Alberi – 3

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« E’ da tanto tempo che sono in questa casa e non ci sono venuto per mia volontà » disse.

Fabrizio voleva interloquire, chiedere qualcosa, per alleviare il senso di angoscia che lo stava pervadendo, ma non riuscì a emettere un suono. Pareva che le forze lo avessero abbandonato e giaceva esausto in quella poltrona in cui quasi si sprofondava.

« Non sforzarti » gli disse il vecchio « qui non è come da voi. C’è un’altra atmosfera: ci vuole tempo per abituarsi. »

Il suo volto era diventato più duro e severo.

« Ascoltami bene, Brizio. Tu sai che sono stato trovato morto in una strada di campagna, dentro la mia Isotta Fraschini 8A, che guidavo personalmente. Voglio rivelarti una cosa di cui non farai cenno nel mondo da cui provieni. Hanno pensato che sia stato colpito da un fulmine, durante un temporale. Ma il giorno in cui sono andato via non c’era una nuvola nel cielo. Avevo un appuntamento, nei pressi di Ultimate, quel paesino che non è segnato sulle carte geografiche, con il mio amico e collaboratore che tu ben conosci, Umberto Rizzi. »

Il mio patrigno, pensò Fabrizio e cercò di parlare, senza riuscirci.

« Insomma, l’uomo che ha sposato tua madre » disse il vecchio, con lo sguardo cupo.

« Io allora stavo sviluppando una nuova tecnologia, che avrebbe potuto avere sviluppi importanti sia nella produzione di energia che per scopi militari. Ma le mie ricerche furono interrotte dalla mia morte. La mia scoperta aveva un grande valore, e se non me l’avessero portata via la mia vita sarebbe cambiata e anche la tua. Tu saresti stato molto ricco e io » declamò « avrei potuto ancora fare altre fondamentali invenzioni e scoperte e forse sarebbero mutate le sorti della stirpe italica. » Si capiva che era ancora strapieno del linguaggio e dell’esaltazione del Ventennio. Sembrava credere veramente alle cose che raccontava. Fabrizio si ricordava vagamente delle tante fantasie elaborate da scrittori e cultori di fantascienza sulle armi segrete di Mussolini e del Terzo Reich, sull’UFO caduto nel Varesotto, sugli studi di Marconi e sui suoi strani esperimenti. Non sapeva però che il padre avesse avuto una funzione importante nelle segrete manovre dei fascisti sul piano della ricerca. Il mondo sarebbe stato diverso se suo padre fosse vissuto? Veramente la tecnologia avrebbe consentito agli italiani di ricostruire l’impero sognato?

« Avevo realizzato un prototipo, ancora grezzo, ma dagli effetti letali » proseguì l’uomo che asseriva di essere il padre di Fabrizio. « La tecnologia è stata poi sviluppata da altri, per realizzare oggetti molto più maneggevoli e dall’effetto limitato. Oggi, a partire dai miei studi, è stato elaborato un prodotto impiegato come dissuasore, il taser, che produce scariche elettriche paralizzanti. L’arma a cui stavo lavorando, in confronto a questi oggettini ormai di uso comune, era però come un cannone di fronte a una pistola scacciacani. Io solo conoscevo il sistema per potenziare l’energia e per renderla efficace a distanza. Il mio cannone elettrico sarebbe stato in grado di colpire con precisione ed efficacia un obiettivo distante più di cinque chilometri. Qualcosa del genere, ma in misura ridotta, era stato realizzato nell’antichità dagli egizi, ma il segreto era stato carpito dagli ebrei, che lo chiamavano arca dell’alleanza. A quel tempo, essere padroni dei fulmini e poterli creare a ciel sereno significava godere di un potere divino, che soltanto l’alleanza con Dio poteva garantire. Non era però l’unica arma di nuova concezione su cui stavo lavorando. La più potente era un vero e proprio cannone elettromagnetico, di cui solo ora cominciano ad apparire dei prototipi. Si trattava di uno strumento capace di proiettare un oggetto con elevata velocità e a molti chilometri di distanza, senza usare esplosivi tradizionali. »

Quindi anche il mitico railgun era un derivato degli studi di suo padre. Questo pensava Fabrizio.

 

 

 

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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3 risposte a Alberi – 3

  1. tramedipensieri ha detto:

    Che incontri che si fanno….😇…e certe storie non sapremo mai come sono finite e il perché….

    Un saluto
    .marta

  2. guido mura ha detto:

    Alla fine, tutte le cose hanno una giustificazione. Saluto ricambiato

  3. wolfghost ha detto:

    Coinvolgente il tuo racconto, ma di questo post mi interessano di più i riferimenti storici (al di là che siano veri o presunti), come l’UFO caduto nel varesotto che, leggenda o realtà, meriterebbe di essere conosciuto un po’ di più. Ma certo, non siamo come gli americani e il loro Roswell 🙂
    http://www.wolfghost.com

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