventù.

London però scrisse anche narrazioni che, pur con le migliori intenzioni, nessuno potrebbe mai scambiare per libri per ragazzi. Mi riferisco a lavori complessi come Il vagabondo delle stelle o a testi che precorrono il filone apocalittico, come La peste scarlatta, su cui vorrei soffermarmi.

Non credevo che London si dovesse annoverare tra i profeti del 2012, anno dell’ultima apocalisse preannunciata e smentita dai fatti. Eppure “La peste scarlatta” pone d’autorità tra i principali rappresentanti della letteratura apocalittica questo prolifico e fortunato scrittore, cantore di animali, avventure e vagabondi.

Il racconto fu scritto nel 1912, e si presenta come testo fantascientifico, progenitore di tantissima letteratura e filmologia catastrofica.

Nella storia, la data del 2012 appare su un dollaro d’argento, residuo dei tempi in cui il mondo era fittamente popolato e conosceva una tecnologia avanzata.

Uno dei personaggi, il vecchio professore scampato alla pestilenza che ha decimato la popolazione e fatto precipitare la civiltà ad uno stadio primitivo, dice:

“Dev’essere stato uno degli ultimi pezzi coniati, perché la Morte scarlatta sopravvenne nel 2013”

Come mai London stabilì questa data per concludere il nostro ciclo di civiltà? Come mai, esattamente un secolo prima, uno scrittore preannuncia catastrofi dopo il 2012: si tratta di una coincidenza? Oppure si possono presumere contatti con le antiche culture americane, conoscenze esoteriche primitive, provenienti dall’esperienza familiare (la madre di London si interessò di spiritismo, mentre il padre era astrologo) ?

“La peste scarlatta” non è uno stupendo racconto, ma è piuttosto ricco: c’è dentro un po’ di catastrofismo, un pizzico di socialismo, un minuzzolo di darwinismo e una scrittura ruvida, come spesso ruvido è l’autore. Ma c’è dell’altro: la semplificazione del linguaggio, legata all’imbarbarimento (solo il vecchio professore d’inglese conosce l’importanza di un linguaggio complesso e non limitato), la rinascita della superstizione e degl’imbrogli dei maghi, il ritorno degli istinti primordiali. Sembra di vivere in una storia che racconta lo spirito dei nostri giorni, l’incubo di una realtà postmoderna.

Nel miscuglio si celano anche evidenti richiami autobiografici, come la fuga da un’epidemia e il discendere da una madre di buona famiglia decaduta in un ruolo sociale inferiore. Il tutto però non viene sviluppato a sufficienza e scade spesso nelle banalità del didascalismo, così che sembra di leggere il testo di un philosophe del Settecento piuttosto che l’opera di un moderno scrittore di fantascienza.

Alla fine di tutto il lettore si chiede come mai anche questa volta la peste non sia arrivata, perché ancora una volta l’abbiamo fatta franca. Oppure l’Apocalisse è già tra noi, solo che ancora non ce ne siamo resi conto.”

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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2 risposte a Il ritorno di London

  1. …credo che l’ultima tua affermazione sia quella giusta, Guido.

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